Rimanenze e forfettario 2026: calcolo e dichiarazione della rettifica IVA
Se passi dal regime ordinario o semplificato al forfettario con merci ancora in magazzino, non devi rifatturare le rimanenze. Devi invece determinare l’eventuale rettifica dell’IVA già detratta sui beni ancora esistenti e riportarla nella dichiarazione IVA relativa all’ultimo anno in cui hai applicato le regole ordinarie.
Questa guida è dedicata al calcolo e alla dichiarazione della rettifica IVA. Se stai cercando come contare, documentare e gestire fisicamente lo stock, trovi una guida separata sulle giacenze di magazzino nel passaggio al forfettario. Se invece vuoi capire prima di tutto quando la rettifica è dovuta, consulta l’approfondimento sull’obbligatorietà della rettifica IVA sulle rimanenze.
Nel 2026 la rettifica IVA resta applicabile
Il comma 61 dell’articolo 1 della Legge 190/2014 stabilisce che il passaggio dalle regole ordinarie IVA al regime forfettario comporta la rettifica della detrazione prevista dall’articolo 19-bis.2 del DPR 633/1972, da effettuare nella dichiarazione dell’ultimo anno di applicazione delle regole ordinarie.
Per il 2026 questo punto è particolarmente importante. L’abrogazione della disposizione dell’articolo 19-bis.2 relativa al mutamento di regime, prevista dal D.Lgs. 186/2025, è stata rinviata al 1° gennaio 2027. La legge di conversione pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 61 del 14 marzo 2026 dispone espressamente che l’abrogazione si applica dal 1° gennaio 2027. Chi entra nel forfettario nel 2026 deve quindi ancora gestire la rettifica secondo la disciplina vigente.
Quali rimanenze entrano nel calcolo
Per il magazzino devi partire dai beni non ammortizzabili ancora presenti alla fine dell’ultimo anno ordinario: merci, materie prime e altri beni acquistati per essere ceduti o impiegati nell’attività e non ancora utilizzati.
- quantità ancora esistente per articolo o categoria omogenea;
- fattura o documento di acquisto;
- imponibile di acquisto;
- aliquota IVA originaria;
- IVA effettivamente detratta;
- eventuale quota indetraibile o detrazione parziale.
L’Agenzia delle Entrate, nella Circolare 10/E del 4 aprile 2016, richiama la predisposizione di una documentazione che distingua, per categorie omogenee, quantità e valori dei beni facenti parte del patrimonio aziendale. Questo prospetto è essenziale per rendere verificabile il calcolo.
Come si calcola la rettifica IVA sulle rimanenze
Il calcolo non consiste nell’applicare automaticamente il 22% al valore totale del magazzino. Devi ricostruire l’IVA realmente detratta in origine sui beni che risultano ancora presenti al momento del cambio di regime.
| Rimanenze | Imponibile acquisto | IVA detratta |
|---|---|---|
| Merci con IVA 22% | 6.000 € | 1.320 € |
| Merci con IVA 10% | 4.000 € | 400 € |
| Totale rettifica | 10.000 € | 1.720 € |
Nell’esempio la rettifica è pari a 1.720 euro. Applicare il 22% a tutti i 10.000 euro di rimanenze produrrebbe invece 2.200 euro e sarebbe sbagliato, perché una parte delle merci era stata acquistata con IVA al 10%.
Se il magazzino contiene numerosi lotti acquistati in periodi diversi, il calcolo va ricostruito con un criterio documentato e coerente. Per il problema specifico dell’aliquota trovi anche la guida su quale aliquota utilizzare nella rettifica IVA delle rimanenze.
