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Regime Forfettario
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CONSULENZE FORFETTARIO

Hosting e domini nel forfettario: ATECO 63.10.10, INPS e lavoro dipendente

Chi rivende hosting, spazio web e servizi collegati ai domini può applicare il regime forfettario se rispetta i requisiti generali, ma il primo passaggio è individuare correttamente l’attività svolta. Con ATECO 2025, il codice di riferimento per la vera attività di hosting è 63.10.10 – Fornitura di infrastrutture informatiche, hosting e attività connesse. Non è corretto scegliere un codice informatico diverso solo per ottenere una gestione INPS più conveniente.

Hosting e domini nel forfettario: risposta rapida

Sì, l’attività può essere svolta in regime forfettario se ricavi, lavoro dipendente e altre cause ostative restano nei limiti previsti. Nel caso di un dipendente che nell’anno precedente ha percepito 18.000 euro lordi, il solo reddito da lavoro dipendente non impedisce l’accesso nel 2026, perché per il 2026 la soglia è fissata a 35.000 euro. Restano però da verificare separatamente gli altri requisiti del regime e l’inquadramento previdenziale.

ATECO 63.10.10: quando è il codice corretto

Le note ufficiali ISTAT della classificazione ATECO 2025 includono nel codice 63.10.10 la fornitura di infrastrutture informatiche, cloud e piattaforme IaaS/PaaS, il web hosting, l’hosting di applicazioni, il noleggio di server e spazio nei data center e i servizi digitali di memorizzazione dati.

Se quindi il servizio che vendi al cliente consiste realmente nel mettere a disposizione hosting, spazio server, infrastruttura cloud o servizi assimilabili, 63.10.10 è il riferimento naturale da verificare. Il codice ha sostituito, tra gli altri raccordi della nuova classificazione, il precedente 63.11.30 utilizzato per l’hosting.

Il codice 62.90.09 non è un’alternativa all’hosting

La vecchia impostazione che proponeva 62.90.09 come alternativa equivalente non è corretta. Nelle note ATECO 2025, il codice 62.90.09 riguarda altre attività informatiche residuali, come il recupero dati da computer danneggiati e l’installazione di software di terzi. Le stesse note rinviano espressamente l’hosting alla divisione 63.

Il codice ATECO deve descrivere l’attività effettiva: non può essere selezionato in funzione della gestione previdenziale desiderata. Se oltre all’hosting svolgi consulenza informatica, sviluppo software o altre attività autonome, può essere necessario affiancare un secondo codice coerente con il servizio realmente prestato.

E per la sola rivendita di domini?

La parola “domini” può descrivere attività diverse. Se registrazione e rinnovo del dominio sono accessori al pacchetto di hosting fornito al cliente, l’inquadramento va letto insieme al servizio principale. Se invece l’attività consiste nella concessione di diritti di sfruttamento su domini Internet posseduti, le note ISTAT collocano tale fattispecie nel codice 77.40.00, relativo alla concessione di diritti di proprietà intellettuale e prodotti simili.

Questo non significa che ogni reseller che registra un dominio per conto del cliente debba usare 77.40.00: bisogna distinguere tra semplice servizio tecnico di registrazione/rivendita, hosting e vera concessione di diritti su un dominio. L’oggetto concreto dell’attività viene prima del nome commerciale dato al servizio.

Coefficiente di redditività: per l’area 63 è il 67%

Nel regime forfettario le attività ricomprese nell’area 63 rientrano tra le “altre attività economiche”, con coefficiente di redditività del 67%. Con 30.000 euro di ricavi, il reddito forfettario lordo è quindi 20.100 euro prima della deduzione dei contributi previdenziali obbligatori versati.

La vecchia pagina conteneva anche un errore di calcolo, indicando “20.000 × 67% = 20.100”: il dato corretto è 30.000 × 67% = 20.100. Per verificare coefficienti e raccordi aggiornati puoi usare la nostra tabella dei coefficienti di redditività.

Regime forfettario e lavoro dipendente da 18.000 euro

Per applicare il forfettario nel 2026, la causa ostativa legata ai redditi di lavoro dipendente va verificata guardando, in generale, ai redditi percepiti nell’anno precedente. Per il 2026 il limite è 35.000 euro; la verifica è irrilevante se il rapporto di lavoro è cessato nei casi previsti dalla norma.

Un reddito da dipendente di 18.000 euro è quindi sotto questa soglia. Devono però essere rispettate anche le altre condizioni: limite di ricavi o compensi del forfettario, spese per personale, partecipazioni incompatibili, rapporti con l’attuale o precedente datore di lavoro e le ulteriori cause di esclusione. Per il quadro completo puoi vedere Partita IVA e lavoro dipendente nel 2026.

INPS: non si sceglie tra Commercianti e Gestione Separata in base alla convenienza

L’inquadramento INPS deriva dalla natura effettiva dell’attività. Se l’attività viene esercitata come impresa commerciale organizzata, con i requisiti per l’iscrizione al Registro delle Imprese, può sorgere l’obbligo verso la Gestione Commercianti. Per il 2026 l’INPS prevede per i commercianti un minimale contributivo e l’aliquota del 24,48% sulla quota di reddito eccedente il minimale di 18.808 euro.

