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Regime Forfettario
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CONSULENZE FORFETTARIO

Rimandare l’incasso per restare sotto 85.000 €: si può?

Sì, nel regime forfettario può accadere che una fattura emessa a fine anno venga incassata nell’anno successivo e quindi rilevi fiscalmente nel nuovo anno. Il punto decisivo, però, è che il rinvio dell’incasso deve essere reale: se il pagamento non è ancora stato ricevuto entro il 31 dicembre, il compenso non entra normalmente tra quelli percepiti nell’anno appena chiuso. Se invece il denaro è già nella tua disponibilità, non puoi spostarlo fiscalmente all’anno successivo con una semplice scelta contabile.

Questa distinzione diventa particolarmente importante quando sei vicino alla soglia di 85.000 euro o al limite di 100.000 euro. In quei casi non basta guardare il totale delle fatture emesse: occorre verificare quando i compensi o ricavi sono stati effettivamente percepiti e ricostruire con precisione gli incassi di fine anno.

Rimandare l’incasso per restare sotto 85.000 euro: la risposta breve

Se emetti una fattura a dicembre ma il cliente ti paga realmente a gennaio, nel regime forfettario quel compenso rileva normalmente nell’anno di gennaio. La regola deriva dal criterio di cassa applicato dal regime: la Legge 190/2014 considera, ai fini della determinazione del reddito forfettario, i ricavi o compensi percepiti.

Questo significa che puoi concordare con il cliente una scadenza di pagamento successiva, purché l’accordo sia effettivo e coerente con il rapporto commerciale. Non è invece possibile considerare “rinviato” un incasso che hai già ricevuto o di cui hai già acquisito la disponibilità.

Per il caso generale della fattura emessa in un anno e pagata in quello successivo puoi approfondire anche la guida su quando si tassa una fattura incassata l’anno successivo.

Nel forfettario conta l’incasso effettivo, non solo la fattura emessa

Uno degli errori più frequenti è confondere fatturato e incassato. La fattura documenta l’operazione, ma nel regime forfettario il reddito imponibile viene normalmente determinato guardando ai ricavi o compensi percepiti nel periodo d’imposta. Anche le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate sul quadro LM richiamano il principio di cassa per il regime forfettario.

Quindi una fattura di 6.000 euro emessa il 20 dicembre non aumenta automaticamente gli incassi dell’anno se il cliente la paga il 10 gennaio successivo. Se al 31 dicembre avevi incassato 82.000 euro, e quei 6.000 euro vengono realmente percepiti solo a gennaio, il controllo della soglia dell’anno appena chiuso non può essere fatto sommando meccanicamente tutte le fatture emesse.

Per una panoramica più ampia sulla differenza tra fatture emesse e somme percepite puoi leggere la guida sulle fatture non incassate nel regime forfettario.

Quando il rinvio dell’incasso è reale

Il rinvio è sostanzialmente corretto quando, entro il 31 dicembre, il cliente non ha ancora effettuato il pagamento e tu non hai ancora acquisito la disponibilità della somma. È il caso, per esempio, di una fattura con scadenza concordata al 15 gennaio, oppure di un pagamento che il cliente esegue effettivamente nel nuovo anno.

La situazione deve però essere coerente con i documenti e con i movimenti finanziari. Se esiste un contratto, un preventivo accettato, una fattura con termini di pagamento o uno scambio scritto con il cliente, è utile che le scadenze risultino chiaramente. La documentazione non serve a “creare” artificialmente il principio di cassa, ma a dimostrare quando il pagamento era realmente dovuto e quando è stato effettivamente ricevuto.

Non è invece corretto retrodatare accordi, ignorare un pagamento già ricevuto o far risultare a gennaio una somma che era già nella tua disponibilità a dicembre.

Tre esempi pratici a fine anno

Fattura emessa a dicembre, pagamento a gennaio

Hai incassato 81.000 euro durante l’anno. Il 18 dicembre emetti una fattura di 7.000 euro con pagamento concordato per il 15 gennaio. Il cliente paga il 15 gennaio. In questo caso, in base al principio di cassa, i 7.000 euro rilevano normalmente nel nuovo anno.

Il cliente paga il 30 dicembre

Stessa situazione, ma il cliente effettua il pagamento il 30 dicembre e la somma è effettivamente nella tua disponibilità entro l’anno. Non puoi scegliere di considerarla incassata a gennaio solo perché preferiresti non superare la soglia.

Pagamento parziale

Fattura da 10.000 euro: il cliente versa 3.000 euro il 28 dicembre e 7.000 euro il 20 gennaio. Il controllo deve distinguere i due incassi effettivi. La quota ricevuta a dicembre rileva nell’anno di dicembre; la restante quota rileva nel nuovo anno.

Se lavori spesso con acconti o rate, è utile coordinare contratto, scadenze, fatture e incassi. Su questo tema trovi anche la guida ai pagamenti rateali dei clienti nel forfettario.

