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Regime Forfettario

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Regime forfettario commercianti 2026: tasse, coefficiente e INPS

Il regime forfettario per commercianti può essere una soluzione fiscale semplice e conveniente, ma va valutato insieme a tre elementi che per un’attività commerciale pesano molto: coefficiente di redditività, contributi INPS Commercianti e costi reali dell’attività. Nel 2026 il limite ordinario resta 85.000 euro di ricavi o compensi: se si supera 85.000 euro senza oltrepassare 100.000 euro, il regime cessa dall’anno successivo; oltre 100.000 euro l’uscita avviene invece nell’anno stesso secondo le regole previste dalla normativa.

In questa guida vediamo come funziona il forfettario per un commerciante, come si apre la Partita IVA, quanto si paga di INPS nel 2026, come si calcolano imposta e contributi e quando il regime può essere meno conveniente.

Indice dei contenuti

  • Regime forfettario commercianti 2026: quadro rapido
  • Chi è un commerciante ai fini della Partita IVA
  • Come aprire la Partita IVA da commerciante nel 2026
  • Coefficiente di redditività: non è sempre il 40%
  • Contributi INPS commercianti 2026
  • Riduzione INPS del 35% per commercianti forfettari
  • Come si calcolano tasse e INPS per un commerciante forfettario
  • Esempi 2026 con coefficiente del 40%
  • Commerciante con lavoro dipendente: l’esonero INPS non è automatico
  • Negozio ed e-commerce: il forfettario funziona allo stesso modo?
  • Quando il forfettario può essere meno conveniente per un commerciante
  • Fonti ufficiali

Regime forfettario commercianti 2026: quadro rapido

  • Imposta sostitutiva: 15%, oppure 5% per i primi cinque periodi d’imposta se ricorrono tutti i requisiti previsti per una nuova attività.
  • Reddito imponibile: non coincide con i ricavi; si ottiene applicando il coefficiente di redditività collegato all’attività svolta.
  • INPS Commercianti: nel 2026 il contributo minimo annuo è pari a 4.611,64 euro sul minimale di reddito di 18.808 euro.
  • Contributi oltre il minimale: per il 2026 l’aliquota ordinaria dei commercianti è del 24,48% sulla quota di reddito che supera 18.808 euro; sulla fascia oltre 56.224 euro l’aliquota sale al 25,48%.
  • Riduzione forfettari: chi ne possiede i requisiti può chiedere il regime previdenziale agevolato con riduzione del 35% dei contributi.
  • IVA: il forfettario normalmente non addebita l’IVA in fattura e non detrae l’IVA sugli acquisti, salvo i casi particolari previsti dalla disciplina IVA.

Per il quadro generale su requisiti, limiti e cause di esclusione puoi partire dalla guida completa al regime forfettario.

Chi è un commerciante ai fini della Partita IVA

In termini previdenziali, l’iscrizione alla Gestione Commercianti INPS riguarda l’imprenditore che opera nel commercio, nel terziario o nel turismo e partecipa personalmente al lavoro aziendale in modo abituale e prevalente. L’inquadramento non dipende soltanto dall’etichetta “commerciante”: va verificata l’attività concreta, il codice ATECO e il ruolo svolto nell’impresa.

Rientrano frequentemente in questo ambito negozi al dettaglio, attività di vendita online, alcuni servizi commerciali e altre imprese del terziario. Esistono però eccezioni e inquadramenti diversi: per esempio agenti e intermediari del commercio hanno regole ATECO e coefficienti di redditività differenti rispetto a un normale negozio.

Come aprire la Partita IVA da commerciante nel 2026

Per una ditta individuale commerciale l’avvio non coincide con la sola apertura della Partita IVA. Normalmente occorre gestire in modo coordinato gli adempimenti verso Registro Imprese, Agenzia delle Entrate e INPS e, quando richiesto dall’attività, anche SUAP/SCIA.

Dal 12 febbraio 2026 il vecchio strumento ComUnica non è più disponibile come applicazione autonoma: le pratiche di Comunicazione Unica possono essere trasmesse tramite DIRE o tramite soluzioni software compatibili indicate dal Registro Imprese.

In pratica, prima di iniziare occorre verificare:

  • codice ATECO coerente con l’attività realmente svolta;
  • iscrizione al Registro Imprese;
  • posizione INPS Gestione Commercianti, quando dovuta;
  • PEC e firma digitale per gli adempimenti telematici;
  • eventuale SCIA o altri titoli amministrativi richiesti dal Comune/SUAP;
  • requisiti per applicare il regime forfettario.

Per la procedura fiscale generale vedi anche come aprire la Partita IVA in regime forfettario.

Coefficiente di redditività: non è sempre il 40%

Uno degli errori più comuni è dire che tutti i commercianti hanno coefficiente di redditività del 40%. Non è corretto. Il coefficiente dipende dal gruppo di attività individuato dalla normativa e dal codice ATECO.

