Per aprire la Partita IVA come sistemista informatico bisogna distinguere la gestione operativa di sistemi e infrastrutture IT dalla consulenza informatica, dalla programmazione e dalla semplice configurazione di personal computer. Con ATECO 2025, quando l’attività principale consiste nella gestione e nel funzionamento dei sistemi informatici dei clienti, il riferimento da verificare è 62.20.20 – Attività di gestione di strutture informatiche. Le note ISTAT includono espressamente i servizi di gestione e funzionamento on-site dei sistemi informatici e delle strutture di elaborazione dati dei clienti, comprese le attività di assistenza connesse.
Se invece il lavoro consiste soprattutto in consulenza, progettazione di sistemi, audit o assistenza strategica, il codice può spostarsi sul 62.20.10. Se prevale lo sviluppo software, il riferimento diventa invece il 62.10.00. La scelta va quindi fatta partendo da ciò che viene realmente venduto al cliente.
Codice ATECO 62.20.20 per il sistemista informatico
Il codice 62.20.20 riguarda la gestione di strutture informatiche. È il riferimento più coerente quando il sistemista si occupa in modo continuativo di server, infrastrutture, reti, sistemi operativi, ambienti aziendali, gestione utenti, backup, aggiornamenti, monitoraggio e assistenza tecnica collegata alla gestione dei sistemi.
Il punto decisivo è la continuità operativa. Se il cliente affida al professionista la gestione del proprio ambiente informatico, il 62.20.20 rappresenta meglio l’attività rispetto a un generico codice di consulenza.
RF dispone anche della scheda ATECO 62.20.20, utile per verificare il perimetro ufficiale della classificazione.
62.20.20 o 62.20.10?
Il 62.20.10 riguarda la consulenza informatica: progettazione di sistemi, consulenza su hardware e software, audit, sicurezza, assistenza agli utenti e pianificazione delle infrastrutture.
Il 62.20.20, invece, riguarda la gestione concreta e continuativa delle strutture informatiche dei clienti. In pratica, il consulente consiglia e progetta; il sistemista operativo gestisce e mantiene in funzione l’infrastruttura.
Le due attività possono convivere, ma è importante capire quale genera la parte principale dei compensi. Per il confronto puoi consultare anche la guida RF sulla Partita IVA del consulente informatico.
Sistemista, sviluppatore software e tecnico PC: attività diverse
Il sistemista non va confuso con lo sviluppatore software. Chi progetta e scrive applicazioni, software, database o codice utilizza normalmente il codice 62.10.00, mentre il sistemista lavora soprattutto su infrastruttura, sistemi e continuità operativa.
La semplice configurazione di personal computer è ancora diversa: ATECO 2025 la colloca nel 62.90.01. Anche l’installazione di software di terzi può rientrare in una categoria differente rispetto alla gestione continuativa dei sistemi.
Per lo sviluppo software RF tratta separatamente la Partita IVA dello sviluppatore software.
Cosa fa davvero un sistemista freelance
Il sistemista può occuparsi di server Windows e Linux, Active Directory, ambienti Microsoft 365, reti locali, VPN, firewall, virtualizzazione, backup, gestione degli accessi, patching, monitoraggio, troubleshooting e supporto agli utenti.
Può inoltre seguire migrazioni cloud, configurazione di ambienti ibridi, gestione di macchine virtuali, disaster recovery e continuità operativa. Alcune attività possono sovrapporsi alla cybersecurity, ma la funzione principale del sistemista resta la gestione dell’infrastruttura.
È utile descrivere con precisione in contratto quali sistemi vengono gestiti, quali attività sono incluse e quali interventi vengono considerati straordinari.
Per i clienti più strutturati conviene anche documentare inventario delle macchine, versioni software, credenziali amministrative, procedure di backup e contatti di escalation. Una documentazione ordinata riduce i tempi di intervento, facilita il passaggio di consegne e rende più chiaro cosa rientra realmente nel servizio sistemistico continuativo.
Come aprire la Partita IVA da sistemista
Il percorso parte dalla definizione dei servizi offerti, dalla scelta del codice ATECO e dall’inquadramento previdenziale. Successivamente vanno impostati regime fiscale, fatturazione elettronica, contratti e modalità di assistenza.
Per il professionista che lavora personalmente per più clienti senza una struttura imprenditoriale organizzata, l’attività può essere gestita come libera professione. Se invece vengono assunti tecnici, venduti pacchetti di servizi gestiti, utilizzata una struttura organizzata o forniti servizi integrati in modo imprenditoriale, la valutazione può cambiare.