Bonifico disposto a dicembre ma accreditato a gennaio

Con i bonifici di fine anno bisogna guardare al momento in cui la somma entra effettivamente nella disponibilità del beneficiario. La data dell’ordine impartito dal cliente non coincide necessariamente con la data di accredito.

Se il cliente dispone il bonifico il 31 dicembre ma l’accredito avviene il 2 gennaio, occorre verificare la data effettiva in cui la somma è diventata disponibile. È uno dei casi più delicati quando si lavora vicino alle soglie del regime forfettario.

Per il caso specifico puoi consultare anche la guida su bonifico accreditato il 1° gennaio e anno di tassazione.

Attenzione: 85.000 e 100.000 euro non producono lo stesso effetto

La soglia ordinaria del regime forfettario è di 85.000 euro di ricavi o compensi rilevanti. Se superi 85.000 euro ma non oltrepassi 100.000 euro, in linea generale il regime cessa dall’anno successivo.

Il superamento di 100.000 euro, invece, ha conseguenze molto più immediate. Per questo, quando sei vicino a questa seconda soglia, la ricostruzione puntuale degli incassi diventa ancora più importante.

Non usare quindi il rinvio dei pagamenti come una tecnica automatica di fine anno. Prima devi ricostruire correttamente cosa è già stato percepito, cosa deve ancora essere pagato e quali somme appartengono effettivamente al nuovo periodo d’imposta.

Per gli effetti del superamento puoi leggere la guida su cosa succede oltre 85.000 e 100.000 euro nel forfettario.

Come documentare correttamente un incasso rinviato

Se sei vicino alla soglia, non limitarti a guardare il saldo del conto corrente. È utile predisporre una riconciliazione semplice tra fatture e pagamenti. Per ogni documento annota almeno:

  • data di emissione della fattura;
  • importo;
  • termine di pagamento concordato;
  • data effettiva dell’incasso;
  • strumento utilizzato per il pagamento;
  • eventuale pagamento parziale;
  • anno fiscale in cui il compenso viene considerato percepito.

Conserva inoltre estratti conto, ricevute dei pagamenti, comunicazioni con il cliente e gli altri documenti che permettono di ricostruire la data reale dell’incasso. Questo è particolarmente utile quando i pagamenti avvengono negli ultimi giorni di dicembre.

La documentazione dell’Agenzia delle Entrate sul quadro LM richiama il criterio di cassa per la determinazione dei ricavi e compensi del forfettario.

Cosa non fare per restare sotto la soglia

Il principio di cassa non consente di scegliere liberamente l’anno fiscale di un compenso già ricevuto. Evita quindi comportamenti come:

  • considerare incassata a gennaio una somma già ricevuta a dicembre;
  • spostare artificialmente la data di pagamento senza un effettivo rinvio;
  • ignorare acconti già percepiti;
  • confondere la data della fattura con quella dell’incasso;
  • guardare solo il fatturato complessivo senza riconciliare i pagamenti;
  • attendere gli ultimi giorni dell’anno per verificare se sei vicino a 85.000 o 100.000 euro.

Se ti trovi vicino alle soglie, è molto più prudente fare il controllo qualche settimana prima della chiusura dell’anno. La nostra checklist di fine anno per il regime forfettario raccoglie i principali controlli su incassi, fatture, requisiti e previdenza.

Domande frequenti

Posso chiedere al cliente di pagarmi a gennaio?

Sì, puoi concordare una scadenza di pagamento a gennaio. Ai fini del forfettario conta però che il pagamento venga realmente percepito nel nuovo anno e che non si tratti di una semplice rappresentazione formale di una somma già ricevuta.

Se emetto la fattura a dicembre supero automaticamente 85.000 euro?

No. La sola emissione della fattura non coincide automaticamente con l’incasso rilevante secondo il principio di cassa. Devi verificare quando il compenso è stato effettivamente percepito.

Se ricevo solo una parte del pagamento a dicembre?

La quota effettivamente ricevuta a dicembre rileva nell’anno di dicembre; la parte pagata successivamente rileva nel nuovo anno, salvo particolarità del caso concreto.

Se il bonifico parte il 31 dicembre ma arriva a gennaio?

Occorre verificare quando la somma è diventata effettivamente disponibile. La sola data dell’ordine di bonifico del cliente non è sempre sufficiente a stabilire l’anno di percezione.

In sintesi

Rimandare un incasso all’anno successivo può essere perfettamente coerente con le regole del regime forfettario se il pagamento viene realmente ricevuto nel nuovo anno. Quello che non si può fare è spostare fiscalmente un compenso già percepito. Se sei vicino a 85.000 o 100.000 euro, ricostruisci fattura per fattura gli incassi effettivi e conserva la documentazione che dimostra le date dei pagamenti.

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