Il regime forfettario per l’igienista dentale può essere molto conveniente quando i costi reali restano contenuti e l’attività viene svolta come libera professione sanitaria. Con ATECO 2025 86.99.09 il coefficiente di redditività è del 78%: fiscalmente viene quindi considerato reddito il 78% dei compensi incassati, prima della deduzione dei contributi previdenziali obbligatori.
La convenienza non dipende però soltanto dall’imposta sostitutiva al 5% o al 15%. Bisogna valutare anche Gestione Separata INPS, lavoro dipendente, compensi da più studi odontoiatrici, costi di strumenti e materiali, Sistema Tessera Sanitaria e soglie di permanenza nel regime.
Per apertura e inquadramento iniziale puoi consultare la guida sulla Partita IVA dell’igienista dentale; per la gestione continuativa trovi anche la pagina sul commercialista per igienista dentale.
Regime forfettario igienista dentale: quadro rapido
- ATECO 2025: 86.99.09;
- coefficiente di redditività: 78%;
- imposta sostitutiva: 15% o 5% quando spettante;
- limite ordinario compensi: 85.000 euro;
- oltre 100.000 euro: cessazione del regime nell’anno stesso;
- previdenza: Gestione Separata INPS nei casi ordinari;
- aliquota 2026: 26,07% per il libero professionista senza altra previdenza obbligatoria;
- fatture sanitarie: coordinare regime forfettario, Sistema TS e regole sanitarie.
ATECO 86.99.09
Con ATECO 2025 l’attività dell’igienista dentale è ricondotta al codice 86.99.09 – Altre attività varie per la salute umana n.c.a.. È importante non usare il codice del dentista 86.23.00, perché igienista dentale e odontoiatra sono professioni distinte.
RF approfondisce attività comprese e differenze nella guida sul codice ATECO dell’igienista dentale.
Coefficiente di redditività del 78%
Nel forfettario il reddito non viene calcolato sottraendo le spese reali una per una. Per l’igienista dentale il coefficiente del 78% significa che il sistema riconosce implicitamente costi pari al 22% dei compensi.
Con 30.000 euro di compensi il reddito forfettario iniziale è 23.400 euro. Con 50.000 euro è 39.000 euro. Con 85.000 euro è 66.300 euro.
Gestione Separata INPS nel 2026
La circolare INPS n. 8 del 3 febbraio 2026 conferma per i liberi professionisti senza altra previdenza obbligatoria l’aliquota complessiva del 26,07%.
La contribuzione viene calcolata sul reddito professionale secondo le regole della Gestione Separata. Per pensionati o professionisti già assicurati presso altra forma obbligatoria può applicarsi l’aliquota del 24% nei casi previsti.
Per aliquote, minimale di accredito e funzionamento generale puoi consultare anche la guida RF sulla Gestione Separata INPS.
Contributi prima dell’imposta sostitutiva
I contributi previdenziali obbligatori effettivamente versati e deducibili riducono la base sulla quale viene calcolata l’imposta sostitutiva.
Per questo non è corretto calcolare semplicemente il 15% sul 78% dei compensi senza considerare la contribuzione previdenziale.
Imposta sostitutiva al 15%
L’aliquota ordinaria del regime forfettario è del 15%. Si applica sul reddito imponibile risultante dopo coefficiente di redditività e deduzione dei contributi obbligatori deducibili.
La pagina RF sul calcolo tasse dell’igienista dentale contiene esempi completi su più livelli di compensi.
Quando spetta il 5%
L’imposta sostitutiva al 5% può essere applicata per i primi cinque periodi d’imposta quando sono rispettate tutte le condizioni previste per una nuova attività.
Non basta aprire per la prima volta una Partita IVA: bisogna verificare, tra l’altro, che l’attività non costituisca mera prosecuzione di un precedente lavoro dipendente o autonomo, salvo le eccezioni previste dalla disciplina.
Limite di 85.000 euro
La legge 197/2022 ha fissato a 85.000 euro il limite ordinario di ricavi o compensi per il regime forfettario.
L’igienista che collabora con più studi deve quindi monitorare gli incassi complessivi e non il fatturato generato presso ogni singolo studio.
Cosa succede tra 85.000 e 100.000 euro
Se i compensi superano 85.000 euro ma non 100.000 euro, il contribuente esce dal regime forfettario dall’anno successivo.
È utile preparare per tempo il passaggio perché nel regime ordinario cambiano IVA, deduzione dei costi, registrazioni contabili e gestione fiscale complessiva.
Cosa succede oltre 100.000 euro
Se i compensi percepiti superano 100.000 euro, il regime cessa di avere applicazione nell’anno stesso. La stessa legge prevede l’applicazione dell’IVA a partire dall’operazione che determina il superamento.
