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Regime Forfettario
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CONSULENZE FORFETTARIO

Tasse nei primi due anni del forfettario: perché il secondo anno pesa di più

Nei primi due anni di regime forfettario la percentuale d’imposta non aumenta automaticamente. Quello che cambia è soprattutto il momento in cui escono i soldi: nel primo anno maturi imposta e contributi sul reddito prodotto, mentre nell’anno successivo, con la prima dichiarazione, puoi trovarti a versare insieme saldo del primo anno e acconti del secondo. È questo il motivo per cui il secondo anno viene spesso percepito come molto più costoso.

Primo anno: maturi le imposte, ma il saldo arriva con la dichiarazione successiva

Se apri la Partita IVA nel corso dell’anno, l’imposta sostitutiva sul reddito prodotto in quel primo periodo viene determinata con la dichiarazione presentata l’anno successivo. Non significa che il primo anno sia “senza tasse”: significa che il pagamento del saldo è differito al momento della dichiarazione.

Per questo è importante accantonare una quota degli incassi fin dalle prime fatture. Se vuoi approfondire soltanto il primo anno, abbiamo una guida specifica su quando si pagano tasse e INPS nel primo anno di Partita IVA forfettaria.

Secondo anno: saldo del primo più acconti del secondo

Con la prima dichiarazione dei redditi avviene il passaggio che crea più sorpresa. Devi versare il saldo dell’imposta sostitutiva calcolata sul primo anno e, se ne ricorrono i presupposti, anche gli acconti per l’anno in corso. Gli acconti non sono una tassa aggiuntiva: sono anticipi dell’imposta che verrà poi ricalcolata sulla base del reddito effettivo del secondo anno.

L’Agenzia delle Entrate identifica i versamenti del forfettario con i codici tributo 1790 per il primo acconto, 1791 per il secondo acconto o acconto in unica soluzione e 1792 per il saldo.

Il secondo anno non raddoppia davvero l’imposta

Se nel secondo anno paghi, per esempio, 800 euro di saldo e contemporaneamente versi acconti per l’anno corrente, non stai pagando due volte la stessa imposta. Gli 800 euro chiudono il debito del primo anno; gli acconti saranno sottratti dall’imposta effettivamente dovuta sul secondo anno quando presenterai la dichiarazione successiva.

Esempio semplice con 20.000 euro di compensi

Ipotizziamo un professionista con 20.000 euro di compensi incassati, coefficiente di redditività del 78% e requisiti per l’imposta sostitutiva al 5%. Prima dei contributi previdenziali, il reddito forfettario lordo è 15.600 euro. Applicando il 5%, l’imposta teorica lorda è 780 euro.

Il calcolo reale dell’imposta deve però considerare i contributi previdenziali obbligatori effettivamente deducibili. Per questo non è corretto usare 780 euro come cifra universale: serve a capire il meccanismo, non a sostituire il calcolo della dichiarazione. Per una simulazione costruita proprio su 20.000 euro puoi usare la guida dedicata alle tasse su 20.000 euro nel forfettario.

I contributi INPS cambiano molto tra professionista e impresa

Non bisogna sommare imposta e INPS con una formula unica valida per tutti. Un professionista senza Cassa iscritto alla Gestione Separata versa i contributi in percentuale sul reddito previdenziale, normalmente con saldo e acconti collegati alla dichiarazione. Artigiani e commercianti, invece, hanno una struttura contributiva diversa, con contributi minimi e scadenze periodiche durante l’anno più l’eventuale quota eccedente il minimale.

Quindi la frase “nel primo anno non si paga INPS” è sbagliata se applicata indistintamente a ogni forfettario. Bisogna partire dalla gestione previdenziale concreta.

I contributi pagati possono ridurre l’imposta sostitutiva

Il comma 64 della Legge 190/2014 consente di dedurre dal reddito forfettario i contributi previdenziali obbligatori versati in ottemperanza alla legge. La deduzione segue il pagamento: nel secondo anno possono quindi essere deducibili contributi materialmente versati in quell’anno, anche se collegati al reddito maturato nel periodo precedente.

5% o 15%: non dipende dal fatto che sia il primo o il secondo anno

L’aliquota del 5% può essere applicata per i primi cinque periodi d’imposta quando sono rispettati i requisiti previsti per una nuova attività. Non esiste una regola secondo cui il primo anno si paga il 5% e dal secondo il 15%. Se i requisiti iniziali sono presenti, l’aliquota agevolata continua per il periodo previsto; in caso contrario si applica il 15% fin dall’inizio.

Acconto: attenzione a non applicare sempre la stessa percentuale

Le guide online mostrano spesso schemi fissi 40/60 oppure 50/50. La ripartizione va invece verificata in base alla disciplina applicabile al contribuente. L’articolo 58 del D.L. 124/2019 ha modificato la ripartizione degli acconti per i soggetti rientranti nel relativo ambito, mentre fuori da tale perimetro continuano a valere le regole generali. La cosa importante per capire i primi due anni è che l’acconto complessivo è un anticipo sul secondo anno e non una seconda imposta autonoma.

Per il dettaglio della seconda rata puoi consultare la guida al secondo acconto del regime forfettario.

Nel 2026 le date possono avere differimenti specifici

Le scadenze concrete vanno controllate ogni anno. Per il 2026, per esempio, l’Agenzia delle Entrate ha pubblicato il differimento al 20 luglio senza maggiorazione per i soggetti che rientrano nell’ambito previsto dalla norma, includendo anche i forfettari collegati alle attività interessate. Per questo una guida sui “primi due anni” non dovrebbe fissare per sempre una singola data come se fosse immutabile.

Come evitare la sorpresa del secondo anno

  • accantona una quota degli incassi fin dal primo mese;
  • separa mentalmente il saldo dal futuro acconto;
  • verifica quale gestione previdenziale si applica alla tua attività;
  • non usare simulazioni basate solo sul fatturato senza coefficiente e contributi;
  • aggiorna la previsione se gli incassi del secondo anno cambiano molto rispetto al primo.

Per costruire una riserva di liquidità puoi vedere anche quanto mettere da parte per tasse e INPS nel forfettario.

Fonti ufficiali

Domande frequenti

Nel primo anno di forfettario non si pagano tasse?

L’imposta sul reddito del primo anno viene normalmente determinata e versata con la dichiarazione dell’anno successivo. Non è quindi un anno esente: il pagamento del saldo arriva dopo.

Perché nel secondo anno si paga molto di più?

Perché con la prima dichiarazione si sommano il saldo dovuto sul primo anno e gli eventuali acconti dell’imposta relativa al secondo anno. Gli acconti saranno poi scomputati dal debito effettivo successivo.

Il secondo anno l’aliquota passa dal 5% al 15%?

No. Se ricorrono i requisiti per il 5%, l’aliquota agevolata può essere applicata per i primi cinque periodi d’imposta. Il passaggio al 15% non avviene automaticamente al secondo anno.

Gli acconti sono tasse in più?

No. Sono anticipi dell’imposta dovuta sull’anno in corso e vengono considerati nel conguaglio della dichiarazione successiva.

Nel primo anno tutti i forfettari non pagano INPS?

No. Le modalità cambiano in base alla gestione previdenziale. Gestione Separata e gestioni Artigiani/Commercianti hanno regole e tempistiche differenti, quindi non esiste una risposta unica valida per ogni Partita IVA.

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