Regime forfettario o ordinario: quale conviene nel 2026? Non esiste una risposta valida per tutti. Il confronto corretto non è 15% contro IRPEF, ma tra quanto reddito resta davvero dopo costi, contributi, imposte e IVA. Il forfettario tende a essere più forte quando i costi reali sono contenuti, mentre il regime ordinario guadagna terreno quando le spese deducibili e l’IVA sugli acquisti diventano importanti.
La pagina nasce dalla domanda di Angelica, Project Manager che lavorerà dall’Italia per un’azienda estera. Il fatto che il cliente sia straniero non determina da solo quale regime conviene: bisogna confrontare ricavi previsti, coefficiente di redditività, costi effettivi, previdenza, aliquota del 5% o 15%, IRPEF e IVA. Le regole di fatturazione verso l’estero sono un tema separato.
Forfettario o ordinario: differenze in breve
| Voce | Regime forfettario | Regime ordinario/analitico |
|---|---|---|
| Reddito fiscale | Ricavi o compensi × coefficiente di redditività | Ricavi o compensi meno costi fiscalmente deducibili |
| Imposta | Imposta sostitutiva 15% o 5% se spettante | IRPEF progressiva + addizionali |
| IVA vendite | In generale non addebitata nelle operazioni interne | Applicata secondo le regole IVA |
| IVA acquisti | In generale non detraibile | Detraibile quando spettante |
| Costi reali | Non dedotti uno per uno | Deducibili se fiscalmente ammessi |
| Contabilità | Più semplice | Più adempimenti e gestione IVA |
| Soglia ricavi/compensi | 85.000 €; oltre 100.000 € uscita immediata | Nessuna soglia analoga del forfettario |
Nel linguaggio comune si usa spesso “regime ordinario” per indicare il regime non forfettario in cui reddito e imposte sono determinati analiticamente. Per le imprese, però, regime fiscale e regime contabile non sono la stessa cosa: fuori dal forfettario si può essere, quando ne ricorrono i requisiti, anche in contabilità semplificata. Qui confrontiamo soprattutto le due logiche fiscali che interessano chi deve scegliere se restare nel forfettario o passare a una tassazione IRPEF con costi reali.
Il vero punto di partenza è il coefficiente di redditività
Nel forfettario il Fisco non guarda ai costi effettivamente sostenuti. Applica un coefficiente di redditività ai ricavi o compensi. Se il coefficiente è del 78%, il sistema considera fiscalmente reddito il 78% degli incassi e riconosce implicitamente una quota di costi del 22%. Con coefficiente 67%, la quota implicita di costi è 33%; con coefficiente 40%, arriva al 60%.
Questo confronto è utile, ma non basta a trovare il punto di pareggio. Se hai coefficiente 78% e costi reali del 25%, non significa automaticamente che l’ordinario sia migliore: bisogna ancora confrontare imposta sostitutiva, IRPEF, contributi, IVA e detrazioni. Per verificare il coefficiente corretto della tua attività puoi consultare la nostra guida ai coefficienti di redditività.
Nel 2026 l’IRPEF ordinaria è 23%, 35% e 43%
Per una persona fisica in regime ordinario l’IRPEF è progressiva. Le aliquote strutturali sono 23% fino a 28.000 euro, 35% oltre 28.000 e fino a 50.000 euro, 43% oltre 50.000 euro, oltre alle addizionali regionali e comunali. Nel forfettario, invece, si applica l’imposta sostitutiva del 15% oppure del 5% per le nuove attività che rispettano tutte le condizioni previste dalla legge.
Per questo confrontare semplicemente 15% contro 23% è fuorviante. Le due percentuali si applicano a basi imponibili costruite in modo diverso. Inoltre il 5% non spetta automaticamente a chi apre una nuova Partita IVA: trovi i requisiti nella guida su imposta sostitutiva al 5% o 15%.
