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Regime Forfettario

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Tasse su 20.000 € nel forfettario 2026: calcolo per attività

Quanto pago di tasse su 20.000 euro nel regime forfettario? Non esiste una risposta unica: il risultato cambia in base al coefficiente di redditività, alla previdenza applicabile e all’aliquota dell’imposta sostitutiva del 5% o 15%. Per un professionista con coefficiente 78% e Gestione Separata INPS al 26,07%, il carico economico teorico a regime è circa 4.643,57 € con imposta al 5% e circa 5.796,88 € con imposta al 15%.

Questa pagina risponde alla domanda quanto si versa tra contributi e imposta su 20.000 euro incassati. Se invece vuoi sapere quanto resta come netto, trovi la guida separata su 20.000 euro lordi quanto sono netti.

20.000 euro: tasse e contributi in breve

ScenarioContributiImpostaTotale teorico
Professionista 78% + Gestione Separata, 5%4.066,92 €576,65 €4.643,57 €
Professionista 78% + Gestione Separata, 15%4.066,92 €1.729,96 €5.796,88 €
Attività 67% + Gestione Separata, 5%3.493,38 €495,33 €3.988,71 €
Attività 67% + Gestione Separata, 15%3.493,38 €1.485,99 €4.979,37 €
Commerciante 40%, contributo minimo, 5%circa 4.611,64 €circa 169,42 €circa 4.781,06 €
Commerciante 40%, contributo minimo, 15%circa 4.611,64 €circa 508,25 €circa 5.119,89 €

I valori sono esempi 2026 e non includono costi reali dell’attività, eventuali Casse professionali, riduzioni contributive o situazioni personali particolari. Il 5% non spetta automaticamente.

Come si calcolano le tasse su 20.000 euro nel forfettario

Il 5% o il 15% non si applicano direttamente ai 20.000 euro. Il calcolo corretto segue questi passaggi:

  1. parti dai ricavi o compensi effettivamente incassati;
  2. applica il coefficiente di redditività collegato all’attività;
  3. calcola i contributi previdenziali secondo Gestione Separata, Artigiani/Commercianti o Cassa professionale;
  4. deduci i contributi obbligatori effettivamente versati quando fiscalmente deducibili;
  5. applica l’imposta sostitutiva del 5% o 15% alla base residua.

Per questo due contribuenti con lo stesso fatturato di 20.000 euro possono pagare importi molto diversi.

Esempio completo: professionista con coefficiente 78%

Per molti professionisti senza Cassa autonoma il coefficiente di redditività è del 78%. Su 20.000 euro:

  • reddito forfettario: 20.000 × 78% = 15.600 €;
  • Gestione Separata INPS 26,07%: 4.066,92 €;
  • base dopo contributi deducibili: 15.600 − 4.066,92 = 11.533,08 €;
  • imposta al 5%: 576,65 €;
  • imposta al 15%: 1.729,96 €.

Il totale economico teorico a regime è quindi circa 4.643,57 € con il 5% e 5.796,88 € con il 15%. In rapporto ai 20.000 euro incassati, equivale a circa il 23,2% o il 29,0%. Per approfondire la previdenza vedi la guida alla Gestione Separata INPS 2026.

Attività con coefficiente di redditività 67%

Il 67% non identifica una categoria chiamata “professionista 67%”: riguarda alcune attività economiche che ricadono in quel coefficiente. Se il tuo ATECO è effettivamente al 67% e ipotizziamo Gestione Separata:

  • reddito forfettario: 20.000 × 67% = 13.400 €;
  • contributi INPS: circa 3.493,38 €;
  • base dopo contributi: 9.906,62 €;
  • imposta al 5%: circa 495,33 €;
  • imposta al 15%: circa 1.485,99 €.

Il totale teorico diventa quindi circa 3.988,71 € al 5% e 4.979,37 € al 15%.

Commerciante con 20.000 euro: perché il calcolo cambia

Per molte attività commerciali il coefficiente è del 40%, quindi 20.000 euro generano un reddito forfettario fiscale di 8.000 euro. Ma per i commercianti non basta applicare una percentuale INPS a 8.000 euro: la Gestione Commercianti prevede contributi minimi annuali calcolati sul minimale.

Nel 2026 il minimale di reddito è 18.808 euro e, nel caso standard, il contributo minimo annuo del commerciante è nell’ordine di 4.611,64 euro. In una simulazione semplificata, dopo la deduzione di tale contributo la base per l’imposta è circa 3.388,36 euro: l’imposta sarebbe circa 169,42 euro al 5% o 508,25 euro al 15%. Eventuali agevolazioni contributive possono cambiare molto il risultato.

Il 5% su 20.000 euro non spetta automaticamente

L’aliquota ridotta del 5% può spettare alle nuove attività che rispettano le condizioni previste dalla legge. Non basta aver appena aperto la Partita IVA. Se i requisiti non sono rispettati, si applica il 15%. Prima di usare qualsiasi simulazione verifica la guida sull’imposta sostitutiva al 5% o 15%.

