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Secondo acconto imposta sostitutiva 2026: guida per il regime forfettario

Il secondo acconto dell’imposta sostitutiva 2026 è uno dei versamenti più importanti per chi è in regime forfettario. La scadenza ordinaria è 30 novembre 2026 e, per il versamento dell’imposta sostitutiva, il codice tributo da controllare nel modello F24 è 1791.

Il punto decisivo non è soltanto ricordare la data. Bisogna capire da quale imposta nasce l’acconto, quale quota è già stata versata, se si applica una ripartizione 50% + 50% oppure 40% + 60%, se il metodo previsionale può ridurre l’importo e quali contributi INPS possono arrivare nello stesso periodo. Questa guida è dedicata al pagamento 2026 e integra, senza duplicarla, la guida evergreen sul secondo acconto nel regime forfettario.

Secondo acconto imposta sostitutiva 2026: risposta in breve

  • Scadenza: 30 novembre 2026.
  • Codice tributo: 1791 per la seconda rata o l’acconto in unica soluzione dell’imposta sostitutiva del forfettario.
  • Metodo: storico oppure, quando ne ricorrono le condizioni, previsionale.
  • Ripartizione: può essere 50% + 50% oppure 40% + 60% in base al perimetro applicabile al contribuente.
  • F24: il codice 1791 riguarda l’imposta sostitutiva, non i contributi INPS.
  • Pagamento anticipato: non è necessario aspettare il 30 novembre se importo e F24 sono già definitivi.
  • Rateizzazione: il secondo acconto non rientra ordinariamente nel normale piano mensile di saldo e primo acconto.
  • Primo anno: se manca una precedente imposta sostitutiva su cui calcolare l’acconto storico, il caso va distinto da chi era già forfettario nell’anno precedente.

Che cos’è il secondo acconto dell’imposta sostitutiva

Nel regime forfettario l’imposta sostitutiva prende il posto, nei limiti previsti dalla disciplina, di IRPEF e relative addizionali. L’acconto è un pagamento anticipato dell’imposta riferita all’anno in corso e viene determinato partendo dai dati della dichiarazione precedente oppure, se si utilizza il metodo previsionale, dall’imposta che si ritiene ragionevolmente dovuta per il 2026.

Il secondo acconto non va quindi confuso con il saldo dell’anno precedente. Nel modello F24 i codici hanno funzioni diverse: 1790 per il primo acconto, 1791 per la seconda rata o l’acconto in unica soluzione e 1792 per il saldo. Questa distinzione è utile soprattutto quando nello stesso periodo si stanno controllando più deleghe F24.

Quando scade il secondo acconto forfettario nel 2026

La scadenza ordinaria è lunedì 30 novembre 2026. Chi deve versare il secondo acconto deve quindi avere il modello F24 e la liquidità disponibili entro quella data. Per inquadrare il pagamento insieme agli altri adempimenti puoi consultare anche le scadenze fiscali di novembre 2026.

Non conviene però aspettare l’ultima settimana. Una verifica già a ottobre permette di individuare con anticipo errori nel prospetto, differenze tra imposta e contributi, crediti utilizzabili e un eventuale calo del reddito che possa rendere opportuno valutare il metodo previsionale.

Si può pagare il secondo acconto prima del 30 novembre?

Sì. Il 30 novembre è il termine ordinario entro cui effettuare il versamento, non il giorno obbligatorio in cui predisporre l’F24. Se il calcolo è definitivo, la ripartizione è stata verificata e non ci sono crediti o variazioni attese da valutare, il pagamento può essere eseguito anche prima.

Pagare molto in anticipo può invece essere poco opportuno quando il 2026 è ancora incerto e si sta valutando il metodo previsionale. In quel caso è più prudente accantonare la liquidità e disporre il versamento quando i dati sono sufficientemente stabili, senza arrivare agli ultimi giorni.

Come si calcola con il metodo storico

Con il metodo storico si parte dall’imposta risultante dalla dichiarazione relativa all’anno precedente e si applicano le regole previste per determinare l’acconto complessivo. Il secondo passaggio è verificare quanto di quell’acconto è già stato versato come prima rata e quale quota resta da pagare a novembre.

Nel modello Redditi PF 2026 il quadro LM contiene i dati fiscali del regime forfettario. Il rigo LM42 è un riferimento utile da controllare nel prospetto, ma non va letto come se fosse automaticamente “l’importo del secondo acconto”: il versamento effettivo dipende dal calcolo dell’acconto, dalla quota già versata e dalle eventuali compensazioni.