Esempio 1: 40.000 euro di ricavi e pochi costi
Prendiamo un professionista in Gestione Separata INPS, senza altra copertura previdenziale, con 40.000 euro di ricavi, coefficiente di redditività 78% e 5.000 euro di costi reali. Usiamo l’aliquota INPS 2026 del 26,07% e, per rendere leggibile il confronto, escludiamo addizionali locali, detrazioni personali e particolarità IVA.
| Confronto semplificato | Forfettario 15% | Ordinario |
|---|---|---|
| Ricavi | 40.000 € | 40.000 € |
| Costi reali pagati | 5.000 € | 5.000 € |
| Reddito prima dei contributi | 31.200 € | 35.000 € |
| Contributi INPS indicativi | 8.133,84 € | 9.124,50 € |
| Imposta indicativa | 3.459,92 € | 5.951,37 € IRPEF |
| Disponibile dopo costi, contributi e imposta | circa 23.406 € | circa 19.924 € |
In questo esempio il forfettario al 15% resta nettamente più conveniente. Se spettasse il 5%, il vantaggio aumenterebbe ulteriormente. Il motivo è che i costi reali sono bassi e il sistema forfettario riconosce implicitamente una quota di costi superiore a quella sostenuta.
Esempio 2: stessi ricavi ma 18.000 euro di costi
Ora manteniamo 40.000 euro di ricavi ma portiamo i costi reali fiscalmente deducibili a 18.000 euro. Nel forfettario il reddito fiscale resta comunque 31.200 euro; nell’ordinario, invece, il reddito professionale prima dei contributi scende a 22.000 euro.
| Confronto semplificato | Forfettario 15% | Ordinario |
|---|---|---|
| Ricavi | 40.000 € | 40.000 € |
| Costi reali pagati | 18.000 € | 18.000 € |
| Reddito prima dei contributi | 31.200 € | 22.000 € |
| Contributi INPS indicativi | 8.133,84 € | 5.735,40 € |
| Imposta indicativa | 3.459,92 € | 3.740,86 € IRPEF |
| Disponibile dopo costi, contributi e imposta | circa 10.406 € | circa 12.524 € |
Con costi elevati il risultato si ribalta e l’ordinario può lasciare più denaro disponibile. L’esempio serve a mostrare il metodo, non a fissare una soglia universale: nella realtà vanno aggiunti IVA, addizionali, eventuali detrazioni, costi parzialmente deducibili, previdenza specifica e il momento effettivo in cui vengono versati i contributi.
L’IVA può spostare molto la convenienza
Nel forfettario, nelle operazioni interne ordinarie, non si addebita IVA al cliente e non si detrae l’IVA pagata sugli acquisti. Nel regime ordinario l’IVA sugli acquisti può invece essere recuperata quando ne ricorrono i requisiti. Chi acquista macchinari, computer, attrezzature, arredi, merci o servizi per importi rilevanti deve quindi inserire anche l’IVA nel confronto.
Per chi vende soprattutto a privati, il forfettario può avere anche un vantaggio commerciale: non dover aggiungere IVA può rendere più competitivo il prezzo finale. Nei rapporti B2B, invece, l’IVA è spesso più neutrale per il cliente che ha diritto alla detrazione.
Contributi INPS: non sono uguali per tutti
La previdenza può cambiare completamente il risultato. Nel 2026 un professionista in Gestione Separata INPS senza altra copertura obbligatoria applica un’aliquota complessiva del 26,07%. Artigiani e commercianti hanno invece contributi fissi sul minimale e una quota percentuale; inoltre chi applica il forfettario può, se possiede i requisiti, chiedere la riduzione previdenziale del 35%. I professionisti con Cassa devono seguire le regole del proprio ente.
Il confronto va quindi fatto con la previdenza reale della persona. Per simulare imposta e contributi puoi partire dal nostro calcolatore tasse regime forfettario.
Detrazioni personali: nel forfettario possono non trovare capienza
L’imposta sostitutiva del forfettario non è IRPEF. Se una persona non possiede altri redditi soggetti a IRPEF, alcune detrazioni personali possono quindi non essere utilizzabili contro l’imposta sostitutiva: per esempio spese sanitarie, interessi sul mutuo o determinate detrazioni edilizie. Se invece esistono altri redditi IRPEF con imposta capiente, la situazione può essere diversa.
