Aprire Partita IVA per e-commerce in regime forfettario: come fare
Per aprire una Partita IVA per e-commerce in regime forfettario non basta richiedere il numero di Partita IVA: la vendita online abituale è un’attività d’impresa e richiede normalmente anche iscrizione al Registro delle Imprese, posizione INPS Commercianti e SCIA al SUAP. Il primo passaggio corretto è individuare l’attività realmente svolta e il codice ATECO 2025 coerente con i prodotti venduti.
Questa guida è dedicata alla procedura di apertura dell’e-commerce. Se invece sei già dipendente e vuoi capire la compatibilità con il forfettario o quando puoi non versare i contributi alla Gestione Commercianti, trovi gli approfondimenti specifici nei nostri articoli su dipendente con e-commerce e Partita IVA e su e-commerce da dipendente full time e INPS.
Quando serve la Partita IVA per un e-commerce
Se acquisti o produci beni con l’obiettivo di venderli online in modo organizzato e continuativo, l’attività ha natura imprenditoriale e va aperta correttamente fin dall’inizio. Non esiste una soglia di ricavi che trasformi automaticamente un e-commerce abituale in attività occasionale.
Diverso è il caso della vendita sporadica di propri beni usati, senza organizzazione imprenditoriale e senza acquisti effettuati per la successiva rivendita. La distinzione dipende quindi dalle caratteristiche concrete dell’attività, non dal solo importo incassato.
L’e-commerce può essere svolto con un proprio sito oppure attraverso marketplace come Amazon, eBay, Etsy, Temu o altre piattaforme. Il canale di vendita, però, non determina da solo il codice ATECO: con la classificazione ATECO 2025 conta soprattutto che cosa fai e quali beni vendi.
Come aprire la Partita IVA per e-commerce: i passaggi
Per una normale impresa individuale di commercio online il percorso può essere riassunto in cinque passaggi: scelta del codice ATECO, apertura dell’impresa, iscrizione previdenziale, SCIA e predisposizione degli strumenti necessari per operare.
1. Individuare il codice ATECO 2025 corretto
Con ATECO 2025 il vecchio codice 47.91.10 non è più il codice generico da attribuire automaticamente a qualsiasi commercio elettronico. La classificazione vigente distingue le attività di commercio soprattutto in base alla tipologia di prodotti e all’attività effettivamente esercitata. L’Istat precisa inoltre che la classificazione ATECO 2025 è quella operativamente adottata dal 1° aprile 2025 e che l’aggiornamento 2026 non ne ha cambiato struttura e descrizioni.
Per questo, prima di aprire l’attività, bisogna stabilire se vendi abbigliamento, cosmetici, elettronica, prodotti alimentari, beni misti, prodotti realizzati direttamente da te oppure se gestisci un marketplace senza acquistare i beni venduti. Quest’ultimo caso può essere un’attività di intermediazione e avere un inquadramento diverso dal commercio al dettaglio in proprio.
Puoi approfondire la scelta nella nostra guida al codice ATECO e-commerce. La fonte istituzionale da verificare è la classificazione ATECO 2025 dell’Istat.
2. Aprire l’impresa individuale con la Comunicazione Unica
Un e-commerce che vende beni in modo abituale viene normalmente avviato come impresa individuale commerciale. L’iscrizione si presenta telematicamente al Registro delle Imprese tramite Comunicazione Unica. Secondo il portale ufficiale del Registro Imprese, con questo procedimento possono essere gestiti in modo coordinato l’attribuzione della Partita IVA, l’iscrizione al Registro delle Imprese, gli adempimenti INPS e, quando pertinente, la SCIA.
Per l’invio servono gli strumenti previsti dalla procedura telematica, tra cui domicilio digitale PEC e firma digitale del titolare o dell’intermediario. Dal 12 febbraio 2026 le pratiche vengono predisposte attraverso DIRE o soluzioni compatibili, mentre il precedente strumento autonomo ComUnica non è più disponibile.