Se vuoi ricostruire anche la logica dell’imposta — ricavi o compensi, coefficiente di redditività, contributi previdenziali deducibili e aliquota sostitutiva — puoi usare il calcolatore delle tasse nel regime forfettario, tenendo distinto il calcolo orientativo dall’F24 effettivamente dovuto.

Secondo acconto al 50% o al 60%?

È una delle domande che genera più confusione perché online si trovano entrambe le percentuali. La ripartizione non si sceglie liberamente. Per i soggetti che rientrano nel perimetro previsto dall’articolo 58 del DL 124/2019 l’acconto è ripartito in due rate del 50%; fuori da quel perimetro può restare la ripartizione ordinaria 40% + 60%.

La risoluzione 93/E dell’Agenzia delle Entrate ha chiarito che la ripartizione 50% + 50% può riguardare anche contribuenti forfettari che esercitano attività per le quali sono stati approvati gli ISA e rispettano il relativo perimetro, pur essendo esclusi dall’applicazione concreta degli ISA. Prima di impostare l’F24 è quindi corretto verificare la situazione specifica e non applicare automaticamente una percentuale trovata online.

Esempio pratico: 50/50 e 40/60

Supponiamo che l’acconto complessivo dell’imposta sostitutiva da ripartire sia pari a 3.600 euro.

  • Se si applica 50% + 50%: primo acconto 1.800 euro e secondo acconto 1.800 euro.
  • Se si applica 40% + 60%: primo acconto 1.440 euro e secondo acconto 2.160 euro.

La differenza è di 360 euro sul pagamento di novembre. È proprio per questo che la ripartizione va verificata prima di predisporre l’F24. L’esempio non considera crediti o situazioni particolari e serve a mostrare la logica del calcolo.

Metodo previsionale: quando può ridurre il pagamento

Se il 2026 sta andando sensibilmente peggio dell’anno precedente, il contribuente può valutare il metodo previsionale. Invece di basarsi integralmente sull’imposta storica, si stima l’imposta che sarà effettivamente dovuta per il 2026 e si determina l’acconto in funzione di quella previsione.

Il metodo previsionale può avere senso, per esempio, quando si è perso un cliente importante, l’attività è rimasta ferma per diversi mesi o gli incassi sono diminuiti in modo strutturale. Non deve invece essere usato semplicemente perché a novembre manca liquidità: ridurre l’acconto significa assumersi la responsabilità di una previsione fiscale.

Esempio di riduzione con il metodo previsionale

Immaginiamo che il metodo storico porti a un acconto complessivo di 3.600 euro e che siano già stati versati 1.800 euro come prima rata. Se, sulla base dei dati effettivi del 2026, l’acconto complessivamente dovuto secondo una previsione attendibile risultasse pari a 2.400 euro, il secondo versamento sarebbe pari a 600 euro, non a 1.800 euro.

Se però la previsione è troppo bassa e l’imposta effettiva risulta maggiore, l’acconto può risultare insufficiente e può rendersi necessaria una regolarizzazione con sanzioni e interessi. Per approfondire il tema puoi leggere la guida su quando l’acconto del forfettario è dovuto e quando può essere ridotto.

Primo anno nel regime forfettario: il secondo acconto è sempre dovuto?

Non automaticamente. Se è il primo anno in assoluto in cui produci reddito in regime forfettario e non esiste una precedente imposta sostitutiva su cui calcolare il normale acconto storico, manca la base storica tipica da cui nasce il versamento. Diverso è il caso di chi entra nel forfettario provenendo da un altro regime o presenta situazioni particolari: qui occorre verificare quali acconti risultano effettivamente dovuti.

Per comprendere perché il primo anno e l’anno successivo hanno una dinamica di cassa molto diversa, vedi anche quando si pagano tasse e contributi nel primo anno di Partita IVA forfettaria.

Come compilare l’F24: cosa controllare sul codice 1791

Il codice tributo 1791 identifica l’“imposta sostitutiva sul regime forfetario – acconto seconda rata o in unica soluzione”. Nel modello F24 va esposto nella sezione Erario. Per il pagamento riferito al 2026, l’anno di riferimento da controllare è 2026.

  • codice tributo 1791;
  • anno di riferimento 2026;
  • importo dovuto dopo il calcolo dell’acconto;
  • eventuali crediti utilizzati in compensazione;
  • saldo finale del modello F24;
  • IBAN e disponibilità sul conto se è previsto l’addebito;
  • ricevuta telematica dopo la trasmissione.

