Se sei vicino al limite di 85.000 euro nel regime forfettario, non significa che ti convenga passare subito all’ordinario. La decisione dipende da quanto prevedi di incassare nel 2026, dai costi reali e soprattutto da quanto è probabile che la crescita continui nel 2027.
Per chi si trova, come Zaira, vicino alla soglia, bisogna distinguere tre scenari: restare entro 85.000 euro, superare 85.000 ma non 100.000 euro, oppure superare 100.000 euro. Le conseguenze sono diverse e non conviene rifiutare automaticamente nuovo lavoro solo per “salvare” il forfettario.
Vicino a 85.000 euro: le tre situazioni da distinguere
- Fino a 85.000 euro: puoi restare nel forfettario anche l’anno successivo se rispetti gli altri requisiti.
- Oltre 85.000 e fino a 100.000 euro: resti forfettario fino al 31 dicembre e passi all’ordinario dall’anno successivo.
- Oltre 100.000 euro: il forfettario cessa nello stesso anno e l’IVA è dovuta a partire dall’operazione che determina il superamento.
La disciplina è contenuta nei commi 54 e 71 della Legge 190/2014. Per questo 85.000 e 100.000 euro non sono due modi diversi di indicare lo stesso limite.
Se prevedi 82.000 euro non devi uscire per prudenza
Se la previsione realistica è 82.000 euro e non ci sono altre cause ostative, essere vicino alla soglia non obbliga a cambiare regime. Il forfettario può restare molto conveniente se i costi reali sono contenuti e il coefficiente di redditività è favorevole.
Il rischio, in questo caso, è prendere decisioni commerciali troppo conservative: rifiutare clienti o bloccare la crescita solo per paura della soglia. La convenienza va misurata sul reddito netto che resta, non sul semplice fatto di conservare una determinata aliquota.
Se prevedi 90.000 euro il 2026 resta forfettario
Se nel 2026 incassi 90.000 euro, superi 85.000 ma resti entro 100.000 euro. Il 2026 continua quindi a essere gestito con le regole del forfettario e il passaggio all’ordinario avviene dal 1° gennaio 2027.
Questo è decisivo quando devi scegliere se accettare un incarico che ti porta, per esempio, da 82.000 a 90.000 euro. Gli 8.000 euro aggiuntivi non trasformano retroattivamente tutti gli incassi del 2026 in reddito ordinario.
Per gli effetti fiscali del superamento consulta la guida Superamento 85.000 euro regime forfettario.
Oltre 100.000 euro il cambio è immediato
Se invece i ricavi o compensi percepiti diventano superiori a 100.000 euro, il regime cessa nello stesso anno. In quel caso l’IVA è dovuta a partire dall’operazione che determina il superamento.
Quando la previsione si avvicina a 100.000 euro non stai più pianificando soltanto l’anno successivo: devi preparare un possibile cambio operativo durante l’anno.
Posso scegliere volontariamente l’ordinario anche sotto 85.000 euro?
Sì. Il comma 70 della Legge 190/2014 consente a chi avrebbe i requisiti per il forfettario di optare per IVA e imposte sui redditi nei modi ordinari. L’opzione è valida per almeno un triennio.
La scelta, inoltre, si manifesta con il comportamento concludente fin dall’inizio dell’anno o dall’avvio dell’attività. Non è quindi una decisione da improvvisare a fine anno dopo mesi di fatture già emesse come forfettario.
Quando può convenire scegliere prima l’ordinario
- la crescita sopra 85.000 euro appare stabile e non occasionale;
- i costi reali sono molto elevati rispetto a quelli implicitamente riconosciuti dal coefficiente;
- stai per fare investimenti importanti e l’IVA sugli acquisti è rilevante;
- hai personale, collaboratori, affitti o attrezzature che riducono molto il margine reale;
- lavori soprattutto con clienti business;
- hai detrazioni IRPEF importanti;
- la semplicità del forfettario pesa ormai meno della possibilità di dedurre i costi reali.
