Aprire Partita IVA in regime forfettario 2026: come fare e costi
Aprire una Partita IVA in regime forfettario nel 2026 significa verificare prima se puoi applicare il regime agevolato e poi scegliere la procedura corretta per la tua attività. Il forfettario non è una Partita IVA diversa dalle altre: è il regime fiscale che una persona fisica può utilizzare quando rispetta i requisiti previsti dalla legge.
La procedura cambia molto tra un libero professionista e una ditta individuale. Un professionista senza Cassa previdenziale apre normalmente la posizione fiscale e si iscrive alla Gestione Separata INPS; un artigiano o commerciante può invece dover passare anche dal Registro delle Imprese, dall’INPS Artigiani o Commercianti, dall’INAIL e dal SUAP quando l’attività lo richiede.
Aprire Partita IVA in regime forfettario: cosa serve
| Passaggio | Cosa verificare nel 2026 |
|---|---|
| Requisiti | Ricavi o compensi entro 85.000 €, spese per lavoro entro 20.000 € e nessuna causa di esclusione |
| Lavoro dipendente | Redditi dell’anno precedente non superiori a 35.000 €, salvo le eccezioni previste |
| Attività | Codice ATECO 2025 coerente con ciò che svolgi realmente |
| Apertura | AA9/12 per il lavoratore autonomo; adempimenti d’impresa per artigiani e commercianti |
| Previdenza | Gestione Separata, Artigiani/Commercianti o Cassa professionale |
| Imposta | 15% oppure 5% se ricorrono tutte le condizioni per la nuova attività |
La disciplina del regime forfettario è contenuta nell’articolo 1, commi da 54 a 89, della Legge 23 dicembre 2014, n. 190. Per aprire bene conviene quindi separare la pratica amministrativa dalla verifica fiscale: puoi ottenere una Partita IVA, ma non per questo hai automaticamente diritto al forfettario.
Quando è necessario aprire la Partita IVA
La Partita IVA è necessaria quando un’attività di lavoro autonomo o d’impresa viene svolta con abitualità, anche se non è esclusiva. Non esiste una soglia generale di 5.000 euro che permetta di svolgere senza Partita IVA un’attività abituale: quel valore riguarda specifici profili contributivi delle prestazioni occasionali e non sostituisce la valutazione della continuità con cui l’attività viene esercitata.
Se stai iniziando a offrire stabilmente servizi o prodotti, hai più clienti, promuovi l’attività oppure la organizzi con continuità, è opportuno verificare l’inquadramento prima di emettere i primi documenti fiscali. Correggere dopo un codice ATECO o una posizione previdenziale sbagliata può essere molto più complesso che impostare correttamente l’apertura dall’inizio.
1. Requisiti per aprire la Partita IVA in regime forfettario
La prima verifica riguarda i requisiti del regime forfettario. Nel 2026 il limite ordinario di ricavi o compensi è 85.000 €. Se durante l’anno superi 85.000 € senza oltrepassare 100.000 €, il regime termina dall’anno successivo; oltre 100.000 € l’uscita avviene invece nello stesso anno.
Il limite di ricavi non è l’unico controllo. Devi considerare le spese per dipendenti e collaboratori, le partecipazioni societarie, l’eventuale applicazione di regimi speciali IVA, i rapporti con l’attuale o precedente datore di lavoro e, quando applicabile, i redditi da lavoro dipendente, pensione o assimilati dell’anno precedente.
- ricavi o compensi complessivi non superiori a 85.000 €;
- spese per dipendenti e collaboratori non superiori a 20.000 € lordi;
- redditi da lavoro dipendente, pensione e assimilati entro 35.000 €, quando la soglia è applicabile;
- assenza delle cause di esclusione previste dalla normativa.
Per il 2026 la soglia relativa ai redditi da lavoro dipendente e assimilati è confermata a 35.000 €. La verifica va fatta sul reddito fiscalmente rilevante dell’anno precedente, non sullo stipendio netto. La cessazione del rapporto di lavoro può rendere irrilevante la soglia in alcuni casi, ma restano da controllare tutte le altre cause di esclusione.
