
Aprire la Partita IVA come copywriter nel 2026 richiede una verifica più precisa rispetto alle vecchie guide che indicavano un unico codice generico. Con la classificazione ATECO 2025 la scrittura di testi per conto di terzi trova oggi un riferimento molto più specifico nel codice 90.11.09, mentre il copywriting inserito nella vera ideazione di campagne pubblicitarie può ricadere nel 73.11.01.
La scelta deve dipendere dal lavoro realmente svolto: articoli, testi per siti, manuali e contenuti editoriali non sono la stessa cosa dell’ideazione di messaggi e campagne pubblicitarie. Il codice ATECO determina anche il coefficiente di redditività del regime forfettario, quindi è importante non scegliere in base alla sola convenienza fiscale.
Partita IVA copywriter: dati principali
Per un copywriter freelance che scrive testi per clienti in modo abituale serve normalmente la Partita IVA. Il codice 90.11.09 – Altre attività di creazione letteraria e composizione musicale comprende espressamente la stesura di testi per conto di terzi e i manuali tecnici. Se invece l’attività consiste soprattutto nel lavoro concettuale sul messaggio pubblicitario e nell’ideazione di campagne, va verificato il 73.11.01 – Ideazione di campagne pubblicitarie.
Quando serve la Partita IVA
La Partita IVA è necessaria quando l’attività viene esercitata con abitualità e professionalità. Non esiste una soglia generale di 5.000 euro che permetta di lavorare stabilmente come copywriter senza Partita IVA: quel limite riguarda specifici aspetti contributivi delle prestazioni occasionali e non sostituisce il criterio dell’abitualità. Se hai clienti ricorrenti, proponi servizi in modo organizzato e lavori continuativamente, la posizione va inquadrata come attività autonoma abituale.
Come aprire la Partita IVA da copywriter
Il professionista persona fisica comunica all’Agenzia delle Entrate l’inizio dell’attività, la data di decorrenza, il codice ATECO e il regime fiscale. Prima di inviare la pratica conviene elencare le prestazioni che saranno fatturate: articoli, pagine web, newsletter, ghostwriting, manuali, testi commerciali, campagne pubblicitarie, consulenza editoriale o attività di content strategy. Se svolgi più attività autonome e rilevanti può essere opportuno associare un codice secondario.
Codice ATECO 90.11.09 per scrittura e testi conto terzi
ATECO 2025 include nel 90.11.09 attività di scrittori individuali, stesura di manuali tecnici, sceneggiatura e soprattutto stesura di testi e composizioni per conto di terzi. Per il copywriter che vende principalmente attività di scrittura questa descrizione è molto più aderente rispetto ai vecchi codici professionali residuali utilizzati in passato. Le attività comprese ed escluse sono riportate nelle note ufficiali ATECO 2025 di ISTAT.
Codice ATECO 73.11.01 per copy pubblicitario
Il 73.11.01 è da verificare quando il servizio non consiste soltanto nello scrivere testi, ma comprende la progettazione creativa della campagna. ATECO 2025 include il lavoro concettuale sul messaggio pubblicitario, l’ideazione e lo sviluppo di messaggi, la pianificazione e organizzazione di campagne e una gamma completa di servizi creativi pubblicitari. Un copywriter che lavora stabilmente come creativo advertising può quindi avere un inquadramento diverso da chi produce articoli e contenuti editoriali.
SEO copywriter, content writer e ghostwriter
Le etichette commerciali non cambiano la regola: bisogna guardare alla prestazione. Un SEO copywriter che scrive articoli, landing page e testi ottimizzati resta prima di tutto un professionista che produce testi; l’uso di keyword, Search Console o strumenti SEO non rende automaticamente l’attività informatica. Il ghostwriter che scrive per conto di terzi trova nel 90.11.09 una descrizione particolarmente coerente. Se invece il lavoro è inserito nella creazione di campagne advertising, va verificato il 73.11.01.
Un solo codice ATECO o più codici?
Puoi avere più codici quando svolgi attività effettivamente diverse. Un professionista potrebbe, ad esempio, fatturare sia scrittura di contenuti sia consulenza di marketing o ideazione pubblicitaria. In quel caso va individuata l’attività prevalente e valutati eventuali codici secondari. I ricavi e compensi delle diverse attività vengono comunque considerati complessivamente ai fini del limite del regime forfettario.
Regime forfettario per copywriter
Il copywriter persona fisica può applicare il regime forfettario se rispetta i requisiti generali e non ricade nelle cause di esclusione. Nel 2026 il limite ordinario resta pari a 85.000 euro di ricavi o compensi, mentre il superamento di 100.000 euro comporta gli effetti immediati previsti dalla disciplina. Va controllata anche l’eventuale presenza di redditi da lavoro dipendente e gli altri requisiti riepilogati nella guida alle cause ostative del regime forfettario.
Coefficiente di redditività: 67% o 78%
Non esiste un coefficiente unico “del copywriter”. Per il 90.11.09 il coefficiente associato al regime forfettario è del 67%. Per il 73.11.01 è invece del 78%. Questo significa che a parità di compensi cambia il reddito forfettario lordo. La differenza non autorizza però a scegliere liberamente il codice con il coefficiente più basso: il codice deve descrivere l’attività realmente esercitata.
