Quando si effettua la rettifica IVA nel passaggio al forfettario?
La rettifica IVA nel passaggio al regime forfettario si effettua quando il cambio di regime modifica il diritto alla detrazione rispetto a quello esercitato negli anni precedenti. Per i beni ammortizzabili mobili non bisogna guardare alla quota di ammortamento fiscale residua, ma al periodo IVA di rettifica: l’anno di entrata in funzione del bene e i quattro successivi.
Questo significa che chi ha acquistato da poco un’auto, un macchinario o un altro bene strumentale può entrare nel forfettario se possiede i requisiti, ma deve verificare se al momento del passaggio il periodo di rettifica è ancora aperto e quanta IVA effettivamente detratta deve essere rettificata.
Quando scatta la rettifica IVA passando al forfettario?
Il comma 61 della Legge 190/2014 stabilisce che il passaggio dalle regole IVA ordinarie al regime forfettario comporta la rettifica della detrazione prevista dall’articolo 19-bis.2 del DPR 633/1972.
La rettifica serve perché, entrando nel forfettario, l’attività passa da un regime in cui l’IVA sugli acquisti può essere detratta a un regime in cui, normalmente, l’IVA non viene addebitata in fattura e non viene detratta sugli acquisti. La detrazione già fruita deve quindi essere verificata per i beni e servizi ancora fiscalmente rilevanti al momento del cambio.
Per i beni strumentali il periodo è di cinque anni
Per i beni ammortizzabili mobili, l’articolo 19-bis.2 del DPR 633/1972 considera l’anno in cui il bene entra in funzione e i quattro anni successivi. Se il passaggio al forfettario avviene durante questo periodo, la rettifica viene calcolata per tanti quinti dell’IVA quanti sono gli anni che mancano al completamento del quinquennio.
Il riferimento corretto, quindi, è l’entrata in funzione del bene, non la percentuale di ammortamento residua ai fini delle imposte sui redditi.
Non conta la quota fiscale non ancora ammortizzata
Dire che bisogna restituire l’IVA in proporzione alla “quota non ancora ammortizzata” è impreciso. Ammortamento fiscale e rettifica IVA sono meccanismi diversi.
Per la rettifica IVA dei beni ammortizzabili mobili bisogna verificare quanti anni del periodo quinquennale restano e applicare la relativa frazione all’IVA che era stata effettivamente detratta. Per il quadro generale puoi approfondire la nostra guida sulla rettifica IVA nel passaggio al forfettario.
Esempio: auto entrata in funzione nel 2024 e forfettario dal 2026
Supponiamo che un’auto sia entrata in funzione nel 2024 e che il contribuente passi al forfettario dal 1° gennaio 2026. Il quinquennio IVA comprende il 2024 e i quattro anni successivi. Al momento del cambio restano quindi tre quinti del periodo di rettifica.
Se l’IVA effettivamente detratta sull’auto era pari a 4.000 euro, la rettifica da verificare è pari a 3/5 di 4.000 euro, cioè 2.400 euro. Non conta il valore contabile residuo dell’auto e non si applica automaticamente l’IVA indicata originariamente in fattura se una parte di quell’imposta non era stata detratta.
Per il caso specifico dei veicoli trovi una guida dedicata alla rettifica IVA dell’auto passando al forfettario.
Esempio: bene entrato in funzione nel 2021 e passaggio nel 2026
Se un bene strumentale è entrato in funzione nel 2021, il quinquennio comprende gli anni 2021, 2022, 2023, 2024 e 2025. Un passaggio al forfettario dal 1° gennaio 2026 avviene quindi dopo il completamento del periodo ordinario di rettifica relativo a quel bene.
In una situazione di questo tipo, il solo passaggio al forfettario non genera una quota residua di rettifica per quel bene. È questo il controllo temporale da fare quando ci si domanda quanto aspettare dopo un acquisto importante.
Se l’auto è stata acquistata nel 2025
Se l’auto viene acquistata ed entra in funzione nel 2025 e il forfettario inizia il 1° gennaio 2026, il cambio avviene molto presto nel quinquennio. Restano quattro quinti da considerare ai fini della rettifica.
Questo non significa che sia vietato passare al forfettario nel 2026. Significa semplicemente che, nel confronto tra convenienza del nuovo regime e costo del passaggio, la rettifica IVA può avere un peso rilevante e deve essere calcolata prima della scelta.
Conta solo l’IVA effettivamente detratta
La base del calcolo non è necessariamente tutta l’IVA esposta nella fattura di acquisto. Se al momento dell’acquisto l’IVA era detraibile solo parzialmente, la rettifica parte dalla quota effettivamente detratta.
Per questo, soprattutto per le auto, bisogna recuperare la fattura originaria e verificare quale importo sia stato realmente portato in detrazione. Abbiamo spiegato questo punto anche nella guida su IVA sui beni acquistati prima del forfettario.
Per gli immobili il periodo è di dieci anni
Il quinquennio non vale per tutti i beni. Per i fabbricati e le loro porzioni il periodo di rettifica IVA è più lungo: la verifica si estende su dieci anni, con rettifica per decimi.
