Posso passare al forfettario con la contabilità arretrata? Cosa sistemare nel 2026
Puoi passare al regime forfettario anche se la contabilità non è ancora perfettamente aggiornata? In linea generale sì: una contabilità arretrata o una dichiarazione dei redditi non ancora presentata non costituiscono, da sole, una causa automatica di esclusione dal regime. Il vero problema è un altro: prima di applicare il forfettario devi essere in grado di dimostrare che nell’anno precedente rispettavi realmente tutti i requisiti richiesti.
In una consulenza su un passaggio al forfettario nel 2026, quindi, non partirei dalla domanda “hai già presentato la dichiarazione?”, ma da questa: riusciamo a ricostruire con precisione ricavi, compensi, spese per personale, redditi di lavoro dipendente, partecipazioni societarie e situazione IVA dell’anno precedente? Se la risposta è sì, il passaggio può essere valutato correttamente. Se i dati non sono ancora ricostruiti, conviene sistemarli prima di applicare il nuovo regime.
La contabilità arretrata impedisce il passaggio al forfettario?
No, non automaticamente. Le cause ostative al regime forfettario sono individuate dall’articolo 1, comma 57, della Legge 190/2014. Tra queste non compare, come causa autonoma, il semplice fatto di avere registrazioni contabili arretrate oppure una dichiarazione non ancora trasmessa.
Questo però non significa che si possa entrare nel regime “alla cieca”. Per applicare il forfettario nel 2026 devi verificare le condizioni riferite al 2025 e le eventuali cause di esclusione. Se la contabilità non è aggiornata, non hai ancora gli elementi necessari per sapere con certezza se il regime è applicabile.
La dichiarazione dei redditi non determina il limite di 85.000 euro
Un errore frequente è pensare che il limite di accesso venga “determinato” dalla dichiarazione dei redditi. Non è così. La dichiarazione rappresenta fiscalmente i dati dell’anno, ma il requisito nasce dai ricavi conseguiti o compensi percepiti nel periodo precedente.
Il comma 54 della Legge 190/2014 prevede, tra le condizioni principali, ricavi o compensi non superiori a 85.000 euro nell’anno precedente e spese complessive per lavoro dipendente e collaborazioni non superiori a 20.000 euro lordi.
Quindi, se la dichiarazione 2025 non è ancora stata presentata ma dalle fatture, dagli incassi e dalla documentazione risulta in modo attendibile che nel 2025 hai percepito 62.000 euro, il dato da verificare ai fini del limite resta 62.000 euro. Naturalmente la dichiarazione dovrà comunque essere presentata o regolarizzata secondo le regole applicabili.
Cosa bisogna ricostruire prima di entrare nel forfettario
Se la contabilità è arretrata, la priorità è ricostruire almeno l’anno precedente a quello di ingresso. Per un passaggio dal 1° gennaio 2026, in una consulenza chiederei di verificare:
- fatture emesse nel 2025;
- incassi effettivamente percepiti nel 2025, se l’attività segue il criterio di cassa rilevante ai fini del requisito;
- corrispettivi e altri ricavi dell’attività;
- eventuali più attività esercitate con codici ATECO differenti;
- spese per dipendenti, collaboratori e altre voci rilevanti per il limite di 20.000 euro;
- redditi di lavoro dipendente o assimilati percepiti nel 2025;
- partecipazioni in società, associazioni o imprese familiari;
- rapporti con eventuali ex datori di lavoro;
- presenza di regimi speciali IVA;
- beni, rimanenze e IVA da gestire nel passaggio dal regime ordinario.
Il punto è trasformare una situazione “non in ordine” in una fotografia fiscale verificabile prima di adottare il nuovo regime.
Dichiarazione tardiva e dichiarazione omessa: non sono la stessa cosa
Quando una dichiarazione non è stata presentata entro la scadenza ordinaria, bisogna distinguere tra dichiarazione tardiva e dichiarazione omessa. L’Agenzia delle Entrate chiarisce che il modello Redditi può essere presentato tardivamente entro 90 giorni dalla scadenza ordinaria; superato quel termine, la situazione cambia e richiede una gestione diversa delle omissioni e delle sanzioni.
Le indicazioni aggiornate sono disponibili nella pagina dell’Agenzia delle Entrate sulle dichiarazioni correttive, integrative e tardive. Per approfondire i termini puoi leggere anche la nostra guida sulla dichiarazione tardiva e i termini di accertamento.
Una dichiarazione omessa esclude automaticamente dal forfettario?
No, l’omissione dichiarativa non è elencata dal comma 57 come causa autonoma di esclusione. Questo significa che non va confuso l’inadempimento dichiarativo con il possesso dei requisiti sostanziali del regime.
Ma attenzione: se la dichiarazione manca perché non è stata ricostruita la situazione fiscale, puoi non sapere se hai superato gli 85.000 euro, se hai oltrepassato il limite per il personale, se esiste una partecipazione ostativa o se vi sono altre condizioni incompatibili. Applicare il forfettario senza questa verifica espone al rischio di scoprire successivamente che il regime non spettava.
La regola pratica è quindi semplice: prima si ricostruisce, poi si decide il regime. La regolarizzazione delle dichiarazioni arretrate segue un percorso proprio e non deve essere confusa con il test di accesso al forfettario.
Se eri in regime ordinario, verifica anche il vincolo dell’opzione
Un altro controllo importante riguarda il motivo per cui eri nel regime ordinario. Se l’ordinario era obbligatorio perché non possedevi i requisiti del forfettario, il problema principale è verificare se nel 2025 le condizioni sono tornate compatibili.
Se invece avevi scelto volontariamente il regime ordinario tramite opzione, occorre verificare anche il vincolo temporale previsto dal comma 70 della Legge 190/2014. L’opzione per l’ordinario è infatti valida, in linea generale, per almeno un triennio.
