• Passa alla navigazione primaria
  • Passa al contenuto principale
  • Passa al piè di pagina
Regime Forfettario

Regime Forfettario

La guida per la tua partita Iva forfettaria

  • Inizia da qui
  • Tariffe
  • Guide
  • Codici ATECO
  • Consulenze
  • Contattaci

Commercialista per fashion designer: ATECO, INPS, brand e costi

Un commercialista per fashion designer deve distinguere la progettazione di moda dalla sartoria, dalla produzione e dalla vendita di una propria collezione. Il codice ATECO 74.11.20 è corretto quando il cuore dell’attività è il fashion design; se però il professionista confeziona capi, gestisce un brand, vende online o acquista e rivende prodotti, possono servire codici e inquadramenti diversi.

La gestione fiscale non si esaurisce quindi nel forfettario al 78%. Il commercialista deve verificare anche previdenza, campionari, trasferte, software, collaboratori, clienti esteri, licenze del design, e-commerce e margine reale quando il fashion designer sostiene costi di produzione o commercializzazione.

Cosa deve controllare il commercialista di un fashion designer

  • ATECO 74.11.20 quando l’attività principale è progettazione di moda;
  • eventuale presenza di sartoria o confezione;
  • produzione propria o affidata a laboratori esterni;
  • vendita diretta, e-commerce o marketplace;
  • Gestione Separata INPS oppure gestione d’impresa quando dovuta;
  • regime forfettario e coefficiente di redditività del 78% per il design professionale;
  • campionari, prototipi e shooting;
  • software, hardware e strumenti professionali;
  • trasferte, fiere e fashion week;
  • contratti con brand, agenzie e clienti esteri;
  • licensing, royalties e cessione dei diritti quando presenti;
  • collaboratori, modellisti, illustratori e altri professionisti;
  • margine reale se vengono prodotti o venduti capi e accessori.

ATECO 74.11.20: il codice del fashion designer

ATECO 2025 utilizza il codice 74.11.20 – Attività di progettazione di moda per il fashion design relativo a prodotti tessili, abbigliamento, calzature, gioielli, mobili, oggetti per l’arredamento e altri beni di moda o per uso personale e domestico.

Le note ufficiali ISTAT ATECO 2025 collocano questa attività nella progettazione specializzata. Sul sito è disponibile anche la Card ATECO 74.11.20.

Fashion designer e stilista: stesso perimetro fiscale?

Nella pratica “fashion designer” e “stilista” vengono spesso utilizzati per descrivere attività molto simili di ideazione e progettazione. Ai fini fiscali conta però ciò che viene effettivamente svolto e fatturato, non il titolo professionale usato sul sito o sui social.

La guida sulla Partita IVA stilista resta focalizzata su apertura e primo inquadramento. Questa pagina riguarda invece la gestione continuativa dell’attività, soprattutto quando entrano brand, clienti esteri, produzione, vendita e contratti più complessi.

Fashion designer e sarto: attività diverse

Progettare una collezione non equivale a confezionare materialmente un abito. La sartoria su misura è classificata separatamente: ATECO 2025 utilizza, ad esempio, il codice 14.21.20 per sartoria e confezione su misura di abbigliamento esterno.

Se il fashion designer realizza anche personalmente abiti su misura in modo stabile, il commercialista deve verificare se l’attività sartoriale è autonoma e richiede un codice aggiuntivo. Puoi confrontare la Card ATECO 14.21.20 e la guida sulla Partita IVA sarto.

Progettazione per conto di un brand

Il modello più lineare è quello del fashion designer freelance che progetta collezioni, capi, accessori, palette, dettagli e specifiche per conto di aziende di moda. In questo caso il compenso remunera essenzialmente una prestazione professionale di design.

Il contratto dovrebbe chiarire numero di proposte, revisioni, consegne, formati dei file, eventuale presenza a fitting o campionari e utilizzo dei progetti. Il commercialista può così verificare che fatture e incassi siano coerenti con il lavoro svolto.