Per molte attività di commercio all’ingrosso e al dettaglio il coefficiente è effettivamente del 40%. Esistono però attività commerciali che ricadono in gruppi diversi: ad esempio alcune attività di commercio ambulante non alimentare hanno coefficiente del 54%, mentre gli intermediari del commercio sono generalmente associati al 62%.

Per questo il calcolo deve partire dal corretto inquadramento ATECO. Puoi approfondire nella guida al coefficiente di redditività.

Contributi INPS commercianti 2026

Nel 2026 il minimale di reddito per artigiani e commercianti è pari a 18.808 euro. Per i commercianti il contributo minimo annuo è pari a 4.611,64 euro, comprensivo della contribuzione IVS, del finanziamento dell’indennizzo per cessazione dell’attività commerciale e del contributo maternità.

Il contributo minimo è dovuto anche quando il reddito d’impresa è inferiore al minimale, salvo categorie per le quali la normativa prevede regole diverse.

Se il reddito d’impresa supera 18.808 euro, sulla parte eccedente si applica nel 2026 l’aliquota del 24,48% fino a 56.224 euro. Oltre tale soglia l’aliquota sale al 25,48%.

Le quattro rate del minimale 2026 scadono il 18 maggio 2026, 20 agosto 2026, 16 novembre 2026 e 16 febbraio 2027. I contributi calcolati sulla quota eccedente il minimale seguono invece le scadenze collegate alla dichiarazione dei redditi.

Per importi, scadenze, riduzioni ed eccezioni consulta la guida specifica sui contributi INPS artigiani e commercianti 2026.

Riduzione INPS del 35% per commercianti forfettari

Il regime contributivo agevolato previsto per artigiani e commercianti in forfettario consente, in presenza dei requisiti, una riduzione del 35% della contribuzione dovuta. Non è uno sconto automatico legato alla sola apertura della Partita IVA: occorre aderire al regime previdenziale agevolato secondo le modalità INPS.

Nel 2026 chi era già beneficiario nel 2025 continua ad applicarlo se conserva i requisiti e non presenta rinuncia. Chi ha iniziato l’attività nel 2025 e intendeva applicarlo dal 2026 doveva aderire entro il 28 febbraio 2026; chi apre una nuova attività nel corso del 2026 deve comunicare la scelta con tempestività dopo l’iscrizione.

Sul solo contributo minimo 2026, una riduzione del 35% porta indicativamente da 4.611,64 euro a circa 2.997,57 euro. La riduzione incide però anche sull’accredito contributivo utile alla pensione, quindi non va valutata soltanto come risparmio immediato.

Approfondisci nella guida sulla riduzione INPS del 35% nel forfettario.

Come si calcolano tasse e INPS per un commerciante forfettario

Il calcolo corretto segue questa sequenza:

  1. si prendono i ricavi rilevanti nell’anno;
  2. si applica il coefficiente di redditività previsto per l’attività;
  3. si determina il reddito forfettario lordo;
  4. si calcolano i contributi previdenziali dovuti;
  5. i contributi previdenziali obbligatori effettivamente deducibili vengono sottratti dal reddito forfettario secondo le regole fiscali;
  6. sul reddito netto si applica l’imposta sostitutiva del 5% o del 15%.

Quindi l’imposta sostitutiva non va semplicemente calcolata sul reddito ottenuto dal coefficiente ignorando i contributi previdenziali deducibili.

Esempi 2026 con coefficiente del 40%

Gli esempi seguenti servono a capire il meccanismo e ipotizzano un commerciante con coefficiente del 40%, attività per l’intero anno, aliquota INPS ordinaria e contributi previdenziali considerati integralmente deducibili nell’esempio. Il calcolo reale dipende dai contributi effettivamente versati e dalla situazione personale.

Ricavi 25.000 euro

  • Reddito forfettario lordo: 25.000 × 40% = 10.000 euro.
  • Contributi minimi INPS 2026: 4.611,64 euro.
  • Reddito netto dopo i contributi dell’esempio: 5.388,36 euro.
  • Imposta al 5%: circa 269,42 euro.
  • Imposta al 15%: circa 808,25 euro.

Ricavi 40.000 euro

  • Reddito forfettario lordo: 40.000 × 40% = 16.000 euro.
  • Il reddito resta sotto il minimale INPS di 18.808 euro: nell’esempio restano dovuti i contributi minimi di 4.611,64 euro.
  • Reddito netto dopo i contributi dell’esempio: 11.388,36 euro.
  • Imposta al 5%: circa 569,42 euro.
  • Imposta al 15%: circa 1.708,25 euro.

