Un listino prezzi nel regime forfettario non dovrebbe nascere copiando i prezzi dei concorrenti. Deve partire da quattro dati: quanto vuoi guadagnare, quanto ti costa davvero lavorare, quante ore o commesse riesci a vendere e quanta parte degli incassi dovrai destinare a contributi e imposte.
Il punto più importante è distinguere il reddito fiscale dal margine economico reale. Nel forfettario il reddito imponibile viene determinato applicando ai ricavi o compensi il coefficiente di redditività; i costi effettivi, invece, continuano a uscire dal tuo conto anche se non vengono dedotti analiticamente. Per questo un prezzo apparentemente conveniente può essere in realtà troppo basso.
Listino prezzi e preventivo non sono la stessa cosa
Il listino definisce la struttura stabile dei tuoi prezzi: servizi, pacchetti, livelli, extra, condizioni e criteri di aggiornamento. Il preventivo applica quella struttura a un singolo cliente o progetto.
Prima conviene quindi costruire un listino coerente, poi usarlo per preparare preventivi senza dover inventare il prezzo ogni volta. Se ti serve la parte operativa sul singolo incarico, consulta la guida al preventivo professionale nel regime forfettario.
Il primo errore: partire dalla flat tax del 5% o del 15%
Dire “pago solo il 5%” oppure “pago il 15%” non basta per fissare un prezzo. L’imposta sostitutiva non si applica direttamente all’intero fatturato: prima si determina il reddito forfettario con il coefficiente previsto per l’attività, poi si considerano i contributi previdenziali obbligatori deducibili secondo le regole applicabili.
Inoltre esistono costi economici che il forfettario non deduce analiticamente: software, pubblicità, coworking, auto, assicurazioni, formazione, attrezzature, commercialista, collaboratori, piattaforme di pagamento e tempo non fatturabile. Il listino deve coprire anche questi costi.
La formula di base per costruire un listino sostenibile
Un metodo semplice è partire da questo schema:
Fatturato obiettivo = netto personale desiderato + costi reali dell’attività + imposte e contributi stimati + margine di sicurezza.
Dopo aver stimato il fatturato obiettivo, devi dividerlo per la quantità di lavoro realmente vendibile: ore fatturabili, consulenze, progetti, sedute, giornate o pacchetti. Il risultato non è ancora il listino finale, ma rappresenta il tuo prezzo minimo medio sostenibile.
Per trasformare questo ragionamento in una tariffa oraria puoi usare la guida sul prezzo orario nel regime forfettario.
Non confondere prezzo minimo e prezzo di vendita
Il prezzo minimo è la soglia sotto la quale il lavoro smette di essere economicamente interessante. Il prezzo di vendita può essere superiore perché incorpora esperienza, specializzazione, responsabilità, urgenza, valore per il cliente, complessità, rischio e domanda di mercato.
Un errore frequente è calcolare un minimo di 45 euro l’ora e trasformarlo automaticamente in listino da 45 euro. Quel valore serve invece come pavimento: se vendi sempre esattamente al minimo, non hai spazio per imprevisti, periodi senza lavoro o investimenti.
Quali costi reali inserire nel calcolo
- software e abbonamenti;
- attrezzature e loro sostituzione;
- affitto di studio o coworking;
- commercialista e consulenze;
- assicurazioni professionali;
- formazione e aggiornamento;
- pubblicità e acquisizione clienti;
- commissioni di pagamento;
- viaggi e trasferte non rimborsate;
- collaboratori o fornitori esterni;
- tempo amministrativo non fatturabile;
- ferie, malattia e periodi di minore domanda.
Se utilizzi collaboratori, il loro costo può incidere fortemente sul margine della commessa. La guida su collega freelance e fatturazione nel forfettario spiega anche quando l’importo fatturato al cliente entra interamente nei tuoi ricavi.
Quanto accantonare per tasse e contributi
Non esiste una percentuale universale valida per tutti. Cambiano coefficiente di redditività, aliquota dell’imposta sostitutiva, gestione previdenziale, eventuale Cassa professionale e situazione personale.
Per un professionista in Gestione Separata, per esempio, il peso contributivo è diverso da quello di un artigiano o commerciante. Nel 2026 l’INPS indica per molti professionisti senza altra tutela previdenziale obbligatoria l’aliquota complessiva del 26,07%. Il dato va però applicato alla base contributiva corretta e non direttamente al prezzo del singolo servizio.
Per evitare stime improvvisate, puoi usare il calcolatore tasse regime forfettario e trasformare il risultato annuale in una percentuale prudenziale di accantonamento.