Fashion designer con un proprio brand

Creare un proprio marchio cambia il quadro. Se il fashion designer non vende soltanto idee ma organizza produzione, acquisti, packaging, logistica e vendita di prodotti, l’attività può assumere una componente imprenditoriale distinta dalla progettazione professionale.

Il commercialista deve quindi verificare se 74.11.20 resta il codice principale e se servono codici ulteriori per produzione o commercio. Non è corretto utilizzare il codice di design per assorbire automaticamente ricavi derivanti dalla vendita di capi e accessori.

Produzione affidata a laboratori esterni

Molti fashion designer progettano internamente ma affidano taglio, confezione, ricamo, stampa o produzione completa a laboratori terzi. Dal punto di vista gestionale, questo crea un costo reale che può essere molto elevato rispetto al prezzo finale del prodotto.

Se l’attività resta puro design per conto di clienti, il laboratorio non entra normalmente nel flusso economico del designer. Se invece il professionista commissiona la produzione per vendere una propria collezione, il commercialista deve valutare l’intera attività d’impresa e non soltanto il servizio creativo.

Vendita online e marketplace

La vendita online di una propria collezione è un’attività diversa dal solo fashion design. ATECO 2025 non deve essere gestito come se esistesse un unico codice “e-commerce” universale: va considerata la tipologia di beni venduti e la struttura concreta dell’attività commerciale.

Se il designer apre un e-commerce o vende tramite marketplace, il commercialista deve coordinare posizione camerale, previdenza, corrispettivi o fatture, resi, commissioni delle piattaforme e vendite UE. Per il quadro generale puoi consultare la guida sulla Partita IVA e-commerce.

Previdenza: Gestione Separata o gestione d’impresa?

Per il fashion designer che svolge personalmente attività professionale di progettazione e non ha una Cassa previdenziale propria, il riferimento ordinario può essere la Gestione Separata INPS.

Se invece l’attività diventa produzione artigiana o commercio organizzato, il commercialista deve verificare l’inquadramento nelle gestioni Artigiani o Commercianti. Il solo possesso del codice 74.11.20 non decide automaticamente la posizione previdenziale quando l’attività reale si è evoluta.

Gestione Separata INPS 2026

Nel 2026 i liberi professionisti iscritti alla Gestione Separata e privi di altra previdenza obbligatoria applicano un’aliquota complessiva del 26,07%. Nei casi previsti per pensionati o soggetti già coperti da altra previdenza obbligatoria l’aliquota è del 24%.

Il riferimento aggiornato è la circolare INPS n. 8/2026. Il minimale di reddito serve per l’accredito contributivo dell’intero anno e non equivale a un contributo fisso minimo dovuto dal professionista anche in assenza di reddito.

Quando entrano Artigiani o Commercianti

Se il fashion designer produce direttamente capi o accessori con una struttura artigiana, oppure svolge stabilmente attività commerciale di vendita, vanno verificati Registro Imprese e corretta gestione previdenziale.

Per il 2026 l’INPS indica aliquota del 24% per gli Artigiani e del 24,48% per i Commercianti, oltre alla disciplina del minimale e della quota eccedente. La scelta dipende dall’attività concretamente esercitata, non dal nome del brand.

Regime forfettario fashion designer: coefficiente 78%

La progettazione di moda rientra tra le attività professionali e tecniche per le quali il regime forfettario utilizza un coefficiente di redditività del 78%. Il reddito fiscale lordo corrisponde quindi al 78% dei compensi incassati, prima della deduzione dei contributi previdenziali obbligatori versati.

La quota di costi riconosciuta forfettariamente è dunque del 22%. Questo dato va confrontato con campionari, software, computer, trasferte, corsi, fiere, shooting e collaborazioni effettivamente sostenuti dal designer.

Esempio con 35.000 euro di compensi

Con 35.000 euro di compensi incassati e coefficiente del 78%, il reddito forfettario lordo è pari a 27.300 euro. Se il fashion designer è correttamente iscritto alla Gestione Separata senza altra previdenza obbligatoria, il 26,07% produce contributi teorici nell’ordine di 7.117 euro.

