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Partita IVA tributarista 2026: ATECO 69.20.06, INPS e forfettario

Aprire una Partita IVA da tributarista nel 2026 richiede un inquadramento diverso da quello del commercialista o dell’esperto contabile. Il tributarista, o consulente tributario, opera nell’ambito delle professioni non organizzate in ordini o collegi disciplinate dalla Legge 4/2013: può svolgere attività di consulenza fiscale e contabile non riservate per legge, ma non acquisisce automaticamente le prerogative proprie delle professioni ordinistiche.

Con ATECO 2025 il codice di riferimento è 69.20.06 – Attività di altri consulenti, periti e altri soggetti simili in ambito tributario e contabile. Nel regime forfettario il coefficiente di redditività è del 78%. Per il professionista privo di altra copertura previdenziale obbligatoria, il riferimento è normalmente la Gestione Separata INPS, con aliquota complessiva 2026 del 26,07%.

Tributarista 2026: quadro rapido

  • ATECO 2025: 69.20.06.
  • Vecchio codice: 69.20.13.
  • Natura: professione non organizzata in ordine o collegio.
  • Normativa di riferimento: Legge 4/2013.
  • Coefficiente forfettario: 78%.
  • Previdenza: normalmente Gestione Separata INPS se non esiste altra copertura obbligatoria.
  • Aliquota Gestione Separata 2026: 26,07% per professionisti senza altra previdenza obbligatoria; 24% per pensionati o soggetti già assicurati presso altra forma obbligatoria nei casi previsti.
  • Albo obbligatorio: no.
  • Associazione professionale: facoltativa ai fini dell’esercizio della professione; può però prevedere requisiti propri per l’adesione.
  • Entratel: necessario quando si opera come intermediario fiscale abilitato per i servizi che lo richiedono.

Codice ATECO del tributarista: 69.20.06

ATECO 2025 ha sostituito il precedente 69.20.13 con il nuovo 69.20.06. La denominazione ufficiale è “Attività di altri consulenti, periti e altri soggetti simili in ambito tributario e contabile”. La classificazione comprende attività di consulenza contabile e tributaria, predisposizione di documentazione contabile, dichiarazioni fiscali e rappresentanza del cliente presso la Pubblica Amministrazione nei limiti consentiti dalla normativa.

Su RegimeForfettario.it è disponibile anche la scheda ATECO 69.20.06, utile per verificare attività incluse, coefficiente e raccordo con la classificazione precedente.

Tributarista e Legge 4/2013

Il tributarista rientra nell’area delle professioni non organizzate in ordini o collegi. Il MIMIT chiarisce che la Legge 4/2013 non ha natura autorizzatoria: non crea un albo pubblico né attribuisce alle associazioni professionali il potere di autorizzare l’esercizio della professione.

La conseguenza pratica è importante: l’iscrizione a un’associazione di tributaristi può offrire attestazione di qualità, formazione, codice deontologico, servizi e riconoscibilità professionale, ma non è il presupposto legale generale per poter esercitare. Restano invece invalicabili le attività che la legge riserva a professionisti iscritti in albi o elenchi.

Il MIMIT riepiloga questi principi nelle FAQ sulle professioni non organizzate.

La dicitura Legge 4/2013 nei documenti professionali

La Legge 4/2013 prevede che chi esercita una professione non organizzata contraddistingua la propria attività, nei documenti e nei rapporti scritti con il cliente, con un espresso riferimento alla disciplina applicabile. Per un tributarista questo significa rendere chiaro che l’attività professionale è esercitata ai sensi della Legge 4/2013, evitando formule che possano far pensare all’appartenenza a un ordine professionale inesistente.

Cosa può fare un tributarista

Il tributarista può prestare servizi fiscali e contabili che non siano riservati dalla legge ad altre categorie. Nella pratica professionale può occuparsi, nei limiti normativi applicabili, di assistenza fiscale, organizzazione e tenuta della documentazione contabile, analisi di regimi fiscali, dichiarativi e rapporti con l’Amministrazione finanziaria.

