Come si pagano le tasse se superi 85.000 o 100.000 euro?
Se superi 85.000 euro nel regime forfettario, non significa che le tasse dell’anno diventino automaticamente “ordinarie”. Se resti entro 100.000 euro, continui a determinare il reddito con le regole del forfettario per tutto l’anno e applichi l’imposta sostitutiva del 5% o del 15%. Se invece superi 100.000 euro, il regime cessa nello stesso anno: ai fini delle imposte dirette il reddito dell’intero periodo va determinato con le regole ordinarie, mentre l’IVA scatta dall’operazione che provoca il superamento.
È questa la distinzione decisiva per capire come si pagano le tasse quando si supera la soglia del forfettario. Qui separiamo il tema fiscale dal diverso quesito “quando esco dal regime”, già approfondito nella guida su cosa succede se superi 85.000 euro. Vediamo invece come cambia il calcolo delle imposte a 90.000, 100.000 e oltre 100.000 euro, cosa accade a IVA, costi, acconti e dichiarazione.
Come si tassano 85.001, 90.000, 100.000 e 100.001 euro
| Ricavi o compensi rilevanti | Regime fiscale dell’anno | Come si calcolano le tasse | IVA |
|---|---|---|---|
| 85.001 € | Forfettario fino al 31 dicembre | Coefficiente di redditività + contributi deducibili + imposta sostitutiva 5%/15% | Niente IVA per il solo superamento di 85.000 € |
| 90.000 € | Forfettario fino al 31 dicembre | Regole forfettarie sull’intero anno | Niente IVA per il solo superamento di 85.000 € |
| 100.000 € esatti | Forfettario fino al 31 dicembre | Regole forfettarie sull’intero anno | Niente cessazione immediata |
| 100.001 € o più | Cessazione nello stesso anno | Reddito dell’intero anno determinato con regole ordinarie | IVA dall’operazione che causa il superamento |
La soglia di 85.000 euro è il limite ordinario per la permanenza nel regime nell’anno successivo; quella di 100.000 euro determina invece la cessazione immediata. La disciplina è contenuta nell’articolo 1 della Legge 190/2014, come modificato dalla Legge 197/2022. Il testo aggiornato è consultabile su Normattiva.
Se superi 85.000 euro ma non 100.000: paghi ancora le tasse da forfettario
Tra 85.000 e 100.000 euro non esiste una “fascia intermedia” tassata in modo diverso. Se eri legittimamente nel forfettario all’inizio dell’anno e chiudi, per esempio, a 90.000 o 95.000 euro, l’intero reddito dell’anno resta determinato con il metodo forfettario. Non si applica il 5% o il 15% soltanto ai primi 85.000 euro e non si tassa l’eccedenza con IRPEF ordinaria.
Il calcolo segue quindi la sequenza normale: ricavi o compensi rilevanti per cassa, coefficiente di redditività collegato all’attività, deduzione dei contributi previdenziali obbligatori effettivamente versati e applicazione dell’imposta sostitutiva del 5% o del 15% quando spettante. Il superamento di 85.000 euro produce però un effetto importante: dall’anno successivo non puoi restare nel regime, perché il requisito reddituale non è più rispettato.
Esempio: professionista che incassa 92.000 euro
Immaginiamo un professionista con coefficiente di redditività del 78% che incassi 92.000 euro. Il reddito lordo forfettario è pari a 71.760 euro (92.000 × 78%). Se, per rendere l’esempio semplice, nell’anno ha versato 10.000 euro di contributi previdenziali obbligatori deducibili, la base dell’imposta sostitutiva scende a 61.760 euro.
| Voce | Importo |
|---|---|
| Compensi incassati | 92.000 € |
| Reddito forfettario al 78% | 71.760 € |
| Contributi deducibili nell’esempio | 10.000 € |
| Base imposta sostitutiva | 61.760 € |
| Imposta al 5% | 3.088 € |
| Imposta al 15% | 9.264 € |
L’esempio serve a mostrare il meccanismo e non sostituisce il calcolo previdenziale reale. L’importo dei contributi cambia in base a Gestione Separata, gestione Artigiani e Commercianti o Cassa professionale. Per verificare quando spetta il 5% e quando il 15% puoi usare la guida sull’imposta sostitutiva del regime forfettario.
