Per un food truck o attività di street food mobile il codice ATECO 2025 da valutare è 56.12.01 – Attività di servizi di ristorazione mobile di ristoranti e altri esercizi di ristorazione simili. Le note ISTAT includono espressamente cibi caldi preparati e venduti tramite furgoni e camioncini itineranti dotati di cucina attrezzata.
L’apertura non si esaurisce però nella Partita IVA: servono normalmente Registro Imprese, pratica SUAP/SCIA, adempimenti sanitari, requisiti per il settore alimentare e corretta gestione previdenziale. Nel regime forfettario il coefficiente di redditività del 56.12.01 è normalmente del 40%.
\nPer gli aspetti di gestione continuativa puoi consultare anche la guida RF sul commercialista per food truck, con focus su INPS, eventi, food cost, personale e margine reale.
Food truck e street food: attività e differenze
Il food truck è un’attività di ristorazione mobile svolta tramite un veicolo attrezzato per preparare e somministrare alimenti destinati prevalentemente al consumo immediato. Può operare in aree autorizzate, mercati, eventi, fiere, festival e altri spazi consentiti.
Il modello può essere molto diverso: hamburger, fritti, cucina regionale, street food etnico, piatti vegetariani, pizza, barbecue, pesce o altre specialità preparate e servite direttamente dal mezzo.
La scelta del format incide su attrezzature, consumi energetici, tempi di servizio e gestione delle scorte. Un menu basato su cotture espresse richiede un’organizzazione diversa rispetto a uno fondato su prodotti preparati in anticipo e semplicemente assemblati o rigenerati sul mezzo.
Codice ATECO 56.12.01 e attività escluse
ATECO 2025 dedica una voce specifica alla ristorazione mobile: 56.12.01. La classificazione comprende food truck, furgoni con cucina attrezzata, banchi mobili e somministrazione di cibi destinati al consumo immediato. Puoi verificare anche la Card ATECO 56.12.01 e le note ufficiali ATECO 2025 pubblicate da ISTAT.
Non tutte le attività ambulanti alimentari rientrano però nello stesso codice. Gelaterie mobili, pasticcerie mobili, somministrazione prevalente di bevande e catering hanno classificazioni distinte. Anche il take-away da sede fissa va tenuto separato: RF ha una Card dedicata all’ATECO 56.11.12.
Prima dell’apertura bisogna quindi chiarire che cosa viene preparato e venduto e quale attività produce la parte prevalente dei ricavi.
Un food truck che vende soprattutto piatti caldi preparati sul mezzo ha un profilo diverso da un banco mobile specializzato in gelati, pasticceria o sole bevande. La classificazione corretta deve seguire il servizio effettivamente reso al cliente.
Food truck, street food e catering: le differenze
“Street food” è un termine commerciale molto ampio e può indicare un food truck, un banco mobile, un chiosco temporaneo o una postazione in fiera. Fiscalmente conta come viene svolta davvero l’attività.
Il catering, invece, si basa su un accordo specifico con il cliente per un evento o per un servizio di ristorazione su base contrattuale. Se questa componente diventa abituale e autonoma rispetto alla ristorazione mobile ordinaria, può essere necessario un codice aggiuntivo. Per il catering presso la location del cliente puoi confrontare anche la Card ATECO 56.21.01.
Apertura della Partita IVA, SCIA e SUAP
Il food truck è normalmente un’attività d’impresa. Il percorso tipico comprende apertura della Partita IVA, Comunicazione Unica, iscrizione al Registro Imprese, posizione INPS, eventuale INAIL, SCIA tramite SUAP e adempimenti sanitari.
È utile definire fin dall’inizio se si lavorerà in forma itinerante, con posteggio fisso, soprattutto in eventi oppure su aree private. Il modello operativo incide su autorizzazioni, costi e organizzazione.
Conviene inoltre preparare un piano economico realistico: numero di giornate operative, stagionalità, ticket medio, coperti servibili all’ora, costi degli eventi e giorni di fermo del mezzo. Nel food truck la capacità produttiva fisica del veicolo pone un limite concreto al fatturato giornaliero.
SCIA, SUAP e autorizzazioni per le aree
L’avvio passa normalmente dal SUAP del Comune competente. La SCIA comunica l’inizio dell’attività e viene coordinata con gli altri adempimenti previsti. Il portale ufficiale Impresa in un giorno consente di individuare lo sportello SUAP competente per territorio.
Le modalità operative possono variare in base a Comune, Regione, tipologia di area e forma di commercio su suolo pubblico. Operare in un’area privata non elimina automaticamente gli obblighi: vanno comunque verificati compatibilità dell’area, sicurezza e disciplina della somministrazione.
Per chi lavora in più Comuni è utile verificare con anticipo le procedure richieste da ciascun SUAP. Eventi, mercati e posteggi possono richiedere documenti, tempistiche e condizioni differenti, con effetti diretti sulla programmazione dell’attività.
Per la disciplina generale puoi consultare anche la guida RF su quando presentare la SCIA.
