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Regime Forfettario
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CONSULENZE FORFETTARIO

Devo restituire l’IVA detratta se passo al forfettario? Regola dei 5 anni

No: se passi al regime forfettario non devi restituire automaticamente tutta l’IVA detratta negli ultimi cinque anni. Devi invece verificare quali beni e servizi sono ancora soggetti alla rettifica della detrazione IVA al momento del cambio di regime e calcolare solo la quota effettivamente da rettificare.

La domanda “devo restituire l’IVA degli ultimi 5 anni?” è quindi formulata in modo troppo ampio. I cinque anni riguardano soprattutto il periodo di rettifica dei beni ammortizzabili; per le rimanenze, i beni non ammortizzabili e i servizi valgono regole differenti, mentre per gli immobili il periodo può arrivare a dieci anni.

Devo restituire tutta l’IVA degli ultimi 5 anni?

No. Il passaggio al forfettario comporta una rettifica perché, nel regime ordinario, hai potuto detrarre l’IVA sugli acquisti, mentre nel forfettario normalmente non eserciti questo diritto. Ma la rettifica non consiste nel sommare tutta l’IVA detratta negli ultimi cinque anni e riversarla integralmente.

Per capire se devi rettificare qualcosa occorre separare almeno quattro categorie:

  • beni ammortizzabili ancora nel quinquennio di rettifica;
  • rimanenze di magazzino ancora presenti al momento del passaggio;
  • beni non ammortizzabili e servizi non ancora ceduti o utilizzati;
  • immobili ancora nel periodo decennale di rettifica.

La disciplina deriva dal comma 61 dell’articolo 1 della Legge 190/2014 e dall’articolo 19-bis.2 del DPR 633/1972, applicabile ai passaggi con effetto nel 2026.

Cosa significa davvero “regola dei 5 anni”

Per i beni ammortizzabili la rettifica IVA si sviluppa su un periodo di cinque anni: l’anno in cui il bene entra in funzione più i quattro anni successivi. Se durante questo periodo il contribuente passa a un regime che non consente più la normale detrazione IVA, bisogna rettificare tanti quinti dell’IVA detratta quanti sono gli anni che mancano alla fine del quinquennio.

Il testo vigente dell’articolo 19-bis.2 del DPR 633/1972 precisa infatti che, per i beni ammortizzabili, la rettifica è calcolata in base ai quinti mancanti al completamento del periodo.

Questo significa che i cinque anni non si contano semplicemente a ritroso dalla data del passaggio e non coincidono con le quote fiscali di ammortamento ancora da dedurre.

Esempio: bene acquistato nel 2024 e passaggio nel 2026

Supponiamo che nel 2024 tu abbia acquistato e messo in funzione un macchinario con 2.200 euro di IVA interamente detratta e che dal 1° gennaio 2026 entri nel regime forfettario.

  • 2024: primo anno del quinquennio;
  • 2025: secondo anno;
  • 2026, 2027 e 2028: tre anni ancora da rettificare;
  • IVA detratta: 2.200 euro;
  • rettifica: 2.200 × 3/5 = 1.320 euro.

Non stai quindi “restituendo l’IVA degli ultimi cinque anni”: stai rettificando i tre quinti residui dell’IVA che avevi effettivamente detratto su quel bene.

Esempio: bene del 2021 e passaggio nel 2026

Se lo stesso bene fosse entrato in funzione nel 2021, il quinquennio sarebbe formato da 2021, 2022, 2023, 2024 e 2025. Entrando nel forfettario dal 1° gennaio 2026, il periodo di rettifica sarebbe già concluso.

In questo caso, per quel bene non ci sarebbero quinti residui da rettificare. È proprio questo esempio a dimostrare perché non è corretto dire che chi entra nel forfettario deve restituire genericamente l’IVA detratta negli ultimi cinque anni.

Tabella dei cinque anni: quali beni hanno ancora IVA da rettificare entrando nel forfettario nel 2026?

