Un commercialista per makeup artist deve distinguere prima di tutto il trucco beauty rivolto a clienti privati dal lavoro di truccatore svolto per cinema, televisione, teatro, moda e produzioni dello spettacolo. Da questa distinzione dipendono ATECO, requisiti professionali, SCIA, previdenza e organizzazione dell’attività.
Nel beauty il riferimento da verificare è ATECO 96.22.09, nell’area dei servizi di cura della bellezza; nel lavoro per produzioni artistiche può diventare rilevante il 90.39.09 come attività di supporto alle arti performative, ma il codice va scelto in base al lavoro effettivo. Sul piano previdenziale, inoltre, il truccatore impiegato in modo strumentale alla realizzazione di uno spettacolo rientra tra le figure per le quali può sorgere l’obbligo FPLS.
Cosa deve controllare il commercialista di un makeup artist
- ATECO 96.22.09 per attività beauty quando coerente;
- eventuale 90.39.09 per attività di supporto alle produzioni artistiche;
- inquadramento come attività di estetista e requisiti regionali;
- SCIA e Registro Imprese quando richiesti;
- coefficiente forfettario del 67%;
- Gestione Artigiani INPS nel beauty organizzato come impresa artigiana;
- FPLS per prestazioni direttamente connesse allo spettacolo quando applicabile;
- trucco sposa, eventi, shooting e produzioni;
- prodotti cosmetici e kit professionale;
- trasferte e lavoro a domicilio;
- prove trucco, acconti e cancellazioni;
- collaborazioni con fotografi, wedding planner e produzioni;
- vendita di cosmetici;
- corsi e formazione;
- convenienza reale del regime forfettario.
ATECO 96.22.09: servizi di cura della bellezza
ATECO 2025 utilizza il codice 96.22.09 – Altri servizi di cura della bellezza e altri trattamenti di bellezza n.c.a.. Le note ufficiali ISTAT collocano in questa sottocategoria diversi trattamenti estetici e precisano che tali trattamenti sono svolti, ad esempio, da estetisti.
Per il beauty makeup il commercialista deve quindi verificare che il 96.22.09 sia coerente con l’attività concretamente esercitata e con la disciplina professionale applicabile. La Card ATECO 96.22.09 approfondisce il perimetro generale.
Trucco permanente e makeup tradizionale non sono la stessa cosa
Le note ISTAT citano espressamente il trucco permanente nel 96.22.09. Il makeup tradizionale utilizza invece cosmetici applicati temporaneamente e non va confuso con dermopigmentazione o altri trattamenti permanenti.
Requisiti tecnici, attrezzature, norme igienico-sanitarie e responsabilità possono quindi essere differenti. Il commercialista deve evitare di considerare equivalenti attività che hanno modalità operative diverse.
ATECO 90.39.09 per il makeup nello spettacolo: quando valutarlo
Il codice 90.39.09 – Altre attività di supporto alle arti performative e alle rappresentazioni artistiche n.c.a. riguarda attività di supporto alla produzione di spettacoli ed eventi artistici. ISTAT non elenca il makeup artist come esempio specifico della sottocategoria, quindi il suo utilizzo non deve essere automatico.
Può però essere valutato quando il truccatore lavora stabilmente come maestranza di supporto alla produzione artistica. La Card ATECO 90.39.09 consente di verificare il perimetro delle attività di supporto allo spettacolo.
Partita IVA makeup artist e gestione continuativa: due esigenze diverse
La guida sulla Partita IVA makeup artist affronta apertura, scelta ATECO, requisiti, previdenza e primo inquadramento. Questa pagina riguarda invece la gestione dopo l’avvio.
Durante l’anno vanno controllati incassi, prodotti, trasferte, clienti privati, produzioni, acconti, collaborazioni, eventuale vendita di cosmetici e corretto inquadramento previdenziale delle diverse prestazioni.
Quando serve la qualifica di estetista
La Legge 4 gennaio 1990, n. 1 definisce l’attività di estetista come l’insieme di prestazioni e trattamenti sulla superficie del corpo diretti a migliorarne o proteggerne l’aspetto estetico, anche mediante applicazione di prodotti cosmetici.
Quando il beauty makeup rientra concretamente in questa attività, devono essere verificati qualificazione professionale, regole regionali, responsabile tecnico e adempimenti richiesti. Il commercialista deve controllare la Regione e il Comune competenti prima di considerare sufficiente la sola apertura fiscale.
SCIA, impresa artigiana e sede
La disciplina dell’estetista prevede esercizio in forma d’impresa e adempimenti presso lo Sportello Unico, con responsabile tecnico qualificato per la sede nei casi previsti.
Se il makeup artist opera in un proprio studio, in un salone o in altra sede stabile, il commercialista deve verificare SCIA, Registro Imprese, Albo Artigiani e requisiti locali. Il lavoro esclusivamente presso clienti o location richiede comunque una verifica delle regole regionali sull’attività itinerante o a domicilio.