Costruire tre livelli di servizio: Base, Standard e Premium
Un listino con un solo prezzo obbliga il cliente a decidere soltanto “sì o no”. Tre livelli di servizio permettono invece di differenziare valore e margine.
Pacchetto Base
Serve al cliente che vuole la soluzione essenziale. Deve avere confini molto chiari: numero limitato di revisioni, assistenza ridotta, tempi standard e nessun extra incluso.
Pacchetto Standard
È normalmente il servizio che vuoi vendere più spesso. Può includere maggiore personalizzazione, più assistenza, una revisione aggiuntiva o un risultato finale più completo.
Pacchetto Premium
È destinato a chi vuole velocità, priorità, maggiore disponibilità o servizi aggiuntivi. Il prezzo non dovrebbe essere semplicemente proporzionale alle ore: il cliente compra anche priorità, rischio assunto e livello di servizio.
Esempio concreto di listino a tre livelli
Immagina un freelance che offre una consulenza con analisi e documento finale:
- Base — 290 €: analisi iniziale, call di 45 minuti, sintesi finale;
- Standard — 490 €: analisi completa, call, documento personalizzato, una revisione e 7 giorni di supporto;
- Premium — 790 €: tutto lo Standard, priorità, due revisioni, call di follow-up e 30 giorni di supporto.
I numeri sono solo esempi. Il metodo è ciò che conta: ogni livello deve avere costo, tempo e valore chiaramente diversi. Se il Premium richiede il triplo del lavoro ma costa soltanto il 30% in più, il listino è sbilanciato.
Come controllare il margine di ogni voce del listino
Per ogni servizio calcola almeno:
Margine economico prima di tasse e contributi = prezzo incassato – costi direttamente attribuibili alla commessa.
Poi valuta quante ore effettive richiede il servizio. Un pacchetto da 600 euro può sembrare più redditizio di uno da 300, ma se richiede 18 ore invece di 5 potrebbe avere un rendimento orario peggiore.
Conviene quindi registrare per alcune settimane il tempo realmente impiegato e confrontarlo con quello previsto. Il listino deve essere aggiornato sui dati reali, non sulle sensazioni.
Extra: cosa non dovrebbe essere incluso gratuitamente
Molti margini si perdono negli extra non definiti. Nel listino puoi prevedere separatamente:
- revisioni ulteriori;
- urgenze;
- consegne anticipate;
- trasferte;
- riunioni extra;
- assistenza oltre il periodo incluso;
- lavorazioni fuori ambito;
- acquisti o licenze specifiche richieste dal cliente;
- coinvolgimento di specialisti esterni.
Il cliente deve sapere prima quali attività sono comprese. Questo riduce discussioni e protegge il margine.
Sconti: quando hanno senso e quando distruggono il margine
Uno sconto non dovrebbe essere una risposta automatica alla richiesta “mi fai un prezzo migliore?”. Prima di ridurre il prezzo puoi ridurre il perimetro del servizio, allungare i tempi, diminuire le revisioni o proporre un impegno più lungo.
Se un servizio costa 500 euro e ha 150 euro di costi reali, uno sconto di 100 euro non riduce il tuo guadagno del 20%: riduce il margine lordo da 350 a 250 euro, cioè di quasi il 29%. Lo sconto incide sul margine più di quanto sembri osservando soltanto il prezzo. Per confrontare diverse percentuali e condizioni puoi vedere la guida su sconti e promozioni nel regime forfettario.
Meglio uno sconto o un pacchetto?
Spesso è più efficace creare un pacchetto con un vantaggio economico legato a una condizione precisa: pagamento anticipato, numero minimo di incontri, durata trimestrale, acquisto di più servizi o rinnovo annuale.
In questo modo il cliente percepisce un beneficio, mentre tu ottieni maggiore prevedibilità e riduci il costo commerciale di acquisizione.
Come aumentare i prezzi ai clienti esistenti
Un listino non dovrebbe restare immutato per anni. Costi, esperienza, domanda e qualità del servizio cambiano. Puoi prevedere una revisione una o due volte l’anno e comunicare gli aumenti con anticipo.
Una comunicazione efficace dovrebbe indicare:
- la data di entrata in vigore;
- quali servizi cambiano prezzo;
- eventuali condizioni riservate ai clienti già attivi;
- nuove funzionalità o livelli di servizio;
- come vengono trattati i lavori già confermati.