Se dopo il pagamento scopri un errore, non predisporre automaticamente una seconda delega. Prima individua se l’errore riguarda codice tributo, anno, importo o altra informazione. Abbiamo una guida specifica su come correggere un errore nel modello F24.

Si può compensare il secondo acconto con crediti fiscali?

Il debito dell’imposta sostitutiva può essere gestito nel modello F24 tenendo conto di crediti fiscali effettivamente disponibili e utilizzabili in compensazione. La presenza di un credito, però, non significa che possa essere usato senza verifiche: vanno controllati origine del credito, eventuali limiti o vincoli, obblighi di visto quando applicabili e modalità telematiche di presentazione dell’F24.

Per non trasformare questa guida stagionale in un duplicato, trovi regole, casi ed esempio dedicato nella pagina su come compensare l’imposta sostitutiva del forfettario con crediti nel modello F24. Qui la regola operativa è semplice: prima si determina il debito 1791, poi si verifica quali crediti possono realmente ridurre il saldo della delega.

Secondo acconto INPS e imposta sostitutiva non sono la stessa cosa

Il codice 1791 riguarda esclusivamente l’imposta sostitutiva. Nel 2026 l’INPS, con la circolare n. 62 del 27 maggio, indica il 30 novembre 2026 anche come termine del secondo acconto contributivo dovuto in relazione al Quadro RR per le posizioni interessate.

  • Professionisti in Gestione Separata: la contribuzione dovuta sul reddito professionale dichiarato segue le regole del Quadro RR; il secondo acconto 2026 è distinto dall’imposta sostitutiva e usa causali contributive proprie.
  • Artigiani e commercianti: va distinta la contribuzione sul minimale, che segue le proprie scadenze, dalla contribuzione dovuta sulla quota di reddito eccedente il minimale; è quest’ultima che si collega ai versamenti a saldo e in acconto risultanti dalla dichiarazione.

Per questo due contribuenti con lo stesso secondo acconto fiscale possono avere un fabbisogno di cassa molto diverso a novembre. Nel prospetto personale conviene separare sempre imposta sostitutiva, secondo acconto INPS e altri eventuali versamenti. Per i professionisti puoi approfondire la Gestione Separata INPS nel regime forfettario.

Come preparare la liquidità senza arrivare in affanno

Una volta conosciuto l’importo, trasformalo in un obiettivo di cassa. Se a inizio ottobre sai che il 30 novembre dovrai avere disponibili 3.000 euro, non aspettare l’ultimo incasso del mese: dividi la cifra per le settimane o per gli incassi attesi e trasferiscila progressivamente su un sottoconto dedicato.

Per esempio, con 3.000 euro da accantonare e dieci settimane disponibili, l’obiettivo medio è 300 euro a settimana. Non è una regola fiscale, ma una tecnica semplice per evitare che il denaro destinato alle imposte venga assorbito da spese operative o personali.

Se gli incassi sono irregolari, può essere più efficace accantonare una percentuale di ogni pagamento ricevuto. Su questo punto è utile anche la guida su come gestire redditi variabili e liquidità nel forfettario.

Se a novembre non hai abbastanza liquidità

La prima cosa da fare è capire se il problema è fiscale o soltanto finanziario. Se l’importo storico è corretto ma il conto non ha sufficiente capienza, il metodo previsionale non può essere usato come scorciatoia. Se invece il reddito 2026 è realmente più basso, allora la previsione può essere valutata su dati concreti.

  • ricontrolla che l’importo non includa somme già versate;
  • verifica eventuali crediti fiscali effettivamente utilizzabili;
  • controlla se il metodo previsionale è fiscalmente giustificato;
  • separa il problema dell’imposta da quello dei contributi;
  • non ridurre autonomamente l’F24 senza rifare il calcolo;
  • non dare per scontata la rateizzazione del secondo acconto.

Il secondo acconto si può rateizzare?

In via ordinaria il secondo acconto di novembre non rientra nella rateizzazione mensile prevista per saldo e primo acconto. La pagina ufficiale dell’Agenzia delle Entrate dedicata al codice 1791 indica il versamento del relativo importo a debito in unica soluzione. Anche la circolare INPS 62/2026 limita la rateizzazione contributiva ordinaria descritta per il 2026 a saldo e primo acconto, non al secondo acconto del 30 novembre.

In passato sono state introdotte deroghe temporanee per specifiche annualità o categorie, ma non vanno trascinate automaticamente al 2026. Per il quadro completo consulta la guida sulla rateizzazione delle tasse della Partita IVA e del secondo acconto.

