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Regime Forfettario
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CONSULENZE FORFETTARIO

Requisiti per il forfettario con lavoro dipendente: limite 35.000 € e imposta al 5%

Se hai un lavoro dipendente e vuoi aprire o mantenere una Partita IVA in regime forfettario, nel 2026 devi controllare due regole diverse: il limite di reddito da lavoro dipendente di 35.000 euro e la causa ostativa che riguarda le fatture emesse prevalentemente al datore di lavoro attuale o a un ex datore dei due periodi d’imposta precedenti.

Queste regole non vanno confuse con il limite di 85.000 euro di ricavi o compensi della Partita IVA né con i requisiti per applicare l’imposta sostitutiva al 5%. Un contribuente può quindi rispettare il limite dei ricavi autonomi ma essere escluso dal forfettario per il reddito da lavoro dipendente dell’anno precedente, oppure poter entrare nel regime ma non avere diritto all’aliquota startup del 5%.

Nel 2026 il limite da lavoro dipendente è 35.000 euro

Per il 2026 la soglia prevista dall’articolo 1, comma 57, lettera d-ter), della legge 190/2014 è elevata a 35.000 euro. La verifica riguarda i redditi di lavoro dipendente e i redditi assimilati indicati dagli articoli 49 e 50 del TUIR percepiti nell’anno precedente.

Quindi, per applicare il forfettario nel 2026, si guarda in linea generale ai redditi di lavoro dipendente e assimilati percepiti nel 2025. Non bisogna sommare a questa soglia i ricavi o compensi della Partita IVA: sono due verifiche autonome.

Quale importo del lavoro dipendente bisogna controllare?

La norma fa riferimento ai redditi di lavoro dipendente e assimilati fiscalmente rilevanti, non al fatturato della Partita IVA e neppure al solo netto ricevuto ogni mese sul conto corrente. Per una verifica pratica bisogna quindi partire dai dati fiscali risultanti dalla Certificazione Unica e dalla dichiarazione dell’anno precedente, considerando anche eventuali redditi assimilati.

Se nello stesso anno hai avuto più rapporti di lavoro o più Certificazioni Uniche, non è corretto guardare soltanto a quella del datore principale: va verificato il totale dei redditi che rientrano nelle categorie richiamate dalla norma.

Se il rapporto di lavoro è cessato, la soglia può diventare irrilevante

Il comma 57, lettera d-ter), contiene un’eccezione importante: la verifica della soglia è irrilevante se il rapporto di lavoro è cessato. Non significa però che ogni cessazione renda automaticamente possibile il forfettario in qualsiasi situazione. Se esistono altri rapporti di lavoro o altri redditi assimilati, la posizione va ricostruita nel suo complesso.

Inoltre la cessazione del rapporto non elimina l’altra causa ostativa relativa all’ex datore di lavoro. Anche dopo la cessazione, infatti, bisogna controllare se l’attività con Partita IVA viene svolta prevalentemente verso il datore attuale o verso un ex datore dei due periodi d’imposta precedenti.

Esempio: 32.000 euro da dipendente e 15.000 euro di compensi

Supponiamo che nel 2025 tu abbia percepito 32.000 euro di reddito da lavoro dipendente e nel 2026 preveda 15.000 euro di compensi professionali. Il reddito dipendente resta sotto la soglia di 35.000 euro e i compensi autonomi sono ampiamente sotto 85.000 euro.

Dal punto di vista di questi due limiti, il forfettario può essere applicabile. Restano però da verificare le altre cause ostative: partecipazioni societarie, regimi IVA speciali, rapporti con il datore di lavoro, residenza e gli altri requisiti previsti dalla disciplina. Per il quadro completo consulta la guida sui requisiti del regime forfettario 2026.

Esempio: 38.000 euro da dipendente e rapporto ancora in corso

Se nel 2025 hai percepito 38.000 euro di redditi di lavoro dipendente e il rapporto continua nel 2026, la soglia di 35.000 euro risulta superata. In questa situazione la causa ostativa impedisce, in linea generale, l’applicazione del forfettario nel 2026, anche se dalla Partita IVA prevedi soltanto pochi migliaia di euro di compensi.

Il punto importante è che 35.000 euro e 85.000 euro non si sommano: sono condizioni diverse. Non esiste, per esempio, una soglia complessiva di 120.000 euro tra stipendio e fatturato.

Fatturare al datore o all’ex datore: il secondo controllo da fare

Anche quando il reddito dipendente è sotto 35.000 euro, il forfettario può essere precluso se l’attività autonoma viene esercitata prevalentemente nei confronti del datore di lavoro attuale, di un datore con cui il rapporto è intercorso nei due periodi d’imposta precedenti o di soggetti direttamente o indirettamente riconducibili a questi datori.

La verifica della prevalenza richiede di guardare ai compensi effettivamente riferibili ai diversi clienti. Sul tema specifico puoi approfondire la guida su regime forfettario ed ex datore di lavoro.

