Aprire la Partita IVA da fabbro nel 2026 significa prima di tutto capire quale lavorazione metallica rappresenta davvero il cuore dell’attività. Il fabbro che costruisce cancelli, porte, finestre, telai e manufatti in ferro battuto non va classificato nello stesso modo di chi realizza carpenteria strutturale, di chi esegue soprattutto riparazioni o di chi svolge soltanto posa. Con ATECO 2025 questa distinzione è ancora più importante.
Fabbro 2026: quadro rapido
- ATECO principale frequente: 25.12.10 per fabbricazione di porte, finestre, telai, imposte e cancelli in metallo.
- Coefficiente forfettario RF: 67% per 25.12.10.
- Carpenteria strutturale: 25.11.00, da usare quando l’attività principale è la fabbricazione di strutture metalliche.
- Altri manufatti metallici: 25.99.90 quando il prodotto concreto rientra nella categoria residuale.
- Previdenza: normalmente Gestione Artigiani INPS quando ricorrono i requisiti dell’impresa artigiana.
- Avvio: impresa individuale con ComUnica, Registro Imprese e adempimenti artigiani; SUAP/SCIA da verificare in base a laboratorio, lavorazioni e regole locali.
- INAIL e sicurezza: da valutare in base alle lavorazioni; se si opera fisicamente in cantieri temporanei o mobili può entrare in gioco la patente a crediti.
Codice ATECO fabbro: quando usare 25.12.10
Per un fabbro che fabbrica cancelli, porte, finestre, telai, imposte e manufatti analoghi in metallo, il riferimento principale è spesso ATECO 25.12.10. Le note ufficiali ATECO 2025 comprendono anche porte, finestre e cancelli in ferro battuto, pareti divisorie metalliche da fissare al pavimento e strutture removibili in metallo per spazi aggiuntivi.
È quindi un codice coerente con il fabbro artigiano che lavora ferro e altri metalli in officina per realizzare manufatti su misura e poi, eventualmente, li porta e li monta presso il cliente. Il codice non va però scelto solo perché nel linguaggio comune l’attività viene chiamata “fabbro”: conta ciò che viene realmente prodotto e venduto.
Cancellate, inferriate e ferro battuto
La produzione di cancelli è espressamente richiamata dal 25.12.10. Per inferriate, ringhiere, parapetti, recinzioni e lavorazioni artistiche in ferro occorre invece guardare al manufatto prevalente e al ciclo di produzione concreto. In alcuni casi il 25.12.10 resta il riferimento più vicino; in altri può essere più appropriato un codice di carpenteria o di fabbricazione di altri prodotti in metallo.
Questo è uno dei motivi per cui non è corretto copiare un unico codice ATECO da un altro fabbro: due officine con la stessa insegna possono avere produzioni prevalenti diverse.
Carpenteria metallica: quando entra il 25.11.00
Se l’attività consiste soprattutto nella costruzione di telai, travi, strutture per edifici, ponteggi, casseforme, strutture industriali, prefabbricati metallici o altri elementi strutturali, va verificato ATECO 25.11.00. Il motore fiscale RF associa anche a questo codice un coefficiente di redditività del 67%.
La distinzione pratica è semplice: il 25.12.10 ruota attorno soprattutto a porte, finestre, cancelli e relativi telai; il 25.11.00 riguarda invece strutture metalliche e parti strutturali. Un fabbro che svolge entrambe le attività può avere bisogno di un codice prevalente e di uno secondario.
Altri manufatti in metallo: 25.99.90
Per prodotti metallici che non trovano una classificazione più specifica può essere rilevante ATECO 25.99.90. Anche qui RF associa il 67%. È però un codice residuale: non dovrebbe sostituire un codice più preciso quando ATECO 2025 individua chiaramente il manufatto realizzato.
Riparazioni, porte blindate e casseforti
Il fabbro può anche lavorare quasi esclusivamente su riparazioni. ATECO 2025 distingue, per esempio, 33.11.04 per riparazione e manutenzione di casseforti, cassette di sicurezza e porte metalliche blindate; RF associa a questo codice il coefficiente del 67%.
