Le tasse di una ditta individuale nel 2026 cambiano soprattutto in base al regime fiscale. In regime forfettario il reddito viene calcolato applicando ai ricavi il coefficiente di redditività e si paga un’imposta sostitutiva del 15% o, se spettante, del 5%. In regime ordinario il reddito d’impresa effettivo confluisce invece nell’IRPEF, con aliquote 2026 del 23%, 33% e 43%, oltre alle addizionali regionali e comunali.
Alla fiscalità vanno poi affiancati i contributi INPS, che non sono una tassa ma rappresentano spesso una delle uscite più rilevanti per artigiani e commercianti. Una ditta individuale persona fisica, inoltre, non paga IRAP dal periodo d’imposta 2022: questo punto è importante perché alcune guide online continuano a riportare indicazioni superate.
Per il quadro generale su struttura, apertura e funzionamento dell’attività puoi partire dalla guida ditta individuale: cos’è e come funziona.
Indice dei contenuti
Quali tasse paga una ditta individuale?
Non esiste un elenco identico per tutte le ditte. Le principali voci da considerare sono:
- imposta sostitutiva al 15% o 5% se applichi il regime forfettario;
- IRPEF se sei in regime ordinario o semplificato;
- addizionale regionale e comunale IRPEF nel regime ordinario;
- IVA secondo le regole ordinarie se non applichi il forfettario;
- contributi INPS Artigiani o Commercianti, da tenere separati dalle imposte.
La ditta individuale non paga IRES, che riguarda invece società ed enti soggetti a quell’imposta. Se stai valutando la forma giuridica, consulta il confronto ditta individuale o SRL.
Tasse, contributi e costi non sono la stessa cosa
Per capire quanto resta davvero bisogna separare tre categorie:
- tasse: imposta sostitutiva oppure IRPEF e addizionali;
- contributi: INPS Artigiani o Commercianti;
- costi dell’attività: merci, affitto, attrezzature, commercialista, software, assicurazioni, personale e tutte le altre spese reali.
Confondere queste voci porta a sottostimare il fabbisogno annuale. Per la parte non fiscale abbiamo una guida separata sui costi della ditta individuale.
Ditta individuale in forfettario: quali tasse paga?
Nel regime forfettario non si calcola il reddito sottraendo uno per uno i costi sostenuti. La Legge 190/2014 prevede che ai ricavi o compensi percepiti venga applicato il coefficiente di redditività previsto per l’attività.
Lo schema è:
ricavi incassati × coefficiente di redditività = reddito forfettario
Dal reddito così determinato possono essere dedotti i contributi previdenziali obbligatori versati secondo le regole applicabili. Sulla base residua si applica l’imposta sostitutiva:
- 15% come aliquota ordinaria del forfettario;
- 5% per i primi cinque periodi d’imposta quando ricorrono tutti i requisiti previsti per la nuova attività.
L’imposta sostitutiva prende il posto dell’IRPEF, delle relative addizionali e, per la disciplina del regime, dell’IRAP.
Esempio: commerciante forfettario con 40.000 euro di ricavi
Immaginiamo una ditta commerciale con coefficiente di redditività del 40%, 40.000 euro incassati nell’anno e contributi INPS ordinari sul minimale pari a 4.611,64 euro effettivamente versati e deducibili.
- 40.000 × 40% = 16.000 € di reddito forfettario;
- 16.000 − 4.611,64 = 11.388,36 € di base dopo i contributi considerati nell’esempio;
- imposta al 15%: circa 1.708,25 €;
- imposta al 5%: circa 569,42 €.
L’esempio è volutamente semplice e serve a mostrare il meccanismo. L’importo reale dipende dai contributi effettivamente versati, dal coefficiente dell’attività, da eventuali altre posizioni e dal momento in cui i pagamenti previdenziali diventano deducibili.
Nel forfettario si paga l’IVA?
Nelle operazioni interne gestite secondo le regole ordinarie del regime forfettario, il contribuente non addebita l’IVA in fattura e non esercita il normale diritto alla detrazione dell’IVA sugli acquisti.
Questo semplifica la gestione ma non significa che l’IVA sia irrilevante economicamente: quella pagata sugli acquisti può diventare un costo effettivo. Per una ditta con molto magazzino, investimenti o acquisti assoggettati a IVA, questo elemento può incidere sulla convenienza del regime.
Restano inoltre regole specifiche per particolari operazioni, ad esempio alcune operazioni con l’estero, che vanno valutate separatamente.
Ditta individuale in ordinario: quali tasse paga?