Chi apre per la prima volta non deve limitarsi a chiedersi quanto prevede di fatturare. Per esempio, una partecipazione in una società di persone o il controllo di una S.r.l. con attività riconducibile a quella svolta individualmente possono impedire l’accesso anche con ricavi molto bassi.
2. Scegli il codice ATECO 2025 corretto
Il codice ATECO identifica l’attività economica e nel regime forfettario ha un effetto concreto sul calcolo del reddito, perché a ogni gruppo di attività è associato un coefficiente di redditività. Può inoltre incidere sull’inquadramento previdenziale, sull’iscrizione al Registro delle Imprese e sugli adempimenti amministrativi.
Dal 1° aprile 2025 la classificazione utilizzata operativamente è ATECO 2025. L’Istat ha aggiornato nel 2026 le relazioni di corrispondenza con la classificazione precedente, senza modificare struttura, livelli e descrizioni di ATECO 2025.
La scelta deve riflettere ciò che fai realmente e non il coefficiente che sembra fiscalmente più conveniente. Se svolgi più attività puoi utilizzare più codici sulla stessa Partita IVA, individuando quella principale e le secondarie. Per approfondire consulta la guida su come scegliere il codice ATECO nel regime forfettario.
3. Libero professionista o ditta individuale?
La distinzione tra professionista e impresa è decisiva. Due persone che applicano entrambe il forfettario possono avere procedure di apertura, contributi previdenziali e costi molto diversi.
| Profilo | Adempimenti principali |
|---|---|
| Professionista senza Cassa | Apertura fiscale e Gestione Separata INPS |
| Professionista con Ordine e Cassa | Apertura fiscale più adempimenti di Ordine e Cassa professionale |
| Artigiano | Registro delle Imprese, Gestione Artigiani e, quando previsto, INAIL e SUAP |
| Commerciante | Registro delle Imprese, Gestione Commercianti e, quando previsto, SUAP o SCIA |
Non bisogna quindi iscrivere automaticamente tutti i titolari di Partita IVA alla Gestione Separata. L’INPS indica questa gestione per i liberi professionisti privi di una Cassa previdenziale autonoma e per gli altri casi previsti dalla disciplina.
4. Apertura della Partita IVA per un libero professionista
Per un lavoratore autonomo persona fisica il modello di riferimento è l’AA9/12, utilizzato per dichiarare l’inizio attività, le variazioni e la cessazione ai fini IVA. Nella pratica devono essere indicati correttamente i dati anagrafici, la data di inizio, il domicilio fiscale, il codice ATECO e le altre informazioni necessarie all’inquadramento.
L’attribuzione della Partita IVA non completa necessariamente tutti gli adempimenti. Dopo l’apertura bisogna formalizzare l’iscrizione previdenziale corretta e verificare eventuali obblighi professionali collegati all’attività. Per i liberi professionisti senza Cassa, la Gestione Separata richiede una specifica iscrizione online: nel 2026 l’INPS ha ribadito che la formalizzazione dell’iscrizione è distinta dal semplice versamento dei contributi.
5. Apertura di una ditta individuale artigiana o commerciale
Per l’avvio di un’impresa individuale la procedura coinvolge il Registro delle Imprese e può riunire gli adempimenti verso Agenzia delle Entrate, INPS e INAIL attraverso la Comunicazione Unica.
Nel 2026 c’è una novità operativa importante: dal 12 febbraio 2026 lo strumento autonomo ComUnica non è più disponibile. Il portale ufficiale Registro Imprese indica che la trasmissione delle pratiche può avvenire tramite la funzione integrata in DIRE oppure mediante una soluzione di mercato abilitata.
Se l’attività richiede autorizzazioni, requisiti professionali o segnalazioni amministrative, può essere necessaria anche una pratica SUAP o SCIA. Non tutte le attività seguono lo stesso percorso: un e-commerce, un negozio, un laboratorio artigiano e un professionista possono avere obblighi differenti.
