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Regime Forfettario

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Partita IVA illustratore: ATECO 74.12.09, INPS e forfettario

Per l’illustratore freelance che realizza immagini su commissione per editori, agenzie, aziende e clienti digitali, il codice ATECO 2025 da valutare è 74.12.09 – Altre attività di progettazione grafica e di comunicazione visiva. Le note ISTAT includono espressamente illustratori, disegnatori grafici e grafici pubblicitari. Il coefficiente di redditività del regime forfettario è normalmente del 78%.

La scelta del codice non dipende però dal titolo professionale usato nel portfolio. Bisogna distinguere illustrazione commerciale, fumetto, graphic design, vendita di stampe o merchandise e attività artistiche autonome. Anche diritto d’autore, licensing e clienti esteri richiedono una gestione contrattuale e fiscale coerente con la prestazione reale.

Illustratore freelance: attività, clienti e codice ATECO

Un illustratore può lavorare su copertine, libri, riviste, campagne pubblicitarie, packaging, character design, contenuti digitali, illustrazioni didattiche, immagini per siti, app e social. Può essere pagato a progetto, a tavola, a giornata oppure tramite licenze di utilizzo.

Le note ufficiali ISTAT ATECO 2025 includono nel 74.12.09 illustratori, disegnatori grafici e grafici pubblicitari. RF ha anche una Card dedicata al codice ATECO 74.12.09.

Illustratore, fumettista e graphic designer

L’illustratore che lavora soprattutto nella comunicazione visiva rientra normalmente nel 74.12.09. Il fumettista può invece rientrare nella creazione di arti visive con ATECO 90.12.00 quando l’attività consiste principalmente nella creazione artistica di fumetti e vignette. Il graphic designer condivide spesso il 74.12.09, ma può concentrarsi maggiormente su identità visiva, layout, loghi e sistemi grafici.

La differenza va valutata sul lavoro effettivamente fatturato, non sul nome scelto per presentarsi al mercato.

È utile osservare anche come nasce il compenso. Un illustratore che realizza tavole per un editore vende soprattutto una prestazione professionale; chi crea opere autonome e le commercializza come artista può avere un profilo diverso; chi vende prodotti fisici derivati dalle proprie immagini introduce invece una componente commerciale. La stessa persona può attraversare tutti questi modelli, ma non vanno confusi tra loro.

Come aprire la Partita IVA e quando serve davvero

La Partita IVA è necessaria quando l’attività viene svolta in modo abituale. Non esiste una soglia generale di 5.000 euro che consenta di lavorare stabilmente come illustratore senza Partita IVA.

Nel tipico lavoro autonomo professionale l’apertura avviene tramite il modello AA9/12 dell’Agenzia delle Entrate, indicando codice ATECO, regime fiscale e data di inizio attività. Se non esiste una vera organizzazione commerciale o imprenditoriale, l’illustratore non viene automaticamente trattato come commerciante solo perché consegna file digitali ai clienti.

Quando può servire la Camera di Commercio

La situazione cambia se all’attività professionale si affianca una vendita abituale e organizzata di stampe, poster, libri, t-shirt, gadget o altri prodotti. In quel caso va verificata la componente d’impresa, il relativo codice ATECO, l’iscrizione al Registro Imprese e la previdenza applicabile alla parte commerciale.

Regime forfettario, coefficiente 78% e imposta sostitutiva

L’illustratore può usare il regime forfettario se rispetta tutti i requisiti e le cause ostative previste. Con coefficiente del 78%, su 30.000 euro di compensi il reddito forfettario iniziale è 23.400 euro; su 50.000 euro è 39.000 euro; su 85.000 euro è 66.300 euro.

Il restante 22% rappresenta la quota di costi riconosciuta forfettariamente. Computer, tavoletta, monitor, software, font, asset, corsi, sito e trasferte non vengono quindi dedotti singolarmente.

Imposta al 15% o al 5%

L’imposta sostitutiva ordinaria è del 15%. Il 5% può spettare solo se sono rispettate tutte le condizioni previste per la nuova attività. RF approfondisce i requisiti nella guida sull’imposta sostitutiva al 5% o 15%.

Gestione Separata INPS e calcolo dei contributi

Per l’illustratore libero professionista senza Cassa previdenziale propria il riferimento ordinario è la Gestione Separata INPS. La circolare INPS n. 8/2026 indica il 26,07% per i professionisti non pensionati e non assicurati presso altra forma obbligatoria e il 24% nei casi previsti per pensionati o soggetti già assicurati.