Per il confronto generale consulta regime forfettario o ordinario: quale conviene nel 2026. Qui restiamo invece sulla decisione specifica di chi è vicino alla soglia.
Non sempre conviene rifiutare un cliente per restare sotto 85.000 euro
Immagina di avere già 80.000 euro di incassi e di ricevere una proposta da 10.000 euro. Rifiutandola resti sotto soglia; accettandola arrivi a 90.000 euro e passerai all’ordinario dall’anno successivo.
La scelta corretta non è automaticamente “rifiuto per non perdere il forfettario”. Devi confrontare il margine dei 10.000 euro aggiuntivi, il fatturato previsto nel 2027, i costi reali, l’IVA, i contributi, le detrazioni IRPEF e il maggior costo amministrativo.
Se quel cliente apre una crescita stabile, può essere economicamente sbagliato sacrificare ricavi profittevoli solo per restare nel regime agevolato.
Il punto di pareggio dipende dai costi reali
Nel forfettario il reddito non si calcola sottraendo uno per uno i costi dell’attività. Si applica il coefficiente di redditività. Con un coefficiente del 78%, per esempio, il sistema considera reddito il 78% degli incassi e riconosce implicitamente una quota di costi del 22%.
Se i costi reali sono molto inferiori al 22%, il forfettario può restare efficiente anche vicino alla soglia. Se invece i costi reali sono molto più elevati, l’ordinario può diventare più interessante perché consente, nei limiti fiscali, di determinare il reddito sulla base dei costi effettivamente deducibili.
Non esiste però una percentuale universale: nel 2026 l’IRPEF ordinaria applica aliquote del 23%, 33% e 43% sui relativi scaglioni e il confronto deve includere anche previdenza, IVA e detrazioni.
IVA e tipo di clientela possono cambiare il risultato
Nel forfettario, in linea generale, non addebiti IVA nelle operazioni interne e non detrai quella sugli acquisti. In ordinario l’IVA entra invece nella gestione. Per chi lavora soprattutto con imprese il passaggio può essere commercialmente meno problematico; per chi lavora con privati il prezzo finale può diventare più delicato.
Nel caso di Zaira, psicologa, anche la natura delle prestazioni e la contribuzione ENPAP vanno considerate: una simulazione standard non basta.
Come prepararsi se sai già che dal 2027 sarai ordinario
- monitora gli incassi distinguendo 85.000 e 100.000 euro;
- prepara il listino considerando l’effetto dell’IVA;
- organizza fatture di acquisto e documentazione dei costi;
- stima IRPEF, addizionali e contributi;
- valuta la liquidità necessaria per saldo e acconti;
- verifica i contratti con i clienti;
- programma investimenti e acquisti tenendo conto della diversa disciplina IVA.
La guida uscita dal regime forfettario approfondisce cause e decorrenza. Per una prima simulazione puoi usare il calcolatore tasse e contributi.
Domande frequenti
Se arrivo a 84.900 euro devo passare all’ordinario?
No, non per la sola soglia. Se rispetti gli altri requisiti puoi continuare nel forfettario.
Se incasso 90.000 euro nel 2026 pago tutto l’anno in ordinario?
No. Il 2026 resta forfettario; il passaggio avviene dal 2027.
Se arrivo a 100.000 euro esatti esco subito?
No. L’uscita immediata scatta quando i ricavi o compensi percepiti sono superiori a 100.000 euro. A 100.000 euro esatti hai comunque superato 85.000 euro e uscirai dall’anno successivo.
Posso scegliere l’ordinario anche sotto 85.000 euro?
Sì, ma l’opzione è almeno triennale e va pianificata coerentemente fin dall’inizio del periodo d’imposta.
Conviene rifiutare un cliente per non superare 85.000 euro?
Non automaticamente. Va confrontato il margine aggiuntivo con il costo fiscale e amministrativo del regime successivo.
Fonti ufficiali
- Legge 190/2014, articolo 1, commi 54, 70 e 71 — Normattiva
- Legge 197/2022 — soglie 85.000 e 100.000 euro
- FiscoOggi — comportamento concludente nella scelta del regime
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