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Regime Forfettario

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Preventivo professionale nel regime forfettario: prezzo, acconto e margine

Un buon preventivo professionale non serve solo a dire quanto costa un lavoro. Serve a chiarire cosa farà il professionista, cosa riceverà il cliente, quali attività restano escluse, quando si paga e soprattutto se il prezzo è economicamente sostenibile anche dopo tasse, contributi e costi reali.

Per chi lavora con Partita IVA in regime forfettario questo punto è decisivo: il reddito fiscale non coincide con il margine effettivo della commessa. Il Fisco applica infatti il coefficiente di redditività ai compensi percepiti, mentre strumenti, software, collaboratori, trasferte e tempo non fatturabile continuano a essere costi reali dell’attività.

Preventivo professionale: cosa dovrebbe contenere

Un preventivo utile al cliente e al professionista dovrebbe contenere almeno:

  • descrizione dell’incarico;
  • attività comprese;
  • risultati o deliverable previsti;
  • attività escluse;
  • numero di revisioni o incontri inclusi;
  • tempi indicativi di esecuzione;
  • compenso e modalità di pagamento;
  • eventuale acconto;
  • spese e costi extra;
  • durata di validità dell’offerta;
  • condizioni per attività aggiuntive o variazioni dell’incarico.

La differenza rispetto a una semplice cifra è sostanziale. Scrivere “consulenza 800 euro” lascia aperte molte domande. Scrivere invece che il prezzo comprende analisi iniziale, due incontri, documento conclusivo e una revisione definisce il perimetro del lavoro e riduce le incomprensioni.

Per le professioni regolamentate il preventivo ha anche una funzione giuridica

Per le professioni regolamentate, l’articolo 9, comma 4, del Decreto-legge 1/2012 prevede che il compenso sia pattuito al momento del conferimento dell’incarico e che la misura del compenso venga resa nota al cliente in forma scritta o digitale con un preventivo di massima. La norma richiede anche informazioni sulla complessità dell’incarico, sugli oneri ipotizzabili e, quando pertinente, sulla polizza professionale.

Questo obbligo non va esteso automaticamente a ogni freelance non ordinistico nello stesso identico modo. Per chi esercita una professione non regolamentata, però, mettere per iscritto oggetto, prezzo e condizioni resta una delle forme più efficaci di tutela commerciale e probatoria.

Prima del prezzo bisogna definire cosa sta comprando il cliente

Il rischio più comune è quotare troppo presto. Un cliente chiede “quanto costa un sito?”, “quanto costa una consulenza?”, “quanto costa gestire i social?” e il professionista risponde subito con una cifra. Ma prima del prezzo bisogna capire il perimetro.

Per esempio, “gestione social” può significare solo programmazione dei contenuti oppure includere strategia, calendario editoriale, copy, grafiche, video, moderazione dei commenti, reportistica e campagne pubblicitarie. Se il preventivo non separa queste attività, il progetto può crescere senza che cresca il compenso.

Attività incluse ed escluse: il modo più semplice per evitare lo scope creep

Lo scope creep è l’allargamento progressivo del lavoro rispetto a quanto concordato. Succede quando un progetto nato con cinque attività ne assorbe dieci, ma il prezzo resta identico.

Il preventivo dovrebbe quindi contenere due blocchi chiari:

  • compreso: ciò che il cliente acquista;
  • non compreso: ciò che richiederà un nuovo preventivo o un’integrazione economica.

Per un grafico, per esempio, può essere utile specificare che sono comprese due proposte iniziali e due cicli di modifiche. Per un consulente si possono indicare il numero di incontri e le ore di assistenza. Per uno sviluppatore, le funzionalità incluse e quelle escluse.

Quante revisioni includere nel preventivo

Le revisioni sono una delle principali cause di erosione del margine. Se il cliente può chiedere modifiche illimitate, un incarico da 1.000 euro può trasformarsi in un lavoro da 30 o 40 ore in più.

È quindi utile indicare un numero preciso di revisioni comprese e stabilire cosa succede dopo: tariffa oraria, costo per revisione aggiuntiva oppure nuovo preventivo. Questo non serve a irrigidire il rapporto, ma a rendere prevedibile il costo per entrambe le parti.

Come stabilire un prezzo sostenibile nel regime forfettario

Nel forfettario il prezzo non dovrebbe essere costruito soltanto sulle ore lavorate. Deve tenere conto di almeno cinque componenti:

  1. tempo direttamente dedicato al progetto;
  2. tempo non fatturabile necessario per gestire il cliente;
  3. costi esterni e strumenti;
  4. contributi previdenziali;
  5. imposta sostitutiva.

