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Regime Forfettario
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CONSULENZE FORFETTARIO

Rettifica IVA sulle rimanenze passando al forfettario: è obbligatoria?

Passando al regime forfettario, la rettifica IVA sulle rimanenze è normalmente dovuta se su quelle merci l’IVA era stata detratta nel regime ordinario o semplificato. Non significa però che qualunque merce presente in magazzino generi automaticamente IVA da restituire: bisogna verificare che i beni siano ancora esistenti al momento del cambio e che sull’acquisto sia stata effettivamente esercitata la detrazione.

La domanda corretta, quindi, non è soltanto “ho delle rimanenze?”, ma “su queste rimanenze avevo detratto IVA e sono ancora presenti al 31 dicembre dell’ultimo anno ordinario?”. Da questa verifica dipende l’obbligo e l’importo della rettifica.

La rettifica IVA sulle rimanenze è obbligatoria?

Sì, quando ricorrono i presupposti della rettifica. Il comma 61 dell’articolo 1 della Legge 190/2014 stabilisce che il passaggio dalle regole ordinarie IVA al regime forfettario comporta la rettifica della detrazione prevista dall’articolo 19-bis.2 del DPR 633/1972.

Per i beni non ammortizzabili, tra cui rientrano normalmente le merci destinate alla vendita, l’articolo 19-bis.2 prevede la rettifica quando il cambiamento di regime comporta un diverso diritto alla detrazione e i beni non sono ancora stati ceduti.

Quando non devi rettificare IVA sulle rimanenze

La presenza fisica di merce in magazzino non basta, da sola, a determinare IVA da riversare. In particolare, non c’è IVA da rettificare quando sull’acquisto di quella merce non era stata esercitata alcuna detrazione.

  • merce acquistata senza IVA detraibile;
  • acquisti per i quali l’IVA non è stata effettivamente portata in detrazione;
  • beni che non risultano più presenti perché già ceduti prima del cambio di regime;
  • situazioni soggette a regimi IVA particolari, da analizzare separatamente.

Il principio è semplice: la rettifica serve a correggere una detrazione già esercitata. Se quella detrazione non c’è stata, non esiste la stessa IVA da “restituire”.

Le rimanenze da controllare sono quelle esistenti al momento del passaggio

Per un ingresso nel forfettario dal 1° gennaio 2026, la fotografia pratica da ricostruire è quella delle merci ancora presenti al 31 dicembre 2025. Non interessa tutta la merce acquistata negli anni precedenti, ma quella che non è ancora stata venduta o utilizzata alla data del cambio.

Per questo è importante predisporre un inventario attendibile, collegando quantità e valori alle fatture di acquisto. La nostra guida sulle giacenze di magazzino nel passaggio al forfettario approfondisce proprio questa ricostruzione operativa.

La rettifica si calcola sull’IVA effettivamente detratta

Il dato decisivo non è il valore di vendita futuro delle merci e neppure il semplice costo di magazzino. Bisogna ricostruire l’IVA effettivamente detratta sugli acquisti che compongono le rimanenze finali.

Se una fattura di acquisto esponeva 220 euro di IVA ma, per qualunque ragione, ne erano stati detratte solo 110, la verifica parte da 110 euro. La rettifica non può trasformarsi in una restituzione di imposta che non era mai stata detratta.

Esempio con IVA detratta: quando la rettifica è dovuta

Supponiamo che un commerciante entri nel forfettario dal 1° gennaio 2026. Al 31 dicembre 2025 ha ancora in magazzino merci acquistate per 10.000 euro + 2.200 euro di IVA e, nel regime ordinario, aveva detratto integralmente quei 2.200 euro.

Se quelle merci sono ancora presenti al momento del passaggio e la detrazione era stata effettivamente esercitata, la rettifica riguarda l’IVA riferibile alle rimanenze ancora esistenti. In questo esempio, assumendo che tutto il lotto sia ancora in magazzino e correttamente identificato, il dato IVA da prendere in considerazione è 2.200 euro.

Per un calcolo completo, con criteri di ricostruzione e indicazione in dichiarazione, puoi usare la guida dedicata alle rimanenze passando al forfettario e alla rettifica IVA.