Fuori dal regime forfettario, il reddito della ditta individuale viene determinato secondo le regole del reddito d’impresa. In termini semplificati, il punto di partenza è il risultato economico fiscale dopo aver considerato ricavi e costi deducibili secondo le norme applicabili.
Il reddito imponibile della persona fisica confluisce nell’IRPEF. Non esiste quindi una “tassa fissa della ditta individuale” paragonabile all’imposta sostitutiva del forfettario.
Aliquote IRPEF 2026 per la ditta individuale
La Legge 30 dicembre 2025, n. 199 ha ridotto dal 35% al 33% la seconda aliquota IRPEF. Nel 2026 gli scaglioni sono quindi:
| Reddito imponibile | Aliquota IRPEF 2026 |
|---|---|
| fino a 28.000 € | 23% |
| oltre 28.000 € e fino a 50.000 € | 33% |
| oltre 50.000 € | 43% |
L’IRPEF è progressiva: non si applica l’aliquota più alta a tutto il reddito, ma ogni aliquota alla relativa fascia.
Esempio IRPEF 2026 su 30.000 euro imponibili
Se, dopo le deduzioni applicabili, il reddito imponibile soggetto a IRPEF è 30.000 euro, l’imposta lorda prima di detrazioni e addizionali si calcola così:
- 28.000 × 23% = 6.440 €;
- 2.000 × 33% = 660 €;
- IRPEF lorda: 7.100 €.
È un esempio sulla sola imposta lorda: il risultato finale può cambiare per deduzioni, detrazioni, crediti, addizionali e situazione personale.
Addizionali regionali e comunali
Nel regime ordinario all’IRPEF possono aggiungersi l’addizionale regionale e l’addizionale comunale. Le aliquote non sono identiche in tutta Italia: dipendono dalla Regione e dal Comune di domicilio fiscale e possono prevedere soglie, scaglioni o esenzioni locali.
Per questo non è corretto usare una percentuale unica nazionale per stimare il carico complessivo. Nel forfettario, invece, l’imposta sostitutiva sostituisce anche le addizionali sul reddito soggetto al regime.
IVA nel regime ordinario
Nel regime ordinario l’IVA segue le regole del DPR 633/1972. In linea generale l’impresa addebita l’IVA sulle operazioni imponibili e, quando ricorrono i requisiti, può detrarre l’IVA sugli acquisti inerenti.
L’IVA non va semplicemente sommata all’IRPEF come se fosse una tassa sul reddito: funziona con un meccanismo autonomo di addebito, detrazione e versamento. Tuttavia incide sulla liquidità e sugli adempimenti dell’impresa.
La ditta individuale paga IRAP nel 2026?
No, se parliamo della ditta individuale esercitata da una persona fisica. La Legge 234/2021, articolo 1, comma 8, stabilisce che dal periodo d’imposta in corso alla sua entrata in vigore l’IRAP non è dovuta dalle persone fisiche esercenti attività commerciali e arti o professioni.
Questa esclusione opera dal 2022 e resta rilevante nel 2026. È quindi superato il vecchio criterio secondo cui una ditta individuale poteva essere assoggettata a IRAP in presenza di autonoma organizzazione.
La regola non va estesa automaticamente alle società: una SRL, una società di persone o altri soggetti possono avere una disciplina IRAP diversa.
INPS: non è una tassa, ma pesa sul netto
Per artigiani e commercianti i contributi previdenziali sono una voce separata dalle imposte. Nel 2026 il minimale di reddito è 18.808 euro e i contributi minimi ordinari sono 4.521,36 euro per gli artigiani e 4.611,64 euro per i commercianti.
Sopra il minimale si applica anche la contribuzione percentuale prevista dalla Gestione. Nel forfettario, quando spettante e richiesta, può essere utilizzata la riduzione contributiva del 35%.
Abbiamo separato tutti i calcoli nella guida INPS ditta individuale 2026, così questa pagina resta concentrata sulle tasse.
Forfettario e ordinario: come cambiano i costi deducibili
Una delle differenze più importanti non è l’aliquota ma come viene determinato il reddito.
- Forfettario: i costi reali non si deducono analiticamente; il reddito è stimato con il coefficiente di redditività.
- Ordinario: i costi inerenti e documentati possono concorrere alla determinazione del reddito secondo le regole fiscali applicabili.
Una ditta con margini elevati e pochi costi può trovare molto favorevole il forfettario. Un’attività con merci, affitti, personale, investimenti e molta IVA sugli acquisti può invece avere bisogno di un confronto più approfondito.
Per la scelta puoi approfondire regime forfettario o ordinario: quale conviene.
