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Aggiungere codice ATECO alla Partita IVA 2026: come fare, costi e tempi

Aggiungere un codice ATECO alla Partita IVA significa comunicare l’avvio di una nuova attività economica diversa da quelle già registrate. Nel 2026 la procedura cambia soprattutto in base a un punto: sei un lavoratore autonomo/professionista non iscritto al Registro Imprese oppure eserciti un’attività d’impresa?

Per i professionisti la variazione passa normalmente dal modello AA9/12 dell’Agenzia delle Entrate; per le imprese individuali iscritte al Registro Imprese la modifica viene gestita tramite pratica telematica camerale, oggi predisposta con DIRE o altra soluzione compatibile. Il termine fiscale generale è di 30 giorni dalla variazione, come previsto dall’articolo 35 del DPR 633/1972.

Indice dei contenuti

  • Aggiungere un codice ATECO: quando serve davvero
  • Professionista: come aggiungere un codice ATECO con AA9/12
  • Entro quanto tempo bisogna comunicare la nuova attività?
  • Ditta individuale e impresa: la variazione passa dal Registro Imprese
  • AA9/12 o DIRE: quale procedura usare?
  • Quanto costa aggiungere un codice ATECO nel 2026?
  • Quanto tempo ci vuole per aggiungere un codice ATECO?
  • Attività prevalente e attività secondaria: cosa cambia
  • Cosa succede al regime forfettario quando aggiungi un codice ATECO?
  • Aggiungere un codice ATECO può cambiare l’INPS?
  • Quando serve anche la SCIA o il SUAP
  • ATECO 2025: quale codice indicare nel 2026
  • Errori da evitare quando aggiungi una nuova attività

Aggiungere un codice ATECO: quando serve davvero

Non serve aggiungere un nuovo codice ogni volta che ampli leggermente ciò che fai. La variazione diventa necessaria quando inizi a svolgere un’attività economicamente distinta, alla quale la classificazione ATECO attribuisce un codice diverso.

Per esempio, un consulente che comincia anche a vendere prodotti, un fotografo che avvia un’attività commerciale separata o un artigiano che apre un secondo ramo operativo possono dover aggiornare la propria posizione. Prima di procedere conviene verificare la descrizione reale dell’attività nel sistema ATECO 2025 dell’ISTAT, in vigore dal 1° gennaio 2025 e utilizzato operativamente dal 1° aprile 2025.

Se il dubbio riguarda invece il numero di attività che possono convivere sulla stessa Partita IVA, abbiamo una guida separata su quanti codici ATECO si possono avere nel regime forfettario. Qui ci concentriamo sulla procedura per aggiungerne uno nuovo.

Professionista: come aggiungere un codice ATECO con AA9/12

Per un lavoratore autonomo o professionista non tenuto all’iscrizione nel Registro Imprese, la variazione della Partita IVA si effettua normalmente con il modello AA9/12. Lo stesso modello viene utilizzato per inizio attività, variazione dati e cessazione da imprese individuali e lavoratori autonomi nei casi previsti.

In una variazione devi indicare i dati che cambiano e mantenere correttamente quelli che il modello richiede comunque. Le istruzioni ufficiali dell’Agenzia delle Entrate distinguono l’attività prevalente, indicata nel quadro B, dalle ulteriori attività riportate nel quadro G.

Se la nuova attività è secondaria, viene aggiunta tra le altre attività esercitate. Se invece si prevede che diventi prevalente, occorre compilare coerentemente il modello secondo le istruzioni. Il codice deve corrispondere alla classificazione vigente al momento della presentazione.

Entro quanto tempo bisogna comunicare la nuova attività?

L’articolo 35 del DPR 633/1972 stabilisce che le variazioni degli elementi comunicati ai fini IVA devono essere dichiarate entro 30 giorni. Il termine non decorre da quando decidi di ampliare la tua attività, ma dalla variazione effettivamente intervenuta: in pratica, dall’avvio della nuova attività che deve essere comunicata.

È quindi sbagliato attendere la dichiarazione dei redditi dell’anno successivo per sistemare il codice ATECO. La variazione anagrafica e la dichiarazione fiscale annuale sono adempimenti diversi.