Se superi 100.000 euro: cambia la tassazione dell’intero anno
Quando i ricavi o compensi percepiti diventano superiori a 100.000 euro, il passaggio è molto più incisivo. La cessazione avviene nello stesso anno e, per le imposte dirette, il reddito dell’intero periodo d’imposta deve essere determinato secondo le regole ordinarie. Non si divide quindi l’anno in “prima parte forfettaria” e “parte eccedente ordinaria” ai fini del reddito.
Questo significa che i costi reali dell’attività, che nel forfettario non vengono dedotti analiticamente perché sono sostituiti dal coefficiente di redditività, diventano rilevanti secondo le regole del regime ordinario applicabile. Di conseguenza è essenziale avere conservato e ricostruire la documentazione dei costi dell’intero anno: software, consulenze, canoni, attrezzature, trasferte e altri oneri fiscalmente ammessi non possono essere ricostruiti in modo approssimativo soltanto dopo lo sforamento.
Esempio: incassi 105.000 euro
Se un professionista supera 100.000 euro e chiude l’anno a 105.000 euro, non calcola l’imposta sostitutiva sul reddito forfettario dei primi 100.000 euro e l’IRPEF soltanto sui 5.000 euro eccedenti. Il reddito dell’intero anno viene determinato con le regole ordinarie previste per la sua attività; l’IRPEF si applica quindi al reddito imponibile ordinario, con le relative addizionali e con il trattamento fiscale dei costi effettivi ammessi.
Per chi è vicino alla soglia, quindi, la vera domanda non è soltanto “quanto manca a 100.000”, ma anche se la contabilità e la documentazione sono pronte per un eventuale passaggio immediato. La pagina su quanto si paga su 100.000 euro esatti resta distinta: riguarda il caso in cui la soglia di cessazione immediata non viene superata.
IVA dopo i 100.000 euro: da quale operazione parte davvero
La regola IVA non coincide con quella delle imposte dirette. Se superi 100.000 euro, non devi applicare retroattivamente l’IVA a tutte le operazioni già effettuate dall’inizio dell’anno. L’IVA è dovuta a partire dalle operazioni effettuate che comportano il superamento del limite. È quindi fondamentale individuare con precisione l’operazione che porta il totale oltre 100.000 euro.
Se, per esempio, sei a 99.500 euro e una nuova operazione da 2.000 euro determina il superamento, da quel momento entri nella gestione IVA prevista dal regime ordinario. La transizione richiede attenzione alla fatturazione elettronica, alle registrazioni, alle liquidazioni e agli altri adempimenti che fino a quel momento non erano quelli tipici del forfettario.
Fatturato o incassi: cosa conta per capire se hai superato la soglia
Per il forfettario è decisivo distinguere tra fatture emesse e ricavi o compensi fiscalmente rilevanti. In particolare, per il lavoro autonomo opera il principio di cassa: una fattura emessa a dicembre ma incassata a gennaio non coincide automaticamente con un compenso percepito nell’anno precedente.
È lo stesso principio richiamato dall’Agenzia delle Entrate nelle istruzioni del quadro LM: i dati delle fatture elettroniche devono essere controllati e corretti quando non coincidono con gli incassi effettivi. Se sei vicino a 85.000 o 100.000 euro, quindi, non basta guardare il totale delle fatture emesse. Devi riconciliare fatture, movimenti bancari e incassi reali.
Per il quadro generale dei limiti puoi consultare anche fatturato massimo e soglie della Partita IVA.
Saldo e acconti: cosa succede ai versamenti già effettuati
Il passaggio oltre 100.000 euro può avvenire quando durante l’anno hai già versato acconti dell’imposta sostitutiva calcolati sulla situazione precedente. Quei versamenti non spariscono: devono essere riconciliati nella dichiarazione con l’imposta effettivamente dovuta in base al regime applicabile a fine anno.