Questo aspetto è trattato nel dettaglio nella guida sul passaggio da ordinario a forfettario nel 2026.
Attenzione all’IVA dell’ultimo anno ordinario
Mettere in ordine la contabilità serve anche per chiudere correttamente l’ultimo periodo IVA prima del passaggio. Se hai beni ammortizzabili recenti, rimanenze, determinati servizi non ancora utilizzati o immobili nel periodo di rettifica, il passaggio al forfettario può comportare una rettifica dell’IVA detratta.
Non è quindi sufficiente controllare gli 85.000 euro. Prima del cambio bisogna verificare anche registri, fatture di acquisto e cespiti. Abbiamo dedicato una guida specifica alla rettifica IVA nel passaggio al forfettario.
Partecipazioni societarie: cosa controllare davvero
La presenza di una partecipazione societaria non significa automaticamente esclusione dal forfettario. La norma distingue diverse situazioni.
- la partecipazione contemporanea a società di persone, associazioni professionali o imprese familiari rientra tra le cause ostative previste dalla legge;
- per le SRL, la causa ostativa richiede il controllo diretto o indiretto e la riconducibilità dell’attività economica della società a quella esercitata individualmente;
- una partecipazione che non rientra in queste fattispecie deve essere analizzata in base alla sua natura concreta, agli eventuali rapporti economici con la società e al tipo di reddito percepito.
Per esempio, il semplice possesso di una piccola quota in una cooperativa, senza controllo, non coincide automaticamente con la causa ostativa prevista per società di persone o SRL controllate. Bisogna però verificare statuto, ruolo del socio, eventuali compensi, lavoro svolto e rapporti di fatturazione. Sul caso specifico abbiamo una guida dedicata a forfettario e rapporti con la propria cooperativa.
Reddito da lavoro dipendente: nel 2026 la soglia è 35.000 euro
Il vecchio limite di 30.000 euro non è corretto per il 2026. La normativa vigente ha elevato a 35.000 euro, per gli anni 2025 e 2026, il limite previsto dalla causa ostativa relativa ai redditi di lavoro dipendente e assimilati.
La modifica è contenuta nell’articolo 1, comma 12, della Legge 207/2024, nel testo vigente. Va inoltre ricordato che la causa ostativa collegata al reddito di lavoro dipendente deve essere verificata insieme alle eccezioni e alle regole sul rapporto cessato.
Esempio pratico: contabilità 2025 arretrata e ingresso nel 2026
Immaginiamo un professionista che a gennaio 2026 voglia passare al forfettario ma abbia ancora la contabilità 2025 da completare. Dalle verifiche emerge che:
- ha incassato 64.000 euro nel 2025;
- non ha dipendenti né collaboratori;
- ha percepito 18.000 euro di reddito da lavoro dipendente;
- possiede una quota minoritaria in una cooperativa e non la controlla;
- non applica regimi speciali IVA;
- non fattura prevalentemente al proprio datore o ex datore di lavoro;
- ha ancora alcune fatture e registrazioni IVA da sistemare.
In questo caso il fatto che la contabilità sia arretrata non determina da solo l’esclusione. Prima di applicare il forfettario, però, occorre completare la ricostruzione, verificare la natura della partecipazione, chiudere correttamente gli adempimenti IVA e accertare che nessun dato mancante modifichi il risultato.
Checklist prima di passare al forfettario con contabilità arretrata
- Ricostruisci tutte le fatture e gli incassi dell’anno precedente.
- Verifica il limite di 85.000 euro sui dati reali.
- Controlla le spese per personale e collaboratori rispetto al limite di 20.000 euro.
- Verifica eventuali redditi di lavoro dipendente o assimilati rispetto alla soglia di 35.000 euro prevista per il 2026.
- Analizza partecipazioni in società, associazioni, imprese familiari e SRL.
- Controlla eventuali rapporti con datore o ex datore di lavoro.
- Verifica se eri in ordinario per obbligo oppure per opzione volontaria.
- Regolarizza le dichiarazioni tardive o omesse secondo il caso concreto.
- Completa gli adempimenti IVA dell’ultimo anno ordinario.
- Calcola eventuali rettifiche IVA su beni, rimanenze o immobili.
Cosa rischi se entri nel forfettario senza aver ricostruito i dati
Il rischio non nasce dalla contabilità arretrata in sé, ma dal fatto di applicare il regime senza conoscere la propria situazione fiscale reale. Se successivamente emerge una causa ostativa o il superamento di un requisito, possono rendersi necessarie correzioni delle fatture, dell’IVA, delle dichiarazioni e delle imposte dovute.
Per questo una situazione arretrata non richiede necessariamente di rinunciare al forfettario: richiede invece una ricostruzione preventiva più accurata. L’obiettivo è arrivare al cambio di regime sapendo esattamente quali dati sostengono il diritto ad applicarlo.
In sintesi
Puoi passare al regime forfettario anche se la contabilità è arretrata, purché tu possieda realmente i requisiti previsti dalla legge. La mancata presentazione della dichiarazione non crea né elimina il diritto al regime: occorre ricostruire i dati effettivi dell’anno precedente, regolarizzare gli adempimenti mancanti e verificare tutte le cause ostative.
Nel 2026 i controlli principali riguardano il limite di 85.000 euro di ricavi o compensi, il limite di 20.000 euro per determinate spese di lavoro, la soglia di 35.000 euro per redditi di lavoro dipendente e assimilati, le partecipazioni societarie, i rapporti con ex datori di lavoro e la corretta chiusura dell’IVA dell’ultimo anno ordinario.
Per il quadro completo dei requisiti puoi approfondire anche la guida alle cause di esclusione dal regime forfettario.
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