I contributi obbligatori versati sono deducibili prima di calcolare l’imposta sostitutiva. L’esempio non si applica automaticamente a chi ha anche attività di produzione o commercio, perché in quel caso cambiano inquadramento e possibili coefficienti.

Campionari e prototipi

Campionari, prototipi, tessuti, accessori, stampe e lavorazioni preliminari possono essere indispensabili per presentare una collezione. Nel forfettario questi costi non vengono dedotti analiticamente dal reddito.

Il commercialista dovrebbe comunque tenerli sotto controllo in una contabilità gestionale. Un professionista con costi di sviluppo elevati può avere un margine reale molto inferiore a quello implicito nel coefficiente del 78%.

Software, hardware e strumenti di lavoro

Tra i costi tipici possono esserci software di design, suite grafiche, strumenti 3D, computer, tablet, tavolette grafiche, archivi digitali, servizi cloud e piattaforme collaborative.

Nel forfettario questi acquisti non producono deduzioni analitiche o ammortamenti come nel regime ordinario. Se sono previsti investimenti consistenti, è utile confrontare preventivamente la convenienza dei due regimi.

Trasferte, fiere e fashion week

Viaggi per meeting, fitting, presentazioni, fiere e fashion week possono incidere molto sui costi annuali. Nel forfettario anche trasporti, hotel e pasti professionali restano compresi nella quota di costi riconosciuta dal coefficiente.

Per questo il commercialista dovrebbe confrontare i compensi generati da un cliente con i costi reali sostenuti per seguirlo, soprattutto nei progetti internazionali.

Contratti con brand e revisioni del progetto

Il contratto dovrebbe indicare con chiarezza cosa comprende il compenso: concept, moodboard, disegni, schede tecniche, revisioni, fitting, presenza in azienda, campionatura e assistenza alla produzione.

Una definizione precisa riduce il rischio di lavorazioni aggiuntive non remunerate e aiuta il commercialista a riconciliare acconti, avanzamenti e saldo con il progetto realmente eseguito.

Licensing, royalties e diritti di utilizzo

Alcuni contratti possono prevedere, oltre al compenso di progettazione, somme collegate all’utilizzo di disegni, collezioni o altri risultati creativi. Non è corretto trattare automaticamente ogni pagamento come una normale parcella di design.

Il commercialista deve leggere il contratto e distinguere il compenso per l’attività professionale dalle eventuali componenti di licensing o sfruttamento dei diritti. La qualificazione fiscale dipende dalla struttura concreta dell’accordo e non può essere decisa soltanto dalla descrizione “royalty” inserita in fattura.

Clienti esteri e fashion brand internazionali

Il fashion designer può lavorare facilmente per brand con sede in altri Paesi. In questi casi vanno verificati territorialità IVA, natura B2B o B2C, eventuale iscrizione VIES, dati del cliente e corretta indicazione nella fattura elettronica.

Il contratto dovrebbe inoltre chiarire valuta, termini di pagamento, rimborsi trasferte e eventuali utilizzi internazionali dei progetti. Prima di emettere la prima fattura è utile verificare il Paese del committente e la sua posizione fiscale.

Collaboratori, modellisti e illustratori

Per progetti complessi il designer può coinvolgere modellisti, illustratori, grafici, tecnici di prodotto, fotografi e altri freelance. Nel forfettario il costo di questi collaboratori non riduce analiticamente il reddito determinato dal coefficiente.

Se il team diventa stabile e l’attività cresce, è opportuno riesaminare sia la convenienza fiscale sia la natura professionale o imprenditoriale dell’organizzazione.

Quando il forfettario può essere poco conveniente

Il coefficiente del 78% presume costi pari al 22% dei compensi. Per un designer che vende principalmente la propria creatività e lavora con struttura leggera può essere coerente. Se però aumentano campionari, trasferte, software, collaboratori e prototipi, i costi reali possono superare quella percentuale.