Quindi non è corretto dire semplicemente che nel forfettario le spese mediche non si possono detrarre: il punto è che non si detraggono dall’imposta sostitutiva.
Quando tende a convenire il regime forfettario
- costi reali e investimenti contenuti;
- coefficiente di redditività favorevole rispetto ai costi effettivi;
- possibilità di applicare il 5% o forte vantaggio del 15% rispetto all’IRPEF;
- attività basata soprattutto sul lavoro personale;
- clientela privata sensibile al prezzo finale;
- poche detrazioni IRPEF da utilizzare;
- valore importante attribuito alla semplicità amministrativa.
Quando l’ordinario può diventare più conveniente
- costi fiscalmente deducibili elevati;
- investimenti importanti con IVA detraibile;
- margine reale molto più basso rispetto a quello presunto dal coefficiente;
- personale, collaboratori, affitti, merci o attrezzature che assorbono una parte rilevante dei ricavi;
- detrazioni IRPEF rilevanti che altrimenti non troverebbero capienza;
- crescita strutturale oltre i limiti del forfettario.
85.000 e 100.000 euro: le due soglie da non confondere
La disciplina vigente prevede il limite di 85.000 euro di ricavi o compensi per l’accesso e la permanenza nel regime forfettario. Se in un anno si superano 85.000 euro ma non 100.000 euro, si esce dal regime dall’anno successivo. Se invece i ricavi o compensi percepiti superano 100.000 euro, il forfettario cessa di applicarsi nello stesso anno e l’IVA diventa dovuta a partire dall’operazione che determina il superamento.
Caso Angelica: Project Manager per un’azienda estera
Per Angelica il cliente estero non rende automaticamente preferibile l’ordinario. Se lavora dall’Italia come vera professionista autonoma, con costi relativamente bassi, il forfettario può essere molto competitivo. Se invece sostiene costi elevati, investimenti o ha molte detrazioni IRPEF da recuperare, il confronto con l’ordinario diventa più interessante.
Bisogna poi verificare separatamente la fatturazione verso il cliente estero, l’eventuale iscrizione VIES, l’Intrastat e le regole IVA applicabili al tipo di operazione. Per questo abbiamo una guida specifica su regime forfettario e operazioni con l’estero.
Come decidere quale regime conviene: checklist pratica
- Stima ricavi o compensi realistici per i prossimi 12-24 mesi.
- Individua il coefficiente di redditività corretto.
- Calcola i costi reali fiscalmente deducibili.
- Stima l’IVA sugli acquisti che potresti recuperare in ordinario.
- Confronta imposta sostitutiva 5%/15% con IRPEF e addizionali.
- Ricalcola i contributi usando la gestione previdenziale corretta.
- Verifica le detrazioni IRPEF personali che potresti perdere per incapienza.
- Aggiungi i maggiori costi amministrativi e contabili dell’ordinario.
- Considera la crescita prevista e il rischio di superare 85.000 o 100.000 euro.
- Confronta il netto disponibile finale, non soltanto l’aliquota nominale.
Domande frequenti
Con costi superiori al 22% conviene sempre l’ordinario?
No. Il 22% è soltanto la quota di costi implicitamente riconosciuta a un’attività con coefficiente del 78%. La convenienza reale dipende anche da imposta 5%/15%, IRPEF, IVA, contributi e detrazioni.
Il regime ordinario permette di scaricare tutte le spese?
No. Si deducono soltanto i costi fiscalmente ammessi e secondo le regole previste per ciascuna spesa.
Il 5% rende sempre il forfettario più conveniente?
No, anche se lo rende molto competitivo. Con costi molto elevati, investimenti importanti, IVA da recuperare o particolari detrazioni IRPEF, l’ordinario può comunque meritare un confronto numerico.
Lavorare per un cliente estero obbliga a scegliere l’ordinario?
No. Il cliente estero non determina da solo il regime fiscale. Occorre verificare separatamente le regole IVA e di fatturazione estera.
Fonti ufficiali
- Legge 190/2014, articolo 1, commi 54-89 — Normattiva
- FiscoOggi — aliquote IRPEF strutturali
- INPS, Circolare n. 8 del 3 febbraio 2026 — Gestione Separata
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