Prima dell’apertura conviene quindi definire se l’attività sarà prevalentemente consulenziale, sistemistica operativa o mista.
È utile stabilire anche il modello commerciale: assistenza a chiamata, pacchetti ore, canone mensile, gestione completa dell’infrastruttura oppure progetti di migrazione. Il modello scelto incide su tariffe, continuità degli incassi e carico di reperibilità. Un contratto ricorrente può offrire maggiore stabilità, ma richiede limiti di servizio molto chiari per evitare richieste illimitate incluse nello stesso canone.
Regime forfettario e coefficiente di redditività
Il sistemista persona fisica può accedere al regime forfettario se rispetta tutti i requisiti previsti e non ricade in una causa di esclusione.
Per le attività informatiche del gruppo 62 il coefficiente di redditività applicato nel forfettario è normalmente del 67%. Su 40.000 euro di ricavi, il reddito forfettario iniziale è quindi pari a 26.800 euro.
Il coefficiente non rappresenta il guadagno reale: serve solo a determinare il reddito fiscale. I costi effettivi restano economicamente a carico del professionista anche se non vengono dedotti analiticamente.
Per un sistemista questo aspetto è importante perché alcuni costi possono crescere rapidamente: licenze professionali, ambienti di test, servizi cloud, hardware di scorta, certificazioni tecniche e assicurazioni. Prima di scegliere il forfettario conviene quindi confrontare il margine fiscale con il margine economico effettivo.
Quanto paga di tasse un sistemista informatico
Con 40.000 euro di ricavi e coefficiente del 67%, il reddito forfettario iniziale è di 26.800 euro.
Da questo importo si sottraggono i contributi previdenziali obbligatori deducibili e sul reddito residuo si applica l’imposta sostitutiva del 15% oppure del 5% quando sono rispettate le condizioni previste per la nuova attività.
Per simulare più scenari puoi usare il calcolatore delle tasse nel regime forfettario.
Gestione Separata INPS
Il sistemista freelance senza Cassa professionale autonoma rientra normalmente nella Gestione Separata INPS quando l’attività è svolta come libera professione.
L’aliquota applicabile dipende dalla situazione previdenziale personale. Per i professionisti non assicurati presso altra forma obbligatoria si applica l’aliquota ordinaria prevista per l’anno di riferimento.
Se l’attività assume una vera struttura d’impresa, l’inquadramento previdenziale va invece rivalutato prima di procedere.
Contratti di assistenza e gestione continuativa
Il contratto è particolarmente importante per il sistemista perché il cliente può aspettarsi una disponibilità molto ampia. È utile definire orari di assistenza, tempi di risposta, numero di interventi inclusi, reperibilità, attività programmate e gestione delle emergenze.
Per i servizi continuativi può essere utile usare un canone mensile o un retainer che copra un perimetro preciso di attività. Gli interventi fuori perimetro dovrebbero essere tariffati separatamente.
È inoltre consigliabile chiarire responsabilità su backup, aggiornamenti, credenziali, accessi amministrativi e procedure di escalation.
Nei contratti con SLA è opportuno distinguere tempo di presa in carico e tempo di risoluzione, che non sono la stessa cosa. Un guasto dipendente da terzi, da hardware non disponibile o da servizi cloud esterni può impedire una chiusura rapida anche se il sistemista interviene immediatamente. Definire queste condizioni evita contestazioni e aiuta a costruire un servizio professionale sostenibile.
Server, cloud, Microsoft 365 e ambienti ibridi
Molti sistemisti lavorano oggi su ambienti misti: server on-premise, cloud pubblico, Microsoft 365, Google Workspace, servizi SaaS, VPN e infrastrutture virtualizzate.
La tecnologia utilizzata non cambia automaticamente il codice ATECO se l’attività resta gestione e funzionamento dell’infrastruttura del cliente. Anche la migrazione da server locali al cloud può rientrare nello stesso perimetro quando fa parte della gestione sistemistica.
Se però il professionista sviluppa applicazioni o software personalizzati, quella componente va distinta dalla gestione dell’infrastruttura.
Lo stesso vale per la rivendita autonoma di licenze, hardware o servizi cloud. Se queste entrate diventano stabili e rilevanti rispetto alla prestazione sistemistica, può essere necessario verificare attività aggiuntive e un diverso inquadramento fiscale o previdenziale.