Requisiti alimentari, HACCP e notifica sanitaria
Chi opera nel settore alimentare deve rispettare i requisiti professionali e igienico-sanitari previsti dalla normativa e dalle disposizioni regionali.
Il food truck è un operatore del settore alimentare e deve organizzare conservazione, temperature, contaminazioni, allergeni, pulizia, acqua, rifiuti e tracciabilità delle materie prime secondo procedure coerenti con il sistema HACCP.
La ristorazione mobile richiede normalmente anche la notifica sanitaria tramite il procedimento SUAP. Il mezzo e le attrezzature devono essere adeguati al tipo di preparazione svolta. Il quadro generale sull’igiene alimentare deriva anche dal Regolamento (CE) n. 852/2004, che assegna all’operatore del settore alimentare la responsabilità primaria della sicurezza e richiede procedure basate sui principi HACCP.
La gestione degli allergeni merita particolare attenzione: ricette, ingredienti e procedure devono essere coerenti con quanto comunicato al cliente. Modifiche frequenti al menu aumentano il rischio di errori se la documentazione non viene aggiornata insieme alla produzione.
Veicolo attrezzato, cucina e sicurezza alimentare
Il mezzo deve essere progettato in funzione del menu e delle lavorazioni. Possono essere necessari superfici lavabili, lavelli, acqua potabile, serbatoi per reflui, frigoriferi, impianti elettrici e gas a norma, aspirazione e contenitori per rifiuti.
Un food truck che prepara cibi caldi ha esigenze molto diverse da un mezzo che effettua soltanto finitura e somministrazione. La progettazione del veicolo incide quindi su costi iniziali, manutenzione e requisiti sanitari.
È importante considerare anche peso delle attrezzature, autonomia di acqua ed energia, potenza elettrica disponibile, ventilazione e facilità di pulizia. Un layout poco efficiente può rallentare il servizio proprio nelle ore in cui la domanda è più alta.
Regime forfettario, INPS e tasse
Il titolare può utilizzare il regime forfettario se opera come persona fisica e rispetta tutti i requisiti previsti. Per il codice 56.12.01 il coefficiente di redditività è normalmente del 40%. Prima dell’apertura conviene verificare anche i requisiti e le cause ostative del regime forfettario.
Con 60.000 euro di ricavi, il reddito forfettario iniziale è quindi pari a 24.000 euro prima della deduzione dei contributi previdenziali obbligatori versati.
Il coefficiente del 40% non significa però che il regime sia sempre conveniente. Materie prime, carburante, manutenzione, personale, eventi, energia e ammortamento del mezzo possono incidere molto sul margine reale.
Il confronto tra regimi va quindi fatto sul margine effettivo. Due food truck con lo stesso fatturato possono avere risultati molto diversi se uno acquista materie prime costose, partecipa a eventi onerosi o utilizza molto personale e l’altro lavora con un menu più semplice e costi contenuti.
INPS Commercianti e contributi
Per la ristorazione mobile organizzata come impresa è frequente l’inquadramento nella Gestione Commercianti INPS. Il caso concreto va però verificato in base alla struttura dell’attività e al ruolo personale del titolare. Per il 2026 l’INPS ha fissato l’aliquota pensionistica al 24% e, per i commercianti, l’aliquota complessiva al 24,48% oltre agli importi dovuti sul minimale: il riferimento è la comunicazione ufficiale INPS sui contributi 2026.
Non va applicata la Gestione Separata tipica dei liberi professionisti. Le gestioni d’impresa prevedono normalmente contributi minimi annuali anche con redditi contenuti, oltre alla quota percentuale sul reddito che supera il minimale.
Questo aspetto va considerato nel business plan perché un food truck può avere ricavi molto stagionali mentre i contributi maturano comunque.
Chi concentra gran parte del lavoro tra primavera ed estate deve quindi accumulare margine sufficiente anche per i mesi più deboli, nei quali restano comunque assicurazione, rimessaggio, manutenzione, contributi e altri costi fissi.
Quanto paga di tasse un food truck
Supponiamo un food truck in regime forfettario con 50.000 euro di ricavi. Con coefficiente del 40%, il reddito forfettario iniziale è pari a 20.000 euro.
Da questo importo si deducono i contributi previdenziali obbligatori versati. Sul reddito residuo si applica l’imposta sostitutiva del 15% oppure del 5% quando ne ricorrono le condizioni.
Il 5% non è automatico e va verificato soprattutto se l’attività rappresenta la prosecuzione di un lavoro precedente.
Per fare simulazioni puoi usare il calcolatore delle tasse nel regime forfettario.
Costi, food cost e margine reale
I costi iniziali possono includere acquisto o leasing del veicolo, allestimento cucina, adeguamenti impiantistici, pratiche, assicurazioni, attrezzature, prima fornitura, grafica, POS e gestionale.
Ai costi iniziali si aggiungono carburante, manutenzione, materie prime, packaging, energia, acqua, commissioni POS, personale, parcheggio o rimessaggio e quote di partecipazione a fiere ed eventi.
