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Regime Forfettario
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CONSULENZE FORFETTARIO

Quanto mettere da parte per tasse e INPS nel forfettario 2026

Nel regime forfettario non esiste una percentuale di accantonamento valida per tutti. Quanto mettere da parte per tasse e INPS dipende da coefficiente di redditività, imposta sostitutiva al 5% o 15%, gestione previdenziale e andamento degli incassi. Per un professionista con coefficiente 78% e Gestione Separata, una quota prudenziale può essere circa il 32-35% degli incassi con imposta al 15% e circa il 25-30% con imposta al 5%, ma queste percentuali sono un metodo di gestione della liquidità, non aliquote fiscali di legge.

Il principio è semplice: ogni volta che incassi, separa subito la quota destinata a imposta e contributi. In questo modo saldo e acconti non diventano un problema di cassa quando arrivano le scadenze.

Quanto accantonare: tabella rapida

ProfiloIndicazione pratica
Professionista, coefficiente 78%, Gestione Separata, imposta 15%32-35% degli incassi
Professionista, coefficiente 78%, Gestione Separata, imposta 5%25-30% degli incassi
ArtigianoFondo INPS fisso + fondo imposta separato
CommercianteFondo INPS fisso + fondo imposta separato
Professionista con CassaCalcolo specifico sulla Cassa di appartenenza

La tabella serve per organizzare la liquidità. Non comprende i costi reali dell'attività, come software, commercialista, assicurazioni, pubblicità, attrezzature o eventuale IVA dovuta in operazioni particolari con l'estero.

Come si arriva a circa il 29% per un professionista

Prendiamo un professionista senza Cassa, con coefficiente di redditività del 78%, Gestione Separata INPS al 26,07% e imposta sostitutiva al 15%. L'INPS ha pubblicato le aliquote 2026 della Gestione Separata con la circolare n. 8 del 3 febbraio 2026.

Su 10.000 euro di ricavi, in un esempio teorico:

  1. reddito forfettario: 10.000 × 78% = 7.800 euro;
  2. contributi Gestione Separata: circa 2.033 euro;
  3. base residua teorica dopo i contributi: circa 5.767 euro;
  4. imposta sostitutiva al 15%: circa 865 euro;
  5. contributi + imposta: circa 2.898 euro.

Il carico teorico è quindi vicino al 29% dei ricavi. Accantonare il 32-35% crea un margine di sicurezza per differenze temporali, acconti e altri piccoli obblighi.

Con il 5% quanto cambia?

Con gli stessi dati ma imposta sostitutiva al 5%, il carico teorico si riduce. Per questo, quando il 5% spetta davvero, un accantonamento del 25-30% può essere una base prudenziale. Non usare però questa percentuale se non hai verificato i requisiti per l'aliquota agevolata.

Perché il secondo anno sembra molto più caro

Il problema più frequente non è l'aliquota, ma la concentrazione di saldo e acconti. Alla prima dichiarazione completa puoi trovarti a pagare contemporaneamente saldo dell'anno precedente, primo acconto dell'anno in corso, successivamente secondo acconto e contributi previdenziali.

Lo scadenzario dell'Agenzia delle Entrate riporta le scadenze ufficiali dei versamenti. Sul sito trovi anche il nostro calendario delle scadenze fiscali.

Accantonare non significa pagare più tasse

Se metti da parte il 35% e il carico finale è inferiore, la differenza resta tua. Il fondo serve soltanto a non spendere denaro che sai già essere destinato a imposta e previdenza.

Per questo è utile separare la liquidità appena ricevi il pagamento, invece di aspettare giugno o novembre per capire quanto manca.

Metodo pratico: tre fondi separati

  1. Fondo tasse e contributi: la quota che accantoni a ogni incasso.
  2. Fondo costi dell'attività: software, commercialista, assicurazioni, pubblicità, attrezzature e altre spese.
  3. Liquidità disponibile: ciò che resta dopo i primi due fondi.

Non servono necessariamente tre conti bancari. Possono bastare sottoconti, salvadanai digitali o un foglio di controllo, purché il denaro destinato alle scadenze resti chiaramente separato.

Accantonamento per incasso o quota fissa mensile?

Per un professionista con incassi variabili è normalmente più semplice usare una percentuale per ogni pagamento. Se incassi 2.000 euro e il tuo buffer è 35%, trasferisci subito 700 euro nel fondo fiscale.

Per artigiani e commercianti può essere più efficace combinare una quota mensile fissa per i contributi minimi INPS con una percentuale sugli incassi per imposta sostitutiva e contribuzione eccedente il minimale.

