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Regime Forfettario

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Partita IVA makeup artist 2026: ATECO 96.22.09 o 90.39.09, INPS e forfettario

Aprire la Partita IVA da makeup artist nel 2026 richiede una distinzione che molte guide online trascurano: non esiste un codice ATECO da applicare automaticamente a chiunque si definisca truccatrice o make-up artist. Una professionista che realizza trucco beauty, sposa ed eventi, un truccatore che lavora direttamente nella produzione di uno spettacolo e chi offre soltanto consulenza di immagine svolgono attività diverse. Per il beauty il riferimento ATECO 2025 da valutare è 96.22.09; per attività di supporto direttamente collegate alle arti performative può diventare rilevante il 90.39.09. Anche previdenza, requisiti e adempimenti cambiano di conseguenza.

Makeup artist 2026: quadro rapido

  • Beauty, sposa ed eventi: ATECO 96.22.09 è il codice da valutare quando l’attività rientra nei servizi di cura e trattamento della bellezza.
  • Spettacolo: per attività di supporto alle arti performative può essere pertinente 90.39.09, ma il codice va verificato sul tipo di produzione.
  • Consulenza di immagine senza trucco operativo: può essere pertinente 96.99.94.
  • Coefficiente forfettario: 67% per i codici qui esaminati.
  • Previdenza beauty: normalmente INPS Artigiani se l’attività è esercitata come impresa artigiana di estetica.
  • Previdenza spettacolo: può intervenire il Fondo pensione lavoratori dello spettacolo (FPLS, ex ENPALS) quando la prestazione del truccatore è direttamente connessa alla realizzazione e produzione dello spettacolo.
  • Qualifica e SCIA: vanno verificate sulla base della natura estetica del servizio e delle regole regionali/SUAP.

Codice ATECO makeup artist beauty: 96.22.09

Per la makeup artist che opera nell’area beauty, realizzando trucco per spose, cerimonie, eventi, shooting privati o servizi di bellezza, il riferimento da valutare in ATECO 2025 è 96.22.09 – Altri servizi di cura della bellezza e altri trattamenti di bellezza n.c.a.. La classificazione ISTAT include in questa voce diversi trattamenti estetici e cita espressamente, tra gli esempi, anche il trucco permanente.

La scheda ATECO 96.22.09 approfondisce il codice. La presenza del trucco permanente nelle note ISTAT non significa però che qualsiasi forma di makeup sia automaticamente identica dal punto di vista amministrativo: per il trucco ordinario occorre sempre verificare come il servizio viene concretamente svolto e come viene qualificato dalla disciplina regionale applicabile.

Dal vecchio 96.02.02 al nuovo 96.22.09

Molte pagine ancora presenti in SERP indicano il vecchio codice 96.02.02 – Servizi degli istituti di bellezza. Quel riferimento appartiene alla classificazione precedente. Con ATECO 2025 l’area dei servizi di bellezza è stata riorganizzata e, per i trattamenti non ricompresi nelle voci più specifiche, il riferimento attuale è 96.22.09.

Per una nuova apertura nel 2026 è quindi preferibile partire dalla classificazione vigente e non copiare automaticamente il codice riportato da guide antecedenti all’adozione di ATECO 2025.

Trucco sposa e makeup per eventi

Il bridal makeup e il trucco per cerimonie sono normalmente servizi rivolti alla persona con finalità estetica. Il fatto che il lavoro venga eseguito in occasione di un matrimonio, di una festa o di uno shooting non lo trasforma automaticamente in attività dello spettacolo. Per questa attività il primo percorso da verificare resta quindi quello dei servizi beauty.

Nel preventivo è utile indicare prova trucco, servizio nel giorno dell’evento, eventuali trasferte, assistenza durante la giornata, trucco di altre persone, ciglia o altri materiali inclusi. Questo aiuta anche a distinguere il compenso per la prestazione da eventuali vendite di prodotti.

Trucco permanente: attività diversa dal normale make-up

Il trucco permanente non va trattato come una semplice variante del trucco da sposa. ISTAT lo cita espressamente tra i servizi ricompresi nel 96.22.09, ma l’attività comporta profili igienico-sanitari e requisiti che devono essere verificati con particolare attenzione secondo la normativa regionale e locale. Una makeup artist che applica cosmetici removibili non deve quindi estendere automaticamente il proprio inquadramento a dermopigmentazione o trattamenti permanenti.