Per serrature, dispositivi di chiusura e pronto intervento non conviene invece attribuire automaticamente un codice “da fabbro”. La classificazione cambia in base al servizio concreto e ATECO 2025 contiene rinvii specifici anche per attività connesse alla vigilanza e ai sistemi di sicurezza. Prima di aprire o variare la Partita IVA va quindi descritta con precisione l’attività prevalente.
Duplicazione chiavi: non è automaticamente attività da fabbro
La duplicazione di chiavi è un altro intento distinto. Se rappresenta una parte significativa dell’attività, va verificata separatamente e non va inglobata per forza nel codice di fabbricazione di cancelli o carpenteria. RF tratta questa lavorazione anche nella guida dedicata all’arrotino.
Fabbro e serramentista: perché non sono la stessa guida
Il confine con il serramentista è importante per evitare errori e cannibalizzazioni. La guida RF sulla Partita IVA serramentista è centrata su infissi e posa. Questa guida, invece, riguarda il fabbro come artigiano del metallo: cancelli, inferriate, ringhiere, ferro battuto, saldatura, carpenteria e manufatti su misura.
Se l’impresa compra infissi già finiti e svolge prevalentemente posa, il quadro può essere diverso da quello del laboratorio che li fabbrica. Per la posa di porte non blindate e finestre ATECO 2025 prevede, quando corrisponde al lavoro effettivamente svolto, il codice 43.32.02, al quale RF associa il coefficiente dell’86%.
Regime forfettario fabbro: coefficiente 67%
Per ATECO 25.12.10 il motore fiscale RF applica un coefficiente di redditività del 67%. Significa che, nel regime forfettario, il reddito fiscale lordo non coincide con gli incassi: viene determinato applicando il 67% ai ricavi percepiti, prima della deduzione dei contributi previdenziali obbligatori ammessi.
Il restante 33% rappresenta la quota forfettaria con cui il sistema considera i costi dell’attività. Non si tratta di una deduzione analitica delle spese effettive: acciaio, ferro, vernici, gas tecnici, utensili, energia, furgone, affitto e macchinari non vengono sottratti uno per uno.
Esempio con 40.000 euro di ricavi
Con 40.000 euro di ricavi incassati e coefficiente del 67%, il reddito forfettario lordo è pari a 26.800 euro. Da questo importo si sottraggono, secondo le regole del regime, i contributi previdenziali obbligatori deducibili; sul risultato si applica poi l’imposta sostitutiva del 15% oppure del 5% quando ricorrono tutti i requisiti per la nuova attività.
L’esempio serve a capire la logica, non sostituisce il calcolo della posizione individuale: contributi, eventuali altre attività, cause ostative e requisiti del 5% vanno verificati sul caso concreto.
Quando il forfettario può essere poco conveniente per un fabbro
Un laboratorio di carpenteria può avere costi molto elevati per materie prime, energia, saldatrici, presse, piegatrici, utensili, DPI, manutenzioni e veicoli. Con coefficiente 67%, il sistema presume costi pari al 33% dei ricavi. Se i costi reali e l’IVA sugli acquisti pesano stabilmente molto di più, il vantaggio del forfettario può ridursi rispetto a un regime che consente la deduzione analitica dei costi e la detrazione dell’IVA.
Per questo, prima di scegliere il regime, è utile costruire un conto economico realistico: ricavi attesi, percentuale di materiale sul prezzo, lavorazioni esterne, personale, investimenti e margine medio per commessa.
INPS fabbro: Gestione Artigiani
Il fabbro che esercita personalmente e abitualmente un’attività artigiana, con lavoro proprio anche manuale e prevalente, rientra normalmente nella Gestione Artigiani INPS, se sono soddisfatti i requisiti previsti per l’impresa artigiana.