Artigiani e commercianti: perché il 30% può non bastare

Per artigiani e commercianti esiste una contribuzione minima. L'INPS per il 2026 indica un minimale di reddito di 18.808 euro e contributi minimi annui di circa 4.521,36 euro per gli artigiani e 4.611,64 euro per i commercianti.

Con ricavi bassi, quindi, una semplice percentuale sugli incassi può non coprire neppure il minimo previdenziale. È meglio alimentare ogni mese un fondo INPS dedicato.

Per chi applica il regime previdenziale agevolato, l'INPS conferma anche nel 2026 la riduzione contributiva del 35% per i soggetti che mantengono i requisiti e non vi hanno rinunciato.

Professionisti con Cassa: serve un calcolo specifico

Avvocati, commercialisti, ingegneri, architetti, medici, psicologi e altri professionisti iscritti a una Cassa non devono usare automaticamente le percentuali della Gestione Separata. Ogni Cassa può prevedere contributo soggettivo, integrativo, minimi, agevolazioni e scadenze proprie.

In questi casi il fondo va costruito partendo dal regolamento della Cassa e aggiungendo l'imposta sostitutiva. Una percentuale unica può essere troppo alta o troppo bassa.

Esempio con 30.000 euro di ricavi

Un professionista con coefficiente 78%, Gestione Separata e imposta al 15% incassa 30.000 euro. Applicando lo stesso schema teorico, contributi e imposta possono arrivare a circa 8.700 euro. Accantonando il 35% dei ricavi metteresti da parte 10.500 euro, lasciando un margine utile per assorbire acconti e differenze temporali.

Se gli incassi sono irregolari

Chi lavora a progetto può incassare molto in un mese e quasi nulla in quello successivo. In questi casi applica la percentuale quando il denaro entra davvero, invece di usare una media mensile teorica.

Esempio: incassi 8.000 euro a marzo e nulla ad aprile. Con un buffer del 35% metti da parte 2.800 euro a marzo. Non ridurre il fondo fiscale solo perché aprile è stato debole: le scadenze si basano sul risultato annuale.

Le spese reali vanno tenute fuori dal fondo tasse

Se incassi 3.000 euro e ne accantoni 1.000 per tasse e contributi, i restanti 2.000 non sono automaticamente il tuo netto personale. Devi ancora sostenere i costi reali dell'attività.

Nel forfettario molti costi non riducono analiticamente il reddito fiscale, ma riducono la liquidità. Per questo il fondo fiscale va tenuto separato dal budget per software, pubblicità, attrezzature, assicurazioni e commercialista.

Attenzione a IVA su estero e reverse charge

Alcune operazioni con fornitori esteri possono generare IVA da versare anche per un forfettario. Se acquisti frequentemente software, pubblicità o servizi dall'estero, prevedi un piccolo fondo separato anche per questi adempimenti.

La guida su quando il forfettario versa l'IVA approfondisce questi casi.

Quando ricalcolare la percentuale durante l'anno

  • ricavi molto superiori o inferiori alle previsioni;
  • passaggio dal 5% al 15%;
  • cambio di attività o coefficiente di redditività;
  • cambio di gestione previdenziale;
  • nuova Cassa professionale;
  • variazione importante dei contributi;
  • crescita dei ricavi che richiede una nuova simulazione fiscale.

Una revisione trimestrale del fondo ti permette di correggere il tiro durante l'anno e non soltanto alla dichiarazione.

Quanto deve restare nel fondo dopo saldo e primo acconto

Dopo aver pagato saldo e primo acconto non azzerare automaticamente il fondo. Controlla quanto servirà per secondo acconto e contributi successivi. Il fondo fiscale è rotativo: cresce con gli incassi e si riduce con le scadenze, ma non torna necessariamente a zero dopo ogni F24.

Metodo operativo in 6 passaggi

  1. identifica coefficiente di redditività e previdenza;
  2. verifica se l'imposta è al 5% o 15%;
  3. stima il carico annuo con il nostro simulatore tasse forfettario;
  4. aggiungi un margine di sicurezza;
  5. trasferisci la quota a ogni incasso;
  6. aggiorna il calcolo almeno ogni trimestre.

Esempio con 50.000 euro di ricavi

Immaginiamo un professionista con coefficiente 78%, Gestione Separata e imposta sostitutiva al 15% che incassa 50.000 euro. Il reddito forfettario lordo teorico è 39.000 euro. Su questo importo vanno poi calcolati i contributi previdenziali e, dopo la deduzione dei contributi ammessi, l'imposta sostitutiva.

