Un avvocato in regime forfettario nel 2026 può applicare l’imposta sostitutiva del 15%, oppure del 5% quando ricorrono le condizioni previste per una nuova attività. Il reddito non viene calcolato sottraendo analiticamente tutte le spese: per gli avvocati si applica il coefficiente di redditività del 78% e la previdenza resta affidata alla Cassa Forense.
Per valutare correttamente il regime bisogna quindi considerare insieme requisiti fiscali, compensi incassati, Cassa Forense, Modello 5 e caratteristiche concrete dell’attività professionale.
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Un avvocato può aderire al regime forfettario nel 2026?
Sì. Il regime forfettario è accessibile alle persone fisiche che esercitano arti o professioni quando rispettano i requisiti previsti dalla legge e non ricade una causa ostativa. La disciplina generale è contenuta nell’articolo 1, commi 54 e seguenti, della Legge 190/2014 su Normattiva.
Il limite ordinario di ricavi e compensi è attualmente pari a 85.000 € euro. Le spese rilevanti per dipendenti e collaboratori non possono superare 20.000 € euro lordi secondo la disciplina applicabile.
Nel 2026 va inoltre verificata la soglia prevista per i redditi da lavoro dipendente e assimilati dell’anno precedente, attualmente pari a 35.000 € euro, salvo le eccezioni previste dalla normativa.
Codice ATECO e coefficiente di redditività dell’avvocato
Il codice ATECO vigente dell’attività legale è 69.10.10 – Attività legali e giuridiche. Per attività comprese, ATECO 2025 e inquadramento del praticante consulta la guida specifica sul codice ATECO dell’avvocato.
Nel regime forfettario il coefficiente di redditività dell’avvocato è 78%. Ciò significa che una quota dei compensi viene considerata reddito forfettario prima della deduzione dei contributi previdenziali obbligatori ammessi.
Con 40.000 euro di compensi incassati, per esempio, il reddito determinato applicando il coefficiente prima dei contributi è pari a 31.200,00 €.
Quanto paga di tasse un avvocato forfettario?
L’imposta sostitutiva ordinaria è pari al 15%. La base su cui applicarla non coincide però con il totale fatturato: si parte dai compensi incassati, si applica il coefficiente di redditività e dal reddito così determinato si deducono i contributi previdenziali obbligatori fiscalmente deducibili secondo le regole applicabili.
Per questo applicare semplicemente il 15% al fatturato porta a un risultato sbagliato. Anche il Vademecum fiscale 2026 di Cassa Forense ricorda che per avvocati e altri professionisti il coefficiente forfettario è il 78%.
Quando l’avvocato può applicare l’imposta al 5%?
L’aliquota può scendere al 5% per i primi cinque periodi d’imposta se vengono rispettate tutte le condizioni richieste per il regime di nuova attività. Non basta avere appena aperto una Partita IVA: occorre verificare anche eventuali attività precedenti, prosecuzione di attività già esercitate e altri requisiti previsti dalla disciplina.
Per un caso concreto sul passaggio fra regimi puoi leggere anche quando conviene il regime forfettario a un avvocato.
Cassa Forense 2026: quanto paga l’avvocato?
L’avvocato non versa la previdenza ordinaria alla Gestione Separata INPS: la previdenza professionale fa riferimento alla Cassa Forense.
- contributo soggettivo sul reddito prodotto nel 2026: 17%, secondo soglie e regole della Cassa;
- minimo soggettivo 2026: 2.790 euro;
- contributo integrativo: 4% del volume d’affari professionale secondo le regole dell’Ente;
- minimo integrativo 2026: 355 euro;
- contributo di maternità determinato annualmente;
- possibile contribuzione modulare volontaria nei limiti previsti dal regolamento.
I valori e le regole aggiornate sono riportati nel Vademecum fiscale 2026 di Cassa Forense.
Attenzione: Modello 5/2026 e reddito 2026 non sono la stessa cosa
Una distinzione importante riguarda l’anno di presentazione del Modello 5 e l’anno a cui appartiene il reddito. Il Modello 5/2026 dichiara i dati reddituali e il volume d’affari riferiti al 2025; per l’autoliquidazione collegata a quel reddito la Cassa indica l’aliquota soggettiva del 16%.