Procedura di calcolo: dalle giacenze finali all'IVA da rettificare
Per l'ingresso nel forfettario dal 1° gennaio 2026, la ricostruzione si riferisce ai beni ancora non ceduti o non utilizzati al 31 dicembre 2025. La circolare 10/E del 4 aprile 2016 dell'Agenzia delle Entrate richiama un prospetto delle quantità e dei valori per categorie omogenee. Per passare da questo inventario a una rettifica verificabile è utile collegare, dove possibile, ciascun lotto alla fattura e alla detrazione IVA effettiva.
| Dato da ricostruire | Cosa annotare | Perché serve |
|---|---|---|
| Giacenza finale al 31 dicembre | Articolo, lotto e quantità residue | Evita di comprendere merci già cedute |
| Fattura di origine | Data, numero, fornitore, imponibile e aliquota | Identifica l'IVA originariamente applicata |
| Detrazione esercitata | IVA a credito effettivamente detratta, anche se parziale | Determina l'importo potenzialmente da correggere |
| Movimenti successivi al documento | Vendite, note di credito, resi o perdite documentate | Evita duplicazioni e attribuzioni errate |
| Rettifica per il 2026 | IVA detratta riferibile alle merci rimaste | Risultato da inserire nel prospetto dichiarativo |
Il valore di bilancio delle rimanenze non è di per sé la base su cui applicare una nuova aliquota. Nemmeno l'IVA del totale degli acquisti del 2025 coincide necessariamente con la rettifica: parte della merce può essere stata venduta e parte può provenire da anni precedenti. Se non è possibile identificare direttamente i lotti, la ricostruzione deve rimanere coerente con i criteri contabili utilizzati e documentabili.
Esempio con quattro lotti: IVA detratta e rettifica nel passaggio
Ipotizziamo che al 31 dicembre 2025 un commerciante presenti la situazione seguente. Gli importi sono esempi didattici: in ogni riga l'IVA indicata si riferisce esclusivamente alle quantità ancora in magazzino, non a tutte quelle originariamente acquistate.
| Giacenze | Imponibile di acquisto residuo | IVA detratta riferibile | Rettifica ipotetica |
|---|---|---|---|
| Lotto A, merci 22% | 3.000 € | 660 € (100%) | 660 € |
| Lotto B, merci 10% | 2.000 € | 200 € (100%) | 200 € |
| Lotto C, merci 22% con detrazione al 50% | 1.000 € | 110 € (su IVA esposta 220 €) | 110 € |
| Lotto D, acquisti senza IVA detratta | 1.000 € | 0 € | 0 € |
| Totale | 7.000 € | 970 € | 970 € |
La rettifica, nel caso esaminato e in assenza di altre variazioni, è 660 + 200 + 110 = 970 euro. Moltiplicare 7.000 euro per il 22% produrrebbe invece 1.540 euro, che non corrispondono alla detrazione effettivamente esercitata sulle rimanenze. Per la distinzione tra aliquota dell'acquisto e quella attuale rinviamo alla guida dedicata alla aliquota IVA da usare nella rettifica delle rimanenze.
Se le merci sono state restituite e il fornitore ha emesso una nota di credito, verifica anzitutto quale variazione della detrazione è già stata contabilizzata. Se le stesse unità non figurano più tra le merci ancora possedute, non vanno inserite anche nella rettifica dello stock finale. Per beni obsoleti o distrutti servono giustificativi idonei: la semplice svalutazione di magazzino non dimostra una cessione o un'uscita fisica.
Se l’IVA non era stata detratta, cosa succede?
Se l’IVA su un acquisto non era stata detratta, non c’è una detrazione da restituire per quella quota. Se la detrazione era soltanto parziale, la rettifica deve tenere conto esclusivamente della parte effettivamente detratta.
Per questo il dato decisivo non è soltanto l’aliquota esposta nella fattura del fornitore. Bisogna verificare anche come quell’IVA è stata trattata nella contabilità del contribuente.
Dove si indica la rettifica nel Modello IVA 2026
Per chi entra nel forfettario dal 1° gennaio 2026, la rettifica riguarda l’ultimo anno IVA ordinario, cioè il 2025, e confluisce nella Dichiarazione IVA 2026 relativa al periodo d’imposta 2025.
Le istruzioni del Modello IVA 2026 prevedono il rigo VF70 per il totale delle rettifiche. L’Appendice contiene inoltre il Prospetto D – Rettifica della detrazione: il rigo 3 del prospetto è dedicato alla rettifica per regime forfettario e il totale viene riportato al rigo VF70.