Cosa succede se il secondo acconto viene pagato in ritardo

Un versamento omesso o insufficiente non va ignorato. La soluzione dipende da quando ci si accorge dell’errore, dall’importo non versato e dall’eventuale attività già avviata dall’Amministrazione finanziaria. In molti casi può essere necessario valutare il ravvedimento operoso, con versamento dell’imposta dovuta, degli interessi e della sanzione ridotta applicabile al momento della regolarizzazione.

La regola pratica è intervenire appena l’errore viene individuato, senza aspettare la dichiarazione dell’anno successivo.

Cosa fare 30, 15 e 7 giorni prima della scadenza

  • 30 giorni prima: recupera dichiarazione e prospetto imposte, individua la base storica, controlla il primo acconto già pagato e confronta l’andamento reale del 2026 con l’anno precedente.
  • 15 giorni prima: verifica se si applica 50/50 o 40/60, decidi se il metodo previsionale è giustificato, separa l’eventuale secondo acconto INPS e controlla i crediti realmente compensabili.
  • 7 giorni prima: prepara o ricontrolla l’F24, codice 1791, anno 2026, importi a debito e credito, saldo finale e disponibilità sul conto.
  • Dopo il pagamento: scarica e conserva la ricevuta telematica insieme al prospetto che giustifica il calcolo.

Errori da evitare

  • Confondere il secondo acconto 2026 con il saldo dell’anno precedente.
  • Usare il codice 1790 o 1792 invece del 1791.
  • Applicare automaticamente il 50% o il 60% senza verificare il proprio perimetro.
  • Considerare LM42 come se fosse automaticamente l’importo da versare.
  • Ridurre il pagamento con il metodo previsionale solo perché manca liquidità.
  • Confondere l’imposta sostitutiva con i contributi INPS.
  • Usare un credito in compensazione senza verificarne effettiva disponibilità e vincoli.
  • Supporre che il secondo acconto sia normalmente rateizzabile.
  • Non conservare la ricevuta del modello F24.

Fonti ufficiali

  • Agenzia delle Entrate – codice tributo 1791 e compilazione F24.
  • Agenzia delle Entrate – risoluzione 93/E sulla ripartizione degli acconti.
  • Agenzia delle Entrate – quadro LM del modello Redditi PF.
  • INPS – circolare n. 62 del 27 maggio 2026 su saldo e acconti contributivi 2026.
  • Normattiva – decreto-legge 26 ottobre 2019, n. 124, articolo 58.

Domande frequenti sul secondo acconto 2026

Quando scade il secondo acconto dell’imposta sostitutiva 2026?

La scadenza ordinaria è il 30 novembre 2026.

Qual è il codice tributo del secondo acconto forfettario?

Il codice tributo è 1791. Il 1790 identifica il primo acconto e il 1792 il saldo dell’imposta sostitutiva.

Il secondo acconto è il 50% o il 60%?

Dipende dal perimetro applicabile al contribuente. Per i soggetti interessati dall’articolo 58 del DL 124/2019 la ripartizione è 50% + 50%; fuori da quel perimetro può restare la ripartizione ordinaria 40% + 60%.

Posso pagare il secondo acconto prima del 30 novembre?

Sì. Se importo e F24 sono già definitivi, il versamento può essere effettuato prima della scadenza.

Posso pagare meno se nel 2026 ho guadagnato meno?

Può essere valutato il metodo previsionale quando l’imposta attesa per il 2026 è effettivamente inferiore. Una previsione troppo bassa può però rendere l’acconto insufficiente e richiedere una successiva regolarizzazione con sanzioni e interessi.

Nel primo anno di forfettario devo pagare il secondo acconto?

Non necessariamente: se manca una precedente imposta sostitutiva non esiste la normale base storica del forfettario. I passaggi da altri regimi e i casi particolari vanno verificati separatamente.

Il codice 1791 comprende anche l’INPS?

No. Il codice 1791 riguarda l’imposta sostitutiva. I contributi INPS hanno regole e causali proprie; nel 2026 il secondo acconto contributivo collegato al Quadro RR può avere la stessa scadenza del 30 novembre.

Il secondo acconto si può rateizzare?

In via ordinaria no: il secondo acconto del 30 novembre non rientra nel normale piano mensile di rateazione di saldo e primo acconto. Eventuali deroghe richiedono una norma specifica.

Posso usare un credito fiscale per ridurre l’F24 del secondo acconto?

Sì, quando il credito è effettivamente disponibile e compensabile. Prima dell’utilizzo vanno verificati eventuali limiti, vincoli, visto di conformità e modalità telematiche applicabili al credito.

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