Makeup artist per spettacolo: quando valutare 90.39.09

Quando il trucco è svolto come supporto diretto a una rappresentazione artistica o a una produzione di spettacolo, l’inquadramento cambia. ATECO 2025 prevede il codice 90.39.09 – Altre attività di supporto alle arti performative e alle rappresentazioni artistiche n.c.a., da valutare per le attività di supporto alle produzioni sceniche che non rientrano in voci più specifiche.

Puoi consultare anche la scheda ATECO 90.39.09. Non è corretto, però, considerarlo il codice universale di qualsiasi truccatore che abbia un cliente nel mondo dei media: occorre verificare il rapporto reale con la produzione e l’attività concretamente resa.

Cinema, televisione e produzioni audiovisive: attenzione al FPLS

La previdenza dello spettacolo offre un criterio importante. L’INPS considera i truccatori tra le categorie “generiche” per le quali l’iscrizione al Fondo pensione lavoratori dello spettacolo deriva dallo svolgimento di prestazioni direttamente connesse con la realizzazione e la produzione dello spettacolo. Questo vale anche quando il rapporto non è quello tipico di una professionista beauty che lavora direttamente per il cliente finale.

Per gli aspetti previdenziali consulta la guida ai contributi FPLS ex ENPALS. ATECO e previdenza sono due verifiche diverse: la presenza del FPLS non consente da sola di dedurre il codice ATECO corretto.

Consulenza di immagine senza applicazione del trucco: 96.99.94

Se l’attività consiste nella consulenza sull’immagine personale — scelta di stile, colori, accessori, acconciatura e makeup — senza eseguire abitualmente trattamenti estetici o applicazioni di trucco sul cliente, ATECO 2025 prevede una voce specifica: 96.99.94 – Servizi di consulenza di immagine.

La relativa scheda ATECO 96.99.94 aiuta a distinguere questa attività da quella della makeup artist operativa. Se consulenza e trucco sono entrambi abituali può essere necessario valutare attività principale e codice secondario.

Per la gestione continuativa di INPS Artigiani, FPLS, prodotti, set, trasferte, collaborazioni, vendita cosmetici e costi puoi approfondire la guida sul commercialista per makeup artist, distinta dall’intento di apertura della Partita IVA.

Coefficiente di redditività: 67%

Nel regime forfettario i codici analizzati in questa guida rientrano tra le attività con coefficiente di redditività del 67%. In pratica il 67% dei ricavi incassati costituisce reddito forfettario lordo, mentre il restante 33% rappresenta i costi riconosciuti in modo forfettario.

Spese per cosmetici, pennelli, kit professionali, igienizzazione, trasferte, formazione, advertising e postazione di lavoro non vengono quindi dedotte singolarmente dal reddito, salvo le specifiche regole del regime per i contributi previdenziali.

Esempio di tasse con 30.000 euro di ricavi

Con 30.000 euro di ricavi e coefficiente del 67%, il reddito forfettario lordo è pari a 20.100 euro. Da questo importo si sottraggono i contributi previdenziali deducibili; sul reddito imponibile risultante si applica l’imposta sostitutiva del 15%, oppure del 5% quando ricorrono tutti i requisiti previsti per una nuova attività.

Il risultato netto cambia molto a seconda della previdenza applicabile: una makeup artist artigiana e un truccatore soggetto al FPLS non possono essere simulati con lo stesso schema contributivo.

INPS makeup artist beauty: Gestione Artigiani

Quando l’attività beauty è esercitata come impresa artigiana nell’ambito dell’estetica, il riferimento previdenziale ordinario è la Gestione Artigiani INPS. Nel 2026 l’aliquota pensionistica è del 24% e il reddito minimale è pari a 18.808 euro. Il contributo minimo annuo indicato dall’INPS per artigiani titolari e coadiuvanti è di 4.521,36 euro, salvo agevolazioni o situazioni particolari.

Per importi, scadenze e riduzione contributiva consulta la guida INPS Artigiani e Commercianti 2026.