La regola SEO e professionale da chiarire è però una: tributarista non significa commercialista. Quando una determinata attività richiede una specifica iscrizione, abilitazione, visto, certificazione, revisione legale o difesa tecnica, non basta possedere una Partita IVA con codice 69.20.06.

Tributarista e commercialista: differenze

Il commercialista è una professione ordinistica: per utilizzare il titolo e svolgere le attività riservate occorre rispettare il percorso previsto dal D.Lgs. 139/2005 e iscriversi all’ODCEC. Il tributarista opera invece come professionista non ordinistico ai sensi della Legge 4/2013.

Le due figure possono quindi incontrarsi su molte attività di consulenza fiscale non riservate, ma non sono intercambiabili. Per il commercialista consulta la guida dedicata alla Partita IVA commercialista; per la Sezione B dell’ODCEC consulta invece la guida sulla Partita IVA esperto contabile.

Tributarista e avvocato tributarista

Anche l’espressione “avvocato tributarista” identifica una situazione diversa. L’avvocato è iscritto all’ordine forense e può svolgere le attività riservate alla professione legale, compresa la difesa tecnica quando ne ricorrono i presupposti. Un consulente tributario non diventa avvocato semplicemente specializzandosi in diritto tributario.

Entratel e intermediario fiscale

Un altro errore frequente in SERP è confondere la professione di tributarista con l’abilitazione telematica. Per trasmettere dichiarazioni o utilizzare determinati servizi per conto dei clienti occorre rientrare tra gli intermediari abilitati e ottenere le necessarie abilitazioni Entratel.

Agenzia delle entrate-Riscossione include espressamente i tributaristi tra gli intermediari che possono operare tramite EquiPro, ma precisa che l’accesso richiede l’abilitazione Entratel e la delega del cliente. Consulta la pagina ufficiale EquiPro.

Associazione professionale: è obbligatoria?

No, non in via generale per il solo esercizio della professione. Le associazioni disciplinate dalla Legge 4/2013 sono organismi privatistici e l’adesione è volontaria. Possono però stabilire propri requisiti di ingresso, formazione continua, assicurazione professionale e regole deontologiche.

Ad esempio, l’Istituto Nazionale Tributaristi indica per i propri aderenti esercenti il codice 69.20.06, la Gestione Separata INPS salvo esenzioni, requisiti formativi ed esperienza professionale. Sono requisiti associativi, non una licenza pubblica per esercitare la professione.

Regime forfettario del tributarista: coefficiente 78%

Il tributarista persona fisica può utilizzare il regime forfettario se rispetta i requisiti di accesso e non ricade in una causa di esclusione. Per ATECO 69.20.06 il coefficiente di redditività è del 78%.

Con 40.000 euro di compensi incassati, il reddito forfettario lordo è quindi 31.200 euro. Da questo importo possono essere dedotti i contributi previdenziali obbligatori versati; sulla base residua si applica l’imposta sostitutiva del 15% oppure del 5% quando sono soddisfatti tutti i requisiti della nuova attività.

Prima di scegliere il regime verifica le cause di esclusione dal forfettario e le condizioni per l’imposta sostitutiva al 5% o al 15%.

INPS tributarista 2026: Gestione Separata

Per il tributarista libero professionista senza una Cassa professionale propria, il riferimento previdenziale ordinario è la Gestione Separata INPS. La circolare INPS n. 8/2026 stabilisce per i professionisti privi di altra previdenza obbligatoria un’aliquota complessiva del 26,07%, composta dal 25% IVS più aliquote aggiuntive.

