E-commerce forfettario con 60.000 euro: tasse, INPS e netto
Con un e-commerce forfettario da 60.000 euro di ricavi e coefficiente di redditività del 40%, il reddito forfettario prima dei contributi è 24.000 euro. In una simulazione 2026 con iscrizione alla Gestione Commercianti, i contributi INPS ordinari sono circa 5.882,64 euro e, dopo la loro deduzione, l’imposta sostitutiva al 15% è circa 2.717,60 euro. Il totale teorico tra INPS e imposta è quindi circa 8.600,24 euro.
Se hai realmente diritto all’aliquota del 5%, nella stessa simulazione l’imposta scende a circa 905,87 euro e il totale INPS + imposta a circa 6.788,51 euro. Sono valori fiscali indicativi: non rappresentano il vero guadagno dell’e-commerce, perché merce, spedizioni, commissioni, pubblicità, resi e altri costi aziendali non vengono dedotti analiticamente nel regime forfettario.
Da 60.000 euro di ricavi a 24.000 euro di reddito forfettario
Per un’attività commerciale con coefficiente di redditività del 40%, il primo passaggio è semplice:
60.000 × 40% = 24.000 euro.
Questi 24.000 euro non sono il profitto reale dell’e-commerce: sono il reddito determinato fiscalmente dal regime forfettario prima della deduzione dei contributi previdenziali obbligatori. Il sistema presume, in sostanza, che il restante 60% dei ricavi assorba i costi dell’attività.
Per approfondire il meccanismo puoi consultare coefficiente di redditività e-commerce al 40%.
ATECO 2025: l’e-commerce non ha più un unico codice legato al canale internet
Con ATECO 2025 il commercio al dettaglio viene classificato soprattutto in base ai beni venduti, non semplicemente perché la vendita avviene online. Un negozio digitale di abbigliamento, uno di ferramenta e uno di prodotti elettronici possono quindi avere codici diversi anche se utilizzano tutti un sito e-commerce o un marketplace.
La classificazione vigente è consultabile nella classificazione ATECO 2025 di ISTAT. Prima di applicare il coefficiente del 40% va quindi verificato che l’attività concreta rientri effettivamente nel commercio al dettaglio interessato.
Per l’inquadramento generale trovi anche la guida regime forfettario per e-commerce.
INPS Commercianti 2026: minimale e aliquota
Per il 2026 il reddito minimale annuo della Gestione Commercianti è 18.808 euro. L’aliquota complessiva per i commercianti è del 24,48%, considerando anche lo 0,48% aggiuntivo previsto per la gestione commerciale.
Il contributo minimo annuo per un commerciante è circa 4.611,64 euro. Se il reddito previdenziale supera il minimale, sulla parte eccedente si applica poi il contributo percentuale. I dati sono riportati dall’INPS nella circolare sui contributi Artigiani e Commercianti 2026.
Calcolo INPS su 24.000 euro di reddito forfettario
Nel nostro esempio il reddito forfettario è 24.000 euro, quindi superiore al minimale di 18.808 euro.
- contributo minimo: 4.611,64 euro;
- reddito eccedente il minimale: 24.000 − 18.808 = 5.192 euro;
- contributo sull’eccedenza: 5.192 × 24,48% = circa 1.271,00 euro;
- INPS totale indicativo: 4.611,64 + 1.271,00 = circa 5.882,64 euro.
L’INPS mette inoltre a disposizione un simulatore ufficiale dei contributi Artigiani e Commercianti, utile per confrontare reddito, mesi di attività e regimi contributivi applicabili.
I contributi INPS si deducono prima dell’imposta sostitutiva
Questo è il passaggio che rendeva incoerente il vecchio calcolo. Non è corretto sottrarre un importo INPS ipotetico di 3.000 euro per calcolare l’imposta e poi aggiungere a parte 5.882,64 euro di contributi effettivamente stimati.