Regime forfettario makeup artist: coefficiente 67%
Per i codici tipicamente utilizzati per il makeup artist il coefficiente di redditività è del 67%. Su 100 euro di ricavi, quindi, il reddito fiscale lordo è 67 euro e il regime riconosce costi forfettari pari al 33%.
Prodotti cosmetici, pennelli, spugnette, igienizzanti, valigie, luci, trasferte, corsi, assicurazioni e collaboratori non vengono dedotti analiticamente nel forfettario.
Esempio con 30.000 euro di ricavi
Con 30.000 euro di ricavi e coefficiente del 67%, il reddito forfettario lordo è pari a 20.100 euro. Da questo importo si deducono i contributi previdenziali obbligatori effettivamente versati prima di applicare l’imposta sostitutiva.
Il margine reale può essere molto diverso. Chi utilizza prodotti premium, viaggia frequentemente o lavora con assistenti può sostenere costi superiori al 33% riconosciuto dal coefficiente.
INPS Artigiani nel beauty makeup
Quando il makeup artist esercita l’attività beauty come impresa artigiana, il riferimento previdenziale è normalmente la Gestione Artigiani INPS.
Nel 2026 l’INPS fissa l’aliquota ordinaria degli artigiani al 24% e il reddito minimale a 18.808 euro, oltre al contributo maternità previsto.
Riduzione contributiva del 35%
Il titolare in regime forfettario iscritto alla Gestione Artigiani può richiedere, se ne ricorrono i requisiti, il regime contributivo agevolato con riduzione del 35%.
La riduzione non è automatica e può incidere sull’accredito previdenziale. Va quindi valutata insieme al commercialista in base alla posizione personale.
FPLS per il truccatore dello spettacolo
L’INPS include i truccatori tra le categorie professionali del Fondo Pensione Lavoratori dello Spettacolo. L’obbligo assicurativo sorge quando la prestazione del truccatore è resa in modo strumentale alla realizzazione di un prodotto artistico o ricreativo.
Per questo una giornata di trucco sposa e una prestazione resa sul set di una produzione cinematografica non devono essere trattate automaticamente allo stesso modo. La guida sull’FPLS ex ENPALS approfondisce il funzionamento della previdenza dello spettacolo.
FPLS e Partita IVA possono convivere
Il fatto di avere Partita IVA non esclude di per sé gli obblighi FPLS per prestazioni che rientrano nella disciplina dello spettacolo. Il commercialista deve verificare contratto, committente, qualifica professionale e modalità della prestazione.
Nei lavori di spettacolo una parte degli adempimenti contributivi può ricadere sul committente o datore di lavoro secondo il rapporto concreto. È quindi errato applicare automaticamente la Gestione Artigiani a ogni giornata lavorata soltanto perché il professionista possiede una Partita IVA.
Trucco sposa e servizi per eventi
Il trucco sposa può comprendere prova, consulenza preliminare, servizio nel giorno dell’evento, eventuale trucco di altre persone e trasferta. Il preventivo dovrebbe specificare ogni componente.
È utile distinguere acconto di prenotazione, saldo, eventuali maggiorazioni per orari o distanze e politica di cancellazione. Nel forfettario conta il momento dell’incasso.
Prove trucco, acconti e cancellazioni
Una prova trucco può essere inclusa nel pacchetto oppure fatturata separatamente. Il contratto dovrebbe indicare cosa accade se il cliente annulla l’evento o modifica la data.
Il commercialista deve conoscere la natura delle somme incassate e di quelle eventualmente restituite, così da registrare correttamente ricavi, rimborsi e documentazione fiscale.
Lavoro a domicilio e trasferte
Molti makeup artist lavorano presso abitazioni, hotel, location per eventi o set. Carburante, pedaggi, parcheggi, treni e pernottamenti possono incidere significativamente sul margine.
Nel forfettario queste spese non vengono dedotte analiticamente. È quindi utile stabilire una tariffa di trasferta o una soglia chilometrica coerente con i costi effettivi.
Kit professionale e prodotti cosmetici
Fondotinta, correttori, palette, pennelli, prodotti monouso, detergenti e igienizzanti devono essere rinnovati continuamente. Anche valigie, luci e specchi professionali possono rappresentare investimenti importanti.
Il commercialista dovrebbe aiutare a misurare il costo medio dei prodotti per servizio, anche se fiscalmente il forfettario non consente la deduzione analitica di tali acquisti.
Igiene, prodotti e responsabilità
Applicare cosmetici su clienti diversi richiede procedure di igiene, corretta conservazione dei prodotti e attenzione a contaminazioni e reazioni avverse. Questi aspetti hanno anche un impatto economico perché determinano consumo di monouso, sanificazione e sostituzione dei prodotti.
Una copertura assicurativa adeguata e una documentazione chiara del servizio possono ridurre i rischi professionali, soprattutto per attività svolte presso eventi e location esterne.
Collaborazioni con fotografi, wedding planner e saloni
Il makeup artist può ricevere incarichi tramite fotografi, wedding planner, parrucchieri, saloni o agenzie. Il commercialista deve capire chi fattura al cliente finale e se esistono commissioni o compensi per segnalazione.