Imposta sostitutiva al 5% o al 15%
L’imposta sostitutiva è normalmente del 15%. Può scendere al 5% per l’anno di inizio e i quattro successivi se sono rispettate tutte le condizioni previste per una nuova attività. Il 5% non è automatico per il solo fatto di aprire una nuova Partita IVA e va verificato, tra l’altro, che non si tratti della mera prosecuzione di un’attività già svolta. Puoi approfondire nella guida all’imposta sostitutiva al 5% o al 15%.
Gestione Separata INPS nel 2026
Il copywriter che esercita come libero professionista senza una Cassa professionale autonoma è normalmente iscritto alla Gestione Separata INPS. Per il 2026 la circolare INPS n. 8 del 3 febbraio 2026 indica un’aliquota complessiva del 26,07% per i professionisti non assicurati presso altra forma di previdenza obbligatoria. Per pensionati o soggetti già assicurati presso altra previdenza obbligatoria è indicata l’aliquota del 24%, salvo il corretto inquadramento individuale.
Rivalsa INPS del 4%
Il professionista può addebitare al cliente la rivalsa del 4% nei casi previsti, ma la rivalsa è una componente del compenso e non sostituisce i contributi dovuti. Il copywriter resta responsabile del versamento alla Gestione Separata sulla propria base contributiva.
Esempio con 30.000 euro di compensi
Prendiamo un copywriter la cui attività rientra nel 90.11.09. Con 30.000 euro di compensi e coefficiente del 67%, il reddito forfettario lordo è di 20.100 euro. Ipotizzando Gestione Separata al 26,07%, i contributi dell’esempio sono circa 5.240,07 euro. Dopo la deduzione dei contributi obbligatori, la base per l’imposta è circa 14.859,93 euro: l’imposta sarebbe circa 743 euro con aliquota al 5% oppure circa 2.229 euro con aliquota al 15%.
Se l’attività rientra invece nel 73.11.01, il coefficiente è 78% e il calcolo cambia. L’esempio serve a mostrare il metodo: la posizione reale dipende dai contributi effettivamente versati, da eventuali altre coperture previdenziali e dalla situazione personale.
Fattura elettronica, IVA e bollo
Il copywriter in regime forfettario emette fattura elettronica tramite Sistema di Interscambio. Non espone normalmente l’IVA e deve gestire il bollo quando dovuto. Con clienti esteri occorre inoltre verificare la natura del cliente, il luogo della prestazione e la corretta compilazione del documento. La guida sulla fatturazione elettronica dei forfettari riepiloga gli aspetti operativi.
Diritto d’autore e prestazione professionale
Scrivere un testo non significa automaticamente percepire compensi fiscalmente qualificabili come diritto d’autore. Occorre distinguere tra il compenso per l’attività professionale continuativa e l’eventuale cessione o concessione di specifici diritti di utilizzazione economica su un’opera protetta. Nei rapporti con clienti e agenzie è utile definire per iscritto cosa viene ceduto, per quali usi e se il compenso riguarda la prestazione, i diritti o entrambe le componenti.
Costi di software, AI e collaboratori
Un copywriter può sostenere costi per software di scrittura e revisione, strumenti SEO, AI, banche immagini, formazione, hardware, coworking e collaboratori. Nel forfettario questi costi ordinari non vengono dedotti analiticamente: sono considerati attraverso il coefficiente di redditività. Se le spese reali diventano elevate, conviene confrontare il carico complessivo con quello di un regime ordinario.
Copywriter e lavoro dipendente
È possibile avere un lavoro dipendente e una Partita IVA, ma l’accesso al forfettario richiede controlli ulteriori. Vanno verificati la soglia dei redditi da lavoro dipendente prevista per l’anno, i rapporti con l’attuale o precedente datore e le altre cause ostative. Aprire la Partita IVA e poter applicare il forfettario sono quindi due verifiche diverse.
Errori da evitare
Gli errori più frequenti sono continuare a usare automaticamente il vecchio codice residuale 74.99.99; attribuire a ogni copywriter il coefficiente del 78%; scegliere il codice soltanto per ottenere il coefficiente più basso; considerare automatico il 5%; confondere la soglia di 5.000 euro con un’esenzione dalla Partita IVA; calcolare l’imposta senza prima dedurre i contributi previdenziali obbligatori ammessi.
Domande frequenti
Per la stesura di testi per conto di terzi va verificato il 90.11.09. Per il copywriting inserito nell’ideazione vera e propria di campagne pubblicitarie può essere invece pertinente il 73.11.01. La scelta dipende dalla prestazione effettiva.
Per il codice 90.11.09 il coefficiente è il 67%; per il 73.11.01 è il 78%. Non esiste quindi un unico coefficiente valido per ogni copywriter.
Per un libero professionista senza altra previdenza obbligatoria la Gestione Separata INPS prevede nel 2026 l’aliquota del 26,07%. Con altra previdenza obbligatoria o pensione l’aliquota indicata è il 24%, salvo l’inquadramento individuale.
Sì, se rispetta i requisiti generali e non ricade in una causa di esclusione. Il limite ordinario di ricavi o compensi resta 85.000 euro.
Non esiste una soglia generale di 5.000 euro che esoneri dalla Partita IVA. Conta soprattutto se l’attività è occasionale oppure abituale e professionale.
Raccontaci la tua situazione. Ti aiutiamo a capire come procedere e quale soluzione è più adatta alla tua attività.