Per un bene mobile ammortizzabile, il quinquennio decorre dall'anno di entrata in funzione e comprende i quattro anni successivi. Se il contribuente entra nel forfettario dal 1° gennaio 2026, i quinti da considerare dipendono da quell'anno, non dalle fatture pagate genericamente negli ultimi cinque anni. Nel prospetto ipotizziamo un bene ancora nell'attività, IVA integralmente detratta e nessuna rettifica precedente.

Entrata in funzionePeriodo di osservazione IVAQuinti residui al 2026Esempio con 2.200 € di IVA detratta
2021 o primaConcluso entro il 20250/50 €
20222022–20261/5440 €
20232023–20272/5880 €
20242024–20283/51.320 €
20252025–20294/51.760 €

Le cifre della tabella sono esempi di rettifica per passaggio al regime forfettario dal 2026, non importi dovuti da ogni contribuente. Il calcolo effettivo dipende dall'IVA originariamente detratta, dalla natura del cespite, dall'anno di entrata in funzione e dalle eventuali modifiche già intervenute. Un'auto con IVA detratta solo parzialmente non segue automaticamente gli importi esemplificati: la base va ridotta alla detrazione reale.

Quando non devi restituire IVA: quattro situazioni da distinguere

Il risultato della verifica può essere zero. Succede, ad esempio, se non hai mai esercitato la detrazione IVA sulle operazioni rilevanti; se il bene mobile ammortizzabile è fuori dal quinquennio; se non possiedi rimanenze o servizi ancora inutilizzati soggetti alla specifica rettifica; oppure se gli acquisti riguardano beni con un trattamento diverso da quello dei normali cespiti e nessuna rettifica risulta concretamente applicabile.

Un bene acquistato da un privato senza IVA separatamente detraibile non genera una nuova IVA da restituire solo perché rimane nell'attività. Allo stesso modo, un bene acquistato nel 2021 ed entrato in funzione nello stesso anno ha già completato il quinquennio nel 2025: non si calcolano nuovamente cinque quinti quando inizi il forfettario nel 2026. Resta necessario controllare separatamente eventuali immobili, merce invenduta e servizi non ancora utilizzati.

La rettifica si paga in cinque anni oppure tutta insieme?

I quinti residui non rappresentano un piano di pagamento: servono a stabilire la quota di detrazione IVA da correggere su ciascun bene. Se hai detratto 2.200 euro nel 2024 e passi al forfettario nel 2026, nell'esempio la rettifica è pari a 1.320 euro, non un pagamento di 440 euro per tre anni successivi.

Per chi entra nel forfettario dal 2026, la rettifica eventualmente dovuta si riflette nell'ultima dichiarazione IVA ordinaria, relativa al 2025. L'importo confluisce nel risultato della dichiarazione e può incidere sul saldo IVA o sul credito disponibile. La rateazione o il differimento del saldo annuale, ove ammessi, sono una questione distinta dalla suddivisione teorica della detrazione in quinti. Per la procedura e le scadenze consulta quando effettuare e dichiarare la rettifica IVA.

Cosa cambia tra ingresso nel forfettario nel 2026 e nel 2027

L'articolo 9 del D.Lgs. 186/2025 dispone l'abrogazione dell'articolo 19-bis.2, comma 3, del DPR 633/1972. L'articolo 4, comma 12-octies, del D.L. 200/2025, convertito nella legge 26/2026, ha rinviato l'efficacia dell'abrogazione al 1° gennaio 2027. Nel dossier del Senato il comma abrogato è qualificato come rettifica generalizzata per cambio di regime.

Per l'ingresso dal 2026 resta quindi applicabile, quando dovuta, la rettifica per cambio regime. Dal 2027 il nuovo articolo 59 del Testo unico IVA conserva le rettifiche analitiche relative al diverso utilizzo di singoli beni e servizi e tutela quelle già in corso. Non è corretto presentare il 2027 come una cancellazione generalizzata di ogni rettifica e il calcolo per l'ingresso nel 2026 non può essere copiato automaticamente sui passaggi del 2027.

Conta l’IVA realmente detratta, non quella indicata in fattura

Un altro punto fondamentale è la base di calcolo. La rettifica deve partire dall’IVA effettivamente detratta, non necessariamente dall’intera IVA esposta nella fattura di acquisto.