Riduzione INPS del 35% nel forfettario

La makeup artist iscritta alla Gestione Artigiani e ammessa al regime forfettario può valutare, se possiede i requisiti, il regime contributivo agevolato con riduzione del 35%. Non è automatico: richiede l’applicazione della disciplina previdenziale prevista per artigiani e commercianti forfettari e comporta una contribuzione più bassa, con effetti anche sulla posizione pensionistica.

FPLS ex ENPALS per il truccatore dello spettacolo

Per il truccatore che lavora direttamente nella realizzazione di spettacoli, produzioni artistiche o audiovisive può scattare la contribuzione al FPLS. L’INPS distingue infatti i truccatori dalle professioni artistiche “ontologicamente” appartenenti allo spettacolo e collega l’obbligo alla connessione concreta della prestazione con la produzione.

Questo punto è essenziale per evitare l’errore di aprire una posizione artigiana beauty quando il lavoro reale è quello di una maestranza dello spettacolo, o viceversa.

Serve la qualifica di estetista?

La legge n. 1/1990 definisce in modo ampio l’attività di estetista, comprendendo trattamenti eseguiti sulla superficie del corpo con finalità di mantenimento, miglioramento o protezione dell’aspetto estetico e l’applicazione di prodotti cosmetici. Quando il servizio della makeup artist viene inquadrato amministrativamente come attività di estetica, diventano quindi rilevanti qualificazione professionale, responsabile tecnico e adempimenti previsti dalla disciplina regionale.

Non va però trasformata questa regola in una frase universale del tipo “ogni makeup artist deve avere la qualifica di estetista”. Contesto, finalità e modalità di esecuzione possono cambiare l’inquadramento, in particolare per il trucco artistico legato allo spettacolo. Prima di avviare l’attività occorre verificare la disciplina della Regione e il SUAP competente.

SCIA e Camera di Commercio

Se la makeup artist viene inquadrata come impresa artigiana di estetica, normalmente l’avvio richiede iscrizione al Registro Imprese/Albo Artigiani, Comunicazione Unica e SCIA al SUAP, oltre alla verifica del responsabile tecnico quando previsto. Requisiti dei locali, aspetti igienico-sanitari e modulistica possono variare territorialmente.

Makeup artist a domicilio: posso lavorare a casa del cliente?

Il lavoro “mobile” è molto comune nel bridal makeup, ma non bisogna dedurre che ogni Regione consenta senza condizioni un’attività estetica itinerante. Le norme locali possono disciplinare in modo diverso sede, domicilio del cliente e prestazioni fuori dai locali autorizzati. Prima di indicare l’attività come esclusivamente a domicilio è quindi necessario verificare Regione e SUAP.

Vendita di cosmetici ai clienti

Usare cosmetici propri per eseguire il servizio non equivale a svolgere commercio. Se però la makeup artist vende abitualmente prodotti — rossetti, skincare, palette o kit — l’attività commerciale deve essere valutata separatamente, verificando l’eventuale codice secondario, gli adempimenti e il corretto trattamento dei ricavi.

Corsi di trucco e formazione

Anche i corsi possono costituire un’attività autonoma rispetto al servizio beauty. Workshop occasionalmente accessori e attività formativa organizzata in modo continuativo non sono la stessa cosa. Se la formazione diventa abituale e rilevante, va verificata l’aggiunta di un codice ATECO coerente; nel settore dello spettacolo, inoltre, l’INPS prevede regole specifiche per l’attività formativa svolta da lavoratori già appartenenti a determinate categorie FPLS.

Quando il forfettario può essere conveniente

Il forfettario può essere interessante quando i costi reali sono inferiori al 33% riconosciuto dal coefficiente e l’attività mantiene una struttura leggera. Una makeup artist con molte trasferte, prodotti costosi, assistenti, studio in affitto o investimenti elevati dovrebbe invece confrontare il risultato con un regime che consenta di dedurre i costi effettivi.

Prima della scelta verifica sempre i requisiti e le cause di esclusione dal regime forfettario.