Ditta individuale e impresa: la variazione passa dal Registro Imprese

Se sei un imprenditore individuale iscritto al Registro Imprese, la variazione dell’attività va coordinata con la posizione camerale. Il portale ufficiale Registro Imprese prevede, per le modifiche dell’attività economica, una pratica telematica che può coinvolgere anche Agenzia delle Entrate, INPS, INAIL e SUAP.

Nel 2026 è importante non confondere la Comunicazione Unica come procedimento con il vecchio strumento informatico chiamato ComUnica. Dal 12 febbraio 2026 quest’ultimo non è più disponibile: il portale Registro Imprese indica DIRE come strumento del sistema camerale per compilare e inviare le pratiche, insieme alle eventuali soluzioni di mercato abilitate.

AA9/12 o DIRE: quale procedura usare?

Situazione Procedura tipica
Libero professionista non iscritto al Registro Imprese Variazione dati con modello AA9/12
Ditta individuale già iscritta in Camera di Commercio Pratica telematica al Registro Imprese, oggi tramite DIRE o soluzione compatibile
Nuova attività che richiede SCIA Variazione fiscale/camerale più adempimento SUAP previsto per l’attività
Nuova attività che modifica l’inquadramento previdenziale Verifica e aggiornamento anche della posizione INPS o della Cassa competente

La tabella è una guida pratica: il percorso concreto dipende dalla natura della nuova attività. Un passaggio da professione a commercio o artigianato, per esempio, non è una semplice aggiunta formale perché può comportare Registro Imprese, Gestione Artigiani o Commercianti, SUAP e altri requisiti.

Quanto costa aggiungere un codice ATECO nel 2026?

Per un professionista che deve effettuare soltanto la variazione fiscale presso l’Agenzia delle Entrate, non c’è un diritto camerale da pagare perché non viene presentata una pratica al Registro Imprese. Se la procedura viene affidata a un intermediario, resta naturalmente il costo del servizio professionale.

Per una ditta individuale o per una variazione che passa dalla Camera di Commercio possono invece esserci diritti di segreteria, imposta di bollo o altri oneri collegati alla pratica. Gli importi non vanno generalizzati: dipendono dal tipo di adempimento, dall’impresa e dalle componenti della pratica.

Possono inoltre aggiungersi costi amministrativi quando la nuova attività richiede SCIA, autorizzazioni, iscrizioni in albi o comunicazioni ulteriori.

Quanto tempo ci vuole per aggiungere un codice ATECO?

Il termine di 30 giorni riguarda l’obbligo di comunicazione, non significa che ogni pratica venga lavorata in 30 giorni. Una variazione fiscale semplice può essere acquisita rapidamente, mentre una pratica camerale o SUAP può richiedere controlli e tempi diversi.

Per questo è meglio distinguere tra quando devi presentare la variazione e quando gli enti completano l’aggiornamento. Se la nuova attività richiede un titolo abilitativo o una SCIA, verifica anche da quando l’attività può essere effettivamente esercitata.

Attività prevalente e attività secondaria: cosa cambia

Quando hai più attività, una viene indicata come prevalente e le altre come secondarie. Le istruzioni AA9/12 collegano la prevalenza al volume d’affari, tenendo conto della situazione al momento della dichiarazione.

Se inizi una nuova attività che prevedi diventi quella principale, la compilazione deve riflettere questa nuova situazione. Se invece aggiungi un’attività accessoria, l’attività già prevalente può restare tale. Non bisogna modificare la prevalenza soltanto per ottenere un coefficiente fiscale o un inquadramento previdenziale più favorevole: la classificazione deve rappresentare ciò che viene realmente svolto.

Cosa succede al regime forfettario quando aggiungi un codice ATECO?

Aggiungere un codice ATECO non fa uscire automaticamente dal regime forfettario. Devi però verificare che la nuova attività sia compatibile con il regime e considerare insieme ricavi e compensi delle attività esercitate per il controllo delle soglie.