La Gestione Separata riguarda invece attività professionali prive di una Cassa autonoma quando ricorrono i relativi presupposti. Non è quindi corretto usare un codice ATECO residuale solo per evitare Camera di Commercio e contributi minimi. Se svolgi due attività diverse, professionale e imprenditoriale, l’inquadramento va analizzato sulla base di ciò che fai realmente.

Essere dipendente full time elimina automaticamente i contributi Commercianti?

No, non va applicata una regola automatica. Il lavoro dipendente a tempo pieno è un elemento molto importante nella valutazione della prevalenza e dell’abitualità dell’attività d’impresa, ma l’INPS richiede che i requisiti siano verificati nel caso concreto. Per questo non è corretto promettere sempre un esonero solo perché esiste un contratto full time.

Bisogna considerare tempi dedicati alle attività, organizzazione dell’impresa, partecipazione personale e caratteristiche effettive del lavoro svolto. Il reddito da dipendente di 18.000 euro serve per il test di accesso al forfettario, ma da solo non determina l’esito previdenziale.

Quanto si paga con 30.000 euro di ricavi

Con coefficiente del 67%, 30.000 euro di ricavi producono un reddito forfettario lordo di 20.100 euro. Da questa base si deducono i contributi previdenziali obbligatori effettivamente versati e sul risultato si applica l’imposta sostitutiva del 15%, oppure del 5% quando sono soddisfatte tutte le condizioni previste per una nuova attività.

Non è corretto dare un unico “totale tasse + INPS” senza avere prima definito l’inquadramento previdenziale: Gestione Commercianti e Gestione Separata hanno meccanismi diversi. Il calcolo va quindi fatto solo dopo avere stabilito correttamente attività e previdenza.

Riduzione INPS del 35% se sei iscritto alla Gestione Commercianti

Chi applica il regime forfettario ed è correttamente iscritto alla Gestione Artigiani o Commercianti può, se possiede i requisiti, chiedere il regime contributivo agevolato con riduzione del 35%. La riduzione riguarda i contributi dovuti e può incidere sull’accredito contributivo. Trovi regole e scadenze nella guida alla riduzione INPS del 35% per i forfettari.

Fatture da 10 o 15 euro: cambia qualcosa?

No. Il basso importo medio delle singole fatture non cambia la qualificazione dell’attività, il codice ATECO né l’obbligo di fatturazione elettronica quando previsto. L’accesso al regime dipende dai ricavi complessivi e dagli altri requisiti, non dal valore medio di ciascuna fattura.

Checklist prima di aprire la Partita IVA

  • Definisci se vendi davvero hosting, semplice registrazione/rinnovo di domini, consulenza IT o più servizi distinti.
  • Usa 63.10.10 quando l’attività effettiva è la fornitura di hosting e infrastrutture informatiche.
  • Non usare 62.90.09 come scorciatoia previdenziale: le note ISTAT lo destinano ad altre attività informatiche residuali.
  • Se concedi diritti su domini posseduti, verifica se la fattispecie rientra nel 77.40.00.
  • Controlla il limite di 35.000 euro dei redditi da dipendente per il 2026 e le altre cause ostative.
  • Definisci separatamente l’inquadramento INPS in base alla natura e all’organizzazione dell’attività.
  • Solo dopo calcola correttamente contributi e imposta sostitutiva.

Domande frequenti

Qual è il codice ATECO 2025 per il web hosting?

Il codice ATECO 2025 di riferimento per la fornitura di infrastrutture informatiche, web hosting e attività connesse è 63.10.10.

Posso usare 62.90.09 per vendere hosting?

Non come alternativa equivalente. Le note ATECO 2025 collocano l’hosting nella divisione 63; il 62.90.09 riguarda altre attività informatiche residuali, tra cui recupero dati e installazione di software di terzi.

Con 18.000 euro di reddito da dipendente posso essere forfettario nel 2026?

Il solo reddito da dipendente di 18.000 euro non supera la soglia di 35.000 euro prevista per il 2026. Vanno comunque verificati tutti gli altri requisiti e le cause ostative del regime.

Qual è il coefficiente di redditività per ATECO 63.10.10?

L’attività rientra nell’area delle altre attività economiche con coefficiente di redditività del 67%. Con 30.000 euro di ricavi, il reddito forfettario lordo è quindi 20.100 euro.

Un dipendente full time non paga mai INPS Commercianti?

Non esiste un automatismo valido per ogni caso. Il lavoro dipendente full time è rilevante nella valutazione, ma abitualità e prevalenza dell’attività d’impresa devono essere verificate concretamente.

Il valore di 10-15 euro per fattura cambia il regime fiscale?

No. Il valore medio della singola fattura non determina il regime fiscale. Contano i ricavi complessivi e tutti gli altri requisiti previsti per il forfettario.

Fonti ufficiali

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