La valutazione diventa ancora più importante quando il professionista lancia un proprio brand: produzione, magazzino, resi, commissioni marketplace e marketing possono trasformare completamente l’economia dell’attività.

Documenti da consegnare al commercialista

  • contratti con brand e clienti;
  • fatture e incassi;
  • accordi di licensing o royalties, se presenti;
  • documenti relativi a clienti esteri;
  • fatture di software e hardware;
  • costi di campionari e prototipi;
  • spese di fiere, trasferte e shooting;
  • contratti e fatture di collaboratori;
  • documentazione di produzione se esiste un proprio brand;
  • report di e-commerce e marketplace quando presenti.

Controlli periodici utili

Ogni trimestre è utile confrontare compensi, costi reali, clienti esteri e progetti in corso. Per chi ha un proprio brand bisogna separare in modo chiaro ricavi di progettazione, produzione e vendita.

Almeno una volta l’anno il commercialista dovrebbe verificare se il 74.11.20 descrive ancora l’attività prevalente o se sartoria, produzione, e-commerce o vendita sono diventati autonomi e richiedono un aggiornamento dell’inquadramento.

Come scegliere un commercialista per fashion designer

È utile un commercialista che conosca le differenze tra professione creativa, produzione e commercio. Deve saper gestire Gestione Separata, attività miste, clienti esteri, contratti con brand, e-commerce e costi di sviluppo delle collezioni.

Prima di affidare la gestione conviene chiedere come verranno controllati ATECO, previdenza, campionari, royalties, produzione e convenienza reale del forfettario nel tempo.

Domande frequenti

Qual è il codice ATECO del fashion designer?

ATECO 2025 utilizza il codice 74.11.20 per le attività di progettazione di moda relative a tessili, abbigliamento, calzature, gioielli, arredi e altri beni di moda.

Qual è il coefficiente forfettario del fashion designer?

Per l’attività professionale di progettazione di moda il coefficiente di redditività è del 78%.

Fashion designer e sarto usano lo stesso ATECO?

No. La progettazione di moda 74.11.20 è distinta dalla sartoria e confezione su misura, che rientra in codici manifatturieri specifici come 14.21.20.

Quanto paga di INPS un fashion designer nel 2026?

Se è un libero professionista in Gestione Separata senza altra previdenza obbligatoria, l’aliquota 2026 è del 26,07%. Nei casi previsti per pensionati o soggetti già coperti da altra previdenza obbligatoria è del 24%.

Un fashion designer con proprio brand resta un libero professionista?

Non necessariamente. Se organizza produzione e vendita di prodotti, oltre al design professionale possono nascere attività d’impresa con codici e previdenza da verificare separatamente.

Il forfettario conviene sempre a un fashion designer?

No. Campionari, prototipi, software, trasferte e collaboratori possono superare la quota di costi riconosciuta dal coefficiente del 78%. Con un proprio brand i costi possono aumentare ulteriormente.

Parla con un consulente
Serve assistenza per la tua Partita IVA?

Raccontaci la tua situazione. Ti aiutiamo a capire come procedere e quale soluzione è più adatta alla tua attività.

Invia una richiesta Prenota una call
Supporto umano 1:1
Consulente dedicato Un professionista che conosce la tua posizione.
Parti subito →
Apertura in 24 ore Dopo la verifica dell'inquadramento corretto.
RegimeForfettario.it

Guide fiscali e assistenza per aprire e gestire la Partita IVA in regime forfettario.

The Loft Srls P.IVA 01843800473 REA PT-184294

Inizia

Aprire la Partita IVACome funzionaTariffeParla con noi →

Regime forfettario

Guida completaRequisitiImposta 5% o 15%Tasse e contributiFatturazione elettronica

Professioni e attività

Tutte le attività →InfermieriFisioterapistiPsicologiAvvocatiArchitetti

Strumenti e previdenza

Codici ATECO →Gestione Separata INPSINPS artigiani e commerciantiScadenze fiscaliTutte le guide
© 2026 RegimeForfettario.it
Termini e condizioniPrivacy PolicyCookie Policy