Documenti e dati da preparare
Prima di inviare la pratica conviene avere chiaro almeno cosa farai, quando inizierai e dove sarà svolta l’attività. In genere occorrono documento d’identità e codice fiscale, descrizione precisa dell’attività, codice ATECO, data di inizio e indirizzo della sede o del luogo di esercizio quando richiesto.
Per una ditta possono servire inoltre domicilio digitale/PEC, firma digitale e i dati necessari alle pratiche camerali o SUAP. Ai fini del forfettario è utile raccogliere anche le informazioni su lavoro dipendente, pensione, partecipazioni societarie e precedenti attività, perché possono incidere sui requisiti e sull’aliquota ridotta.
6. Previdenza: INPS o Cassa professionale
I contributi previdenziali dipendono dall’attività, non dal semplice fatto di aver scelto il forfettario. Prima dell’apertura bisogna quindi capire quale gestione si applica:
- professionista senza Cassa: normalmente Gestione Separata INPS, con aliquota ordinaria 26,07% nel 2026 per chi non è pensionato e non ha altra copertura obbligatoria;
- altra copertura obbligatoria o pensione: nei casi previsti l’aliquota della Gestione Separata è 24%;
- artigiano: Gestione Artigiani, con aliquota ordinaria 24% e contributi sul minimale;
- commerciante: Gestione Commercianti, con aliquota ordinaria 24,48% e contributi sul minimale;
- professionista con Cassa: contribuzione secondo il regolamento dell’ente previdenziale competente.
Per artigiani e commercianti i contributi minimi possono incidere in modo rilevante anche quando il reddito è basso. È quindi sbagliato valutare la convenienza di una nuova Partita IVA guardando soltanto all’imposta del 5% o del 15%.
Quanto costa aprire una Partita IVA forfettaria?
La sola attribuzione della Partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate non prevede un’imposta di apertura. Questo non significa però che avviare qualsiasi attività sia sempre gratuito.
Un libero professionista può non avere costi camerali, ma può sostenere costi per assistenza, fatturazione elettronica o Cassa professionale. Una ditta individuale può invece avere diritti di Registro Imprese, diritto camerale, firma digitale, domicilio digitale e, quando previsti, costi SUAP o altri oneri amministrativi. Imposte e contributi sono poi costi della gestione successiva all’apertura e cambiano in funzione di reddito e inquadramento.
Per questo non esiste un unico importo valido per tutti: la domanda corretta non è soltanto “quanto costa aprire?”, ma “quali enti e adempimenti richiede la mia attività?”.
Quanto tempo ci vuole per aprire?
Una semplice apertura fiscale da libero professionista può essere rapida quando i dati sono completi. Per una ditta individuale i tempi possono dipendere dal Registro delle Imprese, dagli enti coinvolti e dalle eventuali pratiche SUAP o autorizzative.
Non è quindi corretto promettere lo stesso tempo per qualunque attività. La fase più importante è spesso quella precedente all’invio: scegliere bene ATECO, previdenza e adempimenti evita variazioni e rettifiche successive.
Imposta sostitutiva al 5% o al 15%
L’aliquota ordinaria del regime forfettario è 15%. Per il periodo d’imposta di inizio attività e i quattro successivi può applicarsi il 5%, ma soltanto se sono soddisfatte tutte le condizioni previste per una nuova attività.
- nei tre anni precedenti non devi aver esercitato attività artistica, professionale o d’impresa, anche in forma associata o familiare;
- l’attività non deve essere una mera prosecuzione di quella svolta prima come dipendente o autonomo, salvo la pratica obbligatoria;
- se prosegui un’attività già svolta da un altro soggetto, devono essere rispettate le condizioni previste dalla legge.
Il 5% non spetta quindi automaticamente a chiunque apra una Partita IVA. Per verificare il caso concreto consulta la guida sull’imposta sostitutiva al 5% o al 15%.
Come si calcolano tasse e contributi
Nel forfettario il reddito non si determina sottraendo analiticamente tutte le spese sostenute. Si applica ai ricavi o compensi il coefficiente di redditività associato all’attività, si deducono i contributi previdenziali obbligatori effettivamente versati e poi si calcola l’imposta sostitutiva.