La Legge 190/2014, al comma 64, stabilisce che il reddito imponibile del forfettario si determina applicando ai compensi percepiti il coefficiente di redditività previsto per l’attività. Questo significa che i costi reali non riducono uno per uno il reddito fiscale.

Per questo il preventivo deve essere costruito guardando al margine economico vero, non soltanto alla base fiscale.

Esempio: progetto da 1.000 euro con 300 euro di costi reali

Immaginiamo un professionista con coefficiente di redditività del 78% che propone un incarico da 1.000 euro e sostiene 300 euro di costi reali tra software, collaborazioni e servizi esterni.

Il margine economico prima di imposte e contributi è 700 euro. Fiscalmente, però, il reddito forfettario lordo teorico della commessa è 780 euro. I 300 euro di costi reali non vengono sottratti analiticamente da quei 780 euro.

Questo esempio mostra perché un prezzo che sembra sufficiente a coprire le ore di lavoro può diventare troppo basso quando entrano in gioco costi esterni. Se il progetto richiede anche un collega freelance, conviene leggere la guida su collega freelance nel forfettario: chi fattura al cliente e cosa entra nel fatturato.

Il prezzo minimo dovrebbe includere anche il tempo non fatturabile

Chi lavora in proprio non fattura ogni ora della giornata. Esistono preventivi, telefonate, amministrazione, formazione, marketing, recupero crediti, gestione fiscale e periodi senza incarichi.

Se vuoi ottenere 30.000 euro netti annui, non puoi semplicemente dividere 30.000 per 12 e trasformare il risultato in fatturato mensile. Devi aggiungere tasse, contributi, costi dell’attività e ore non vendibili.

Un metodo pratico è partire dall’obiettivo annuale, stimare i costi e il carico fiscale, poi dividere il fatturato necessario per il numero realistico di giornate o ore effettivamente vendibili. Per trasformare questo calcolo in una tariffa concreta, consulta la guida sul prezzo orario nel regime forfettario.

Acconto: quando conviene chiederlo

L’acconto riduce il rischio di iniziare un lavoro senza una vera conferma economica del cliente. Può essere utile soprattutto per progetti lunghi, lavori personalizzati o incarichi che richiedono acquisti, prenotazioni o blocco di calendario.

Nel preventivo è meglio indicare chiaramente:

  • percentuale o importo dell’acconto;
  • momento in cui va pagato;
  • quando inizia il lavoro;
  • scadenze delle rate successive;
  • saldo finale.

Nel regime forfettario conta il principio di cassa: il compenso rileva quando viene percepito. Per questo anche gli acconti incassati vanno considerati nel monitoraggio annuale dei compensi e della soglia di 85.000 euro. Per gli aspetti di fatturazione elettronica puoi consultare la guida su fattura elettronica forfettari.

Rate e pagamenti intermedi

Per lavori lunghi può essere più sostenibile suddividere il compenso in fasi. Per esempio: 30% all’accettazione, 40% alla consegna intermedia e 30% al completamento.

La rateizzazione protegge la liquidità del professionista e rende il prezzo più gestibile per il cliente. Nel preventivo è utile collegare ogni pagamento a una fase precisa del progetto, evitando formule vaghe come “saldo a fine lavori” quando il progetto può durare mesi.

Spese vive, trasferte e costi anticipati

Il preventivo dovrebbe chiarire se trasferte, hotel, materiali, licenze, spedizioni, diritti o altri costi sono compresi nel prezzo oppure saranno addebitati separatamente.

Non tutti i rimborsi spese hanno lo stesso trattamento fiscale. Le vere anticipazioni effettuate in nome e per conto del cliente seguono regole diverse dai normali riaddebiti di costi sostenuti dal professionista. Prima di usare formule come “spese escluse dal compenso” conviene verificare il caso concreto. La guida rimborsi spese nel forfettario approfondisce la differenza.

Prezzo fisso, tariffa oraria o pacchetto?

Non esiste una formula migliore per tutti.

  • Prezzo fisso: funziona bene quando il perimetro è chiaro e il professionista sa stimare il tempo.
  • Tariffa oraria: è utile quando il lavoro è difficile da prevedere o dipende molto dalle richieste del cliente.
  • Pacchetto: funziona bene per servizi ripetibili, con attività e limiti definiti.
  • Retainer mensile: può essere utile per assistenza continuativa o gestione ricorrente.