Esempio senza IVA detratta: quando non c’è nulla da restituire

Immaginiamo invece che al 31 dicembre 2025 restino merci per 5.000 euro, ma che sull’acquisto l’IVA non sia mai stata detratta. Il semplice fatto che quelle merci entrino nel nuovo anno insieme al contribuente non genera automaticamente una restituzione IVA.

Non esiste infatti una detrazione precedente da correggere. Naturalmente bisogna conservare la documentazione che dimostra il trattamento IVA originario, perché la distinzione tra IVA addebitata in fattura e IVA effettivamente detratta è fondamentale.

Rimanenze acquistate con regimi IVA particolari

Se le merci provengono da operazioni soggette a regimi speciali IVA, margine, reverse charge o altre discipline particolari, non conviene applicare automaticamente lo stesso calcolo utilizzato per un normale acquisto con IVA detratta.

La domanda resta la stessa: quale detrazione IVA è stata realmente esercitata su quelle merci? La risposta può cambiare sensibilmente a seconda del regime applicato all’acquisto e dell’attività svolta. In questi casi la ricostruzione va fatta partendo dalle singole fatture e dai registri IVA dell’ultimo anno ordinario.

La rettifica sulle rimanenze non segue la regola dei cinque anni

È importante non confondere le rimanenze con i beni ammortizzabili. La regola dei quinti riguarda normalmente i beni ammortizzabili ancora dentro il periodo di rettifica. Le merci di magazzino sono invece beni non ammortizzabili: il controllo riguarda i beni ancora non ceduti al momento del mutamento di regime.

Questa distinzione evita uno degli errori più comuni: applicare ai prodotti destinati alla vendita la stessa logica utilizzata per auto, macchinari o altri cespiti. Per il quadro generale puoi consultare la guida sulla rettifica IVA nel passaggio al forfettario.

Inventario del 31 dicembre: come dimostrare quali merci sono ancora presenti

Per entrare nel forfettario dal 1° gennaio 2026, il controllo prende come riferimento le merci non ancora cedute al 31 dicembre 2025. Non è sufficiente prendere il valore complessivo delle rimanenze dal bilancio e moltiplicarlo per un'aliquota IVA: bisogna riconciliare le quantità ancora esistenti con gli acquisti che hanno generato un'effettiva detrazione.

Per ciascun articolo o lotto il prospetto dovrebbe riportare codice prodotto, quantità iniziale e acquistata, quantità venduta o uscita, giacenza finale, riferimento della fattura, imponibile unitario, aliquota IVA all'acquisto e IVA realmente detratta. Se le stesse merci sono state comprate in più lotti, la riconciliazione deve essere coerente con la documentazione contabile e il criterio di identificazione utilizzato: non attribuire a piacere l'aliquota più bassa alla merce rimasta.

Anche le giacenze di magazzino nel passaggio al forfettario vanno controllate per beni presso terzi, resi o merci in viaggio quando la titolarità giuridica è diversa dalla semplice presenza nel locale. Un prodotto danneggiato, obsoleto o invendibile non esce automaticamente dall'inventario: eventuali distruzioni o perdite richiedono documentazione coerente con le relative norme.

Esempio con vendite parziali e aliquote IVA diverse

Un commerciante aveva acquistato due lotti nel regime ordinario, detraendo integralmente l'imposta. Al 31 dicembre 2025, dopo le vendite effettuate, rimangono solo alcune unità dei due acquisti. Il calcolo didattico riguarda la quota IVA originariamente detratta sulle unità effettivamente rimaste, non l'IVA di tutti i pezzi acquistati.

Lotto acquistatoPezzi acquistatiPezzi rimastiIVA detratta riferibile alle giacenze
A: 100 € imponibile/unità, IVA 22%2066 × 22 € = 132 €
B: 50 € imponibile/unità, IVA 10%1244 × 5 € = 20 €
Totale da verificare3210152 €

Nell'esempio l'importo da rettificare sulle rimanenze è 152 euro, assumendo che tutte le condizioni siano soddisfatte. Non sono 440 euro, cioè l'IVA pagata sull'intero acquisto iniziale del lotto A, né il 22% applicato al valore corrente di tutto il magazzino. Se un lotto era stato soggetto a detrazione parziale, la cifra si riduce in proporzione alla detrazione effettivamente esercitata.

Per approfondire il problema delle aliquote storiche e dei cambi di aliquota consulta quale aliquota usare nella rettifica IVA delle rimanenze. La rettifica non è una nuova cessione: non devi «rifatturare» la merce al 22% per il solo fatto che oggi una diversa aliquota sarebbe applicabile alla sua vendita.