I contributi previdenziali obbligatori effettivamente versati e fiscalmente deducibili si sottraggono dal reddito forfettario prima di applicare l’imposta sostitutiva.

Esempio con 50.000 euro

Con 50.000 euro di compensi il reddito forfettario è 39.000 euro. Ipotizzando Gestione Separata al 26,07%, i contributi sono circa 10.167,30 euro. La base residua è 28.832,70 euro e l’imposta è circa 4.324,91 euro al 15% oppure 1.441,64 euro al 5%.

Se ricorrono le condizioni per l’aliquota previdenziale del 24%, i contributi sullo stesso reddito sono 9.360 euro e la base residua sale a 29.640 euro.

Diritto d’autore, licensing e contratti

La legge n. 633/1941 tutela le opere creative. Nel contratto conviene chiarire se il cliente acquista soltanto il file finale oppure anche specifici diritti di utilizzazione economica, per quali mezzi, territori, periodi e con quale eventuale esclusiva.

La presenza di diritto d’autore non significa che ogni compenso dell’illustratore debba essere trattato automaticamente fuori dalla Partita IVA. Conta la natura reale dell’incarico e il modo in cui il compenso viene pattuito.

Licenza, esclusiva e buyout

Una copertina editoriale, un’illustrazione didattica e un’immagine destinata a una campagna nazionale possono avere valori di utilizzo molto diversi. È utile distinguere licenze limitate da cessioni ampie o buyout, specificando durata, territorio, media, tiratura, formati e possibilità di riutilizzo.

Se il cliente chiede l’uso mondiale e perpetuo su tutti i media, il compenso dovrebbe riflettere l’ampiezza dei diritti concessi.

È utile conservare sempre le versioni approvate, le email con le richieste del cliente, i file sorgente e una copia del contratto o del preventivo accettato. In caso di riutilizzo futuro dell’immagine, questa documentazione permette di verificare rapidamente quali diritti erano già compresi e quali utilizzi richiedono una nuova autorizzazione o un compenso aggiuntivo.

Per lavori editoriali e pubblicitari conviene specificare anche eventuali adattamenti futuri: riuso della stessa immagine in campagne successive, packaging aggiuntivo, merchandising, traduzioni, ristampe o utilizzo su nuovi canali. Una licenza apparentemente limitata può diventare economicamente molto ampia se non vengono definite con precisione le estensioni successive.

Preventivi, revisioni e acconti

Il preventivo dovrebbe indicare quantità di illustrazioni, bozze, revisioni incluse, formati finali, scadenze, diritti concessi e condizioni per modifiche extra. Nei lavori lunghi è utile prevedere un acconto iniziale e milestone intermedie. Nel forfettario conta normalmente il momento dell’incasso, quindi anche gli acconti devono essere monitorati ai fini delle soglie annuali.

Clienti esteri, piattaforme e incassi

Un illustratore può lavorare con editori, agenzie e aziende UE o extra-UE e utilizzare piattaforme internazionali. Territorialità IVA, fatturazione, eventuale VIES e documentazione dipendono dal tipo di cliente e dalla prestazione.

Le commissioni delle piattaforme e le differenze di cambio incidono sul margine reale anche se nel forfettario non sono dedotte analiticamente. Per approfondire puoi consultare la guida RF sulle operazioni con l’estero nel regime forfettario.

Con marketplace e piattaforme creative è importante capire anche chi è il vero committente. Se la piattaforma agisce soltanto da intermediario, il rapporto economico può restare tra illustratore e cliente finale; se invece acquista direttamente il servizio o gestisce il pagamento in nome proprio, la documentazione può cambiare. Questa distinzione incide sulla corretta fatturazione e sulla lettura delle commissioni trattenute.

Illustrazione editoriale e contenuti digitali

Copertine, tavole interne, character design, avatar, sticker, icone e illustrazioni per siti o app rientrano nella progettazione visiva quando costituiscono servizi per il cliente. Se il progetto comprende anche sviluppo software, fotografia autonoma o altri servizi distinti, quella parte va classificata separatamente.

Stampe, merchandise e print-on-demand

La consegna di un file commissionato dal cliente rientra normalmente nella prestazione professionale. Diverso è gestire un catalogo di download, stampe o prodotti venduti al pubblico in modo abituale.

