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Partita IVA stilista: ATECO 74.11.20, forfettario e INPS

Aprire la Partita IVA da stilista nel 2026 richiede di distinguere la progettazione di moda dalla produzione materiale dei capi e dalla vendita. ATECO 2025 ha creato una voce molto più precisa: 74.11.20 – Attività di progettazione di moda, che comprende il fashion design relativo a prodotti tessili, abbigliamento, calzature, gioielli e altri beni di moda.

Se lavori come fashion designer e vendi principalmente progetti, concept, collezioni, ricerca stilistica e consulenza di progettazione, l’inquadramento è normalmente professionale: coefficiente di redditività del 78% nel forfettario e Gestione Separata INPS quando non hai altra previdenza obbligatoria. Se invece confezioni materialmente abiti, produci collezioni o vendi merce, entrano in gioco codici e adempimenti diversi.

Partita IVA stilista: quadro rapido

  • ATECO 2025: 74.11.20 – Attività di progettazione di moda.
  • Attività comprese: fashion design per tessili, abbigliamento, calzature, gioielli e altri prodotti di moda.
  • Coefficiente forfettario: 78%.
  • Previdenza: normalmente Gestione Separata INPS per il professionista puro.
  • Aliquota 2026: 26,07% senza altra previdenza obbligatoria; 24% nei casi previsti per già assicurati/pensionati.
  • Sartoria: attività diversa quando prevale confezione su misura e lavorazione materiale.
  • Produzione/vendita: richiedono codici e adempimenti ulteriori rispetto al solo fashion design.

ATECO stilista 74.11.20 nel 2026

Le note ufficiali ATECO 2025 dell’ISTAT definiscono il codice 74.11.20 come attività di progettazione di moda e includono il design relativo a prodotti tessili, articoli di abbigliamento, calzature, gioielli, mobili e altri oggetti di moda o per uso personale e domestico.

La parola chiave è progettazione. Il codice descrive chi concepisce il prodotto: ricerca tendenze, moodboard, palette colori, silhouette, materiali, dettagli, specifiche creative, capsule collection e linee di stile. Non identifica automaticamente chi cuce il capo, gestisce un laboratorio o vende abbigliamento al pubblico.

Stilista e sarto: quando cambia il codice ATECO

Uno stilista può anche saper cucire e realizzare prototipi, ma ai fini fiscali conta l’attività economica prevalente. Se il cliente ti paga soprattutto per ideare una collezione o un prodotto, 74.11.20 è coerente. Se invece realizzi abiti su misura e il valore della prestazione è la confezione artigianale, bisogna valutare i codici della sartoria.

La guida alla Partita IVA del sarto tratta separatamente confezione su misura, riparazioni, attività artigiana e contributi. Non è quindi corretto iscrivere automaticamente ogni stilista alla Gestione Artigiani solo perché lavora nel settore dell’abbigliamento.

Fashion designer che produce e vende una propria collezione

Se oltre a progettare fai produrre o produci direttamente capi e accessori destinati alla vendita, il modello cambia. La progettazione può restare un’attività, ma produzione e commercio sono funzioni economiche autonome. Può quindi essere necessario aggiungere codici di fabbricazione e/o commercio, iscriversi al Registro Imprese e verificare l’inquadramento previdenziale d’impresa.

Lo stesso vale se apri un e-commerce o una boutique e vendi prodotti a tuo marchio. Il ricavo derivante dalla vendita di merce non va trattato come se fosse un semplice compenso professionale da fashion designer. Quando coesistono attività con coefficienti diversi, nel forfettario il reddito va determinato distinguendo i ricavi attribuibili a ciascun codice.

Stilista, consulente d’immagine e personal shopper: attività diverse

Progettare abbigliamento per un brand non è la stessa cosa che consigliare a una persona come vestirsi. ATECO 2025 distingue i servizi di consulenza d’immagine dalla progettazione di moda. Se il tuo lavoro consiste soprattutto in wardrobe analysis, personal shopping, consulenza colore o definizione dell’immagine del cliente, va valutato il relativo codice dei servizi alla persona e non il 74.11.20.

Puoi approfondire questa seconda attività nella guida alla Partita IVA personal shopper. La distinzione evita di scegliere il codice “moda” solo perché entrambe le professioni operano nello stesso settore commerciale.

Come aprire la Partita IVA da stilista freelance

Se eserciti esclusivamente la progettazione di moda come professionista senza struttura d’impresa, l’apertura può essere effettuata con la dichiarazione di inizio attività all’Agenzia delle Entrate, indicando il codice 74.11.20 e il regime fiscale scelto. Non esiste, per il solo fashion design professionale, un automatismo che imponga Camera di Commercio, SCIA comunale e INAIL.

