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Regime Forfettario
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CONSULENZE FORFETTARIO

Acconto regime forfettario 2026: quando è obbligatorio e quando si può ridurre

L’acconto del regime forfettario 2026 non è sempre obbligatorio nella stessa misura. Per capire quanto versare bisogna partire dall’imposta sostitutiva dovuta per l’anno precedente e scegliere tra metodo storico e metodo previsionale. Se per il 2026 prevedi un’imposta effettivamente più bassa, il metodo previsionale può ridurre l’acconto; se l’imposta prevista è pari a zero, l’acconto può anche essere azzerato, purché la previsione risulti corretta a consuntivo.

Per chi applica il forfettario è utile chiarire anche un equivoco frequente: sul reddito agevolato non si versa un “acconto IRPEF” in senso tecnico, ma l’acconto dell’imposta sostitutiva prevista dalla legge 190/2014, con aliquota del 15% oppure, quando spettante, del 5%.

Acconto forfettario 2026: risposta in breve

SituazioneCosa succede
Imposta di riferimento fino a 51,65 €L’acconto non è dovuto.
Imposta da 51,66 € a 257,51 €L’acconto è dovuto in un’unica soluzione entro il termine del secondo acconto.
Imposta da 257,52 € in suL’acconto viene normalmente suddiviso in due versamenti.
Reddito o imposta 2026 previsti più bassiÈ possibile valutare il metodo previsionale.
Imposta 2026 prevista pari a zeroCon il metodo previsionale l’acconto può essere ridotto fino a zero, se la previsione è corretta.
Primo anno di attività in forfettarioIn assenza di una precedente imposta sostitutiva di riferimento non nasce il normale acconto storico del forfettario.

Gli acconti sono obbligatori?

Gli acconti diventano dovuti quando dalla dichiarazione dell’anno precedente emerge un’imposta sostitutiva di importo sufficiente a generare l’obbligo. Il metodo ordinario prende infatti come riferimento l’imposta dell’anno precedente e anticipa una parte dell’imposta che presumibilmente sarà dovuta per l’anno in corso.

Questo significa che un calo degli incassi nel 2026 non elimina automaticamente l’acconto calcolato con il metodo storico. Se il 2025 ha prodotto un’imposta sostitutiva rilevante, il sistema storico può continuare a generare acconti anche se nel 2026 l’attività rallenta o si interrompe.

È proprio in queste situazioni che può essere utile valutare il metodo previsionale, purché la stima dell’imposta 2026 sia attendibile.

Acconto IRPEF o acconto dell’imposta sostitutiva?

Nel linguaggio comune si cerca spesso “acconto IRPEF forfettario”, ma il reddito prodotto nel regime forfettario è assoggettato a una imposta sostitutiva dell’IRPEF e delle relative addizionali. Per questo i codici tributo del forfettario sono diversi da quelli dell’IRPEF ordinaria.

Codice tributoUtilizzo
1790Primo acconto dell’imposta sostitutiva del regime forfettario
1791Secondo acconto o acconto in unica soluzione
1792Saldo dell’imposta sostitutiva

Per stimare prima l’imposta complessiva puoi usare la guida al calcolo delle tasse nel regime forfettario, che parte dai compensi o ricavi e dal coefficiente di redditività.

Metodo storico: come funziona

Con il metodo storico l’acconto viene determinato partendo dall’imposta sostitutiva risultante dalla dichiarazione relativa all’anno precedente. Nel modello Redditi PF il riferimento è l’imposta dovuta nel quadro LM, al netto degli elementi che incidono sul calcolo secondo le istruzioni annuali.

L’acconto complessivo è normalmente pari al 100% dell’imposta di riferimento. Se l’importo non supera 51,65 euro l’acconto non è dovuto; se supera 51,65 euro ma resta inferiore a 257,52 euro viene normalmente versato in un’unica soluzione; da 257,52 euro in poi si passa alla suddivisione in due versamenti.

Prima rata 40% o 50%? Perché si trovano entrambe le percentuali

Le percentuali 40% e 60% rappresentano la ripartizione ordinaria degli acconti. Dal 2019, però, l’articolo 58 del decreto-legge 124/2019 ha introdotto, per uno specifico perimetro di contribuenti, due rate ciascuna pari al 50%.

L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione 93/E del 12 novembre 2019, ha chiarito che il 50% + 50% si applica ai soggetti che esercitano attività economiche per le quali sono stati approvati gli ISA e rispettano il relativo limite di ricavi o compensi, anche quando applicano il regime forfettario e quindi non compilano materialmente gli ISA.

Di conseguenza non è corretto affermare che tutti i forfettari paghino sempre 40% + 60% oppure sempre 50% + 50%. La ripartizione va verificata in base all’attività esercitata e al perimetro normativo applicabile. Il chiarimento ufficiale è disponibile nella risoluzione 93/E dell’Agenzia delle Entrate.

Scadenze del primo acconto 2026

Il primo acconto si versa insieme al saldo dell’anno precedente. Per il 2026 l’Agenzia delle Entrate indica, per i soggetti interessati dal differimento collegato alle attività per le quali sono approvati gli ISA e per i soggetti che presentano le relative cause di esclusione, compresi i forfettari che rientrano nel perimetro, il termine del 20 luglio 2026 senza maggiorazione.

Per gli stessi soggetti è possibile effettuare il versamento entro il 20 agosto 2026 con la maggiorazione dello 0,80%. La pagina ufficiale dell’Agenzia delle Entrate sul saldo 2025 e primo acconto 2026 del forfettario riporta anche il codice tributo 1790.

Il secondo o unico acconto viene invece versato ordinariamente entro il 30 novembre con codice tributo 1791, salvo eventuali disposizioni speciali approvate per l’anno interessato.