Nel forfettario questi costi non vengono dedotti analiticamente, quindi la convenienza va valutata sui dati reali dell’attività.
Il costo del mezzo merita un’analisi separata: acquisto, leasing, assicurazione, manutenzione straordinaria e fermo tecnico possono incidere molto. Un guasto nei giorni di un evento importante può comportare non solo la riparazione ma anche la perdita completa del fatturato previsto.
Food cost, prezzi e margine reale
Uno degli errori più frequenti è fissare i prezzi guardando soltanto al costo della materia prima. Il prezzo deve coprire anche packaging, personale, carburante, eventi, scarti, energia, commissioni e costi fissi.
Per ogni prodotto conviene calcolare costo porzione, margine lordo e quantità necessaria per raggiungere il punto di pareggio.
Un menu troppo ampio può aumentare scorte, sprechi e complessità. Un menu più concentrato può invece facilitare acquisti, allergeni, velocità di servizio e controllo del margine.
È utile misurare anche il tempo medio di preparazione di ogni prodotto e il numero massimo di ordini gestibili in un’ora. Nei picchi di affluenza la velocità di servizio può incidere sul fatturato quasi quanto il prezzo di vendita.
Fiere, sagre, festival e posteggi
Gli eventi possono generare molto fatturato in pochi giorni, ma spesso comportano costi di ingresso, percentuali sugli incassi, cauzioni, personale aggiuntivo e vincoli organizzativi.
Prima di accettare una manifestazione è utile calcolare break-even, numero minimo di coperti, food cost, costo del personale e ricavi attesi.
Operare stabilmente in un posteggio è diverso dal lavorare in forma itinerante: possono esserci concessioni, autorizzazioni, bandi e limiti temporali specifici.
Per ogni evento conviene stimare non soltanto il pubblico previsto, ma anche numero di concorrenti, posizione assegnata, orari di apertura, disponibilità di energia e acqua e condizioni in caso di maltempo. Sono variabili che possono cambiare radicalmente la redditività della partecipazione.
Laboratorio esterno, bevande e attività aggiuntive
Alcuni operatori preparano parte dei prodotti in un laboratorio fisso e completano cottura o somministrazione sul mezzo. Se la produzione separata dal food truck diventa abituale e autonoma, può essere necessario un codice aggiuntivo.
Anche la somministrazione mobile prevalente di bevande ha una classificazione distinta. Il menu reale e il peso economico delle varie attività aiutano a definire l’inquadramento corretto.
Lo stesso criterio vale per vendita di prodotti confezionati, e-commerce, catering e ristorante fisso.
Dipendenti, POS e gestione operativa
Se il food truck impiega personale, entrano in gioco costi del lavoro, sicurezza, formazione, turni e adempimenti contributivi. Negli eventi ad alta affluenza può essere necessario aumentare temporaneamente il personale.
Il food truck deve inoltre gestire correttamente incassi e corrispettivi e predisporre sistemi di pagamento elettronico affidabili anche in mobilità.
Connessione dati, velocità del POS e organizzazione della cassa diventano elementi operativi importanti nei momenti di massimo afflusso.
Una buona organizzazione separa, quando possibile, presa ordini, pagamento e preparazione. Ridurre le code migliora l’esperienza del cliente e consente di aumentare il numero di ordini serviti senza ampliare fisicamente il mezzo.
Errori da evitare e FAQ
- usare un vecchio codice della ristorazione ambulante senza verificare ATECO 2025;
- confondere ristorazione mobile e catering;
- aprire la Partita IVA senza completare SCIA e adempimenti sanitari;
- trascurare HACCP e allergeni;
- applicare la Gestione Separata invece della gestione previdenziale d’impresa;
- valutare il forfettario solo sulla base del coefficiente del 40%;
- ignorare costi di eventi, personale e posteggi;
- non distinguere food truck e laboratorio produttivo.
Domande frequenti sul food truck con Partita IVA
Qual è il codice ATECO del food truck?
Per il food truck che prepara e somministra cibi per consumo immediato il riferimento ATECO 2025 è 56.12.01.
Qual è il coefficiente del forfettario?
Per il 56.12.01 il coefficiente di redditività è normalmente del 40%.
Serve la SCIA?
Sì, l’attività richiede normalmente pratica SUAP/SCIA e gli adempimenti sanitari previsti per il settore alimentare.
Serve HACCP?
Sì. L’attività deve essere organizzata nel rispetto delle regole di sicurezza alimentare e delle procedure HACCP applicabili.
Quale INPS paga un food truck?
Per la ristorazione mobile organizzata come impresa è frequente l’inquadramento nella Gestione Commercianti INPS, da verificare sul caso concreto.
Food truck e catering sono la stessa cosa?
No. La ristorazione mobile ordinaria e il catering su contratto per eventi specifici hanno classificazioni distinte.
Raccontaci la tua situazione. Ti aiutiamo a capire come procedere e quale soluzione è più adatta alla tua attività.