Resi, merci obsolete, acquisti senza IVA detraibile: quando l'importo può essere zero

Se tutte le merci con IVA detratta sono state regolarmente cedute prima del passaggio, quelle merci non sono rimanenze finali. Se su un acquisto non c'era IVA detraibile, ad esempio una cessione da privato o una fattura in regime del margine senza imposta separatamente detraibile, non si crea oggi una detrazione da restituire applicando un'aliquota teorica.

Per merci restituite al fornitore, distrutte oppure non più disponibili servono documenti che giustifichino l'uscita dal magazzino e l'eventuale trattamento IVA dell'operazione. Un reso con nota di credito può avere già modificato l'imposta originariamente detratta: controlla prima l'eventuale rettifica o variazione IVA già registrata, per non contare due volte lo stesso importo. La sola svalutazione contabile di beni ancora presenti non è di per sé una prova che non esista più la merce.

Dove si indica la rettifica IVA sulle rimanenze

La rettifica per l’ingresso nel forfettario deve essere operata nella dichiarazione IVA dell’ultimo anno di applicazione delle regole ordinarie, come stabilisce il comma 61 della Legge 190/2014.

Se il forfettario decorre dal 1° gennaio 2026, la rettifica viene quindi gestita nella dichiarazione IVA 2026 relativa al 2025. Le istruzioni ufficiali al modello IVA 2026 disciplinano il prospetto delle rettifiche dell’articolo 19-bis.2 e il relativo riporto nel quadro VF.

Per questo è impreciso ridurre tutto alla frase “versi la rettifica con un F24 separato”: la rettifica entra nel meccanismo della dichiarazione IVA annuale e incide sul saldo complessivo.

Modello IVA 2026: VA14, Prospetto D e rigo VF70

Per l'ingresso nel forfettario dal 1° gennaio 2026, la rettifica riferita alle merci non cedute al 31 dicembre 2025 confluisce nell'ultima dichiarazione annuale IVA ordinaria, cioè il Modello IVA 2026 relativo al 2025. Le istruzioni dell'Agenzia delle Entrate indicano che deve essere barrata la casella 1 del rigo VA14 per segnalare l'ultima dichiarazione prima del regime forfettario.

Nell'Appendice delle istruzioni, il Prospetto D, rigo 3, è dedicato alla rettifica per il regime forfettario; il totale del prospetto confluisce nel rigo VF70. Se la rettifica riduce l'IVA in detrazione, viene considerata con segno negativo nella somma algebrica delle rettifiche. Il risultato incide sulla liquidazione complessiva della dichiarazione: non è una vendita del magazzino e non richiede un'autofattura per le sole rimanenze.

Le scadenze del saldo IVA e della trasmissione della dichiarazione restano quelle previste per l'ultimo anno ordinario, con eventuali regole applicabili di rateazione o differimento. Per un controllo operativo delle date consulta quando effettuare e dichiarare la rettifica IVA; per un esempio completo di compilazione usa la guida alle rimanenze e al calcolo della rettifica.

Rimanenze nel passaggio del 2027: che cosa cambia

La documentazione parlamentare sul D.L. 200/2025, convertito nella legge 26/2026, conferma che l'abrogazione della specifica rettifica IVA generalizzata per cambio regime, detta rettifica «per masse», decorre dal 1° gennaio 2027. Per chi entra nel forfettario nel 2026 resta applicabile la disciplina del comma 3 dell'articolo 19-bis.2.

Dal 2027 non si deve presumere che l'ingresso nel forfettario comporti automaticamente la stessa rettifica generalizzata delle merci ancora invendute. Restano però le rettifiche analitiche applicabili a singoli beni e servizi secondo la disciplina dell'articolo 59 del nuovo Testo unico IVA e vengono salvaguardate quelle già in corso. Il trattamento dell'inventario va perciò verificato sulla normativa effettivamente applicabile alla data del passaggio, senza estendere automaticamente il calcolo del 2026 al 2027.

Le merci vanno rifatturate prima di entrare nel forfettario?

No. Le rimanenze non devono essere vendute a se stessi, rifatturate o artificialmente eliminate prima del cambio di regime. Restano beni dell’attività e potranno essere vendute successivamente durante il periodo forfettario secondo le regole applicabili alle operazioni effettuate in quel regime.