Se le attività rientrano in gruppi con coefficienti di redditività differenti, i ricavi o compensi devono essere distinti per applicare correttamente i coefficienti. Non è corretto scegliere un codice solo in base alla percentuale più conveniente: prima viene la classificazione dell’attività realmente svolta.

Per il funzionamento con più attività puoi approfondire il doppio codice ATECO nel forfettario e la guida su come scegliere il codice ATECO corretto.

Aggiungere un codice ATECO può cambiare l’INPS?

Sì, ma dipende dalla nuova attività. Un professionista iscritto alla Gestione Separata che aggiunge un’altra attività professionale può restare nello stesso ambito previdenziale; se aggiunge invece un’attività commerciale o artigiana, possono nascere obblighi diversi e la posizione va verificata concretamente.

Il numero dei codici ATECO non determina da solo quanti contributi paghi. Conta la natura delle attività e il relativo inquadramento. Per orientarti puoi consultare le guide sulla Gestione Separata INPS e sui contributi INPS artigiani e commercianti.

Quando serve anche la SCIA o il SUAP

Il codice ATECO è una classificazione dell’attività, non un’autorizzazione a svolgerla. Alcune attività richiedono una SCIA, una comunicazione al SUAP, requisiti professionali, sanitari, tecnici o altri titoli.

Per questo la domanda corretta non è soltanto “quale codice aggiungo?”, ma anche “quali adempimenti richiede la nuova attività?”. Una variazione ATECO corretta ma priva dell’eventuale adempimento amministrativo obbligatorio non completa l’avvio dell’attività.

ATECO 2025: quale codice indicare nel 2026

Nel 2026 devi ragionare sulla classificazione ATECO 2025. L’ISTAT ha confermato che la classificazione è entrata in vigore il 1° gennaio 2025 ed è utilizzata operativamente per finalità amministrative dal 1° aprile 2025. Nel 2026 sono inoltre previsti aggiornamenti mirati della classificazione e delle tabelle di raccordo.

Se trovi online una guida che indica ancora automaticamente il vecchio codice ATECO 2007/2022, verifica la corrispondenza prima di presentare la variazione. Il codice corretto si sceglie partendo dalla descrizione dell’attività effettiva, non cercando soltanto il numero più simile a quello utilizzato in passato.

Errori da evitare quando aggiungi una nuova attività

  • Aggiungere un codice che non descrive davvero il lavoro svolto.
  • Aspettare la dichiarazione dei redditi invece di comunicare la variazione nei termini.
  • Confondere codice ATECO e autorizzazione: la variazione non sostituisce SCIA, SUAP o requisiti professionali.
  • Ignorare l’INPS: una nuova attività può cambiare o ampliare l’inquadramento previdenziale.
  • Usare ancora il vecchio strumento ComUnica: dal 12 febbraio 2026 l’invio camerale passa tramite DIRE o altra soluzione abilitata.
  • Applicare automaticamente un coefficiente senza verificare il gruppo fiscale corretto.

Domande frequenti

Posso aggiungere un codice ATECO dopo aver aperto la Partita IVA?

Sì. Puoi aggiungere una nuova attività anche dopo l’apertura, presentando la variazione corretta per la tua posizione e rispettando gli eventuali adempimenti camerali, previdenziali o SUAP.

Quanto costa aggiungere un codice ATECO a un professionista?

Se serve soltanto una variazione fiscale con AA9/12 e la presenti senza intermediario, non ci sono diritti camerali. Può esserci invece il costo del professionista incaricato della pratica.

Quanto costa aggiungere un codice ATECO a una ditta individuale?

La variazione camerale può comportare bollo, diritti di segreteria e altri oneri. Il costo va verificato sulla pratica concreta e non può essere indicato con una cifra unica valida per ogni attività.

Devo aprire una seconda Partita IVA?

No, normalmente più attività della stessa persona fisica convivono sulla medesima Partita IVA. Cambiano invece i codici attività e, quando necessario, gli adempimenti collegati.

Aggiungendo un codice ATECO perdo il forfettario?

Non automaticamente. Occorre verificare che la nuova attività non introduca incompatibilità e che l’insieme delle attività continui a rispettare requisiti e soglie del regime. Per un quadro generale puoi consultare la guida completa al regime forfettario.

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