Nel forfettario la scelta deve essere coerente anche con i costi reali. Un pacchetto apparentemente redditizio può smettere di esserlo se comprende troppe ore o troppi servizi esterni. Per progettare una struttura stabile di servizi e pacchetti, consulta il listino prezzi nel regime forfettario.

Tre opzioni di prezzo possono aiutare il cliente a scegliere

In molti casi è utile presentare tre livelli: essenziale, completo e avanzato. Non serve usare sempre questa struttura, ma può funzionare quando il servizio è modulare.

Per esempio, una consulenza può includere nel livello base analisi e incontro; nel livello intermedio anche un documento operativo; nel livello avanzato follow-up e assistenza per un periodo definito.

Le opzioni aiutano a evitare lo sconto immediato. Se il cliente ha un budget più basso, può ridurre il perimetro invece di chiedere lo stesso lavoro a un prezzo inferiore.

Validità del preventivo e variazioni del progetto

Indicare una validità temporale evita che un’offerta formulata oggi venga accettata molti mesi dopo, quando costi e disponibilità possono essere cambiati. Una formula semplice può prevedere che il preventivo sia valido per 15 o 30 giorni.

È altrettanto utile stabilire che variazioni sostanziali dell’incarico, nuove funzionalità o attività non comprese saranno oggetto di integrazione economica. Questo crea una procedura chiara prima che nascano discussioni.

Come far accettare il preventivo

È utile prevedere un’accettazione esplicita: firma, conferma digitale, e-mail di accettazione o altro sistema coerente con il tipo di incarico. Per le professioni regolamentate vanno naturalmente rispettate le regole specifiche dell’ordine, della professione e dell’incarico.

Il documento dovrebbe essere conservato insieme alle eventuali modifiche concordate successivamente. Se il cliente chiede un’estensione dell’attività via e-mail, è meglio formalizzare anche l’integrazione di prezzo. Dopo l’accettazione, per disciplinare pagamenti, revisioni, extra, recesso e ritardi è utile coordinare il preventivo con un contratto con il cliente coerente.

Checklist prima di inviare il preventivo

  1. Ho descritto chiaramente il risultato atteso?
  2. Ho indicato cosa è compreso e cosa è escluso?
  3. Ho limitato revisioni, incontri o assistenza?
  4. Il prezzo copre costi reali, tasse, contributi e tempo non fatturabile?
  5. Ho indicato acconto e scadenze?
  6. Ho chiarito trasferte e spese?
  7. Ho previsto cosa succede se cambia il perimetro?
  8. Ho indicato la validità dell’offerta?
  9. Il cliente sa come accettare?
  10. Il margine finale è coerente con il valore e il rischio dell’incarico?

Come verificare se il prezzo lascia abbastanza netto

Prima di inviare un preventivo importante può essere utile fare una simulazione fiscale. Il nostro calcolatore tasse regime forfettario permette di stimare imposta e contributi. Se invece vuoi capire quando i costi reali iniziano a rendere meno conveniente il regime, puoi confrontare forfettario e ordinario.

Domande frequenti

Devo sempre fare un preventivo scritto?

Per le professioni regolamentate la normativa prevede specifici obblighi di informazione sul compenso in forma scritta o digitale. Per i freelance non regolamentati non va generalizzato automaticamente lo stesso obbligo, ma un preventivo scritto resta fortemente consigliabile.

Quanto acconto posso chiedere?

Non esiste una percentuale unica valida per tutti gli incarichi. L’importo dovrebbe essere proporzionato al lavoro iniziale, ai costi anticipati e al rischio del progetto. Sono frequenti formule come 30%, 40% o 50%, ma devono essere coerenti con il contratto e il settore.

Le revisioni devono essere comprese nel prezzo?

Possono esserlo, ma è meglio indicarne il numero. Revisioni illimitate possono trasformare un incarico redditizio in un progetto in perdita.

Posso aumentare il prezzo se il cliente chiede attività extra?

Sì, se le nuove attività non erano comprese nell’incarico originario. È consigliabile concordare per iscritto l’estensione del lavoro e il relativo compenso prima di eseguirla.

Nel forfettario devo calcolare il prezzo al netto delle tasse?

Il prezzo va stabilito sul valore della prestazione e sulla sostenibilità economica complessiva. Per capire quanto resta davvero, però, devi considerare contributi, imposta sostitutiva e costi reali, perché il compenso fatturato non coincide con il guadagno netto.

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