La rettifica IVA serve proprio a gestire il diverso diritto alla detrazione tra il periodo ordinario e quello forfettario senza creare una cessione fittizia delle merci.

Quali documenti conviene conservare

  • inventario delle rimanenze al 31 dicembre;
  • fatture di acquisto delle merci ancora presenti;
  • registri IVA utili a dimostrare la detrazione esercitata;
  • prospetto di riconciliazione tra quantità fisiche e documenti di acquisto;
  • documentazione su merci obsolete, danneggiate o non più commerciabili;
  • calcolo della rettifica confluito nella dichiarazione IVA annuale.

Una ricostruzione documentale ordinata è particolarmente importante quando il magazzino contiene merci acquistate in anni diversi, con aliquote differenti o con trattamenti IVA non omogenei.

Tabella: quando la rettifica sulle rimanenze è dovuta

SituazioneRettifica IVA
Merce ancora presente e IVA integralmente detrattaNormalmente sì
Merce ancora presente e IVA detratta solo in parteSì, sulla quota effettivamente detratta
Merce ancora presente ma IVA mai detrattaNo, non c’è la stessa detrazione da rettificare
Merce già venduta prima del passaggioNon rientra nelle rimanenze finali
Bene ammortizzabileRegole diverse, normalmente quinti o decimi
Acquisto con regime IVA particolareVerifica specifica del trattamento originario

In sintesi

Passando al forfettario, la rettifica IVA sulle rimanenze è obbligatoria quando le merci sono ancora presenti al momento del cambio e sull’acquisto era stata effettivamente detratta IVA. Non è invece corretto dire che bisogna sempre restituire IVA su qualsiasi rimanenza, indipendentemente dal trattamento originario.

La verifica corretta parte dall’inventario al 31 dicembre, prosegue con l’identificazione delle fatture e dell’IVA realmente detratta e termina con l’inserimento della rettifica nella dichiarazione IVA dell’ultimo anno ordinario. In questo modo la risposta alla domanda “è obbligatoria?” diventa precisa: sì, quando esiste una detrazione precedente da correggere su beni ancora non ceduti.

Domande frequenti sulla rettifica IVA delle rimanenze

È obbligatoria la rettifica IVA sulle rimanenze passando al forfettario nel 2026?

Sì, normalmente se le merci sono ancora invendute al cambio di regime e sull'acquisto era stata detratta IVA. Occorre verificare le quantità esistenti e la detrazione effettivamente esercitata.

Se le merci sono già state vendute prima del passaggio devo rettificare l'IVA?

Le merci già cedute prima del cambio non fanno parte delle rimanenze finali. Devono essere verificate altre eventuali operazioni rilevanti, senza trattare quelle merci come stock invenduto.

Se non avevo detratto IVA sulle rimanenze devo restituirla?

Per la quota di IVA mai detratta non esiste una detrazione da restituire. È necessario documentare il trattamento originario, specie per acquisti in regimi speciali.

Si rettifica il valore di vendita delle merci oppure l'IVA sugli acquisti?

Si ricostruisce l'IVA originariamente detratta sulle merci ancora presenti. Non si applica semplicemente l'aliquota corrente al valore di vendita o al totale contabile del magazzino.

Se ho acquistato merci con aliquote IVA del 10% e del 22% quale uso?

Per ciascun lotto si considera la detrazione realmente esercitata al momento dell'acquisto. Un'aliquota unica applicata all'inventario può produrre un calcolo sbagliato.

La rettifica IVA sulle rimanenze si divide in cinque anni?

No. Le merci sono beni non ammortizzabili: non vanno confuse con i beni ammortizzabili mobili, ai quali si applica il periodo dei quinti.

Dove indico la rettifica se entro nel forfettario nel 2026?

Nel Modello IVA 2026 relativo al 2025: casella 1 del rigo VA14 per l'ultima dichiarazione ordinaria, Prospetto D rigo 3 per la rettifica da regime forfettario e totale nel VF70.

Dal 2027 è ancora dovuta la rettifica IVA generalizzata sulle rimanenze?

Dal 1° gennaio 2027 viene meno la specifica rettifica generalizzata per cambio regime. Restano le rettifiche analitiche applicabili ai singoli beni e servizi e quelle in corso: va verificato il caso concreto.

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