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Gestione Separata INPS nel regime forfettario 2026: aliquote, calcolo e scadenze

Professionista che calcola i contributi della Gestione Separata INPS nel regime forfettario

La Gestione Separata nel regime forfettario è la forma previdenziale INPS alla quale devono iscriversi, in molti casi, i professionisti senza una Cassa autonoma. I contributi non si calcolano sull’intero fatturato, ma sul reddito ottenuto applicando ai compensi incassati il coefficiente di redditività previsto per l’attività.

Nel 2026 l’aliquota ordinaria per il professionista senza altra copertura previdenziale è pari al 26,07%. Per pensionati e soggetti già assicurati presso un’altra forma di previdenza obbligatoria si applica generalmente l’aliquota del 24%.

In questa guida vediamo come si calcolano i contributi della Gestione Separata nel regime forfettario, quanto si paga con diversi livelli di compensi, come funzionano minimale, accredito contributivo, saldo e acconti e cosa cambia nel primo anno di Partita IVA.

Contenuto aggiornato alle aliquote e ai valori INPS del 2026.

Indice dei contenuti

  • Gestione Separata INPS nel regime forfettario 2026: la risposta in breve
  • Chi paga la Gestione Separata nel regime forfettario
  • Aliquota INPS Gestione Separata 2026 per i forfettari
  • Come si calcolano i contributi Gestione Separata nel regime forfettario
  • Esempio di calcolo con 30.000 euro di compensi
  • Quanto paga un professionista forfettario alla Gestione Separata
  • Gestione Separata con reddito basso o pari a zero
  • Minimale Gestione Separata e mesi di accredito contributivo
  • Massimale contributivo della Gestione Separata
  • I contributi Gestione Separata sono deducibili nel forfettario?
  • Saldo e acconti Gestione Separata INPS 2026
  • Contributi INPS nel primo anno di Partita IVA
  • Lavoro dipendente e Partita IVA: quale aliquota si applica?
  • Pensionato con Partita IVA in Gestione Separata
  • Riduzione INPS del 35%: vale per la Gestione Separata?
  • Rivalsa INPS del 4% nel regime forfettario
  • Differenza tra Gestione Separata e Artigiani e Commercianti
  • Errori frequenti nel calcolo della Gestione Separata
  • Fonti ufficiali

Gestione Separata INPS nel regime forfettario 2026: la risposta in breve

RegolaValore o conseguenza
Aliquota ordinaria professionisti26,07%
Aliquota con pensione o altra previdenza obbligatoria24%
Base di calcolo nel forfettarioCompensi incassati × coefficiente di redditività
Contributo fisso minimo obbligatorioNon previsto
Reddito di riferimento per 12 mesi di accredito18.808 €
Contributo per 12 mesi con aliquota ordinaria4.903,25 €
Massimale di reddito soggetto a contribuzione122.295 €
Saldo e primo acconto30/06/2026
Secondo acconto30/11/2026

La Gestione Separata non impone un contributo fisso annuale come la Gestione Artigiani e Commercianti. Se il reddito è basso, si versano contributi più bassi; tuttavia, un versamento inferiore al contributo necessario per l’intero anno può ridurre i mesi accreditati ai fini pensionistici.

Chi paga la Gestione Separata nel regime forfettario

La Gestione Separata riguarda soprattutto i contribuenti che esercitano un’attività professionale abituale con Partita IVA e non dispongono di una Cassa previdenziale autonoma collegata a un Ordine professionale.

Rientrano spesso in questa situazione, per esempio, consulenti informatici, sviluppatori, web designer, copywriter, traduttori, consulenti marketing, social media manager e numerosi altri professionisti non ordinistici.

Il solo codice ATECO non basta sempre a stabilire la gestione previdenziale corretta. Conta la natura concreta dell’attività e il modo in cui viene organizzata. Un’attività svolta con caratteristiche imprenditoriali può richiedere l’iscrizione alla Gestione Artigiani e Commercianti anziché alla Gestione Separata.

Per approfondire chi deve iscriversi, come presentare l’iscrizione e quali categorie rientrano nella gestione, consulta la guida generale sulla Gestione Separata INPS: aliquote, contributi e iscrizione.

Aliquota INPS Gestione Separata 2026 per i forfettari

Per i liberi professionisti con Partita IVA che non sono pensionati e non risultano iscritti ad altre forme di previdenza obbligatoria, l’aliquota complessiva è pari al 26,07%.

L’aliquota comprende:

  • 25% destinato alla componente pensionistica IVS;
  • 0,72% per le prestazioni assistenziali;
  • 0,35% per il finanziamento dell’ISCRO.