Costi da considerare prima di aprire

  • kit professionale, pennelli e strumenti;
  • cosmetici e prodotti monouso;
  • igienizzazione e dispositivi di protezione;
  • corsi di aggiornamento;
  • assicurazione professionale;
  • trasferte e automobile per servizi a domicilio;
  • eventuale studio o postazione;
  • fotografia, portfolio, sito e advertising;
  • contributi INPS o FPLS secondo l’inquadramento;
  • pratiche camerali e SUAP quando dovute.

Come aprire la Partita IVA da makeup artist

  1. Definisci il servizio prevalente: beauty, wedding, spettacolo, consulenza o formazione.
  2. Verifica il codice ATECO principale e gli eventuali codici secondari.
  3. Controlla se l’attività ricade nella disciplina dell’estetista e quali requisiti richiede la Regione.
  4. Individua la previdenza corretta: Artigiani, FPLS o altra gestione in base al caso concreto.
  5. Verifica i requisiti per il regime forfettario e il coefficiente applicabile.
  6. Se sei impresa artigiana, completa Registro Imprese, Albo Artigiani, ComUnica e SCIA/SUAP.
  7. Predisponi fatturazione elettronica, preventivi, condizioni per trasferte/cancellazioni e procedure igieniche.

Errori da evitare

  • usare ancora 96.02.02 senza verificare ATECO 2025;
  • considerare 96.22.09 universale per qualsiasi truccatore;
  • usare 90.39.09 solo perché un cliente lavora nel cinema o nella moda;
  • confondere trucco removibile e trucco permanente;
  • ignorare qualifica e SCIA quando il servizio ricade nell’estetica;
  • aprire Gestione Artigiani senza verificare un eventuale obbligo FPLS;
  • vendere cosmetici abitualmente senza valutare l’attività commerciale;
  • fare formazione continuativa senza verificare un’attività secondaria;
  • considerare automaticamente consentito il lavoro estetico itinerante in ogni Regione.

Fonti ufficiali

  • ISTAT – ATECO 2025
  • Normattiva – Legge 4 gennaio 1990, n. 1, disciplina dell’attività di estetista
  • INPS – Circolare n. 155/2021, lavoratori dello spettacolo
  • INPS – Circolare n. 14/2026, Artigiani e Commercianti
  • Regione Emilia-Romagna – Profilo regolamentato dell’estetista

Domande frequenti

Qual è il codice ATECO della makeup artist nel 2026?

Dipende dal lavoro effettivo. Per beauty e servizi estetici il riferimento da valutare è 96.22.09; per supporto direttamente collegato alle arti performative può essere pertinente 90.39.09; per sola consulenza di immagine può essere appropriato 96.99.94.

Il codice 96.02.02 è ancora quello della makeup artist?

96.02.02 appartiene alla classificazione ATECO precedente. Con ATECO 2025 i servizi di bellezza sono stati riorganizzati e il riferimento da valutare per i servizi beauty non classificati altrove è 96.22.09.

Qual è il coefficiente di redditività della makeup artist?

Per i codici 96.22.09, 90.39.09 e 96.99.94 il coefficiente considerato nel regime forfettario è del 67%. La previdenza, però, cambia in base al tipo di attività.

La makeup artist paga INPS Artigiani o ENPALS?

Una attività beauty inquadrata come impresa artigiana ricade normalmente nella Gestione Artigiani INPS. Se il truccatore svolge prestazioni direttamente connesse alla realizzazione e produzione di spettacoli può invece intervenire il FPLS, ex ENPALS.

Per fare la makeup artist serve la qualifica di estetista?

Quando il servizio è inquadrato come attività di estetica diventano rilevanti la qualificazione professionale e gli adempimenti previsti dalla legge e dalla disciplina regionale. Non esiste però una risposta unica per ogni forma di trucco: il contesto, la finalità e le regole regionali devono essere verificati.

Una makeup artist può lavorare a domicilio del cliente?

Il lavoro mobile è comune, ma le regole dell’attività estetica fuori sede possono variare per Regione e Comune. Prima dell’avvio va verificato il SUAP competente e la normativa regionale.

Per il quadro più ampio dell’attività beauty consulta anche Partita IVA estetista. Per confrontare questa guida con le altre verticali consulta Regime forfettario per professioni e attività.

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