Aprire Partita IVA mentre lavori da dipendente: cosa controllare nel 2026
Domanda di Daniele da Varese: «Posso aprire la Partita IVA se ho già un lavoro da dipendente?»
Sì, un lavoratore dipendente può generalmente aprire una Partita IVA e svolgere anche un’attività autonoma. La soglia di 35.000 euro prevista nel 2026 non vieta di aprire la Partita IVA: riguarda invece l’accesso o la permanenza nel regime forfettario. Prima di iniziare devi inoltre verificare eventuali vincoli del rapporto di lavoro, il conflitto d’interessi, la posizione previdenziale e, se sei dipendente pubblico, le specifiche incompatibilità e autorizzazioni.
Questa distinzione è fondamentale. Puoi avere una Partita IVA anche quando non puoi utilizzare il forfettario. Per il quadro completo su soglia 35.000 euro, contributi ed ex datore trovi la guida principale su regime forfettario e lavoro dipendente nel 2026; qui vediamo soprattutto cosa controllare prima di aprire.
1. La soglia di 35.000 euro non è un divieto di aprire Partita IVA
Nel 2026 è confermata a 35.000 euro la soglia dei redditi di lavoro dipendente e assimilati percepiti nell’anno precedente che rileva per la causa ostativa del regime forfettario. La misura, introdotta per il 2025, è stata estesa anche al 2026 dalla Legge di Bilancio 2026.
Quindi, se nel 2025 hai percepito redditi di lavoro dipendente superiori a 35.000 euro e il rapporto non rientra nelle eccezioni previste dalla norma, nel 2026 puoi comunque aprire la Partita IVA ma potresti non poter applicare il regime forfettario. La Partita IVA e il regime fiscale sono due decisioni distinte.
2. Se il rapporto di lavoro è cessato, la soglia può non rilevare
La causa ostativa collegata ai redditi da lavoro dipendente non opera quando il rapporto di lavoro è cessato, secondo le condizioni previste dal comma 57 della Legge 190/2014. Questo è importante per chi lascia il lavoro e avvia subito un’attività autonoma: non bisogna concludere automaticamente che una CU superiore a 35.000 euro impedisca il forfettario senza verificare se il rapporto è ancora in essere.
3. Dipendente privato: controlla contratto, concorrenza e dovere di fedeltà
Per un dipendente del settore privato non esiste un divieto fiscale generale di avere una seconda attività con Partita IVA. Devi però rispettare gli obblighi derivanti dal rapporto di lavoro. L’articolo 2105 del Codice civile vieta al lavoratore di trattare affari in concorrenza con il datore e di divulgare o utilizzare informazioni aziendali in modo pregiudizievole.
Vanno inoltre controllati il contratto individuale, il CCNL applicato, eventuali clausole di esclusiva e specifici obblighi di riservatezza. Aprire una Partita IVA per un’attività completamente diversa dal lavoro dipendente è normalmente meno problematica di un’attività rivolta agli stessi clienti o allo stesso mercato del datore.
4. Dipendente pubblico: le regole sono più restrittive
Per i dipendenti pubblici la verifica deve precedere l’apertura. Il D.Lgs. 165/2001 e le norme sulle incompatibilità del pubblico impiego prevedono limiti più stringenti e, in molti casi, incarichi o attività esterne richiedono autorizzazione dell’amministrazione. La disciplina cambia anche in base al tipo di rapporto e all’eventuale part-time.
Perciò un dipendente pubblico non dovrebbe applicare automaticamente le regole valide per il settore privato: prima di iniziare deve verificare con la propria amministrazione se l’attività autonoma è compatibile e se serve un’autorizzazione.
5. Fatturare all’attuale o ex datore richiede un controllo separato
Anche se puoi aprire la Partita IVA, il regime forfettario prevede una specifica causa ostativa quando l’attività autonoma viene esercitata prevalentemente nei confronti dell’attuale datore di lavoro, dei datori dei due periodi d’imposta precedenti o di soggetti a essi riconducibili, salvo le eccezioni previste.
Questa regola è diversa dalla soglia di 35.000 euro. Devi quindi fare due controlli separati: reddito da lavoro dipendente dell’anno precedente e composizione dei clienti della nuova attività. Se stai lasciando il lavoro per fatturare le stesse prestazioni al vecchio datore, va verificato anche il requisito della mera prosecuzione per l’aliquota startup del 5%.
6. L’INPS dipende dal tipo di attività autonoma
Essere già dipendente non elimina automaticamente i contributi legati alla Partita IVA. La gestione previdenziale dipende dall’attività autonoma. Un professionista senza Cassa, già coperto da altra previdenza obbligatoria, può essere iscritto alla Gestione Separata con l’aliquota prevista per chi possiede altra copertura; artigiani e commercianti seguono invece regole diverse e possono avere contributi minimi.
Prima di aprire, quindi, non basta stimare il 5% o il 15% di imposta: bisogna capire anche quale gestione previdenziale si applicherà e se il lavoro dipendente modifica aliquota o obblighi contributivi.
Esempio: dipendente privato con 28.000 euro di reddito
Daniele nel 2025 ha percepito 28.000 euro di reddito da lavoro dipendente e nel 2026 vuole aprire una Partita IVA per consulenze svolte nel tempo libero. La soglia di 35.000 euro non gli impedisce il forfettario, ma deve comunque verificare gli altri requisiti, l’eventuale concorrenza con il datore e la posizione INPS della nuova attività.
Esempio: dipendente con 42.000 euro che mantiene il lavoro
Se Daniele ha percepito 42.000 euro nel 2025 e mantiene il rapporto di lavoro nel 2026, può comunque aprire una Partita IVA. Il problema è il regime fiscale: superando la soglia prevista per il 2026, in linea generale non può utilizzare il forfettario e dovrà verificare il regime ordinario applicabile.
Esempio: lascia il lavoro e apre subito la Partita IVA
Se il rapporto di lavoro è cessato, la soglia dei redditi da dipendente va letta insieme all’eccezione prevista dalla legge. Restano però da verificare gli altri requisiti del forfettario e, se la nuova attività fatturerà prevalentemente al precedente datore, la specifica causa ostativa collegata all’ex datore e l’eventuale diritto al 5% startup.
Cosa controllare prima di aprire
| Controllo | Perché serve |
|---|---|
| Reddito dipendente anno precedente | Per verificare la soglia 35.000 € del forfettario 2026 |
| Rapporto ancora in essere o cessato | Può cambiare l’effetto della causa ostativa |
| Datore privato o pubblico | Cambiano incompatibilità e autorizzazioni |
| Attività concorrente | Può violare obblighi verso il datore |
| Clienti della Partita IVA | Serve verificare prevalenza verso datore/ex datore |
| Tipo di attività autonoma | Determina gli adempimenti e la previdenza applicabile |
Il riferimento ufficiale sulla soglia 2026
Il Ministero del Lavoro conferma che per il 2026 la soglia dei redditi di lavoro dipendente e assimilati dell’anno precedente che rileva per l’accesso al regime forfettario resta elevata a 35.000 euro.
Domande frequenti
Puoi aprire la Partita IVA. La soglia di 35.000 euro riguarda il regime forfettario nel 2026, non l’esistenza stessa della Partita IVA.
Non esiste un’autorizzazione fiscale generale, ma vanno controllati contratto, CCNL, eventuale esclusiva, concorrenza e dovere di fedeltà verso il datore.
Dipende dal rapporto e dall’attività. Nel pubblico impiego esistono incompatibilità e obblighi autorizzativi specifici, quindi la verifica con l’amministrazione deve precedere l’avvio dell’attività.
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