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Regime Forfettario
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CONSULENZE FORFETTARIO

Partita IVA: quando conviene mantenerla o chiuderla

Se hai una Partita IVA in regime forfettario ma lavori poco o non stai fatturando, non sei obbligato a chiuderla soltanto perché il fatturato è zero. La decisione dipende soprattutto dalla possibilità concreta di riprendere l'attività, dai costi previdenziali e amministrativi che continui a sostenere e dal tipo di attività esercitata.

Tenere aperta una Partita IVA inattiva può avere senso per un professionista che prevede di tornare a lavorare a breve e non sostiene costi fissi rilevanti. Può invece diventare poco conveniente quando l'attività è realmente cessata e continuano a maturare obblighi o contributi.

Quando conviene chiudere la Partita IVA

In generale può essere ragionevole valutare la chiusura quando non svolgi più realmente l'attività e non prevedi di riprenderla nel breve periodo.

  • non hai più clienti né incarichi in corso;
  • non prevedi nuovi compensi o ricavi;
  • l'attività è stata abbandonata definitivamente;
  • continui a sostenere contributi o altri costi collegati alla posizione aperta;
  • mantenere la Partita IVA non offre più un'utilità concreta.

Non esiste però una soglia minima di fatturato sotto la quale la Partita IVA debba essere obbligatoriamente chiusa.

Posso tenere aperta la Partita IVA senza fatturare?

Sì. Una Partita IVA può rimanere aperta anche in un periodo nel quale non vengono emesse fatture. Il semplice fatturato pari a zero non determina automaticamente la cessazione dell'attività.

Occorre però distinguere tra una temporanea assenza di lavoro e una vera cessazione dell'attività. Se hai soltanto una fase senza clienti ma intendi continuare a esercitare, mantenerla aperta può essere perfettamente coerente.

Su questo caso specifico trovi anche l'approfondimento dedicato a tenere aperta la Partita IVA senza fatturare.

Partita IVA aperta senza fatturato: quali costi rimangono?

Questo è uno degli aspetti più importanti nella decisione. I costi non sono uguali per tutti.

Professionista in Gestione Separata INPS

Per un libero professionista iscritto alla Gestione Separata la contribuzione è generalmente calcolata sul reddito prodotto. In assenza di reddito professionale non opera il meccanismo dei contributi fissi minimi previsto invece per altre gestioni.

Artigiano o commerciante

Per artigiani e commercianti la situazione è molto diversa: l'iscrizione previdenziale può comportare contributi minimi fissi anche quando il reddito è molto basso o nullo. In questi casi mantenere inutilmente aperta un'attività realmente cessata può avere un costo significativo.

Professionista con Cassa previdenziale

Avvocati, architetti, ingegneri, commercialisti e altri professionisti iscritti a una Cassa devono invece verificare le regole del proprio ente previdenziale, perché possono esistere contributi minimi o altri obblighi indipendenti dal fatturato.

Se non fatturo devo pagare le tasse?

Nel regime forfettario l'imposta sostitutiva viene calcolata sul reddito determinato a partire dai ricavi o compensi percepiti. Se non esistono ricavi o compensi e quindi non emerge reddito imponibile dall'attività, non nasce per questo motivo un'imposta sostitutiva sul fatturato inesistente.

Questo non significa però che spariscano automaticamente tutti gli altri obblighi. Occorre considerare la dichiarazione dei redditi, la posizione previdenziale e gli eventuali altri redditi personali.

Se non fatturo devo comunque fare la dichiarazione dei redditi?

La presenza di una Partita IVA può comportare comunque obblighi dichiarativi anche quando nell'anno non è stato prodotto reddito. La dichiarazione serve inoltre a rappresentare correttamente la posizione fiscale del contribuente e gli eventuali altri redditi posseduti.

Non è quindi corretto decidere di mantenere aperta la Partita IVA pensando che, in assenza di fatture, non esista più alcun adempimento.

Spese mediche e altre detrazioni nel regime forfettario

Il reddito del regime forfettario è assoggettato a un'imposta sostitutiva e non all'IRPEF ordinaria. Le normali detrazioni personali, come alcune spese sanitarie, non possono quindi ridurre direttamente l'imposta sostitutiva del forfettario.

Se però possiedi anche altri redditi assoggettati a IRPEF, la situazione cambia: gli oneri detraibili e deducibili possono essere utilizzati nei limiti e secondo le regole previste per quei redditi.

Come si chiude una Partita IVA

La procedura dipende dalla tipologia di attività.

  • Lavoratore autonomo o professionista: la cessazione ai fini IVA viene comunicata all'Agenzia delle Entrate tramite il modello previsto per imprese individuali e lavoratori autonomi.
  • Impresa individuale: quando l'attività è iscritta al Registro delle Imprese, gli adempimenti di cessazione coinvolgono anche il sistema camerale e normalmente vengono gestiti attraverso la procedura telematica prevista per l'impresa.

La comunicazione di cessazione deve essere effettuata entro 30 giorni dalla cessazione effettiva dell'attività. Non esiste una regola generale che imponga di attendere il 31 dicembre o di chiudere necessariamente entro quella data.

Quanto costa chiudere una Partita IVA?

Non esiste un costo unico valido per tutte le Partite IVA. La cessazione della posizione fiscale di un professionista e la chiusura di un'impresa individuale iscritta al Registro delle Imprese sono procedure differenti.

Per un'impresa possono inoltre esserci adempimenti camerali, previdenziali o amministrativi da chiudere insieme alla Partita IVA. L'eventuale costo del professionista che cura la pratica è separato dagli adempimenti richiesti dagli enti.

Conviene chiudere la Partita IVA a fine anno?

Il 31 dicembre non è una scadenza obbligatoria per chiudere la Partita IVA. La cessazione dovrebbe riflettere il momento in cui l'attività è realmente terminata.

È comunque utile valutare gli effetti della data di cessazione sugli adempimenti fiscali, previdenziali e amministrativi del periodo interessato. Chiudere formalmente un'attività che in realtà continua oppure mantenere aperta per molto tempo un'attività definitivamente cessata sono entrambe situazioni da evitare.

Quando invece conviene mantenerla aperta

Mantenere la Partita IVA può avere senso se l'attività non è realmente terminata e prevedi di tornare a fatturare in tempi ragionevoli, soprattutto quando la posizione non genera costi previdenziali fissi rilevanti.

Prima di decidere considera quindi insieme:

  • probabilità di riprendere a lavorare;
  • tipo di previdenza applicabile;
  • eventuali contributi minimi;
  • costi amministrativi ricorrenti;
  • obblighi dichiarativi;
  • necessità concreta di utilizzare ancora la Partita IVA.

In sintesi

SituazioneValutazione
Zero fatturato ma attività ancora in corsoLa Partita IVA può restare aperta
Attività definitivamente cessataValutare la chiusura
Professionista Gestione Separata senza redditoIn genere non ci sono contributi minimi fissi
Artigiano/commercianteVerificare contributi minimi anche con reddito nullo
Professionista con CassaVerificare le regole della propria Cassa
Cessazione attivitàComunicazione entro 30 giorni
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