Se su un bene avevi diritto a una detrazione solo parziale, la rettifica si calcola sulla quota che avevi realmente portato in detrazione. È un passaggio particolarmente importante per le autovetture e per altri acquisti soggetti a limiti specifici.

Per il caso delle vetture trovi il calcolo dedicato nella guida sulla rettifica IVA dell’auto passando al forfettario.

Rimanenze: qui non funziona la regola dei quinti

Le rimanenze di magazzino non seguono il calcolo dei quinti previsto per i normali beni ammortizzabili. Se al 31 dicembre dell’ultimo anno ordinario possiedi ancora merci acquistate con IVA detratta, devi verificare l’IVA riferibile alle scorte ancora presenti e la relativa rettifica.

Per un commerciante questa voce può essere molto più rilevante dei cespiti. Serve quindi un inventario attendibile delle merci e una ricostruzione delle fatture di acquisto. Abbiamo approfondito separatamente la rettifica IVA delle rimanenze nel passaggio al forfettario.

Beni sotto 516,46 euro e coefficienti superiori al 25%

L’articolo 19-bis.2 prevede una particolarità: ai fini della disciplina della rettifica non sono considerati ammortizzabili i beni di costo unitario non superiore a 516,46 euro e quelli con coefficiente di ammortamento fiscale superiore al 25%.

Questo però non significa che siano sempre irrilevanti. La prassi dell’Amministrazione finanziaria ha chiarito che, se tali beni non sono ancora entrati in funzione o non sono ancora stati utilizzati al momento del passaggio, possono comunque rientrare nella rettifica prevista per beni e servizi non ancora utilizzati.

Quindi la verifica pratica deve distinguere tra bene già utilizzato e bene ancora inutilizzato: non basta guardare soltanto al costo.

Immobili: non 5 anni ma 10

Per fabbricati e porzioni di fabbricato il periodo di rettifica è più lungo: dieci anni dall’anno di acquisto o di ultimazione. Se hai detratto IVA su un immobile e il decennio non è ancora terminato, il passaggio al forfettario richiede quindi un calcolo specifico per i decimi residui.

Per questo un contribuente che non ha più beni mobili nel quinquennio potrebbe comunque avere una rettifica significativa legata a un immobile. È uno dei motivi per cui la formula “IVA degli ultimi cinque anni” può essere fuorviante.

Servizi acquistati ma non ancora utilizzati

La rettifica può riguardare anche servizi acquistati nel regime ordinario, con IVA detratta, che al momento del passaggio non sono ancora stati utilizzati. La regola riguarda la prima utilizzazione e il diverso diritto alla detrazione esistente in quel momento.

Non significa riesaminare indistintamente tutte le spese degli ultimi anni. Occorre individuare i servizi ancora non fruiti alla data del cambio e verificare se la detrazione iniziale debba essere corretta.

Quando non devi restituire IVA su un cespite

In termini pratici, per un normale bene ammortizzabile già entrato in funzione, non ci sono quinti residui da rettificare quando sono trascorsi l’anno di entrata in funzione e i quattro anni successivi.

  • bene entrato in funzione nel 2020 → quinquennio concluso nel 2024;
  • bene entrato in funzione nel 2021 → quinquennio concluso nel 2025;
  • passaggio al forfettario dal 2026 → nessuna quota residua per questi beni, salvo fattispecie differenti da verificare.

Al contrario, un bene entrato in funzione nel 2022, 2023, 2024 o 2025 può avere ancora uno o più quinti da rettificare se il contribuente entra nel forfettario nel 2026.

Dove finisce la rettifica IVA

La rettifica per il passaggio al forfettario viene gestita nella dichiarazione IVA dell’ultimo anno in cui hai applicato il regime ordinario. Se entri nel forfettario dal 1° gennaio 2026, la rettifica è quindi collegata alla dichiarazione IVA 2026 relativa al 2025.

