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Regime Forfettario

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Dichiarazione forfettario 2026: come controllare il calcolo delle tasse

Per controllare se il calcolo delle tasse nella dichiarazione 2026 del regime forfettario è corretto, bisogna ricostruire il percorso dagli incassi 2025 fino al saldo: incassi effettivi → coefficiente di redditività → contributi previdenziali deducibili → imposta sostitutiva 5% o 15% → acconti e crediti. Il totale dell’F24, da solo, non dice se il calcolo è giusto: può comprendere anche acconti per l’anno successivo e contributi.

Questa guida ha un intento preciso: aiutarti a rifare i controlli essenziali e capire dove nasce un’eventuale differenza. Per la procedura generale resta valida la guida alla dichiarazione dei redditi del forfettario; per la compilazione rigo per rigo puoi invece usare l’approfondimento sul Quadro LM.

In breve: i 6 controlli da fare prima di pagare

  1. Incassi: verifica quanto hai realmente percepito nel 2025, non solo quanto hai fatturato.
  2. Coefficiente: controlla che sia quello corretto per l’attività e che eventuali attività diverse siano trattate correttamente.
  3. Contributi: verifica quelli obbligatori effettivamente versati e deducibili.
  4. Aliquota: controlla se spetta il 15% oppure il 5% e se i requisiti per l’aliquota agevolata sono davvero presenti.
  5. Acconti e crediti: verifica quanto hai già versato e quali crediti riducono il debito.
  6. F24: separa saldo, primo acconto, secondo acconto e contributi previdenziali.

Prima del calcolo raccogli i documenti giusti

Il modo più efficace per trovare un errore è non partire dal numero finale. Prepara il prospetto degli incassi 2025, fatture e note di credito, quietanze degli F24 già pagati, attestazioni dei contributi previdenziali versati e copia della dichiarazione o del prospetto predisposto dal commercialista.

Se utilizzi Redditi PF precompilato, controlla anche il foglio informativo. L’Agenzia delle Entrate, nella sezione dedicata al Quadro LM 2026, invita espressamente i contribuenti forfettari a verificare i dati precompilati. È un passaggio importante perché la precompilazione utilizza le informazioni disponibili, ma non può ricostruire sempre in modo automatico la data effettiva dell’incasso.

1. Controlla gli incassi 2025, non soltanto le fatture emesse

Nel regime forfettario si applica il principio di cassa: per la dichiarazione 2026 devi ricostruire i ricavi o compensi fiscalmente rilevanti del 2025 in base a quanto effettivamente percepito. Una fattura del 2025 incassata nel 2026 non entra automaticamente nel reddito 2025; allo stesso modo, un compenso fatturato nel 2024 ma incassato nel 2025 può rilevare nel 2025.

L’Agenzia precisa che, per la precompilazione, vengono considerate anche le informazioni delle fatture elettroniche e dei corrispettivi. Proprio per questo il primo controllo consiste nel confrontare il totale usato nella dichiarazione con il tuo prospetto degli incassi effettivi. Una differenza in questo punto si trascina su reddito, imposta e acconti.

2. Verifica coefficiente di redditività e attività esercitata

Dopo gli incassi viene il coefficiente di redditività. Nel forfettario i costi ordinari non vengono sottratti analiticamente: il reddito dell’attività si determina applicando ai componenti positivi il coefficiente previsto per il settore.

Se svolgi una sola attività, il controllo è relativamente semplice. Se hai più codici ATECO, devi invece verificare se le attività ricadono nello stesso gruppo di redditività oppure in gruppi diversi. Quando i coefficienti sono differenti, non è corretto applicare automaticamente una sola percentuale a tutti gli incassi.

Per il controllo puoi consultare la guida al coefficiente di redditività e l’approfondimento sul codice ATECO nel regime forfettario.

3. Rifai il calcolo dell’imposta con un esempio

Supponiamo che un professionista abbia incassato nel 2025 40.000 euro, applichi un coefficiente di redditività del 78% e abbia versato 6.000 euro di contributi previdenziali obbligatori deducibili.

PassaggioRisultato
Incassi 202540.000 €
40.000 × 78%31.200 €
31.200 − 6.000 contributi25.200 €
Imposta al 15%3.780 €
Imposta al 5%, se spettante1.260 €

Questo risultato rappresenta l’imposta teorica, non il pagamento finale. Prima di concludere che l’F24 debba essere di 3.780 euro bisogna verificare acconti già versati, crediti utilizzabili e gli importi dovuti per l’anno successivo.

Se hai dubbi sull’aliquota, la guida al forfettario al 5% o al 15% spiega i requisiti. Il 5% non si applica semplicemente perché la Partita IVA è stata aperta da poco: devono essere rispettate le condizioni previste dalla normativa.

4. Controlla i contributi previdenziali effettivamente versati

Un errore frequente consiste nel confondere i contributi dovuti con quelli versati e deducibili. Per il controllo della dichiarazione devi verificare i pagamenti effettivi dell’anno e la loro corretta imputazione.

Nella precompilata 2026 l’Agenzia segnala che i contributi comunicati dai soggetti terzi possono essere presenti nel foglio informativo e devono essere verificati prima di riportarli nel Quadro LM. La posizione cambia inoltre in base alla previdenza applicabile: un professionista in Gestione Separata INPS non segue lo stesso meccanismo di un artigiano o commerciante. Per questi ultimi puoi usare la guida ai contributi INPS Artigiani e Commercianti.