Il limite di 85.000 euro resta separato

Oltre alla verifica sul lavoro dipendente, il contribuente deve rispettare il limite generale di 85.000 euro di ricavi o compensi previsto per il regime forfettario. Il dato va controllato secondo le regole proprie del regime e, in caso di apertura in corso d’anno, con l’eventuale ragguaglio previsto dalla normativa.

Se eserciti più attività con diversi codici ATECO, ai fini del limite si sommano i ricavi e compensi delle attività svolte con Partita IVA. Il reddito da lavoro dipendente resta invece nella verifica separata dei 35.000 euro.

Attenzione anche al limite di 20.000 euro per il personale

Tra i requisiti di accesso e permanenza c’è anche il limite di 20.000 euro lordi per le spese sostenute per lavoro accessorio, dipendenti, collaboratori e altre fattispecie richiamate dalla legge. Essere dipendente di un’altra azienda non incide su questo limite: qui si considerano le spese sostenute dalla tua attività autonoma per il personale.

Il 5% non dipende dal fatto che hai un lavoro dipendente

Avere contemporaneamente un lavoro dipendente non esclude automaticamente l’imposta sostitutiva al 5%. L’aliquota ridotta dipende però dai requisiti specifici del comma 65 della legge 190/2014 e non dalla sola circostanza di essere sotto la soglia dei 35.000 euro.

Il 5% si applica per l’anno di inizio dell’attività e per i quattro successivi se sono rispettate tutte le condizioni previste. Se non spettano i requisiti startup, l’imposta sostitutiva è normalmente del 15%. Per il dettaglio consulta la guida su regime forfettario 5% o 15%.

Mera prosecuzione: quando il precedente lavoro può far perdere il 5%

Per ottenere il 5%, la nuova attività non deve costituire una mera prosecuzione dell’attività precedentemente svolta come dipendente o autonomo, salvo il caso del periodo di pratica obbligatoria previsto per l’accesso a determinate professioni.

Non basta quindi cambiare formalmente il contratto da dipendente a Partita IVA. Se nella sostanza l’attività, i clienti, l’organizzazione e il contenuto del lavoro restano gli stessi, la verifica sulla mera prosecuzione diventa centrale. Questa regola riguarda l’aliquota al 5% ed è distinta dalla causa ostativa dell’ex datore di lavoro.

I contributi INPS non si sommano alle imposte

Il fatto di versare già contributi come dipendente non significa che l’attività con Partita IVA sia sempre esonerata da ulteriori contributi. La posizione previdenziale dipende dal tipo di attività svolta: un professionista senza Cassa può essere tenuto alla Gestione Separata, mentre artigiani e commercianti seguono regole diverse.

I contributi previdenziali e l’imposta sostitutiva sono quindi due piani distinti. Per una panoramica generale sulla compatibilità puoi leggere anche regime forfettario e lavoro dipendente 2026.

Tabella: lavoro dipendente e forfettario nel 2026

SituazioneEffetto da verificare
Reddito dipendente 2025 di 30.000 €Sotto la soglia 35.000 €; controllare gli altri requisiti
Reddito dipendente 2025 di 35.000 €Non eccede la soglia; controllare gli altri requisiti
Reddito dipendente 2025 di 35.001 € con rapporto in corsoCausa ostativa d-ter in linea generale rilevante
Rapporto cessatoLa soglia d-ter può diventare irrilevante; verificare comunque ex datore e altri rapporti
Fatture prevalentemente all’ex datoreVerificare causa ostativa d-bis, indipendente dalla soglia 35.000 €
Ricavi Partita IVA 60.000 € + stipendio 30.000 €I due importi non si sommano in un’unica soglia; vanno verificati separatamente

Checklist prima di adottare il forfettario se sei dipendente

  • controlla il reddito di lavoro dipendente e assimilato dell’anno precedente;
  • verifica se il rapporto è ancora in corso o è cessato;
  • somma eventuali redditi di più rapporti o più Certificazioni Uniche;
  • controlla i ricavi e compensi della Partita IVA rispetto al limite di 85.000 euro;
  • verifica le spese per personale rispetto al limite di 20.000 euro;
  • controlla eventuali partecipazioni societarie e altri regimi IVA speciali;
  • verifica se fatturerai prevalentemente al datore attuale o a un ex datore dei due anni precedenti;
  • se vuoi applicare il 5%, verifica separatamente i requisiti startup e la mera prosecuzione;
  • valuta la posizione previdenziale INPS o della Cassa professionale.

Fonti ufficiali

In sintesi

Nel 2026 chi ha un lavoro dipendente può applicare il regime forfettario se rispetta tutte le condizioni previste. La soglia da lavoro dipendente è 35.000 euro e riguarda i redditi dell’anno precedente; la verifica è irrilevante se il rapporto di lavoro è cessato, ferma restando l’analisi degli altri rapporti e della causa ostativa relativa al datore o ex datore.

Il limite di 35.000 euro non si somma agli 85.000 euro della Partita IVA. Inoltre, essere ammessi al forfettario non significa automaticamente avere diritto al 5%: l’aliquota startup richiede requisiti ulteriori, tra cui l’assenza di mera prosecuzione dell’attività precedente.

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