Chi possiede un immobile aziendale o professionale sul quale è stata detratta IVA deve quindi fare un controllo distinto rispetto a quello previsto per auto, attrezzature e altri beni mobili.
Rimanenze e servizi non seguono il quinquennio dei cespiti
Un altro errore frequente è applicare la regola dei cinque anni a qualunque acquisto. Le merci ancora in magazzino e i servizi non ancora utilizzati seguono regole differenti rispetto ai beni ammortizzabili.
Se il problema riguarda soprattutto merci invendute, conviene partire dalla guida sulle rimanenze nel passaggio al forfettario. La domanda “devo restituire tutta l’IVA degli ultimi cinque anni?” è invece affrontata separatamente nella nostra guida sulla regola dei cinque anni.
Quando fare la rettifica IVA: calendario del passaggio dal 2025 al 2026
Il momento fiscale della rettifica non coincide necessariamente con la data in cui paghi una singola fattura, acquisti un bene o inizi a compilare la dichiarazione. Nel passaggio dall'ordinario al forfettario con decorrenza 1° gennaio 2026, occorre fotografare beni, servizi e detrazioni rilevanti alla chiusura del 31 dicembre 2025. Quindi il calcolo viene effettuato per la dichiarazione dell'ultimo periodo ordinario, anche se la trasmissione avviene nell'anno successivo.
| Quando | Cosa verificare o fare | Documento |
|---|---|---|
| Entro il 31 dicembre 2025 | Rilevare le merci invendute, i servizi inutilizzati, i beni ammortizzabili e l'IVA effettivamente detratta | Inventario, registro cespiti e fatture |
| Dal 1° gennaio 2026 | Applicare il regime forfettario, se ne ricorrono i requisiti, e determinare la rettifica riferita al passaggio | Prospetto di calcolo |
| 16 marzo 2026, termine ordinario | Versare l'eventuale saldo IVA 2025 con le regole generali, salvo differimenti o rateazioni ammessi | F24 codice tributo 6099 |
| 30 aprile 2026, termine ordinario | Trasmettere il Modello IVA 2026 relativo al 2025 con l'eventuale rettifica nel VF70 | Modello IVA 2026 e Prospetto D |
Queste date sono già trascorse alla data di aggiornamento di questa guida, ottobre 2026. Se l'adempimento non è stato effettuato nei termini, non è corretto attendere una dichiarazione relativa al 2026: occorre verificare la posizione, l'eventuale presentazione tardiva o omessa e le possibilità di regolarizzazione con un professionista.
Quando si versa la rettifica IVA: saldo annuale, non un F24 autonomo
La rettifica determina una variazione della detrazione IVA e confluisce nel saldo della dichiarazione annuale. Non esiste, per il solo calcolo dei quinti residui, un versamento separato da effettuare in qualsiasi giorno dell’anno con un codice tributo specifico della rettifica. Se dalla dichiarazione emerge un debito, il versamento segue le regole del saldo IVA annuale; se ci sono crediti o altre componenti, bisogna considerare il risultato complessivo.
Lo scadenzario dell’Agenzia delle Entrate indica il 16 marzo 2026 quale termine ordinario del saldo IVA 2025, con codice tributo 6099. Sono previste in determinati casi rateazioni e differimenti coordinati con il versamento delle imposte sui redditi, con maggiorazioni: non vanno confusi con una rettifica «in cinque rate», perché i quinti servono a determinare l’importo da rettificare, non costituiscono il calendario dei pagamenti.
Dove va indicata nel Modello IVA 2026: rigo VF70 e Prospetto D
Le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate al Modello IVA 2026 prevedono nel rigo VF70 il totale delle rettifiche della detrazione. L’Appendice, Prospetto D, rigo 3, contiene la voce relativa alla rettifica per il regime forfettario. Il totale del prospetto confluisce nel rigo VF70 e modifica la detrazione complessiva; non è un’autonoma fattura o un rigo della dichiarazione dei redditi.
Per chi entra nel regime dal 2026, il modello rilevante è il Modello IVA 2026 (anno 2025): la rettifica non va spostata al Modello IVA 2027 perché il nuovo regime è iniziato nel 2026. L’eventuale compilazione di altri quadri dipende dall’attività e dagli adempimenti dell’ultimo anno ordinario. Il termine generale di invio del Modello IVA 2026 era il 30 aprile 2026; per chi aveva utilizzato la dichiarazione annuale per il quarto trimestre LIPE, il termine anticipato andava valutato separatamente.
Che cosa cambia per chi entra nel forfettario dal 2027
L’analisi ufficiale del Senato conferma il rinvio al 1° gennaio 2027 dell’abrogazione dell’articolo 19-bis.2, comma 3, relativo alla rettifica generalizzata per mutamento del regime IVA. Dal 2027 il nuovo Testo unico IVA, all’articolo 59, mantiene altre rettifiche analitiche per i singoli beni e servizi; sono fatte salve le rettifiche in corso.