Se la collaborazione diventa continuativa, è utile formalizzare tariffe, cancellazioni, utilizzo dei prodotti e responsabilità di ciascun soggetto.
Produzioni cinema, TV e moda
Nei set cinematografici, televisivi, teatrali o nelle produzioni di moda il makeup artist può lavorare per giornate, periodi o singole produzioni. In questi casi è essenziale verificare il corretto inquadramento FPLS e la natura del contratto.
Il codice ATECO fiscale e la previdenza dello spettacolo rispondono a logiche diverse: il commercialista deve quindi analizzarli separatamente.
Vendita di cosmetici
Vendere occasionalmente un prodotto utilizzato durante il servizio non equivale necessariamente a gestire un’attività commerciale autonoma. Se però il makeup artist acquista cosmetici per rivenderli abitualmente, anche online, cambia il modello di business.
In presenza di vendita organizzata il commercialista deve verificare codice ATECO commerciale, Registro Imprese, previdenza ed eventuale separazione dei ricavi per coefficienti diversi.
Corsi di trucco e formazione
Lezioni individuali, corsi beauty e masterclass possono diventare una seconda fonte di reddito. Se la formazione diventa stabile e autonoma va verificato l’inquadramento fiscale e previdenziale.
Per chi è già iscritto al FPLS come truccatore dello spettacolo, l’INPS prevede inoltre regole specifiche quando l’attività di insegnamento riguarda la stessa qualifica professionale e mantiene il collegamento con l’ambito dello spettacolo.
Clienti e produzioni estere
Il makeup artist può lavorare per clienti stranieri, produzioni estere o eventi internazionali. Il trattamento IVA dipende dal tipo di committente, dal luogo della prestazione e dalla natura B2B o B2C del rapporto.
Per lavori all’estero vanno verificati anche eventuali obblighi locali, mentre l’inquadramento previdenziale italiano deve essere valutato rispetto alla situazione concreta del professionista e del contratto.
Quando il forfettario può essere poco conveniente
Il coefficiente del 67% presume costi pari al 33% dei ricavi. Per chi lavora con un kit essenziale e poche trasferte può essere adeguato; per chi utilizza prodotti costosi, viaggia molto, ha assistenti o sostiene spese elevate per studio e formazione può essere meno conveniente.
Il commercialista dovrebbe confrontare almeno una volta l’anno il regime forfettario con quello ordinario, considerando costi reali, IVA sugli acquisti e sviluppo dell’attività commerciale o dello spettacolo.
Documenti da consegnare al commercialista
- preventivi e contratti;
- fatture e incassi;
- acconti e cancellazioni;
- contratti con produzioni e agenzie;
- documentazione FPLS quando applicabile;
- fatture di cosmetici e attrezzature;
- spese di viaggio e pernottamento;
- contratti con collaboratori;
- documentazione di eventuale vendita di prodotti;
- riepilogo dei ricavi beauty e spettacolo.
Controlli periodici utili
Ogni trimestre è utile distinguere ricavi beauty, eventi privati, produzioni dello spettacolo, corsi e vendite. Nello stesso controllo vanno verificati contributi, prodotti consumati e margine effettivo dei servizi.
Almeno una volta l’anno bisogna verificare se 96.22.09 e gli eventuali codici secondari continuano a rappresentare correttamente l’attività e se il regime forfettario resta economicamente sostenibile.
Come scegliere un commercialista per makeup artist
È utile un commercialista che sappia distinguere beauty, attività di estetista e lavoro nello spettacolo. Deve conoscere Gestione Artigiani, FPLS, fatturazione, multi-ATECO, vendita prodotti e lavoro con clienti esteri.
Prima di affidare la contabilità conviene chiedere come verranno controllati requisiti, previdenza, lavori su set, trasferte, prodotti e convenienza reale del forfettario.
Domande frequenti
Per il beauty makeup va verificato il 96.22.09, mentre per attività svolte stabilmente come supporto a produzioni artistiche può essere necessario valutare il 90.39.09. Il codice dipende dall’attività effettiva.
Per i codici tipicamente utilizzati per queste attività il coefficiente di redditività è del 67%.
Quando è inquadrato come artigiano, l’aliquota ordinaria 2026 della Gestione Artigiani è del 24%, con minimale di reddito di 18.808 euro e contribuzione sulla quota eccedente secondo le regole INPS.
Se l’attività beauty svolta rientra nella disciplina dell’estetista devono essere verificati qualifica professionale, regole regionali, SCIA e responsabile tecnico nei casi previsti.
L’INPS include i truccatori tra le categorie dello spettacolo e indica che l’obbligo assicurativo sorge quando la prestazione è strumentale alla realizzazione di un prodotto artistico o ricreativo. Il singolo rapporto va quindi verificato.
No. Cosmetici, kit, trasferte, assistenti, studio e formazione possono superare il 33% di costi riconosciuto dal coefficiente del 67%. In questi casi va valutato anche il regime ordinario.
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