Primo anno: il carico economico e il pagamento non coincidono

Nel primo anno può esserci una differenza importante tra contributi maturati e contributi effettivamente versati. Se non hai ancora versato contributi obbligatori deducibili nello stesso periodo, l’imposta può essere calcolata sull’intero reddito forfettario.

Nell’esempio del professionista 78%, senza deduzione di contributi già versati:

  • imposta al 5% su 15.600 euro = 780 €;
  • imposta al 15% = 2.340 €;
  • contributi maturati = 4.066,92 €.

Il carico economico del primo anno può quindi arrivare a circa 4.846,92 € al 5% o 6.406,92 € al 15%, anche se materialmente una parte verrà versata l’anno successivo.

Secondo anno: saldo e acconti possono far sembrare le tasse molto più alte

Il secondo anno è spesso quello che sorprende di più. Non perché l’aliquota raddoppi, ma perché nello stesso periodo possono sommarsi saldo dell’anno precedente e acconti dell’anno in corso, sia per l’imposta sia per i contributi. Per questo il cash flow può essere più pesante del carico economico riferibile a un singolo anno.

Abbiamo una guida dedicata a quanto si paga nei primi due anni del forfettario.

Quanto mettere da parte se incassi 20.000 euro

Una riserva prudenziale è diversa dal calcolo teorico delle imposte. Per un professionista in Gestione Separata può avere senso accantonare progressivamente una quota dei compensi per evitare che saldo e acconti creino problemi di liquidità. Come ordine di grandezza prudenziale, la nostra guida all’accantonamento considera spesso circa 25-30% con aliquota 5% e 32-35% con aliquota 15%, da adattare al caso concreto.

Su 20.000 euro significa creare una riserva indicativa nell’ordine di 5.000-6.000 euro oppure 6.400-7.000 euro. Non sono “tasse certe”: sono una riserva di cassa. Vedi quanto mettere da parte per tasse e INPS.

20.000 euro fatturati o incassati: conta il principio di cassa

Nel forfettario, per i professionisti e in generale secondo il principio di cassa applicabile, è fondamentale distinguere tra importi fatturati e importi effettivamente incassati. Una fattura emessa ma non ancora incassata può non concorrere nello stesso momento alla determinazione del reddito. Approfondisci nella guida sulle fatture non incassate nel forfettario.

Forfettario o ordinario su 20.000 euro?

Non è corretto dire che su 20.000 euro l’ordinario costa sempre più o sempre meno del forfettario. Nell’ordinario servono almeno i costi effettivamente deducibili, l’IRPEF, le addizionali, la previdenza e l’eventuale IVA. Se hai costi reali molto elevati, il confronto può cambiare. Nel forfettario, invece, il reddito è determinato dal coefficiente e le spese reali non vengono normalmente dedotte una per una.

Per questo un confronto serio tra i due regimi deve partire dai costi reali, non da una percentuale generica applicata ai 20.000 euro.

Le spese reali non abbassano normalmente le tasse nel forfettario

Computer, affitto, carburante, software, pubblicità e altri costi dell’attività riducono il denaro che ti resta davvero, ma nel forfettario non vengono normalmente sottratti analiticamente dal reddito fiscale. È il coefficiente di redditività a rappresentare forfettariamente i costi. I contributi previdenziali obbligatori seguono invece la propria disciplina di deducibilità.

Da 10.000 a 20.000 euro: il carico non raddoppia sempre allo stesso modo

Nel caso di un professionista con Gestione Separata il peso tende a crescere in modo abbastanza proporzionale. Per artigiani e commercianti, invece, i contributi minimi fanno sì che su fatturati bassi la percentuale effettiva possa essere più pesante. Puoi confrontare questo esempio con la guida su quanto si paga di tasse su 10.000 euro.

Fonti ufficiali 2026

  • INPS, Circolare n. 8 del 3 febbraio 2026: Gestione Separata.
  • INPS, Circolare n. 14 del 9 febbraio 2026: Artigiani e Commercianti.
  • Normattiva, Legge 190/2014: disciplina del regime forfettario.

Calcola il tuo caso reale

Se conosci il tuo codice ATECO, il coefficiente e la previdenza applicabile, puoi usare il nostro calcolatore delle tasse nel regime forfettario per simulare il tuo caso.

Domande frequenti

Quanto paga un professionista forfettario su 20.000 euro?

Con coefficiente 78%, Gestione Separata 26,07% e contributi deducibili, il totale teorico a regime è circa 4.643,57 euro con imposta al 5% e 5.796,88 euro con imposta al 15%.

Il 15% si applica direttamente ai 20.000 euro?

No. Prima si applica il coefficiente di redditività; poi, quando spettante, si deducono i contributi previdenziali obbligatori versati e solo sulla base residua si calcola l’imposta sostitutiva.

Su 20.000 euro un commerciante paga meno di un professionista?

Non necessariamente. Il coefficiente del commercio è spesso più basso, ma i contributi minimi della Gestione Commercianti possono incidere molto sui fatturati bassi.

Quanto conviene mettere da parte su 20.000 euro?

Come riserva prudenziale, per un professionista può essere utile accantonare circa il 25-30% se applica il 5% o il 32-35% se applica il 15%, adattando la percentuale a previdenza, acconti e situazione personale.

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