Il reddito prodotto nel 2026, invece, sarà dichiarato con il Modello 5 dell’anno successivo e ricade nella nuova aliquota soggettiva del 17%, secondo le regole entrate in vigore con il nuovo sistema previdenziale.
Quando si presenta il Modello 5 Cassa Forense?
Il Modello 5 deve essere trasmesso telematicamente entro il 30 settembre. Il calendario dei versamenti collegati all’autoliquidazione va controllato ogni anno sulla documentazione ufficiale della Cassa.
Nel Vademecum 2026 le scadenze dell’autoliquidazione sono indicate al 30 settembre e al 31 dicembre. È quindi importante non confondere queste scadenze con quelle dei contributi minimi.
Cosa succede se l’avvocato supera 85.000 euro?
Se nell’anno vengono superati gli 85.000 € euro ma non i 100.000 euro, il regime cessa normalmente dall’anno successivo. Se invece ricavi o compensi percepiti superano 100.000 euro, la legge prevede l’uscita immediata dal regime nello stesso anno e l’applicazione dell’IVA dalle operazioni che determinano il superamento della soglia. La regola è contenuta nel comma 71 della Legge 190/2014.
Le spese dello studio legale si possono scaricare nel forfettario?
Le normali spese dello studio non vengono dedotte una per una dal reddito forfettario. Affitto, software, telefono, computer, formazione e altre spese ordinarie sono già considerate indirettamente attraverso il coefficiente di redditività.
Questo è uno dei punti che può incidere sulla convenienza del regime: un avvocato con costi professionali particolarmente elevati dovrebbe confrontare il risultato del forfettario con quello del regime ordinario anziché guardare soltanto all’aliquota del 15%.
Fattura dell’avvocato forfettario: dove approfondire
La fatturazione ha un intento autonomo rispetto al calcolo del reddito. Contributo integrativo Cassa Forense, bollo, IVA, ritenuta e spese devono essere gestiti in modo diverso a seconda del regime e della natura delle somme addebitate.
Per questi aspetti consulta la guida dedicata alla fattura dell’avvocato in regime forfettario, che manterremo separata da questa pagina.
Come aprire la Partita IVA da avvocato
Questa pagina è dedicata soprattutto al funzionamento fiscale e previdenziale del regime. Per procedura di apertura, Albo, modello AA9/12 e primi adempimenti consulta la guida specifica sulla Partita IVA dell’avvocato.
Cause ostative ed errori da evitare
- guardare soltanto al limite degli 85.000 euro senza verificare le altre cause ostative;
- applicare automaticamente il 5% a ogni nuova Partita IVA;
- calcolare l’imposta sostitutiva direttamente sul fatturato;
- confondere il coefficiente di redditività con un’aliquota fiscale;
- confondere Cassa Forense e Gestione Separata INPS;
- usare dati previdenziali di anni precedenti per i contributi 2026;
- confondere il Modello 5/2026 con il reddito prodotto nel 2026;
- trascurare partecipazioni societarie e rapporti che possono incidere sull’accesso al regime.
Per un caso specifico relativo alla precedente partecipazione in una società è disponibile anche l’approfondimento avvocato e regime forfettario dopo la chiusura di una società.
Domande frequenti sul regime forfettario dell’avvocato
Sì, se rispetta i requisiti previsti dalla disciplina del regime forfettario e non ricorre una causa ostativa. Vanno verificati, tra gli altri, compensi, spese per lavoro, eventuali redditi da lavoro dipendente e partecipazioni societarie.
Per l’attività professionale dell’avvocato il coefficiente di redditività del regime forfettario è pari al 78%.
Per il reddito prodotto nel 2026 Cassa Forense prevede il contributo soggettivo nella misura del 17%, secondo soglie e regole dell’Ente. Per il 2026 il minimo soggettivo è 2.790 euro e il minimo integrativo 355 euro; il contributo integrativo è del 4%.
L’aliquota può essere del 5% per i primi cinque periodi d’imposta quando sono rispettate tutte le condizioni previste per una nuova attività. Negli altri casi l’aliquota ordinaria del regime forfettario è il 15%.
Il Modello 5 deve essere trasmesso telematicamente entro il 30 settembre secondo il calendario previsto da Cassa Forense. Occorre distinguere l’anno di presentazione del modello dall’anno in cui è stato prodotto il reddito dichiarato.
Raccontaci la tua situazione. Ti aiutiamo a capire come procedere e quale soluzione è più adatta alla tua attività.