Quando si pagano le tasse della ditta individuale?
Il pagamento delle imposte sui redditi segue il sistema di saldo e acconti. In pratica, dopo il primo periodo di attività può accadere di dover versare nello stesso anno sia il saldo dell’imposta relativa all’anno precedente sia gli acconti per l’anno in corso.
Questo effetto è spesso percepito come un improvviso aumento delle tasse, ma dipende dal calendario dei versamenti e non necessariamente da un aumento dell’aliquota. Le scadenze concrete possono essere interessate da proroghe o regole specifiche e vanno verificate per l’anno di riferimento.
Quanto mettere da parte per tasse e INPS?
Non esiste una percentuale valida per ogni ditta individuale. La quota prudenziale dipende da:
- regime fiscale;
- coefficiente di redditività nel forfettario;
- aliquota 5% o 15%;
- INPS Artigiani o Commercianti;
- eventuale riduzione del 35%;
- reddito e scaglioni IRPEF in ordinario;
- addizionali locali;
- costi reali e IVA sugli acquisti.
Per impostare un fondo fiscale puoi usare la guida quanto mettere da parte per tasse e INPS.
Se la ditta individuale non fattura, paga tasse?
Se non ci sono redditi imponibili può non esserci imposta sul reddito da pagare, ma questo non significa che la ditta costi zero. Una ditta artigiana o commerciale può continuare ad avere contributi INPS minimi, diritto camerale, eventuale INAIL, PEC, commercialista e altri costi ricorrenti.
Per questo bisogna sempre distinguere l’assenza di imposta sul reddito dall’assenza di costi. La guida costi ditta individuale 2026 approfondisce proprio questa situazione.
Quando il forfettario non è necessariamente il regime più economico
L’imposta al 5% o 15% è attraente, ma la convenienza reale non dipende solo dall’aliquota. Se l’impresa sostiene costi molto elevati, acquista beni con molta IVA, ha personale o opera con margini ridotti, il reddito determinato dal coefficiente può non rappresentare bene il risultato economico effettivo.
La domanda corretta non è quindi “quale regime ha l’aliquota più bassa?”, ma quale regime produce il minor carico complessivo sulla mia attività concreta.
Checklist per stimare le tasse di una ditta individuale
- Identifica il regime fiscale applicabile.
- Se sei forfettario, verifica il coefficiente di redditività corretto.
- Controlla se l’imposta sostitutiva è al 5% o 15%.
- Se sei in ordinario, stima il reddito fiscale dopo i costi deducibili.
- Applica gli scaglioni IRPEF 2026: 23%, 33%, 43%.
- Aggiungi le addizionali regionali e comunali quando dovute.
- Valuta separatamente l’IVA.
- Non inserire IRAP per la ditta individuale persona fisica.
- Calcola l’INPS separatamente.
- Prepara liquidità per saldo e acconti.
Domande frequenti
Quanto paga di tasse una ditta individuale?
Dipende dal regime. Nel forfettario si applica l’imposta sostitutiva del 15% o, quando spettante, del 5% sul reddito determinato con il coefficiente di redditività e al netto dei contributi deducibili. In ordinario il reddito imponibile è soggetto all’IRPEF progressiva e alle addizionali.
Una ditta individuale paga IRES?
No. La ditta individuale appartiene a una persona fisica e il reddito, fuori dal forfettario, è soggetto all’IRPEF. L’IRES riguarda soggetti diversi, tra cui le società di capitali.
Una ditta individuale paga IRAP nel 2026?
No, la persona fisica che esercita attività commerciale è esclusa dall’IRAP dal periodo d’imposta 2022 per effetto della Legge 234/2021.
Nel forfettario si pagano addizionali regionali e comunali?
Sul reddito assoggettato all’imposta sostitutiva forfettaria no: l’imposta sostitutiva prende il posto dell’IRPEF e delle relative addizionali. Altri eventuali redditi personali seguono però le proprie regole fiscali.
L’INPS è compreso nelle tasse?
No. I contributi INPS sono previdenza, non imposta sul reddito. Devono essere considerati separatamente, anche se incidono molto sul netto e possono essere deducibili secondo le regole applicabili.
Fonti ufficiali
- Legge 190/2014 — regime forfettario e imposta sostitutiva
- Legge 199/2025 — aliquota IRPEF 2026 del 33% nel secondo scaglione
- Legge 234/2021, art. 1 comma 8 — esclusione IRAP per persone fisiche
- DPR 633/1972 — disciplina IVA
- INPS, Circolare n. 14/2026 — Artigiani e Commercianti
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