Nel regime forfettario i contributi previdenziali obbligatori versati sono deducibili dal reddito determinato con il coefficiente prima dell’applicazione dell’imposta sostitutiva. In una simulazione annuale semplificata, assumendo che i 5.882,64 euro siano interamente deducibili nello stesso periodo:
24.000 − 5.882,64 = 18.117,36 euro.
Questa è la base sulla quale calcoliamo il 15% o il 5% nell’esempio.
Imposta sostitutiva al 15%: quanto paghi
Applicando l’aliquota ordinaria del 15%:
18.117,36 × 15% = circa 2.717,60 euro.
Il totale fiscale-previdenziale indicativo diventa quindi:
- INPS: circa 5.882,64 euro;
- imposta sostitutiva: circa 2.717,60 euro;
- totale: circa 8.600,24 euro.
Su 60.000 euro di ricavi equivale a circa il 14,3% del fatturato, ma questa percentuale non misura la redditività aziendale reale perché non considera i costi sostenuti per vendere.
Se hai diritto al 5%: simulazione
Se possiedi realmente i requisiti per l’imposta sostitutiva agevolata al 5%, la stessa base di 18.117,36 euro produce:
18.117,36 × 5% = circa 905,87 euro.
- INPS: circa 5.882,64 euro;
- imposta sostitutiva: circa 905,87 euro;
- totale: circa 6.788,51 euro.
Il 5% non spetta automaticamente perché apri una nuova Partita IVA: vanno verificati tutti i requisiti e l’assenza di una mera prosecuzione di attività precedenti. La guida imposta sostitutiva 5% o 15% approfondisce questi casi.
Riduzione INPS del 35%: quanto cambierebbe
Gli imprenditori individuali in regime forfettario iscritti alla Gestione Artigiani o Commercianti possono, se in possesso dei requisiti, aderire al regime previdenziale agevolato che riduce i contributi del 35%. L’agevolazione è facoltativa e richiede domanda all’INPS.
Applicando in modo indicativo il 35% di riduzione ai 5.882,64 euro dell’esempio:
5.882,64 × 65% = circa 3.823,72 euro.
La riduzione dei contributi aumenta però la base su cui si calcola l’imposta, perché diminuisce la deduzione previdenziale:
24.000 − 3.823,72 = 20.176,28 euro.
Con riduzione INPS del 35% e imposta al 15%
- INPS ridotta: circa 3.823,72 euro;
- imposta: 20.176,28 × 15% = circa 3.026,44 euro;
- totale: circa 6.850,16 euro.
Il risparmio complessivo non coincide quindi con il 35% dell’INPS, perché una contribuzione più bassa comporta una minore deduzione fiscale.
Con riduzione INPS del 35% e imposta al 5%
- INPS ridotta: circa 3.823,72 euro;
- imposta: 20.176,28 × 5% = circa 1.008,81 euro;
- totale: circa 4.832,53 euro.
La riduzione del 35% va valutata anche sul piano previdenziale. Se il contributo versato è inferiore a quello corrispondente al minimale richiesto per l’accredito pieno, i mesi di contribuzione possono essere accreditati proporzionalmente. Per questo non va scelta guardando soltanto al risparmio immediato.
Puoi approfondire nella guida riduzione contributi INPS del 35%.
Il “netto fiscale” non è il guadagno reale dell’e-commerce
Con aliquota al 15%, sottraendo soltanto INPS e imposta dai 60.000 euro di ricavi rimarrebbero matematicamente circa 51.399,76 euro. Con aliquota al 5% rimarrebbero circa 53.211,49 euro. Non devi però leggere questi importi come utile o denaro realmente disponibile.
Un e-commerce sostiene normalmente costi di acquisto della merce, imballaggi, spedizioni, commissioni dei marketplace, gateway di pagamento, pubblicità, software, magazzino, resi e rimborsi. Nel forfettario questi costi non vengono sottratti uno per uno dal reddito fiscale: sono rappresentati forfettariamente dal coefficiente del 40%.
Perciò due negozi online con lo stesso fatturato di 60.000 euro possono pagare imposte simili ma avere utili economici molto diversi.