Stampe, poster, libri, t-shirt e merchandising possono introdurre una componente commerciale distinta dalla prestazione professionale. RF approfondisce il tema nella guida su vendita online di disegni e illustrazioni.

Print-on-demand

Il print-on-demand riduce il magazzino ma non elimina la necessità di classificare correttamente l’attività. Bisogna verificare chi vende al cliente finale, chi fattura il prodotto, chi stabilisce il prezzo e chi gestisce produzione e spedizione.

Se il professionista riceve soltanto una royalty o commissione sull’utilizzo dell’immagine, il flusso va analizzato in modo diverso rispetto a una vera vendita al dettaglio effettuata direttamente al consumatore.

Costi reali, margine e convenienza del forfettario

Tra i costi tipici rientrano computer, tablet, monitor professionali, software, font, asset, cloud, sito, dominio, assicurazione, corsi, stampa campioni, trasferte e collaboratori. Nel forfettario il 22% dei compensi è la quota di costi riconosciuta in modo presunto.

Se i costi effettivi superano stabilmente questa quota, è utile confrontare il risultato con il regime ordinario. Un illustratore digitale con poche spese può avere una struttura molto diversa da chi stampa campioni, utilizza collaboratori o vende prodotti fisici.

Per ogni incarico conviene misurare almeno compenso, ore impiegate, numero di revisioni, commissioni di piattaforma, eventuali collaborazioni e valore economico dei diritti concessi. Un progetto da 1.000 euro con due revisioni può essere molto più redditizio di uno da 1.500 euro che richiede dieci revisioni, molti adattamenti e una cessione ampia dei diritti.

Quanto resta realmente all’illustratore

Il reddito fiscale determinato con il 78% non coincide con l’utile economico. Dal compenso devono essere considerati contributi, imposta e costi effettivi. Per ogni progetto è utile registrare ore impiegate, numero di revisioni, costi esterni e ampiezza dei diritti ceduti.

Per simulazioni più ampie puoi usare il calcolo tasse graphic designer, che condivide coefficiente e impostazione previdenziale tipica del 74.12.09.

Più attività e quando aggiungere altri codici ATECO

Se l’illustratore svolge stabilmente anche fumetto, fotografia, commercio di prodotti, formazione o altri servizi autonomi, può essere necessario affiancare più codici ATECO. Non è corretto aggiungere codici solo per ottenere il coefficiente più conveniente: la classificazione deve descrivere le attività realmente esercitate.

RF tratta anche la gestione fiscale della creatività commerciale nella guida sul commercialista per graphic designer.

Come decidere l’attività prevalente

Conta la parte di attività che genera il maggior volume economico e descrive meglio il servizio venduto. Un professionista che realizza soprattutto illustrazioni commerciali per clienti può restare nel 74.12.09 anche se occasionalmente vende stampe; se la vendita al pubblico diventa stabile e autonoma, la componente commerciale va rivalutata.

In presenza di più attività è utile tenere separati gli incassi per tipologia di prestazione. Questo consente di verificare quale attività è realmente prevalente, applicare correttamente eventuali coefficienti differenti e capire se la previdenza resta coerente con l’inquadramento iniziale.

Errori da evitare e FAQ

  • confondere illustratore e fumettista senza guardare l’attività reale;
  • considerare 5.000 euro una soglia generale per evitare la Partita IVA;
  • trattare ogni compenso editoriale come diritto d’autore;
  • ignorare la componente commerciale di stampe e merchandising;
  • calcolare l’imposta prima dei contributi deducibili;
  • cedere diritti molto ampi senza valorizzarli nel prezzo;
  • non distinguere revisioni incluse e modifiche extra;
  • ignorare i costi reali del progetto.

Qual è il codice ATECO dell’illustratore?

Per l’illustratore che lavora nella progettazione grafica e comunicazione visiva il riferimento ATECO 2025 è 74.12.09.

Quale INPS paga?

Il libero professionista senza altra previdenza obbligatoria è normalmente iscritto alla Gestione Separata INPS.

Posso vendere stampe con la stessa Partita IVA?

Sì, ma se la vendita diventa autonoma e abituale può essere necessario aggiungere un codice commerciale e verificare Registro Imprese e previdenza.

Illustratore e fumettista usano lo stesso codice?

Non necessariamente. L’illustratore commerciale può rientrare nel 74.12.09, mentre il fumettista orientato alla creazione artistica può rientrare nel 90.12.00.

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