La procedura ufficiale è descritta nella pagina del Registro Imprese dedicata all’impresa individuale.
3. Iscriversi alla Gestione Commercianti INPS
Chi esercita personalmente un’attività commerciale in modo abituale e prevalente rientra normalmente nella Gestione Commercianti INPS. L’INPS indica infatti tra i requisiti la partecipazione personale al lavoro aziendale con carattere di abitualità e prevalenza.
Nel 2026 l’aliquota ordinaria per i commercianti è pari al 24,48% e il reddito minimale è 18.808 euro. Il contributo minimo annuo indicato dall’INPS per un titolare commerciante è 4.611,64 euro, comprensivo della quota maternità. Oltre il minimale si applicano i contributi percentuali secondo le regole della Gestione.
Nel regime forfettario può essere disponibile, in presenza dei requisiti, la riduzione del 35% dei contributi INPS. Non va però confusa con l’eventuale esclusione dalla Gestione Commercianti per chi svolge contemporaneamente un lavoro dipendente prevalente: sono due situazioni diverse e vanno verificate separatamente.
Per i dati contributivi aggiornati puoi consultare anche la pagina INPS sui contributi artigiani e commercianti 2026.
4. Presentare la SCIA per il commercio elettronico
Il commercio elettronico è una forma speciale di vendita e richiede normalmente la Segnalazione Certificata di Inizio Attività al SUAP competente. La SCIA può essere presentata separatamente oppure, quando le procedure territoriali lo consentono, contestualmente alla Comunicazione Unica.
La ricevuta telematica del procedimento automatizzato consente l’avvio dell’attività secondo le regole del SUAP. Per attività alimentari o per prodotti soggetti a discipline specifiche possono essere necessari ulteriori requisiti, notifiche o autorizzazioni.
Abbiamo dedicato una guida separata alla SCIA per e-commerce, così questa pagina può restare focalizzata sulla procedura complessiva di apertura.
5. Predisporre gli obblighi del negozio online
L’apertura fiscale e camerale non esaurisce gli obblighi di chi vende online. Se vendi a consumatori devi verificare anche le informazioni precontrattuali, prezzi, condizioni di vendita, consegna, diritto di recesso, privacy e gli eventuali obblighi legati alla sicurezza dei prodotti.
Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ricorda che i contratti a distanza sono disciplinati dal Codice del Consumo e che prima dell’acquisto il professionista deve fornire al consumatore informazioni chiare sulle caratteristiche dei beni, sul venditore, sul prezzo complessivo e sul diritto di recesso. Sono regole distinte dagli adempimenti fiscali, ma fanno parte dell’apertura corretta di un e-commerce.
Si può usare il regime forfettario per l’e-commerce?
Sì. Un’impresa individuale di e-commerce può applicare il regime forfettario quando possiede i requisiti previsti dalla legge e non ricade in una causa di esclusione. Il regime non è riservato ai professionisti: può essere utilizzato anche da commercianti e artigiani.
Tra i controlli principali rientrano il limite di ricavi, le partecipazioni incompatibili, eventuali rapporti con il datore o ex datore di lavoro e gli altri requisiti previsti dalla disciplina. Per il 2026 resta inoltre a 35.000 euro la soglia dei redditi di lavoro dipendente o assimilati dell’anno precedente che può costituire causa ostativa; l’estensione al 2026 è documentata anche nel dossier del Senato sulla legge di bilancio 2026. La verifica è irrilevante nei casi previsti dalla legge quando il rapporto è cessato.
Il limite ordinario di ricavi o compensi per il regime è 85.000 euro. Se in corso d’anno vengono superati 100.000 euro, operano le regole di uscita immediata dal forfettario. Per tutti i requisiti conviene usare la nostra pagina aggiornata su requisiti e cause di esclusione dal regime forfettario, evitando di duplicare qui un’intera guida generale.