Ricavi o compensi × coefficiente di redditività = reddito forfettario
Reddito forfettario − contributi previdenziali obbligatori versati = reddito imponibile
Reddito imponibile × 5% o 15% = imposta sostitutiva
Esempio per un libero professionista
Con 30.000 euro di compensi e coefficiente di redditività del 78%, il reddito forfettario è 23.400,00 €. Se il professionista è iscritto alla Gestione Separata con aliquota 26,07%, i contributi stimati sul reddito forfettario sono 6.100,38 €.
Dopo la deduzione dei contributi stimati, il reddito imponibile è 17.299,62 €. L’imposta al 15% è quindi 2.594,94 €; se spettasse il 5%, sarebbe 864,98 €.
L’esempio è indicativo: nel calcolo fiscale effettivo si deducono i contributi obbligatori realmente versati nel periodo d’imposta. Puoi effettuare una stima con il simulatore tasse e contributi.
Il limite del primo anno va rapportato ai giorni
Chi apre durante l’anno deve ricordare che il limite di 85.000 € va ragguagliato al periodo effettivo di attività. Aprire a metà anno non significa quindi poter utilizzare automaticamente l’intera soglia annuale.
Questa verifica è particolarmente importante quando l’attività inizia già con contratti o incarichi rilevanti. Durante l’anno va inoltre monitorata la soglia di 100.000 €, perché il suo superamento determina l’uscita immediata dal regime.
Devo indicare espressamente il forfettario quando apro?
Il regime forfettario è un regime naturale per chi possiede i requisiti. La sua applicazione non dipende da una domanda annuale di ammissione. È comunque essenziale compilare correttamente la pratica e comportarsi fin dall’inizio in modo coerente con il regime applicato.
Se nel modello di apertura è stato commesso un errore o una casella non è stata indicata correttamente, non bisogna concludere automaticamente di aver perso il forfettario. Occorre verificare requisiti, dati trasmessi e comportamento concretamente tenuto. È un caso diverso dall’opzione volontaria per un altro regime, che può produrre effetti specifici.
Cosa fare dopo aver aperto la Partita IVA
- controllare i dati della posizione fiscale e il codice ATECO attribuito;
- completare l’iscrizione previdenziale corretta;
- attivare fatturazione elettronica e conservazione digitale;
- verificare eventuali adempimenti di Registro Imprese, INAIL, PEC, firma digitale o SUAP;
- applicare, quando dovuta, l’imposta di bollo di 2,00 € oltre la soglia di 77,47 €;
- accantonare periodicamente una quota degli incassi per imposte e contributi;
- monitorare durante l’anno ricavi, cause di esclusione e soglie del regime.
Per emettere correttamente i primi documenti consulta la guida sulla fatturazione elettronica nel regime forfettario.
Errori da evitare prima e dopo l’apertura
- scegliere il codice ATECO soltanto perché ha un coefficiente di redditività più favorevole;
- confondere libero professionista e impresa individuale;
- iscriversi alla gestione previdenziale sbagliata;
- considerare automatico il diritto al 5%;
- ignorare lavoro dipendente, partecipazioni societarie o rapporti con ex datori di lavoro;
- pensare che 85.000 € sia sempre disponibile per intero anche quando l’attività inizia durante l’anno;
- valutare solo le tasse e non i contributi previdenziali;
- dimenticare autorizzazioni e adempimenti amministrativi specifici dell’attività.
Aprire correttamente la Partita IVA: conclusioni
Una buona apertura non consiste soltanto nell’ottenere un numero di Partita IVA. Significa scegliere correttamente attività, ATECO, regime fiscale e previdenza, verificare i requisiti del forfettario e predisporre fin dall’inizio fatturazione e adempimenti coerenti.
Per approfondire le regole generali puoi consultare la guida completa al regime forfettario; per capire invece quanto potresti versare, usa il nostro simulatore delle tasse.
Raccontaci la tua situazione. Ti aiutiamo a capire come procedere e quale soluzione è più adatta alla tua attività.