Un controllo mensile degli incassi evita di scoprire troppo tardi che il regime non è più applicabile.
Igienista dipendente e Partita IVA nel 2026
La disciplina vigente nel 2026 prevede che il limite dei redditi di lavoro dipendente rilevante per il forfettario sia pari a 35.000 euro. La legge 207/2024, nel testo vigente, estende infatti l’innalzamento a 35.000 euro agli anni 2025 e 2026.
L’igienista che lavora anche come dipendente deve quindi controllare il reddito da lavoro dipendente percepito nell’anno precedente e verificare le eventuali eccezioni previste in caso di cessazione del rapporto.
Fatturare prevalentemente all’ex datore
Il regime prevede una causa ostativa quando l’attività viene esercitata prevalentemente nei confronti del datore di lavoro attuale, di datori dei due periodi d’imposta precedenti o di soggetti direttamente o indirettamente riconducibili a essi.
Per un igienista dentale il problema può emergere quando si lascia uno studio odontoiatrico come dipendente e si continua poi a lavorare quasi esclusivamente per lo stesso studio con Partita IVA.
La verifica va fatta sulla prevalenza effettiva dei compensi e sui soggetti collegati. Passare formalmente da dipendente a collaboratore autonomo senza cambiare davvero committente e organizzazione del lavoro può creare sia un problema di accesso al forfettario sia un tema di corretta qualificazione del rapporto.
Collaborare con più studi odontoiatrici
Lavorare con due, tre o più studi può ridurre la dipendenza economica da un singolo committente e rendere più evidente l’autonomia professionale.
Dal punto di vista fiscale, però, tutti i compensi incassati concorrono alla stessa soglia del forfettario. È quindi utile tenere un riepilogo per studio con fatture, incassi, giornate lavorate e condizioni economiche.
Lo stesso riepilogo aiuta a capire quali collaborazioni sono davvero redditizie: un compenso più alto per giornata può produrre un margine peggiore se richiede molti spostamenti, materiali propri o tempi morti. Confrontare ogni studio per compenso netto, costi e tempo dedicato rende più concreto il confronto tra forfettario e ordinario.
Compenso a giornata, a paziente o a percentuale
Gli accordi con lo studio possono prevedere un compenso giornaliero, per singolo paziente, per ora oppure una percentuale sulle prestazioni.
Il contratto dovrebbe indicare in modo chiaro come viene determinato il compenso, quando matura e quando viene pagato. Per il forfettario rileva il principio di cassa: conta l’incasso effettivo.
Principio di cassa e incassi a cavallo d’anno
Una fattura emessa a dicembre ma incassata a gennaio rileva fiscalmente nell’anno dell’incasso. Questo può incidere sia sul reddito sia sul controllo delle soglie di permanenza.
Per chi lavora con studi che pagano a 30, 60 o 90 giorni è importante distinguere fatture emesse, crediti ancora aperti e compensi effettivamente incassati.
Costi reali e 22% riconosciuto dal forfettario
Nel forfettario il 22% dei compensi rappresenta la quota di costi riconosciuta in modo presunto. Nella realtà l’igienista può sostenere spese per assicurazione, ECM, Ordine, strumenti, DPI, materiali, software, auto e trasferte.
Se i costi reali sono molto inferiori al 22%, il regime può essere particolarmente favorevole. Se invece superano stabilmente questa percentuale, il regime ordinario merita un confronto.
Un controllo semplice consiste nel dividere i costi professionali reali dell’anno per i compensi incassati. Con 50.000 euro di compensi e 6.000 euro di costi l’incidenza reale è del 12%, molto sotto il 22% presunto dal forfettario; con 15.000 euro di costi l’incidenza sale al 30% e la convenienza va riesaminata.
Quando lo studio fornisce strumenti e materiali
Molti igienisti collaborano con studi che mettono a disposizione riunito, strumenti, sterilizzazione, materiali e personale di supporto. In questo scenario la struttura di costi personali può essere relativamente leggera.
Il forfettario tende a risultare più interessante quando gran parte dei costi operativi resta in capo allo studio e il professionista sostiene soprattutto assicurazione, formazione, previdenza e trasferte.
Quando l’igienista acquista strumenti e materiali
Se il professionista acquista direttamente strumenti, materiali monouso, dispositivi, apparecchiature o software, il costo reale dell’attività aumenta.
Nel forfettario queste spese non vengono dedotte analiticamente. Prima di investimenti importanti conviene quindi confrontare il risparmio fiscale del forfettario con la deducibilità che si avrebbe nel regime ordinario.