Questi adempimenti possono invece diventare necessari quando apri un laboratorio, produci beni, assumi personale o svolgi commercio. Prima dell’apertura è quindi utile descrivere con precisione cosa fatturerai: progetto creativo, realizzazione fisica, vendita oppure una combinazione delle tre attività.

Regime forfettario per stilista

Lo stilista persona fisica può usare il regime forfettario se rispetta i requisiti generali e non ricade in una causa di esclusione. Vanno controllati limite di ricavi o compensi, partecipazioni incompatibili, rapporti prevalenti con datori o ex datori di lavoro, limite sui redditi di lavoro dipendente quando applicabile e gli altri vincoli previsti.

Con il codice 74.11.20 il coefficiente di redditività è del 78%. Con 30.000 euro di compensi per progettazione, il reddito forfettario lordo è quindi 23.400 euro. Il 22% restante rappresenta i costi riconosciuti forfettariamente.

Costi di campionari, software e trasferte: cosa succede nel forfettario

Uno stilista può sostenere spese per software CAD, tablet, workstation, materiali, campionari, tessuti, abbonamenti professionali, fiere, viaggi, coworking e formazione. Nel regime forfettario queste spese non vengono dedotte analiticamente: sono assorbite dal 22% di costi presunti derivante dal coefficiente del 78%.

Per questo la convenienza va valutata sul costo reale dell’attività. Un freelance che lavora soprattutto con strumenti digitali e sostiene costi contenuti può avere una situazione molto diversa da chi finanzia prototipi, campionari e trasferte internazionali per una collezione.

Gestione Separata INPS 2026

Per lo stilista che vende una prestazione professionale di progettazione e non ha una cassa previdenziale di categoria, il riferimento è normalmente la Gestione Separata INPS. La circolare INPS n. 8/2026 indica il 26,07% per il professionista senza altra previdenza obbligatoria e il 24% nei casi previsti per pensionati o soggetti già assicurati.

Se invece l’attività è organizzata come laboratorio artigiano o impresa commerciale, la gestione previdenziale va verificata in base all’attività d’impresa. Non è il settore “moda” in sé a determinare l’iscrizione agli Artigiani.

Esempio con 30.000 euro di compensi

Ipotizziamo uno stilista freelance con ATECO 74.11.20, 30.000 euro di compensi e Gestione Separata al 26,07%. Il reddito forfettario lordo è 23.400 euro e i contributi sono circa 6.100 euro.

I contributi obbligatori versati e deducibili si sottraggono prima di applicare l’imposta: la base fiscale scende quindi a circa 17.300 euro. L’imposta sostitutiva è circa 865 euro al 5% oppure 2.595 euro al 15%. Il 5% non è automatico: occorre rispettare tutte le condizioni previste per la nuova attività.

Clienti esteri, fashion brand e fatture internazionali

Il fashion design lavora spesso con brand esteri. Il regime forfettario non elimina le regole IVA internazionali: quando fatturi a un’impresa UE o extra-UE devi verificare territorialità, diciture, eventuale VIES e trasmissione elettronica dei dati secondo il tipo di operazione.

Anche gli acquisti di software e servizi digitali da fornitori esteri possono generare reverse charge o altri adempimenti IVA pur essendo forfettario. L’esclusione dell’IVA dalle normali fatture nazionali non significa assenza totale di obblighi IVA.

Errori da evitare

  • usare un codice di sartoria quando si vende solo progettazione di moda;
  • iscriversi automaticamente come artigiano perché si lavora nell’abbigliamento;
  • confondere stilista e consulente d’immagine;
  • trattare vendita di una propria collezione come se fosse solo compenso professionale;
  • calcolare il 5% o 15% prima di dedurre i contributi obbligatori;
  • ignorare i diversi coefficienti se coesistono progettazione, produzione e commercio;
  • considerare il forfettario sempre conveniente senza confrontare campionari, viaggi e costi reali.

Prima dell’apertura verifica anche i requisiti e le cause di esclusione del regime forfettario.

Domande frequenti

Qual è il codice ATECO dello stilista nel 2026?

Per l’attività di fashion design ATECO 2025 utilizza 74.11.20 – Attività di progettazione di moda.

Qual è il coefficiente di redditività dello stilista?

Con ATECO 74.11.20 il coefficiente di redditività del regime forfettario è del 78%.

Uno stilista deve iscriversi alla Gestione Artigiani?

Non automaticamente. Il fashion designer che vende una prestazione professionale di progettazione è normalmente in Gestione Separata; produzione e sartoria possono invece richiedere un inquadramento d’impresa/artigiano.

Stilista e sarto usano lo stesso codice ATECO?

No. Il 74.11.20 riguarda la progettazione di moda; confezione su misura e lavorazioni sartoriali hanno codici specifici.

Posso vendere anche una mia collezione?

Sì, ma produzione e vendita possono richiedere codici aggiuntivi, Registro Imprese e un diverso inquadramento previdenziale rispetto alla sola progettazione professionale.

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