Quando il forfettario può diventare meno conveniente per un e-commerce
Il coefficiente del 40% presume costi pari al 60% dei ricavi. Se il tuo e-commerce ha margini molto bassi e costi reali stabilmente superiori a quella quota, il reddito fiscale forfettario può essere più alto dell’utile economico effettivo. In quel caso ha senso confrontare il forfettario con un regime che consenta di dedurre i costi reali e detrarre l’IVA.
Al contrario, se hai margini elevati e costi reali contenuti, il coefficiente del 40% può essere favorevole. La convenienza non si decide quindi soltanto guardando al totale di tasse e INPS.
Con 60.000 euro sei ancora sotto il limite del forfettario
Con 60.000 euro di ricavi annui sei sotto il limite ordinario di 85.000 euro per il regime forfettario. Devi comunque considerare eventuali altri ricavi o compensi prodotti con la stessa Partita IVA: il limite si verifica sul totale delle attività.
Va inoltre tenuta distinta la soglia di 100.000 euro, il cui superamento determina l’uscita immediata dal regime nello stesso anno secondo le regole previste dalla legge.
Saldo e acconti: quanto devi accantonare davvero
I valori precedenti stimano il carico economico di un anno, ma non coincidono necessariamente con l’F24 che vedrai alla prima scadenza. In dichiarazione possono sommarsi saldo dell’anno precedente e acconti per l’anno in corso, mentre i contributi versati e deducibili dipendono anche dal momento effettivo del pagamento.
Per questo è prudente accantonare liquidità durante l’anno invece di considerare disponibile tutto ciò che resta sul conto dopo il pagamento di fornitori e piattaforme.
Errori da evitare
- considerare 60.000 euro di fatturato come reddito imponibile;
- confondere il 40% di redditività con il margine commerciale reale;
- usare un importo INPS inventato per calcolare l’imposta;
- dimenticare i contributi percentuali sulla parte di reddito oltre il minimale;
- calcolare l’imposta prima della deduzione dei contributi obbligatori versati;
- considerare il 5% automatico per ogni nuova Partita IVA;
- valutare la riduzione INPS del 35% senza considerarne anche gli effetti previdenziali;
- scegliere il codice ATECO solo perché la vendita avviene online, senza guardare ai beni realmente venduti.
Domande frequenti
Quanto pago con 60.000 euro di e-commerce forfettario?
Nella simulazione 2026 con coefficiente 40%, Gestione Commercianti ordinaria e imposta al 15%, il totale teorico è circa 8.600,24 euro tra INPS e imposta. Con il 5%, se spettante, scende a circa 6.788,51 euro.
Su 60.000 euro l’INPS si calcola sul fatturato?
No. Nel caso considerato si parte dal reddito forfettario di 24.000 euro. Su questo reddito si applicano le regole della Gestione Commercianti: minimale e contribuzione sulla parte eccedente.
La riduzione del 35% abbassa anche l’imposta?
Non direttamente. Riduce i contributi INPS, ma una contribuzione più bassa significa anche una minore deduzione dal reddito forfettario: la base dell’imposta sostitutiva diventa quindi più alta.
60.000 euro meno tasse e INPS è il mio guadagno?
No. Devi sottrarre anche tutti i costi economici reali dell’e-commerce. Il regime forfettario non li deduce analiticamente, ma li rappresenta attraverso il coefficiente di redditività.
In sintesi
Con 60.000 euro di ricavi e-commerce e coefficiente del 40%, il reddito forfettario è 24.000 euro. Nel 2026, con Gestione Commercianti ordinaria, la simulazione produce circa 5.882,64 euro di INPS; dopo la deduzione previdenziale, l’imposta è circa 2.717,60 euro al 15% o 905,87 euro al 5%. Il totale indicativo è quindi 8.600,24 euro oppure 6.788,51 euro. Con la riduzione INPS del 35% il costo complessivo può diminuire ulteriormente, ma vanno considerati anche gli effetti previdenziali. Soprattutto, questi numeri descrivono il carico fiscale e contributivo, non l’utile reale del negozio online.
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