Cybersecurity e sistemistica
Un sistemista può occuparsi anche di firewall, patching, hardening, gestione accessi, antivirus, segmentazione di rete e monitoraggio. Queste attività possono essere parte naturale della gestione dell’infrastruttura.
Quando però il lavoro diventa audit di sicurezza, penetration test, assessment, consulenza NIS2 o progettazione specialistica di cybersecurity, può essere più corretto un inquadramento diverso. RF tratta separatamente la Partita IVA del cybersecurity specialist.
È quindi utile distinguere sicurezza operativa inclusa nella gestione dei sistemi da consulenza specialistica autonoma.
Clienti esteri e assistenza da remoto
Un sistemista può lavorare facilmente per clienti esteri e gestire infrastrutture da remoto. In questi casi bisogna verificare correttamente territorialità IVA, natura B2B o B2C, eventuale VIES e modalità di fatturazione.
Per approfondire puoi consultare la guida RF sulle operazioni con l’estero nel regime forfettario.
È utile conservare contratti, ordini, report di assistenza e documentazione degli interventi, soprattutto quando il cliente si trova fuori dall’Italia.
Costi reali dell’attività
Tra i costi più frequenti rientrano computer, notebook, software, licenze, strumenti di monitoraggio, VPN, cloud, assicurazione professionale, formazione, certificazioni, trasferte e commercialista.
Nel forfettario questi costi non vengono dedotti analiticamente. Per questo devono essere considerati nella costruzione delle tariffe e nella scelta tra canone mensile, tariffa oraria o progetto.
Il costo principale resta spesso il tempo: reperibilità, interventi urgenti, test, documentazione e attività notturne possono incidere molto sul margine reale.
Fatturazione e descrizione delle prestazioni
In fattura conviene utilizzare descrizioni coerenti con il servizio realmente svolto, ad esempio “gestione infrastruttura IT”, “amministrazione sistemi e server”, “manutenzione sistemistica”, “gestione ambiente Microsoft 365” oppure “supporto sistemistico continuativo”.
Descrizioni troppo generiche come “servizi informatici” rendono meno chiaro il perimetro dell’attività.
Per contratti continuativi può essere utile fatturare un canone mensile, mentre per migrazioni o progetti straordinari può essere più adatto un compenso a progetto.
Lavoro dipendente e Partita IVA da sistemista
In molti casi è possibile affiancare la Partita IVA a un lavoro dipendente, ma bisogna verificare contratto, eventuali clausole di esclusiva, concorrenza e requisiti del regime forfettario.
Particolare attenzione serve quando il principale cliente è il datore o ex datore di lavoro oppure quando l’attività autonoma riproduce sostanzialmente il lavoro svolto come dipendente.
Per approfondire puoi consultare la guida RF su lavoro dipendente e regime forfettario.
Errori da evitare
- usare 62.20.10 quando il lavoro principale è gestione continuativa dei sistemi;
- usare 62.20.20 quando si svolge soltanto consulenza o progettazione;
- confondere sistemistica e sviluppo software;
- confondere gestione infrastrutture e semplice configurazione di PC;
- non definire reperibilità e tempi di intervento nei contratti;
- ignorare il costo reale di strumenti, cloud e certificazioni;
- non verificare la previdenza corretta;
- non distinguere sicurezza operativa e consulenza cybersecurity specialistica.
Domande frequenti sulla Partita IVA del sistemista
Qual è il codice ATECO del sistemista informatico?
Per la gestione e il funzionamento dei sistemi informatici dei clienti il riferimento ATECO 2025 da verificare è 62.20.20.
62.20.20 e 62.20.10 sono la stessa cosa?
No. Il 62.20.20 riguarda la gestione operativa delle strutture informatiche; il 62.20.10 riguarda soprattutto consulenza, progettazione e audit.
Il sistemista può usare il regime forfettario?
Sì, se opera come persona fisica e rispetta tutti i requisiti previsti. Il coefficiente di redditività è normalmente del 67%.
Quale INPS paga il sistemista freelance?
Se opera come libero professionista senza Cassa autonoma, il riferimento è normalmente la Gestione Separata INPS.
Sistemista e sviluppatore software usano lo stesso codice?
No. Lo sviluppatore software utilizza normalmente 62.10.00, mentre il sistemista operativo può rientrare nel 62.20.20.
Serve la Camera di Commercio?
Non automaticamente per il freelance che presta personalmente attività sistemistiche. La valutazione cambia quando nasce una struttura organizzata come impresa.
Raccontaci la tua situazione. Ti aiutiamo a capire come procedere e quale soluzione è più adatta alla tua attività.