Pertanto la sequenza delle verifiche per un ingresso dal 1° gennaio 2027 non può essere copiata automaticamente da quella del 2026. Occorre esaminare le disposizioni vigenti nel momento del passaggio, la destinazione dei singoli beni e servizi e le istruzioni della dichiarazione IVA dell’ultimo anno ordinario. La riforma non va descritta come una cancellazione indiscriminata di tutte le rettifiche IVA.
Quando viene dichiarata la rettifica IVA?
La Legge 190/2014 stabilisce che la rettifica collegata al passaggio al forfettario viene operata nella dichiarazione IVA relativa all’ultimo anno in cui sono state applicate le regole ordinarie.
Per un contribuente che applica il regime ordinario nel 2025 e passa al forfettario dal 1° gennaio 2026, la rettifica confluisce quindi nella dichiarazione IVA 2026 relativa al 2025. Le istruzioni ufficiali IVA 2026 dell’Agenzia delle Entrate riportano la rettifica nel quadro VF.
Conviene aspettare la fine del quinquennio prima di passare?
Non esiste una risposta valida per tutti. Aspettare la conclusione del periodo di rettifica può ridurre o azzerare la quota residua relativa a un bene, ma nel frattempo potresti rinunciare ai vantaggi fiscali del forfettario. La scelta va fatta confrontando il costo della rettifica con il risparmio complessivo ottenibile dal nuovo regime.
Per questo, prima di rinviare di uno o più anni il cambio di regime soltanto per evitare una rettifica IVA, è utile calcolare entrambi gli scenari. Il passaggio generale da ordinario a forfettario è approfondito nella guida dedicata al passaggio da ordinario a forfettario nel 2026.
Checklist temporale prima del cambio di regime
- individua l’anno di entrata in funzione di ogni bene strumentale rilevante;
- verifica se il periodo di cinque anni è ancora aperto;
- per gli immobili controlla il periodo decennale;
- recupera l’IVA effettivamente detratta all’acquisto;
- separa beni strumentali, rimanenze e servizi non ancora utilizzati;
- calcola i quinti o i decimi ancora da rettificare;
- inserisci la rettifica nella dichiarazione IVA dell’ultimo anno ordinario;
- confronta il costo della rettifica con il vantaggio economico del passaggio al forfettario.
Per verificare nel dettaglio l'anno di entrata in funzione, i quinti residui e i beni di costo ridotto, consulta la guida alla rettifica IVA dei beni strumentali. Questa pagina resta dedicata al momento in cui eseguire e dichiarare la rettifica, non al ricalcolo di ogni singolo cespite.
In sintesi
La rettifica IVA si effettua al cambio di regime se, per il bene considerato, il periodo di rettifica è ancora in corso. Per i beni ammortizzabili mobili il riferimento è l’anno di entrata in funzione più i quattro successivi; per gli immobili il periodo è di dieci anni.
Non bisogna calcolare la rettifica sulla quota fiscale non ammortizzata. Bisogna invece partire dall’IVA effettivamente detratta e applicare i quinti o i decimi ancora rilevanti. Solo dopo questo calcolo ha senso valutare se anticipare il passaggio al forfettario oppure attendere la conclusione del periodo di rettifica.
Domande frequenti sui tempi della rettifica IVA
Quando il passaggio di regime comporta la modifica del diritto alla detrazione sui beni e servizi interessati. Per l'ingresso dal 1° gennaio 2026 il conteggio si riferisce alla chiusura del 2025 e l'eventuale rettifica si indica nella dichiarazione IVA relativa all'ultimo anno ordinario.
Nel Modello IVA 2026 riferito all'anno d'imposta 2025. Le istruzioni prevedono il rigo VF70 e il Prospetto D, rigo 3, per la rettifica collegata al regime forfettario.
Il termine ordinario di trasmissione era il 30 aprile 2026. Per determinati adempimenti, come l'invio del quarto trimestre LIPE tramite dichiarazione annuale, erano previsti termini anticipati.
La rettifica confluisce nel saldo complessivo della dichiarazione IVA, non in un pagamento autonomo. Il termine ordinario del saldo IVA 2025 era il 16 marzo 2026, con codice tributo 6099, salve le regole applicabili di rateazione o differimento.
No. Il rapporto in quinti determina la quota di detrazione IVA da rettificare per i beni mobili ammortizzabili. Il pagamento dell'eventuale debito segue invece le scadenze del saldo IVA annuale.
Per i normali beni mobili ammortizzabili il quinquennio inizia nell'anno di entrata in funzione e prosegue nei quattro anni successivi. La rettifica dipende dalla quota di IVA detratta e dagli anni residui.
No. Dal 1° gennaio 2027 viene meno la specifica rettifica generalizzata per cambio di regime, ma rimangono le rettifiche analitiche relative ai singoli beni e servizi e quelle già in corso.
Non automaticamente: la rettifica dell'ingresso nel forfettario dal 2026 riguarda l'ultima dichiarazione dell'anno ordinario, relativa al 2025. Occorre verificare le modalità di regolarizzazione della dichiarazione originaria e degli eventuali versamenti.
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