Quanto mettere da parte per tasse e INPS nel forfettario 2026
Domanda di Alessio da Milano: «Quanto devo mettere da parte per pagare quando arrivano le tasse nel regime forfettario?»
Nel regime forfettario non esiste una percentuale di accantonamento valida per tutti. Quanto mettere da parte dipende dal coefficiente di redditività, dall’imposta sostitutiva al 5% o 15%, dalla previdenza applicabile e dal fatto che tu sia professionista, artigiano, commerciante o iscritto a una Cassa. Per un professionista con coefficiente 78% e Gestione Separata INPS, nel 2026 il carico teorico a regime è circa il 29% dei ricavi con imposta al 15% e circa il 23,2% con imposta al 5%. Per prudenza, però, l’accantonamento di cassa può essere più alto.
Una regola pratica sensata, per questo specifico profilo, può essere accantonare circa 32-35% di ogni incasso se applichi il 15%, oppure circa 25-30% se hai realmente diritto al 5%. Queste percentuali sono un buffer finanziario, non aliquote fiscali previste dalla legge: servono a evitare di arrivare senza liquidità al saldo e agli acconti.
Quanto accantonare: tabella rapida
| Profilo | Carico teorico indicativo | Accantonamento prudenziale |
|---|---|---|
| Professionista, coefficiente 78%, Gestione Separata, imposta 15% | circa 29% dei ricavi | 32-35% |
| Professionista, coefficiente 78%, Gestione Separata, imposta 5% | circa 23,2% dei ricavi | 25-30% |
| Commerciante | Dipende da reddito + contributo minimo INPS | Meglio fondo INPS fisso + fondo imposte separato |
| Artigiano | Dipende da reddito + contributo minimo INPS | Meglio fondo INPS fisso + fondo imposte separato |
| Professionista con Cassa | Dipende dal regolamento della Cassa | Calcolo specifico |
La tabella serve per organizzare la liquidità. Non comprende i costi reali dell’attività, il commercialista, eventuali bolli, assicurazioni, quote di albo o IVA dovuta in operazioni particolari con l’estero o in reverse charge.
Come si arriva al 29% per un professionista
Prendiamo un professionista senza Cassa, con coefficiente di redditività del 78%, Gestione Separata INPS al 26,07% e imposta sostitutiva al 15%.
Su 10.000 euro di ricavi:
- reddito forfettario: 10.000 × 78% = 7.800 €;
- contributi Gestione Separata: 7.800 × 26,07% = 2.033,46 €;
- base residua per l’imposta, nell’ipotesi a regime di contributi deducibili: 7.800 − 2.033,46 = 5.766,54 €;
- imposta sostitutiva al 15%: 864,98 €;
- contributi + imposta: circa 2.898,44 €.
Il carico teorico è quindi circa il 28,98% dei ricavi. Accantonare il 32-35% lascia un margine per differenze dovute al momento in cui i contributi vengono effettivamente versati e dedotti, arrotondamenti, piccoli adempimenti e soprattutto per non sottostimare il fabbisogno di cassa quando arrivano gli acconti.
Con il 5% quanto cambia?
Con gli stessi 10.000 euro e gli stessi contributi, ma con imposta sostitutiva al 5%, l’imposta teorica scende a circa 288,33 euro. Il totale contributi + imposta diventa circa 2.321,79 euro, cioè il 23,22% dei ricavi.
Per questo, se hai verificato di avere davvero diritto al 5%, un accantonamento del 25-30% può essere una base prudenziale. Non bisogna però usare questa percentuale se il 5% non spetta: l’aliquota agevolata richiede specifiche condizioni per la nuova attività.
Perché il secondo anno sembra molto più caro
Il problema più frequente non è il calcolo dell’aliquota, ma il cash flow di saldo e acconti. Nel primo anno di attività non hai ancora un saldo d’imposta relativo all’anno precedente. Quando presenti la prima dichiarazione, invece, puoi trovarti a pagare contemporaneamente:
- il saldo dell’imposta relativa all’anno precedente;
- il primo acconto per l’anno in corso;
- successivamente il secondo o unico acconto;
- i contributi previdenziali dovuti secondo il calendario della tua gestione.
Nel 2026 l’Agenzia delle Entrate indica, per i versamenti risultanti dalla dichiarazione, il pagamento di saldo 2025 e primo acconto 2026 e prevede le specifiche scadenze e gli eventuali differimenti applicabili ai forfettari. Per questo conviene consultare sempre il nostro calendario delle scadenze fiscali invece di basarsi su una data ricordata dall’anno precedente.
Accantonare non significa pagare più tasse
Se accantoni il 35% e il tuo carico finale è il 29%, la differenza non viene versata al Fisco: resta tua. L’accantonamento è soltanto un modo per separare la liquidità destinata a imposte e contributi da quella realmente disponibile per spese personali e aziendali.
Il metodo migliore è usare un conto o sottoconto dedicato. Ogni volta che incassi una fattura, trasferisci subito la percentuale stabilita. In questo modo non devi ricostruire a giugno o novembre denaro che nel frattempo hai già speso.