Metodo previsionale: quando si può ridurre l’acconto

Il metodo previsionale consente di calcolare l’acconto non sull’imposta dell’anno precedente, ma sull’imposta che si prevede sarà effettivamente dovuta per il 2026. È utile quando si prevede una riduzione significativa del reddito imponibile, la cessazione dell’attività o comunque un’imposta sostitutiva inferiore rispetto a quella del 2025.

La logica è semplice: se l’imposta che prevedi di dovere per il 2026 è più bassa di quella storica, puoi commisurare l’acconto alla nuova stima. Se prevedi correttamente che l’imposta 2026 sia pari a zero, anche l’acconto può essere azzerato.

Il metodo previsionale non è però una sospensione automatica. Se a consuntivo l’imposta dovuta risulta superiore a quella utilizzata per calcolare l’acconto, la parte non versata può generare sanzioni e interessi. Per questo la previsione deve basarsi su dati ragionevoli e aggiornati.

Se nel 2026 non fatturo nulla, devo comunque pagare l’acconto?

Con il metodo storico potrebbe emergere comunque un acconto, perché il calcolo parte dall’imposta del 2025. Se però nel 2026 l’attività non produce realmente reddito imponibile e si può stimare con ragionevole certezza che l’imposta sostitutiva sarà pari a zero, il metodo previsionale permette di rideterminare l’acconto fino ad azzerarlo.

Attenzione però a non confondere “non emetto fatture per alcuni mesi” con “non avrò imposta da pagare nell’intero anno”. Nel regime forfettario conta il reddito fiscalmente rilevante dell’intero periodo d’imposta; prima di azzerare l’acconto bisogna stimare il risultato complessivo dell’anno.

Nel primo anno di Partita IVA si pagano gli acconti?

Nel primo anno di applicazione del regime forfettario non esiste una precedente imposta sostitutiva sulla quale calcolare il normale acconto con il metodo storico. Il primo pagamento rilevante dell’imposta sostitutiva arriva quindi, di regola, nell’anno successivo, quando si determina il saldo del primo anno e contemporaneamente possono nascere gli acconti sul secondo anno.

È uno dei motivi per cui il secondo anno di attività può avere un impatto di liquidità più elevato: al saldo dell’anno precedente si aggiungono gli acconti dell’anno in corso.

Acconto e rateizzazione: sono la stessa cosa?

No. Il metodo previsionale modifica l’importo dell’acconto in base alla minore imposta attesa; la rateizzazione non riduce invece il debito, ma ne distribuisce il pagamento nel tempo.

Saldo e primo acconto possono essere pagati a rate secondo le regole annuali, mentre il secondo acconto di novembre non rientra normalmente nello stesso piano mensile. La disciplina completa è spiegata nella guida sulla rateizzazione delle tasse della Partita IVA nel 2026.

Acconto imposta e acconto INPS sono due cose diverse

L’acconto dell’imposta sostitutiva non va confuso con gli eventuali acconti previdenziali. Un professionista iscritto alla Gestione Separata, un artigiano, un commerciante o un professionista con Cassa autonoma può avere regole contributive differenti da quelle fiscali.

Prima di ridurre un versamento bisogna quindi identificare se l’F24 riguarda l’imposta sostitutiva, i contributi previdenziali oppure entrambi. Le percentuali e le basi di calcolo non sono intercambiabili.

Esempio: imposta 2025 di 2.000 euro, ma 2026 in forte calo

Supponiamo che dalla dichiarazione relativa al 2025 emerga un’imposta sostitutiva di 2.000 euro. Con il metodo storico l’acconto 2026 viene calcolato partendo da quel dato. Se però nel corso del 2026 l’attività si riduce drasticamente e la stima attendibile dell’imposta finale scende, per esempio, a 600 euro, il metodo previsionale consente di commisurare l’acconto alla minore imposta prevista anziché continuare a utilizzare automaticamente il valore storico.

Se a fine anno l’imposta effettiva risultasse invece superiore alla previsione utilizzata, occorrerebbe verificare l’eventuale insufficiente versamento e regolarizzare la differenza con sanzioni e interessi secondo le regole applicabili.

Errori frequenti da evitare

  • Confondere l’acconto del forfettario con l’IRPEF ordinaria.
  • Pensare che un calo temporaneo del fatturato annulli automaticamente l’acconto storico.
  • Usare il metodo previsionale senza stimare l’imposta dell’intero anno.
  • Applicare sempre 40% + 60% o sempre 50% + 50% senza verificare il perimetro normativo.
  • Confondere il secondo acconto fiscale con le rate del saldo e primo acconto.
  • Confondere acconti fiscali e contributivi.

Fonti ufficiali

Domande frequenti

Posso non pagare l’acconto del regime forfettario?

Se l’acconto non è dovuto per effetto delle soglie previste oppure se, con una previsione attendibile, l’imposta 2026 risulta inferiore o pari a zero, il metodo previsionale può ridurre o azzerare il versamento. Una previsione errata può però generare sanzioni e interessi.

Se chiudo la Partita IVA devo pagare comunque gli acconti?

La chiusura non cancella automaticamente l’acconto calcolato con il metodo storico. Se però la cessazione consente di prevedere correttamente un’imposta 2026 inferiore o nulla, si può valutare il metodo previsionale.

Qual è il codice del primo acconto forfettario?

Il codice tributo è 1790. Il secondo o unico acconto utilizza il codice 1791 e il saldo il codice 1792.

Il metodo previsionale è obbligatorio se guadagno meno?

No. È una facoltà. Il contribuente può continuare a utilizzare il metodo storico e recuperare l’eventuale eccedenza successivamente, oppure usare il previsionale assumendosi il rischio di una stima insufficiente.

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