Studio professionale proprio
L’apertura di uno studio proprio cambia radicalmente la struttura dei costi: affitto, utenze, sterilizzazione, arredi, attrezzature, software, assicurazioni e adempimenti sanitari possono far aumentare il peso delle spese reali.
Inoltre vanno verificate le regole regionali e locali applicabili alla struttura, che sono distinte dal semplice possesso della Partita IVA e dall’iscrizione all’Albo.
Sistema Tessera Sanitaria
Le prestazioni degli esercenti professioni sanitarie tecniche rientrano tra le spese sanitarie presenti nella dichiarazione precompilata e comunicate tramite Sistema Tessera Sanitaria. L’Agenzia delle Entrate include espressamente le prestazioni delle professioni sanitarie tecniche tra quelle acquisite dal Sistema TS.
Il regime forfettario non elimina questi obblighi: fiscalità, natura sanitaria della prestazione e trasmissione al Sistema TS devono essere coordinati.
Fattura al paziente e fattura allo studio
Una prestazione sanitaria resa direttamente a una persona fisica segue regole diverse rispetto alla fattura emessa allo studio odontoiatrico per una collaborazione professionale.
Prima di scegliere il flusso di fatturazione bisogna quindi identificare il vero committente e la natura della prestazione. Questo evita di applicare automaticamente le stesse regole a pazienti e strutture.
Rivalsa INPS del 4%
Il professionista iscritto alla Gestione Separata può utilizzare, nei casi previsti, la rivalsa previdenziale del 4% sul cliente. Si tratta però di una facoltà contrattuale e non di un contributo aggiuntivo obbligatorio assimilabile alle casse professionali.
La rivalsa entra nel compenso professionale e non sostituisce la contribuzione dovuta alla Gestione Separata.
Formazione ECM, assicurazione e Ordine
ECM, assicurazione RC professionale e quota dell’Ordine sono costi necessari o ricorrenti dell’attività, ma nel forfettario non vengono dedotti analiticamente.
Devono comunque essere inseriti nel budget annuale per capire il margine economico reale.
Quando il regime ordinario può convenire di più
Il regime ordinario merita una simulazione quando l’igienista sostiene costi molto elevati, apre uno studio proprio, investe frequentemente in strumenti oppure deve recuperare IVA su spese importanti.
Il confronto va fatto sul netto finale e non soltanto sull’aliquota nominale del 15%.
Controlli periodici utili
- compensi realmente incassati;
- soglia 85.000 euro;
- avvicinamento ai 100.000 euro;
- reddito di lavoro dipendente;
- quota di fatturato verso ex datore o singolo studio;
- contributi Gestione Separata;
- costi reali rispetto al 22% presunto;
- spese per ECM, Ordine e assicurazione;
- fatture sanitarie e Sistema TS;
- incassi da più studi;
- investimenti in strumenti o studio proprio.
Errori da evitare
- applicare il 15% direttamente ai compensi;
- ignorare la Gestione Separata;
- considerare il 5% automatico;
- confondere ATECO igienista e ATECO dentista;
- non controllare la soglia lavoro dipendente;
- fatturare quasi esclusivamente all’ex datore senza verificare la causa ostativa;
- ignorare i costi reali perché “nel forfettario non si deducono”;
- confondere fattura al paziente e fattura allo studio;
- aspettare fine anno per controllare 85.000 e 100.000 euro.
Domande frequenti
Qual è il coefficiente dell’igienista dentale?
Per l’attività professionale con ATECO 86.99.09 il coefficiente di redditività è del 78%.
Quanto paga di INPS nel 2026?
Il libero professionista iscritto esclusivamente alla Gestione Separata applica l’aliquota complessiva del 26,07%. In presenza di altra previdenza obbligatoria va verificata l’aliquota applicabile.
Qual è il limite del forfettario?
Il limite ordinario è 85.000 euro. Oltre 100.000 euro il regime cessa nell’anno stesso secondo la disciplina vigente.
Un igienista dentale dipendente può essere forfettario nel 2026?
Sì, se rispetta tutte le condizioni. Per il 2026 la soglia dei redditi di lavoro dipendente è 35.000 euro, secondo il testo vigente della legge 207/2024.
Quando conviene il regime ordinario?
Quando i costi reali sono elevati, soprattutto in presenza di studio proprio, strumenti costosi, investimenti importanti o forte incidenza di spese con IVA.
Il forfettario elimina il Sistema Tessera Sanitaria?
No. Il regime fiscale e gli obblighi relativi alle prestazioni sanitarie sono piani distinti.
Raccontaci la tua situazione. Ti aiutiamo a capire come procedere e quale soluzione è più adatta alla tua attività.