Ricavi 60.000 euro

  • Reddito forfettario lordo: 60.000 × 40% = 24.000 euro.
  • Quota oltre il minimale: 24.000 − 18.808 = 5.192 euro.
  • Contributi percentuali sull’eccedenza: circa 1.271,00 euro.
  • Contributi complessivi dell’esempio: circa 5.882,64 euro.
  • Reddito netto dopo i contributi: circa 18.117,36 euro.
  • Imposta al 5%: circa 905,87 euro.
  • Imposta al 15%: circa 2.717,60 euro.

Per simulazioni più ampie puoi utilizzare anche il nostro calcolo tasse del regime forfettario. Dal luglio 2026 l’INPS mette inoltre a disposizione un simulatore pubblico per stimare la contribuzione di artigiani e commercianti.

Commerciante con lavoro dipendente: l’esonero INPS non è automatico

Dire che un commerciante con un lavoro dipendente a tempo pieno è sempre esonerato dai contributi della Gestione Commercianti è troppo semplicistico. La regola INPS richiede di verificare se il soggetto partecipa personalmente all’attività commerciale in modo abituale e prevalente.

La presenza di un rapporto di lavoro dipendente può incidere sulla valutazione della prevalenza, ma non sostituisce l’analisi dell’attività concretamente svolta. Per questo, soprattutto nei casi di part-time, attività familiare, società o presenza operativa significativa nell’impresa, l’inquadramento va verificato sul caso concreto.

Negozio ed e-commerce: il forfettario funziona allo stesso modo?

Il principio fiscale è lo stesso, ma l’inquadramento ATECO e gli adempimenti amministrativi possono cambiare. Con la classificazione ATECO 2025 l’e-commerce viene ricondotto maggiormente alla tipologia di beni venduti e non al solo canale online. Per una guida specifica vedi regime forfettario ed e-commerce 2026.

Quando il forfettario può essere meno conveniente per un commerciante

Per un commerciante la convenienza non dipende soltanto dal 5% o dal 15%. Nel forfettario i costi reali dell’attività non vengono dedotti analiticamente: il reddito viene determinato attraverso il coefficiente.

Questo significa che un’attività con margini bassi, acquisti di merce molto elevati, affitti importanti, personale o altri costi reali consistenti può trovare meno conveniente il regime rispetto a un’attività con margini più alti. Inoltre l’IVA sugli acquisti, normalmente, non viene recuperata dal contribuente forfettario.

Prima di scegliere conviene quindi confrontare almeno:

  • margine reale dell’attività;
  • coefficiente di redditività applicabile;
  • INPS minimo e contributi variabili;
  • IVA sugli acquisti che non può essere detratta nel forfettario;
  • eventuale diritto alla riduzione contributiva del 35%;
  • costi amministrativi e contabili del regime alternativo.

Domande frequenti

Un commerciante può usare il regime forfettario?

Sì, se rispetta i requisiti previsti dalla normativa e non ricorre una causa di esclusione. Va inoltre verificato l’inquadramento specifico dell’attività, perché alcune attività soggette a regimi IVA speciali possono essere incompatibili con il forfettario.

Tutti i commercianti hanno coefficiente del 40%?

No. Il 40% è molto comune nel commercio all’ingrosso e al dettaglio, ma esistono attività commerciali con coefficienti diversi. Il codice ATECO e il gruppo di attività devono essere verificati prima del calcolo.

Quanto paga di INPS un commerciante nel 2026?

Nel 2026 il contributo minimo ordinario della Gestione Commercianti è 4.611,64 euro sul minimale di reddito di 18.808 euro. Se il reddito supera il minimale sono dovuti anche i contributi percentuali sulla parte eccedente.

Il contributo INPS è dovuto anche senza incassi?

Per il commerciante ordinariamente soggetto al minimale, sì: il contributo minimo è dovuto anche se il reddito effettivo è inferiore al minimale, salvo specifiche eccezioni previste dalla normativa.

Il commerciante forfettario può ridurre i contributi del 35%?

Sì, se possiede i requisiti e aderisce al regime previdenziale agevolato previsto dalla Legge 190/2014. La riduzione riguarda la contribuzione dovuta, ma incide anche sull’accredito contributivo pensionistico.

Se sono dipendente devo comunque pagare INPS Commercianti?

Non esiste una risposta automatica valida per tutti. Occorre verificare se l’attività commerciale è svolta personalmente con carattere di abitualità e prevalenza e come si combina con il rapporto di lavoro dipendente.

Fonti ufficiali

  • INPS, Circolare n. 14 del 9 febbraio 2026 – contribuzione artigiani e commercianti.
  • INPS, Iscrizione Gestione Commercianti.
  • Registro Imprese, strumenti Comunicazione Unica e DIRE.
  • Legge 23 dicembre 2014, n. 190 – regime forfettario.
  • INPS, simulatore contributi artigiani e commercianti 2026.
  • ISTAT, classificazione ATECO 2025 e aggiornamenti 2026.

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