Se il tuo buffer prudenziale è il 35%, durante l'anno avresti accantonato 17.500 euro. Il punto non è spendere necessariamente tutta questa cifra in tasse e contributi: serve avere liquidità sufficiente quando arrivano saldo, acconti e previdenza. Se il carico effettivo risulta più basso, la differenza resta disponibile.

Primo anno e secondo anno: come cambia il fondo

Nel primo anno di attività la sensazione di avere molta liquidità può essere ingannevole, perché non hai ancora pagato saldo e acconti collegati a una dichiarazione completa. È proprio in questa fase che conviene creare il fondo fiscale fin dal primo incasso.

Nel secondo anno, invece, iniziano a sovrapporsi più scadenze: saldo dell'anno precedente, primo acconto, secondo acconto e contributi. Se hai accantonato con regolarità, queste uscite sono già previste. Se non lo hai fatto, il secondo anno può sembrare improvvisamente molto più costoso anche se il fatturato non è cresciuto.

Come gestire il fondo con attività stagionale

Chi lavora in modo stagionale non dovrebbe distribuire il fondo fiscale in dodici quote uguali. Se incassi soprattutto in estate o in pochi mesi dell'anno, è più efficace accantonare una percentuale direttamente sugli incassi dei mesi forti.

Esempio: incassi 20.000 euro tra giugno e agosto e quasi nulla nel resto dell'anno. Con un buffer del 35%, il fondo fiscale dovrebbe ricevere circa 7.000 euro durante quei mesi, invece di aspettare l'autunno sperando di ricostruire la liquidità dopo averla già spesa.

Conto separato o sottoconto: cosa conviene

Non esiste l'obbligo generale di aprire un secondo conto solo per il fondo tasse, ma separare la liquidità aiuta molto. Puoi usare un conto dedicato, un sottoconto, un salvadanaio digitale o una semplice regola automatica di trasferimento a ogni incasso.

L'obiettivo non è creare burocrazia, ma rendere visibile la differenza tra denaro disponibile e denaro già destinato alle scadenze. Se vuoi approfondire, leggi anche la guida sul conto corrente separato per Partita IVA.

Cosa fare se il fondo è troppo basso

Se durante l'anno scopri che il fondo non copre più la previsione fiscale, non aspettare la scadenza. Ricalcola il carico stimato e aumenta temporaneamente la percentuale sui prossimi incassi.

Esempio: avevi impostato il 30%, ma a settembre la simulazione mostra che servirebbe il 34%. Puoi aumentare il trasferimento sui successivi incassi per colmare progressivamente la differenza, invece di affrontarla tutta in una volta a giugno o novembre.

Cosa fare se il fondo è più alto del necessario

Un fondo prudenziale può risultare superiore al debito effettivo. In questo caso non hai perso denaro: hai semplicemente creato una riserva. Dopo aver verificato saldo, acconti e contributi successivi, puoi liberare la parte eccedente oppure lasciarla come cuscinetto per l'anno seguente.

Evita però di svuotarlo subito dopo una sola scadenza. Prima controlla sempre il secondo acconto e gli altri versamenti previsti nei mesi successivi.

Controllo mensile del fondo tasse

Una volta al mese bastano pochi numeri: incassi cumulati, percentuale accantonata, fondo disponibile, tasse/contributi stimati e prossima scadenza. Questo controllo permette di capire subito se stai accumulando troppo poco o troppo.

  • incassi da gennaio a oggi;
  • fondo tasse già accumulato;
  • contributi già versati;
  • imposta stimata aggiornata;
  • acconti già pagati;
  • prossime scadenze fiscali e previdenziali.

Con questi dati puoi correggere il piano in corso d'anno e ridurre il rischio di sorprese alla dichiarazione.

Domande frequenti

Quanto mettere da parte per le tasse nel forfettario?

Dipende dall'attività. Per un professionista con coefficiente 78%, Gestione Separata e imposta al 15%, un buffer del 32-35% degli incassi può essere prudente; con imposta al 5%, circa 25-30%.

Perché devo mettere da parte più del 15%?

Perché oltre all'imposta sostitutiva devi considerare i contributi previdenziali e il calendario di saldo e acconti.

Il 30% basta a un commerciante forfettario?

Non sempre. Con ricavi bassi i contributi minimi possono rendere insufficiente una semplice percentuale sugli incassi.

Perché il secondo anno sembra più costoso?

Perché possono concentrarsi saldo dell'anno precedente, acconti dell'anno in corso e contributi previdenziali.

Il fondo tasse comprende anche i costi dell'attività?

No. Tasse/contributi e costi reali dell'attività vanno gestiti come fondi separati.

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