Le istruzioni ufficiali del modello IVA 2026 disciplinano il prospetto delle rettifiche e il relativo riporto nel quadro VF. Se vuoi vedere il procedimento completo, con quinti, decimi, rimanenze ed esempi numerici, consulta la nostra guida sulla rettifica IVA nel passaggio al forfettario.

Tabella: devo restituire l’IVA oppure no?

SituazioneControllo
Bene ammortizzabile ancora nel quinquennioSì, verifica i quinti residui dell’IVA detratta
Bene ammortizzabile con quinquennio conclusoNormalmente nessun quinto residuo da rettificare
Auto con IVA detratta parzialmenteCalcolo sulla sola IVA effettivamente detratta
Rimanenze di magazzinoVerifica l’IVA detratta sulle merci ancora presenti
Servizio non ancora utilizzatoPuò essere necessaria la rettifica
Immobile ancora nel periodo di rettificaVerifica i decimi residui del periodo di 10 anni

La risposta finale

Se passi al forfettario nel 2026, non devi restituire automaticamente tutta l’IVA detratta negli ultimi cinque anni. Devi ricostruire beni, rimanenze, servizi e immobili ancora interessati dalla rettifica e calcolare soltanto la quota prevista dalla disciplina IVA.

Per i beni ammortizzabili ordinari il punto decisivo sono i quinti residui; per gli immobili i decimi residui; per rimanenze e servizi conta invece se sono ancora presenti o non utilizzati al momento del cambio. Prima di applicare il nuovo regime è quindi utile verificare fatture di acquisto, IVA realmente detratta, data di entrata in funzione dei cespiti e inventario di fine anno.

Per il quadro complessivo del cambio di regime puoi leggere anche la guida sul passaggio da ordinario a forfettario nel 2026 e la guida completa al regime forfettario 2026.

Domande frequenti sulla restituzione dell'IVA e sui cinque anni

Passando al forfettario devo restituire tutta l'IVA detratta negli ultimi cinque anni?

No. Occorre verificare separatamente beni ammortizzabili, merci invendute, servizi non utilizzati e immobili. Il quinquennio non significa restituire indiscriminatamente tutta l'IVA degli acquisti degli ultimi cinque anni.

Come si contano i cinque anni di rettifica IVA per un macchinario?

Il quinquennio comprende l'anno di entrata in funzione e i quattro successivi. Con ingresso nel forfettario nel 2026, un bene entrato in funzione nel 2024 presenta in via ordinaria tre quinti residui.

Se il bene è entrato in funzione nel 2021 e passo al forfettario nel 2026 devo restituire l'IVA?

Normalmente no per quel bene mobile ammortizzabile: il quinquennio 2021–2025 è concluso. Bisogna comunque verificare rimanenze, immobili e gli altri casi interessati.

Se avevo detratto solo parte dell'IVA, sulla quale quota calcolo la rettifica?

Sull'IVA effettivamente detratta, non sull'intera imposta riportata nella fattura. Il calcolo dei quinti si applica a questa base secondo la disciplina pertinente.

I quinti residui si pagano in cinque rate?

No. I quinti servono a determinare la quota di IVA da correggere sul bene. L'eventuale saldo della dichiarazione IVA segue regole proprie di pagamento, rateazione o differimento.

Le merci rimaste in magazzino seguono la regola dei cinque anni?

No. Le rimanenze sono normalmente beni non ammortizzabili: il controllo si riferisce all'IVA effettivamente detratta sulle merci ancora non cedute nel passaggio del 2026.

Dove indico la rettifica IVA se entro nel forfettario dal 2026?

Nella dichiarazione IVA 2026 relativa al 2025, ultimo anno ordinario. Il modello prevede il rigo VF70 e l'Appendice con il Prospetto D per le rettifiche, tra cui il rigo dedicato al regime forfettario.

Dal 2027 scompare ogni obbligo di rettifica IVA entrando nel forfettario?

No. Dal 1° gennaio 2027 è abrogata la rettifica generalizzata per mutamento di regime prevista dal vecchio comma 3; restano rettifiche analitiche relative ai singoli beni e servizi e le rettifiche già in corso.

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