5. Dall’imposta teorica al saldo: sottrai acconti e crediti

Una volta verificata l’imposta sostitutiva, devi passare al risultato effettivo della dichiarazione. Gli acconti già versati per l’anno d’imposta e gli eventuali crediti possono ridurre il saldo.

Riprendiamo l’esempio con imposta teorica di 3.780 euro. Se risultano correttamente versati 3.000 euro di acconti riferiti al 2025 e non consideriamo altri crediti o rettifiche, il saldo residuo sarebbe di 780 euro. Se nel prospetto trovi un saldo molto diverso, devi cercare la differenza nei dati a monte, nei crediti o negli acconti riconosciuti.

L’Agenzia delle Entrate indica che nel Quadro LM precompilato confluiscono anche informazioni su eccedenze e acconti provenienti dalla dichiarazione precedente e dai modelli F24. Confronta quindi la dichiarazione con le quietanze degli F24 realmente addebitati.

6. Perché l’F24 può essere più alto dell’imposta calcolata

Imposta dell’anno, saldo e totale degli F24 non sono sinonimi. Il saldo chiude il debito relativo all’anno precedente; gli acconti anticipano invece l’imposta dell’anno successivo. Nello stesso periodo possono inoltre esserci versamenti previdenziali.

CodiceCosa identifica
1792Saldo imposta sostitutiva
1790Primo acconto imposta sostitutiva
1791Secondo acconto o acconto in unica soluzione

I codici sono quelli indicati dall’Agenzia delle Entrate. Se l’imposta 2025 risulta corretta ma l’importo complessivo da versare è più alto, verifica quanto del totale è saldo e quanto è acconto 2026 prima di pensare a un errore.

Per approfondire puoi consultare la guida sull’obbligo di versare gli acconti e quella sul secondo acconto del regime forfettario.

7. Quadro LM e Quadro RS: cosa controllare

Il Quadro LM è il punto centrale per ricostruire reddito forfettario e imposta sostitutiva. Il Quadro RS contiene invece informazioni aggiuntive richieste dalla dichiarazione: è importante, ma non va usato come scorciatoia per rifare il calcolo principale dell’imposta.

Nel controllo pratico parti quindi dagli importi che alimentano il Quadro LM e solo dopo verifica la coerenza degli altri quadri con la tua situazione. Se hai più attività, altri redditi, crediti particolari o una posizione previdenziale complessa, il controllo deve essere esteso ai quadri interessati.

8. I segnali che meritano un controllo immediato

  • il totale dichiarato coincide esattamente con le fatture emesse, ma alcune sono state incassate nell’anno successivo;
  • il coefficiente di redditività non corrisponde alla tua attività;
  • con più attività è stato usato un unico coefficiente senza verificare i gruppi di redditività;
  • i contributi versati risultano assenti o molto diversi dalle quietanze disponibili;
  • l’aliquota è al 5% senza una verifica documentata dei requisiti;
  • gli acconti già pagati non compaiono nel calcolo del saldo;
  • il totale dell’F24 viene presentato come “tasse dell’anno” senza distinguere saldo e acconti;
  • la precompilata è stata accettata senza verificare foglio informativo e incassi reali.

Se il calcolo non torna, come trovare l’errore

Non modificare a caso il valore finale. Torna indietro lungo la catena di calcolo: incassi → coefficiente → contributi → imponibile → aliquota → imposta → acconti/crediti → saldo → F24. Il primo punto in cui il tuo dato diverge da quello della dichiarazione indica dove concentrare la verifica.

Se la dichiarazione è stata predisposta da un professionista, chiedi un prospetto di riconciliazione che mostri da quali dati nasce il risultato. Se il modello è già stato inviato, prima di correggerlo bisogna individuare la natura dell’errore e il suo effetto su imposte e versamenti. La guida su cosa fare dopo l’invio della dichiarazione approfondisce ricevuta, F24 e controlli successivi.

Domande frequenti sul controllo delle tasse del forfettario

Se l’F24 è più alto dell’imposta sostitutiva significa che il calcolo è sbagliato?

No. L’F24 può comprendere saldo e acconti per l’anno successivo, oltre ad altri versamenti. Bisogna separare le singole voci e i relativi codici tributo.

Per controllare la dichiarazione devo usare fatture o incassi?

Nel regime forfettario il controllo parte dagli incassi fiscalmente rilevanti secondo il principio di cassa. La sola data della fattura non basta sempre a individuare l’anno corretto.

I contributi da dedurre sono quelli dovuti o quelli pagati?

Per la deduzione devi verificare i contributi previdenziali obbligatori effettivamente versati e la loro corretta imputazione secondo le istruzioni della dichiarazione.

Con due codici ATECO basta applicare un solo coefficiente?

Non sempre. Se le attività ricadono in gruppi di redditività differenti, gli incassi devono essere distinti per applicare il coefficiente corretto a ciascuna attività.

Cosa faccio se trovo un errore dopo l’invio?

Prima individua con precisione il dato errato e quantifica l’effetto su imposta, saldo e acconti. Solo dopo va valutato lo strumento di correzione appropriato.

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