Per chi è pensionato o già coperto da un’altra previdenza obbligatoria, come avviene normalmente in presenza di un lavoro dipendente, l’aliquota applicabile ai redditi professionali è invece pari al 24%.

Queste aliquote riguardano i professionisti. Collaboratori coordinati e continuativi, amministratori e altre categorie iscritte alla Gestione Separata seguono regole e aliquote differenti e non rientrano negli esempi di questa guida.

Come si calcolano i contributi Gestione Separata nel regime forfettario

Il calcolo richiede due passaggi. Prima si determina il reddito forfettario applicando ai compensi incassati il coefficiente di redditività associato all’attività. Poi si applica l’aliquota della Gestione Separata.

Compensi incassati × coefficiente di redditività = reddito forfettario

Reddito forfettario × aliquota Gestione Separata = contributi INPS

Per un professionista al quale si applica il coefficiente del 78%, ogni 10.000 euro di compensi incassati producono un reddito forfettario di 7.800 €. Su questo importo si calcolano i contributi.

Il coefficiente dipende dall’attività e dal relativo codice ATECO. Puoi verificare la percentuale corretta nella tabella dei coefficienti di redditività.

Esempio di calcolo con 30.000 euro di compensi

Consideriamo un professionista che incassa 30.000 euro, applica il coefficiente di redditività del 78% e non possiede un’altra copertura previdenziale obbligatoria.

  • Compensi incassati: 30.000 euro;
  • reddito forfettario: 30.000 × 78% = 23.400 €;
  • aliquota Gestione Separata: 26,07%;
  • contributi dovuti: 23.400 € × 26,07% = 6.100,38 €.

Il risultato rappresenta la contribuzione riferita al reddito dell’anno. Il pagamento effettivo avviene attraverso il meccanismo di saldo e acconti e deve tenere conto dei versamenti già eseguiti.

Quanto paga un professionista forfettario alla Gestione Separata

La tabella seguente considera un professionista con coefficiente di redditività del 78% e aliquota INPS del 26,07%. Gli importi non comprendono l’imposta sostitutiva.

Compensi incassatiReddito forfettarioContributi Gestione Separata
10.000 euro7.800 €2.033,46 €
30.000 euro23.400 €6.100,38 €
50.000 euro39.000 €10.167,30 €

Questi esempi mostrano il contributo maturato sul reddito dell’anno. Per stimare insieme imposta sostitutiva, contributi e importo residuo puoi usare il simulatore per il calcolo delle tasse nel regime forfettario.

Gestione Separata con reddito basso o pari a zero

La Gestione Separata non prevede contributi fissi minimi da versare indipendentemente dal reddito. Di conseguenza, un professionista con reddito forfettario basso versa contributi proporzionalmente più bassi.

Se nell’anno non viene prodotto reddito imponibile professionale, non matura un contributo definitivo sul quale applicare l’aliquota. Tuttavia, possono rimanere da pagare saldo o acconti collegati ad anni precedenti. Per questo motivo bisogna distinguere il reddito dell’anno dai versamenti effettuati nello stesso periodo.

Un reddito basso riduce anche l’accredito contributivo. Non esiste quindi un minimo obbligatorio da pagare, ma esiste un livello di contribuzione necessario per ottenere tutti i dodici mesi ai fini pensionistici.

Minimale Gestione Separata e mesi di accredito contributivo

Nel 2026 il reddito di riferimento per ottenere l’accredito dell’intero anno è pari a 18.808 €.

Con l’aliquota ordinaria del 26,07%, il contributo necessario per l’accredito di dodici mesi è pari a 4.903,25 €. Per chi applica l’aliquota del 24%, l’importo corrispondente è 4.513,92 €.

Se il versamento annuo risulta inferiore, l’INPS accredita un numero di mesi proporzionato alla contribuzione. Per esempio, con 10.000 euro di compensi e coefficiente del 78%, i contributi ammontano a 2.033,46 €. Il rapporto con il contributo necessario per dodici mesi corrisponde indicativamente a circa 4,98 mesi.

Il dato effettivo deve essere verificato nell’estratto conto contributivo INPS, perché accrediti, arrotondamenti, periodi di attività e altre contribuzioni possono incidere sulla posizione individuale.

Massimale contributivo della Gestione Separata

Nel 2026 l’aliquota si applica fino al massimale di reddito pari a 122.295 €. Sulla parte di reddito che supera questo limite non sono dovuti ulteriori contributi alla Gestione Separata per lo stesso anno.

Il massimale riguarda il reddito imponibile previdenziale e non coincide con il limite di ricavi o compensi previsto per il regime forfettario.

I contributi Gestione Separata sono deducibili nel forfettario?