Esempio con 30.000 euro di ricavi
Un professionista con coefficiente 78%, Gestione Separata e imposta al 15% incassa 30.000 euro nell’anno. Applicando lo stesso schema teorico:
- reddito forfettario: 23.400 €;
- contributi teorici Gestione Separata: circa 6.100,38 €;
- base residua teorica: circa 17.299,62 €;
- imposta al 15%: circa 2.594,94 €;
- totale teorico contributi + imposta: circa 8.695,32 €.
Il 35% di 30.000 euro è 10.500 euro. Accantonando quella somma avresti quindi un margine di circa 1.800 euro rispetto al carico teorico dell’esempio, utile per assorbire differenze temporali e altri piccoli obblighi. Il calcolo reale deve comunque utilizzare i contributi effettivamente dovuti e versati.
Artigiani e commercianti: non usare una semplice percentuale
Per artigiani e commercianti il metodo “metto via il 30% di ogni fattura” può funzionare male quando i ricavi sono bassi, perché esiste una contribuzione minima. Nel 2026 il minimale di reddito è 18.808 euro; il contributo minimo annuo ordinario è circa 4.521,36 euro per gli artigiani e 4.611,64 euro per i commercianti, prima delle eventuali riduzioni applicabili.
Con 10.000 euro di ricavi, accantonare il 30% significa mettere da parte 3.000 euro: potrebbe non bastare neppure per il solo contributo minimo previdenziale. In questi casi è più efficace creare due fondi:
- fondo INPS fisso, alimentato ogni mese per coprire il minimale annuale;
- fondo imposta e contributi eccedenti, calcolato sul reddito e sui ricavi effettivi.
Se hai richiesto la riduzione contributiva del 35%, il fondo può essere ridimensionato, ma va considerato anche l’effetto sull’accredito pensionistico.
Professionisti con Cassa: la percentuale cambia
Avvocati, commercialisti, ingegneri, architetti, medici, psicologi e altri professionisti iscritti a una Cassa non devono usare automaticamente i calcoli della Gestione Separata. Ogni Cassa può prevedere contributo soggettivo, integrativo, minimi, aliquote, agevolazioni e scadenze proprie.
In questi casi l’accantonamento va costruito partendo dal regolamento previdenziale della professione e poi aggiungendo l’imposta sostitutiva. Una percentuale unica del 30% o 35% può essere troppo alta oppure troppo bassa.
Le spese reali vanno tenute fuori dal fondo tasse
Se incassi 3.000 euro e metti da parte 1.000 euro per tasse e contributi, i restanti 2.000 euro non sono automaticamente il tuo “netto personale”. Da quella somma devi ancora sostenere le spese reali dell’attività: software, affitto, pubblicità, attrezzature, assicurazioni, trasporti, commercialista e altri costi.
Nel forfettario molti di questi costi non riducono analiticamente il reddito fiscale, ma riducono eccome la liquidità disponibile. Per questo è utile mantenere tre contenitori separati: fondo tasse/contributi, fondo costi aziendali e disponibilità personale.
Attenzione all’IVA su estero e reverse charge
Nelle normali fatture italiane il forfettario non addebita IVA. Ma alcune operazioni con fornitori esteri o soggette a reverse charge possono generare IVA da versare senza diritto alla normale detrazione. Se acquisti spesso pubblicità, software o servizi dall’estero, prevedi un piccolo fondo separato anche per questi adempimenti.
La guida su quando il forfettario versa l’IVA spiega i casi in cui il semplice fondo per imposta sostitutiva e INPS non è sufficiente.
Metodo pratico: quanto trasferire a ogni incasso
- identifica coefficiente di redditività e previdenza;
- verifica se l’imposta è al 5% o 15%;
- calcola il carico teorico annuo con il nostro simulatore tasse forfettario;
- aggiungi un margine di sicurezza di alcuni punti percentuali;
- trasferisci la quota su un conto separato a ogni incasso;
- aggiorna il calcolo durante l’anno se ricavi o previdenza cambiano;
- prima delle scadenze confronta il fondo con saldo, acconti e contributi effettivamente calcolati.
Per il quadro delle voci fiscali consulta anche la guida sulle imposte nel regime forfettario 2026.
Domande frequenti
Dipende dall’attività. Per un professionista con coefficiente 78%, Gestione Separata e imposta al 15%, un accantonamento prudenziale del 32-35% degli incassi può essere ragionevole; con imposta al 5%, circa 25-30%. Sono buffer finanziari, non aliquote fiscali di legge.
Perché oltre all’imposta sostitutiva devi considerare i contributi previdenziali. Inoltre saldo e acconti possono concentrarsi nelle stesse scadenze e richiedere più liquidità.
Non sempre. Con ricavi bassi i contributi minimi della Gestione Commercianti possono superare il 30% dei ricavi. È meglio creare un fondo INPS fisso e un fondo separato per imposta e contribuzione eccedente.
Perché alla prima dichiarazione completa possono concentrarsi il saldo dell’anno precedente e gli acconti dell’anno corrente, oltre ai contributi. È soprattutto un problema di calendario dei pagamenti e liquidità.
No. Il fondo tasse e contributi va tenuto distinto dai costi reali dell’attività, come software, pubblicità, affitto, attrezzature, commercialista e assicurazioni.
Raccontaci la tua situazione. Ti aiutiamo a capire come procedere e quale soluzione è più adatta alla tua attività.