Coefficiente di redditività e tasse dell’e-commerce forfettario
Nel forfettario le spese reali sostenute per acquistare merce, pubblicità, software, commissioni dei marketplace, spedizioni e magazzino non vengono dedotte analiticamente. Il reddito fiscale è determinato applicando ai ricavi il coefficiente previsto per l’attività.
Per le normali attività di commercio al dettaglio il coefficiente di redditività è generalmente del 40%. Significa, per esempio, che con 30.000 euro di ricavi il reddito determinato forfettariamente è 12.000 euro prima della deduzione dei contributi previdenziali versati. Sul reddito imponibile così determinato si applica poi l’imposta sostitutiva del 15% oppure, quando ricorrono tutte le condizioni per una nuova attività, del 5%.
Questo aspetto è particolarmente importante nell’e-commerce: un coefficiente del 40% presume costi forfettari del 60%, ma il margine reale del negozio può essere molto diverso. Un’attività con costo della merce, advertising e commissioni molto elevati deve quindi confrontare il risultato reale con quello fiscale prima di concludere che il forfettario sia sempre la scelta più conveniente.
Per il calcolo specifico puoi leggere l’approfondimento sul coefficiente di redditività dell’e-commerce e la guida sull’imposta sostitutiva al 5% o 15%.
Quanto costa aprire un e-commerce con Partita IVA
Non esiste un unico prezzo nazionale per l’apertura. L’attribuzione della Partita IVA, considerata isolatamente, non comporta un’imposta di apertura; per una ditta commerciale vanno però considerati diritti e bolli camerali, diritto annuale della Camera di Commercio, eventuali diritti SUAP, PEC, firma digitale e il compenso dell’intermediario se non presenti la pratica autonomamente.
Anche il costo della SCIA può cambiare in base al Comune e al tipo di attività. Per questo è più corretto verificare i costi effettivi della Camera di Commercio e del SUAP competente anziché usare una cifra fissa valida per tutta Italia.
E-commerce e lavoro dipendente: attenzione a non confondere fisco e INPS
Essere dipendente non impedisce di per sé di aprire un e-commerce, ma introduce due controlli differenti. Il primo è fiscale: per il 2026 va verificata la soglia di 35.000 euro dei redditi da lavoro dipendente o assimilati percepiti nell’anno precedente e la causa ostativa legata all’attività svolta prevalentemente verso il datore o ex datore di lavoro.
Il secondo controllo è previdenziale. Un contratto full time non va trasformato in una regola automatica del tipo “non paghi mai l’INPS”: per la Gestione Commercianti conta se l’attività d’impresa viene svolta personalmente con abitualità e prevalenza e la posizione concreta deve essere correttamente comunicata e valutata.
Proprio per evitare cannibalizzazioni, questi casi sono trattati nelle guide specifiche già indicate all’inizio: questa URL resta dedicata a come aprire la Partita IVA e-commerce in regime forfettario e quali pratiche servono.
Checklist prima di iniziare a vendere online
- definire esattamente prodotti, modalità di vendita ed eventuale attività di produzione o intermediazione;
- scegliere il codice ATECO 2025 corretto in base all’attività prevalente;
- verificare requisiti e cause di esclusione dal regime forfettario;
- predisporre Comunicazione Unica e iscrizione al Registro delle Imprese;
- gestire correttamente la posizione INPS Commercianti;
- presentare la SCIA al SUAP competente;
- attivare PEC/domicilio digitale e firma digitale quando necessarie per le pratiche;
- predisporre condizioni di vendita, privacy, informazioni al consumatore e diritto di recesso;
- verificare regole ulteriori se vendi alimenti, prodotti regolamentati o effettui vendite all’estero.
Per una panoramica fiscale più ampia, separata dalla procedura di apertura, puoi proseguire con la nostra guida al regime forfettario per e-commerce.
Raccontaci la tua situazione. Ti aiutiamo a capire come procedere e quale soluzione è più adatta alla tua attività.