Sì. I contributi previdenziali obbligatori effettivamente versati nel periodo d’imposta si deducono dal reddito forfettario prima di applicare l’imposta sostitutiva.

Il calcolo segue questo ordine:

  1. si applica il coefficiente di redditività ai compensi incassati;
  2. si sottraggono i contributi previdenziali obbligatori versati;
  3. sul reddito imponibile risultante si applica l’imposta sostitutiva del 15% oppure, quando spettante, del 5%.

Conta il momento del pagamento: i contributi maturati su un determinato reddito non coincidono necessariamente con quelli deducibili nello stesso anno, perché saldo e acconti seguono il principio di cassa.

Saldo e acconti Gestione Separata INPS 2026

I professionisti calcolano i contributi nella dichiarazione dei redditi, attraverso il quadro RR, e li versano con modello F24.

VersamentoScadenza ordinaria
Saldo dell’anno precedente e primo acconto dell’anno in corso30/06/2026
Secondo acconto dell’anno in corso30/11/2026

L’acconto della Gestione Separata viene normalmente determinato nella misura dell’80% del contributo dovuto per l’anno precedente e ripartito tra primo e secondo acconto. Le istruzioni annuali possono prevedere modalità particolari, proroghe o possibilità di rateizzazione del saldo e del primo acconto.

Per comprendere la differenza tra saldo, primo acconto e secondo acconto puoi leggere anche la guida su quando si pagano tasse e contributi nel regime forfettario.

Contributi INPS nel primo anno di Partita IVA

Nel primo anno di attività il professionista matura i contributi sul reddito effettivamente prodotto, ma normalmente non dispone ancora di una base storica sulla quale calcolare gli acconti.

Il primo versamento rilevante avviene quindi, di regola, nell’anno successivo: in quella occasione possono sommarsi il saldo relativo al primo anno e gli acconti sul secondo anno. Questo meccanismo può generare un esborso molto più elevato rispetto a quanto percepito durante i primi mesi di attività.

Per evitare problemi di liquidità è prudente accantonare periodicamente una quota degli incassi, distinguendo la parte destinata ai contributi da quella necessaria per l’imposta sostitutiva.

Lavoro dipendente e Partita IVA: quale aliquota si applica?

Chi svolge contemporaneamente un lavoro dipendente e un’attività professionale con Partita IVA può essere tenuto a versare i contributi alla Gestione Separata sul reddito prodotto come autonomo.

Poiché il contribuente è già coperto da un’altra previdenza obbligatoria attraverso il lavoro dipendente, sui redditi professionali si applica generalmente l’aliquota ridotta del 24%.

La presenza del lavoro dipendente non comporta quindi un esonero automatico. Occorre inoltre verificare separatamente i requisiti fiscali per applicare il regime forfettario, compreso il limite relativo ai redditi da lavoro dipendente.

Pensionato con Partita IVA in Gestione Separata

Anche il pensionato che esercita un’attività professionale soggetta alla Gestione Separata versa normalmente i contributi sul reddito prodotto con la Partita IVA. L’aliquota applicabile è generalmente pari al 24%.

La pensione non elimina quindi l’obbligo contributivo derivante dalla nuova attività professionale. Eventuali incompatibilità o regole particolari devono essere controllate in base al tipo di pensione e alla situazione individuale.

Riduzione INPS del 35%: vale per la Gestione Separata?

No. La riduzione contributiva del 35% prevista per alcuni contribuenti forfettari riguarda esclusivamente gli iscritti alla Gestione Artigiani e Commercianti.

I professionisti iscritti alla Gestione Separata non possono richiederla. Versano i contributi applicando l’aliquota prevista al reddito professionale effettivamente prodotto.

La disciplina è approfondita nella guida sulla riduzione dei contributi INPS nel regime forfettario.

Rivalsa INPS del 4% nel regime forfettario

Il professionista iscritto alla Gestione Separata può addebitare al cliente una rivalsa pari al 4% del compenso.

  • La rivalsa è facoltativa, salvo diversi accordi contrattuali;
  • non trasferisce al cliente l’obbligo contributivo;
  • non riduce l’aliquota dovuta dal professionista;
  • nel regime forfettario concorre normalmente alla formazione dei compensi incassati.

Di conseguenza, la rivalsa aumenta l’importo pagato dal cliente, ma entra anche nella base dalla quale si determina il reddito forfettario.