Non va quindi creata una “fattura delle rimanenze”. L’operazione è una rettifica della detrazione che entra nella dichiarazione IVA dell’ultimo anno ordinario.
Modello IVA 2026: come compilare VA14, Prospetto D e VF70
Chi entra nel forfettario dal 1° gennaio 2026 presenta l'ultima dichiarazione IVA ordinaria per l'anno 2025. Le istruzioni al Modello IVA 2026 dell'Agenzia delle Entrate prescrivono di barrare la casella 1 del rigo VA14 per comunicare che si tratta dell'ultima dichiarazione precedente all'ingresso nel regime.
La rettifica si documenta nel Prospetto D dell'Appendice, al rigo 3 «Rettifica per regime forfetario». Le variazioni che riducono la detrazione sono indicate con segno negativo nella somma algebrica; il totale del rigo 6 del Prospetto D confluisce nel rigo VF70. In pratica, nel nostro esempio di 970 euro di IVA originariamente detratta da riversare, il valore rileva come riduzione della detrazione, non come aumento. Il risultato può incidere sul debito o sul credito IVA complessivo.
Il rigo VF70 si integra nel calcolo della dichiarazione annuale e l'eventuale saldo segue le regole generali. Non si emette un'autofattura delle merci rimaste e non esiste un modello F24 separato per ogni lotto. Se il modello IVA 2026 è già stato presentato senza la rettifica dovuta, occorre valutare la regolarizzazione della dichiarazione e del saldo originario: non spostare arbitrariamente il dato a un modello successivo.
Inventario al 31 dicembre 2025: ultimo controllo prima di inviare la dichiarazione
La circolare 10/E/2016 richiede un'apposita documentazione delle merci e dei beni rilevanti per categorie omogenee, con quantità e valori. Un controllo finale dovrebbe verificare che il numero di pezzi risultanti dall'inventario coincida con il prospetto dei lotti e che i valori delle fatture originarie siano coerenti con l'IVA realmente detratta, incluse note di credito e variazioni già registrate.
Un inventario può anche contenere merci con IVA originaria non detratta, merci acquistate in regimi IVA speciali e prodotti non ancora utilizzati. Per questi ultimi gruppi l'importo può essere differente da quello di una normale fattura italiana con IVA esposta e integralmente detratta. Con il passaggio al forfettario del 2026 è importante distinguere questa situazione da quella dei beni ammortizzabili, per i quali la disciplina dei quinti o decimi è separata.
Rimanenze e cambio regime nel 2027: la rettifica generalizzata non si applica automaticamente
Il dossier ufficiale della Camera dei deputati sul D.L. 200/2025, convertito nella legge 26/2026, conferma il rinvio al 1° gennaio 2027 dell'abrogazione della rettifica IVA generalizzata per cambio regime (articolo 19-bis.2, comma 3). Dal 2027 il nuovo Testo unico IVA, articolo 59 del D.Lgs. 10/2026, conserva la rettifica analitica relativa al diverso utilizzo dei singoli beni e servizi e salvaguarda le rettifiche già in corso.
La procedura generalizzata descritta per le rimanenze al 31 dicembre 2025 si riferisce quindi all'ingresso nel forfettario del 2026. Per un cambio regime dal 2027 non bisogna limitarsi a copiare il prospetto di calcolo del 2026: occorre verificare le condizioni di utilizzo e la normativa specificamente vigente nel periodo interessato.
Esempio completo: ingresso nel forfettario dal 1° gennaio 2026
- al 31 dicembre 2025 fai l’inventario delle merci ancora presenti;
- ricostruisci per ciascuna categoria l’IVA effettivamente detratta;
- determini, ad esempio, una rettifica complessiva di 1.720 euro;
- nel 2026 presenti la Dichiarazione IVA relativa al 2025;
- riporti la rettifica nel Prospetto D e nel rigo VF70 secondo le istruzioni del modello;
- il risultato concorre alla liquidazione complessiva della dichiarazione IVA.