Per pensionati o soggetti già assicurati presso altra forma di previdenza obbligatoria, nei casi previsti l’aliquota è del 24%. La Gestione Separata non funziona come Artigiani e Commercianti: non c’è un contributo fisso minimo dovuto indipendentemente dal reddito. Il minimale 2026 di 18.808 euro rileva ai fini dell’accredito contributivo dell’intero anno.

Fonte: circolare INPS n. 8/2026.

Quanto paga un tributarista in forfettario: esempio

Con 30.000 euro di compensi, il reddito forfettario lordo al 78% è 23.400 euro. Se ipotizziamo 6.100 euro di contributi obbligatori effettivamente versati, la base dell’imposta sostitutiva scende a 17.300 euro.

  • compensi: 30.000 euro;
  • reddito forfettario lordo: 23.400 euro;
  • contributi deducibili ipotizzati: 6.100 euro;
  • base imposta sostitutiva: 17.300 euro;
  • imposta al 15%: 2.595 euro;
  • imposta al 5%, se spettante: 865 euro.

L’esempio è volutamente semplificato: i contributi effettivi dipendono dal reddito previdenziale e dalla posizione personale del professionista.

Come aprire la Partita IVA da tributarista

  1. definire con precisione i servizi tributari e contabili che saranno svolti;
  2. verificare che le attività non siano riservate a professioni ordinistiche;
  3. aprire la Partita IVA con ATECO 69.20.06;
  4. scegliere il regime fiscale più adatto;
  5. iscriversi alla Gestione Separata INPS quando dovuto;
  6. predisporre la corretta dicitura relativa alla Legge 4/2013 nei rapporti scritti con i clienti;
  7. valutare l’adesione a un’associazione professionale e l’eventuale certificazione delle competenze;
  8. ottenere le abilitazioni telematiche necessarie se si intende operare come intermediario fiscale;
  9. verificare RC professionale, privacy, antiriciclaggio e altri obblighi collegati ai servizi concretamente prestati;
  10. attivare fatturazione elettronica e conservazione dei documenti.

Errori da evitare

  • usare ancora il vecchio ATECO 69.20.13 senza verificare ATECO 2025;
  • presentarsi come commercialista o esperto contabile senza iscrizione all’ODCEC;
  • ritenere obbligatoria per legge l’iscrizione a un’associazione di tributaristi;
  • confondere associazione professionale con abilitazione Entratel;
  • svolgere attività riservate senza il titolo necessario;
  • omettere il riferimento alla Legge 4/2013 nei documenti e nei rapporti scritti con il cliente;
  • considerare il 5% del forfettario automatico;
  • calcolare la Gestione Separata come se avesse i contributi fissi di Artigiani e Commercianti.

Domande frequenti

Qual è il codice ATECO del tributarista nel 2026?

Il codice ATECO 2025 di riferimento è 69.20.06 – Attività di altri consulenti, periti e altri soggetti simili in ambito tributario e contabile. Ha sostituito il precedente 69.20.13.

Qual è il coefficiente forfettario del tributarista?

Il coefficiente di redditività è del 78%. Su 30.000 euro di compensi il reddito forfettario lordo è quindi 23.400 euro, prima della deduzione dei contributi previdenziali obbligatori.

Un tributarista deve iscriversi a un albo?

No. Il tributarista rientra tra le professioni non organizzate in ordini o collegi disciplinate dalla Legge 4/2013. L’adesione a un’associazione professionale è distinta dall’iscrizione a un ordine pubblico.

Quale INPS paga un tributarista?

Il libero professionista senza altra Cassa o previdenza obbligatoria è normalmente iscritto alla Gestione Separata INPS. Nel 2026 l’aliquota complessiva dei professionisti senza altra copertura obbligatoria è 26,07%.

Tributarista e commercialista sono la stessa cosa?

No. Il commercialista è una professione ordinistica disciplinata dal D.Lgs. 139/2005; il tributarista è una professione non organizzata disciplinata dalla Legge 4/2013 e non può svolgere le attività che la legge riserva a professionisti abilitati.

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