Differenza tra Gestione Separata e Artigiani e Commercianti

CaratteristicaGestione SeparataArtigiani e Commercianti
Soggetti tipiciProfessionisti senza Cassa autonomaAttività artigianali e commerciali
Contributo fisso sul minimaleNon previstoPrevisto
Calcolo principalePercentuale sul reddito professionaleContributi sul minimale più eventuale eccedenza
Riduzione forfettari del 35%Non applicabileRichiedibile in presenza dei requisiti
Effetto del reddito zeroNessun contributo definitivo sul reddito dell’annoRestano normalmente dovuti i contributi sul minimale

La scelta della gestione non dipende dalla convenienza economica del contribuente, ma dall’attività concretamente esercitata e dal relativo inquadramento previdenziale. Per approfondire consulta la guida all’INPS Artigiani e Commercianti.

Errori frequenti nel calcolo della Gestione Separata

  • Applicare l’aliquota direttamente all’intero fatturato senza utilizzare il coefficiente di redditività;
  • confondere il minimale per l’accredito pensionistico con un contributo fisso obbligatorio;
  • applicare l’aliquota ordinaria anche in presenza di pensione o altra copertura previdenziale obbligatoria;
  • considerare la rivalsa del 4% come uno sconto sui contributi;
  • richiedere la riduzione del 35%, che non spetta agli iscritti alla Gestione Separata;
  • confondere i contributi maturati sul reddito con quelli effettivamente pagati e deducibili nell’anno;
  • non considerare saldo e acconti nella pianificazione della liquidità;
  • scegliere la gestione previdenziale basandosi soltanto sul codice ATECO.

Fonti ufficiali

  • Circolare INPS n. 8 del 3 febbraio 2026: aliquote, minimale e massimale della Gestione Separata.
  • Circolare INPS n. 62 del 27 maggio 2026: saldo e acconto dei contributi previdenziali.
  • INPS: servizio di iscrizione dei liberi professionisti alla Gestione Separata.
  • Legge 8 agosto 1995, n. 335, articolo 2, comma 26.

Domande frequenti sulla Gestione Separata nel regime forfettario

Qual è l’aliquota della Gestione Separata INPS nel regime forfettario 2026?

Per i professionisti senza pensione e senza altra copertura previdenziale obbligatoria l’aliquota è pari al 26,07%. Per pensionati e soggetti già assicurati presso un’altra gestione obbligatoria si applica generalmente il 24%.

I contributi si calcolano sul fatturato o sul reddito forfettario?

Si calcolano sul reddito forfettario. Ai compensi incassati si applica il coefficiente di redditività previsto per l’attività e sul risultato si applica l’aliquota della Gestione Separata.

Quanto paga un professionista forfettario alla Gestione Separata?

L’importo dipende dai compensi incassati, dal coefficiente di redditività e dall’aliquota applicabile. Per esempio, con 30.000 euro di compensi, coefficiente del 78% e aliquota del 26,07%, i contributi maturati sono pari a 6.100,38 euro.

La Gestione Separata prevede contributi minimi fissi?

No. Non esiste un contributo fisso minimo obbligatorio come per artigiani e commercianti. Esiste però un minimale di reddito utile per ottenere l’accredito dell’intero anno contributivo.

Cosa succede se il reddito è inferiore al minimale?

Il professionista versa contributi proporzionati al reddito effettivo, ma l’INPS può accreditare meno di dodici mesi ai fini pensionistici. Il numero effettivo di mesi deve essere verificato nell’estratto conto contributivo.

Quando si pagano saldo e acconti della Gestione Separata?

Il saldo dell’anno precedente e il primo acconto si versano ordinariamente entro il 30 giugno. Il secondo acconto si versa ordinariamente entro il 30 novembre, salvo proroghe o differimenti.

Chi ha un lavoro dipendente paga anche la Gestione Separata?

Sì, quando svolge anche un’attività professionale soggetta alla Gestione Separata. In presenza di altra previdenza obbligatoria si applica generalmente l’aliquota del 24% sui redditi professionali.

La riduzione INPS del 35% vale per la Gestione Separata?

No. La riduzione del 35% è riservata agli iscritti alla Gestione Artigiani e Commercianti che rispettano i requisiti previsti. Non si applica ai professionisti della Gestione Separata.

La rivalsa INPS del 4% è obbligatoria?

No. La rivalsa del 4% è facoltativa, non sostituisce i contributi dovuti e non trasferisce al cliente l’obbligo previdenziale del professionista.

Conclusioni

Nel regime forfettario i contributi della Gestione Separata si calcolano sul reddito ottenuto applicando il coefficiente di redditività ai compensi incassati. Non esiste un contributo fisso minimo obbligatorio, ma il livello dei versamenti incide sui mesi accreditati ai fini pensionistici.

Per pianificare correttamente i pagamenti bisogna considerare insieme aliquota applicabile, saldo, acconti, contributi effettivamente versati e deduzione dall’imposta sostitutiva.

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