La rettifica non va letta come un’imposta autonoma sul valore delle merci. È una correzione dell’IVA che era stata detratta quando i beni erano destinati a operazioni soggette al regime IVA ordinario.
Serve un F24 separato per la rettifica delle rimanenze?
No, non esiste un F24 autonomo “per le rimanenze”. Prima si determina la rettifica e la si inserisce nella dichiarazione IVA. L’eventuale saldo a debito risultante dalla dichiarazione segue poi le regole ordinarie del saldo IVA.
La stessa Circolare 10/E/2016 chiarisce che la rettifica va eseguita nella dichiarazione IVA dell’ultimo anno ordinario e che l’eventuale importo a debito derivante dal passaggio viene gestito nel quadro della dichiarazione. È quindi più corretto parlare di rettifica della detrazione e non di “IVA sul magazzino da versare a parte”.
Rimanenze e beni strumentali: il calcolo è diverso
Le merci in magazzino non vanno confuse con computer, macchinari, automezzi, immobili e altri beni ammortizzabili. Per i beni strumentali l’articolo 19-bis.2 prevede meccanismi legati al periodo di osservazione e alle quote residue: normalmente cinque anni per i beni mobili ammortizzabili e dieci anni per gli immobili.
Per esempio, la rettifica IVA dell’auto nel passaggio al forfettario segue un calcolo differente rispetto alle merci ancora invendute.
Cosa conservare per documentare il calcolo
- inventario o prospetto delle rimanenze al 31 dicembre;
- fatture di acquisto collegate ai beni ancora presenti;
- evidenza delle aliquote IVA applicate;
- documentazione della quota di IVA effettivamente detratta;
- prospetto di calcolo della rettifica;
- copia della Dichiarazione IVA e ricevuta di presentazione.
Se il problema è prima ancora ricostruire quantità, beni obsoleti, merci danneggiate o differenze tra contabilità e stock reale, torna alla guida operativa sulle giacenze nel passaggio al forfettario.
Attenzione anche agli altri effetti del passaggio
La rettifica IVA delle rimanenze è soltanto uno degli aspetti dell’uscita dal regime ordinario. Prima di chiudere l’ultimo esercizio vanno verificati anche eventuali beni ammortizzabili, operazioni a esigibilità differita e componenti fiscali rinviati dagli anni precedenti.
Per il quadro complessivo puoi consultare la guida sul passaggio da semplificato a forfettario. Questa pagina resta invece volutamente focalizzata sul calcolo e sulla dichiarazione della rettifica delle rimanenze.
Domande frequenti sulla rettifica IVA delle rimanenze
Si identifica la merce ancora esistente al 31 dicembre 2025 e si ricostruisce l'IVA effettivamente detratta sulle unità residue, tenendo conto di lotti, aliquote, detrazioni parziali e note di credito.
Inventario per categorie omogenee, quantità, valori, fatture d'acquisto, aliquote IVA originarie, detrazioni effettivamente esercitate e variazioni già registrate.
Nel Modello IVA 2026 relativo al 2025: casella 1 del rigo VA14 per comunicare l'ultimo anno ordinario, rigo 3 del Prospetto D per la rettifica del regime forfettario e totale nel VF70.
Se comporta una riduzione dell'IVA detraibile, l'importo concorre con segno negativo alla somma algebrica delle rettifiche del Prospetto D, il cui totale passa al VF70.
No. Il passaggio al forfettario nel 2026 comporta, nei casi previsti, una rettifica della detrazione nell'ultima dichiarazione IVA ordinaria, non una vendita fittizia delle giacenze.
No. Le rimanenze sono normalmente beni non ammortizzabili; la regola dei quinti riguarda invece i beni mobili ammortizzabili e quella dei decimi gli immobili.
Per la quota mai detratta non esiste una detrazione da correggere. Occorre documentare il trattamento originario, specialmente in presenza di regimi IVA particolari.
Dal 1° gennaio 2027 viene meno la specifica rettifica generalizzata per cambio regime, mentre restano meccanismi di rettifica analitica applicabili ai singoli beni e servizi e le rettifiche già in corso.
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