La conseguenza pratica è che non bisogna pagare o recuperare importi “a memoria”. Occorre verificare gli F24 già eseguiti, il quadro dichiarativo, gli eventuali crediti e il nuovo debito fiscale. Lo stesso vale per gli acconti successivi: se l’anno in corso cambia radicalmente rispetto a quello precedente, il metodo storico può non rappresentare bene l’imposta finale e va valutato con attenzione l’eventuale metodo previsionale.
Per le scadenze e la logica degli acconti trovi l’approfondimento sul secondo acconto del regime forfettario. Per capire invece dove confluiscono reddito, contributi, imposta e versamenti nella dichiarazione puoi consultare la guida al quadro LM.
Cosa preparare se sei vicino a 100.000 euro
Quando gli incassi iniziano ad avvicinarsi a 100.000 euro, aspettare la fine dell’anno è rischioso. È meglio preparare in anticipo sia il controllo della soglia sia l’eventuale passaggio al regime ordinario.
- Riconcilia gli incassi reali: confronta fatture, estratti conto e pagamenti ricevuti.
- Individua le fatture ancora aperte: sapere cosa può essere incassato entro dicembre è essenziale per una previsione corretta.
- Conserva i documenti di costo: oltre 100.000 euro il reddito dell’anno può dover essere determinato con criteri ordinari.
- Individua l’operazione che può far superare la soglia: è il punto da cui può cambiare la gestione IVA.
- Controlla gli F24 già pagati: saldo e acconti devono poi essere riconciliati con la situazione effettiva.
- Simula il carico ordinario: IRPEF, addizionali, IVA e contributi possono cambiare sensibilmente rispetto al forfettario.
Gli errori che fanno pagare le tasse nel modo sbagliato
- Tassare soltanto l’eccedenza oltre 85.000 euro: fino a 100.000 euro l’intero anno resta forfettario.
- Pensare che 100.000 euro esatti equivalgano a 100.001 euro: la cessazione immediata scatta quando il limite viene superato.
- Applicare l’imposta sostitutiva fino a 100.000 euro e l’IRPEF soltanto sulla parte eccedente: oltre 100.000 euro le imposte dirette seguono le regole ordinarie sull’intero anno.
- Rifare con IVA tutte le fatture precedenti: l’IVA decorre dall’operazione che determina il superamento.
- Guardare soltanto al fatturato emesso: per le attività soggette al principio di cassa conta il momento di percezione.
- Non conservare i costi perché “tanto sono forfettario”: vicino a 100.000 euro questa abitudine può diventare un problema se scatta l’uscita immediata.
Domande frequenti
Se incasso 90.000 euro pago ancora il 5% o il 15%?
Sì, se eri nel regime e non superi 100.000 euro. L’intero reddito dell’anno continua a essere determinato con le regole del forfettario; dal 1° gennaio successivo, però, non potrai restare nel regime perché hai superato 85.000 euro.
Se arrivo a 100.000 euro esatti come pago le tasse?
A 100.000 euro esatti non hai ancora superato la soglia che determina la cessazione immediata. Se eri legittimamente forfettario, l’anno resta tassato con le regole del regime, ma dall’anno successivo ne esci perché hai superato 85.000 euro.
Se incasso 105.000 euro pago il forfettario sui primi 100.000?
No. Il superamento di 100.000 euro comporta la cessazione nello stesso anno e, ai fini delle imposte dirette, il reddito dell’intero periodo deve essere determinato secondo le regole ordinarie.
Se supero 100.000 euro devo mettere l’IVA sulle fatture vecchie?
No. L’IVA è dovuta a partire dalle operazioni che determinano il superamento della soglia, non retroattivamente su tutte le operazioni precedenti.
Gli acconti dell’imposta sostitutiva già pagati si perdono?
No. Devono essere considerati e riconciliati nella dichiarazione con la posizione fiscale effettiva dell’anno. Prima di effettuare nuovi versamenti è necessario controllare F24, crediti e imposta finale dovuta.
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