Non è necessario giustificare ogni euro di aumento, ma è utile evitare sorprese e mantenere coerenti contratti, preventivi e rinnovi. Per formalizzare compensi, acconti, extra, revisioni e recesso puoi approfondire il contratto con il cliente nel regime forfettario.
Listino pubblico o prezzi solo su preventivo?
Dipende dal servizio. Un listino pubblico funziona bene quando l’offerta è standardizzata e facilmente confrontabile. Il preventivo personalizzato è più adatto quando ogni incarico cambia molto per complessità, tempi e rischio.
Una soluzione intermedia consiste nel pubblicare prezzi “da” o pacchetti base e riservare il preventivo alle personalizzazioni. L’importante è che il prezzo indicato non sia fuorviante e che le condizioni siano chiare.
La soglia di 85.000 euro deve cambiare il listino?
La soglia non dovrebbe indurti a tenere artificialmente bassi i prezzi. Se alzi le tariffe e la crescita ti porta oltre 85.000 euro, devi valutare il passaggio di regime come conseguenza economica della crescita, non come motivo per vendere meno.
Se prevedi di avvicinarti alla soglia, simula il netto prima e dopo l’eventuale uscita. La guida su 85.000 euro e convenienza del passaggio all’ordinario approfondisce proprio questa decisione.
Come capire se il listino è troppo basso
Ci sono alcuni segnali ricorrenti:
- lavori molto ma la liquidità non cresce;
- non riesci ad accantonare per imposte e contributi;
- gli extra diventano la norma;
- il tempo effettivo supera quasi sempre quello preventivato;
- non riesci a prenderti ferie senza ridurre drasticamente il reddito;
- ogni nuovo cliente aumenta il carico di lavoro ma non il margine;
- non hai risorse per formazione, strumenti o collaboratori.
In questi casi il problema può non essere il numero di clienti: può essere il prezzo medio troppo basso.
Come capire se il listino è troppo complesso
Un listino con decine di opzioni, supplementi e condizioni può confondere il cliente e rendere difficile anche la vendita. Ogni voce dovrebbe rispondere a una domanda precisa e avere un confine comprensibile.
Se due servizi sono quasi identici, valuta di unirli. Se invece soddisfano intenti diversi, mantienili separati. Lo stesso principio vale per Base, Standard e Premium: devono essere chiaramente distinguibili.
Ogni quanto aggiornare il listino
Una revisione almeno annuale è un buon punto di partenza. Può essere utile intervenire prima quando:
- aumentano significativamente i costi;
- cambia il tipo di clientela;
- il servizio richiede più tempo del previsto;
- aumenti la specializzazione;
- la domanda supera stabilmente la capacità disponibile;
- introduci collaboratori o strumenti costosi;
- cambia il tuo regime fiscale o previdenziale.
Checklist per costruire il listino
- stabilisci il netto annuale desiderato;
- somma i costi reali dell’attività;
- stima imposte e contributi;
- calcola la capacità realmente vendibile;
- determina il prezzo minimo medio;
- definisci servizi Base, Standard e Premium;
- separa gli extra;
- controlla il margine per ogni servizio;
- definisci quando applicare sconti;
- prevedi una data di revisione del listino;
- allinea listino, preventivo e condizioni di pagamento.
Domande frequenti
Nel forfettario posso scegliere liberamente i miei prezzi?
In generale sì, salvo eventuali regole specifiche della professione o del settore. Per le professioni regolamentate vanno inoltre rispettati gli obblighi informativi e deontologici applicabili.
Devo mostrare il listino ai clienti?
Non sempre. Puoi usare un listino interno come base per i preventivi oppure pubblicare prezzi e pacchetti quando il servizio è standardizzato.
Quanto margine dovrei aggiungere ai costi?
Non esiste una percentuale valida per tutti. Dipende da rischio, domanda, competenze, costi indiretti, tempo non fatturabile e obiettivo di reddito. Il margine deve comunque essere sufficiente a coprire imprevisti e crescita.
Posso fare sconti ai clienti abituali?
Sì, ma conviene collegarli a una condizione che crea valore anche per te: continuità, pagamento anticipato, volume minimo o minore complessità commerciale.
Devo abbassare i prezzi per non superare 85.000 euro?
No. Il prezzo dovrebbe riflettere il valore e la sostenibilità dell’attività. Se la crescita porta oltre soglia, va pianificato il passaggio fiscale anziché comprimere artificialmente il fatturato.
Fonti ufficiali
- Legge 190/2014 — disciplina del regime forfettario
- INPS, Circolare n. 8 del 3 febbraio 2026 — aliquote Gestione Separata
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