Per il 2026 l’aliquota pensionistica degli artigiani è del 24%; esiste inoltre una contribuzione sul minimale di reddito e una contribuzione sulla quota eccedente. L’inquadramento previdenziale non deriva però dal solo codice ATECO: forma dell’impresa, ruolo del titolare e modalità effettive di lavoro restano determinanti.
Riduzione contributiva del 35% nel forfettario
Gli iscritti alla Gestione Artigiani che adottano il regime forfettario possono verificare l’accesso al regime previdenziale agevolato con riduzione del 35% dei contributi, secondo le regole INPS applicabili. Non è una riduzione automatica collegata al codice ATECO: va richiesta e valutata considerando anche gli effetti sulla contribuzione accreditata.
ComUnica, Camera di Commercio e impresa artigiana
Un fabbro organizzato come ditta individuale non apre soltanto un numero di Partita IVA. L’avvio passa normalmente dalla Comunicazione Unica, che coordina gli adempimenti verso Registro Imprese e gli enti coinvolti. Va poi verificato l’inquadramento come impresa artigiana e l’eventuale pratica SUAP prevista per il laboratorio e per le specifiche lavorazioni.
Locali, macchinari, emissioni, rumore, deposito di materiali o uso di prodotti particolari possono generare ulteriori adempimenti. Non esiste quindi una SCIA “identica per ogni fabbro”: il Comune e la configurazione effettiva dell’officina fanno la differenza.
INAIL e sicurezza nel laboratorio
Taglio, molatura, saldatura, movimentazione di pezzi, uso di macchine e lavorazioni a caldo espongono a rischi che rendono centrale la sicurezza. La posizione INAIL e gli obblighi collegati devono essere verificati in base alla forma dell’impresa, ai soggetti che lavorano e alle lavorazioni svolte.
Nel preventivo delle commesse vanno quindi considerati anche DPI, aspirazione dei fumi, manutenzione delle attrezzature, formazione e organizzazione della sicurezza: sono costi economici reali anche quando fiscalmente il forfettario li assorbe nel coefficiente.
Fabbro che lavora in cantiere: patente a crediti
Se il fabbro entra fisicamente in cantieri temporanei o mobili per montare strutture, cancelli, parapetti o altri manufatti, va verificato anche l’obbligo della patente a crediti previsto dall’articolo 27 del D.Lgs. 81/2008. L’obbligo riguarda imprese e lavoratori autonomi che operano nei cantieri, con le esclusioni previste dalla norma, ad esempio per mere forniture.
Non basta quindi dire “sono un fabbro” per stabilire se la patente serva: conta se l’impresa opera effettivamente nel cantiere oppure consegna soltanto il manufatto.
Come fare un preventivo da fabbro
Per capire se una commessa è redditizia conviene separare almeno cinque voci: materiale, ore di lavorazione in officina, trattamenti e lavorazioni esterne, trasporto/montaggio e margine per rischio e imprevisti. Nei lavori su misura va considerato anche il tempo di rilievo, progettazione esecutiva, approvvigionamento e finitura.
Nel forfettario questo controllo è ancora più importante perché il fisco non guarda il costo reale della singola commessa: applica il coefficiente ai ricavi. Un lavoro con molto materiale e poco margine può quindi produrre un risultato fiscale diverso dalla redditività economica effettiva.
Fabbro con dipendenti o collaboratori
Il forfettario non vieta di avere personale, ma prevede un limite alle spese per lavoro dipendente, collaborazioni e fattispecie assimilate ai fini dell’accesso e della permanenza nel regime. Per un laboratorio che cresce rapidamente è quindi opportuno simulare in anticipo l’impatto di assunzioni e collaborazioni, oltre ai costi previdenziali e assicurativi.
Come aprire la Partita IVA da fabbro
- Definire con precisione quali manufatti e servizi rappresentano l’attività prevalente.
- Scegliere il codice ATECO principale e gli eventuali codici secondari.
- Verificare i requisiti del regime forfettario.
- Aprire l’impresa tramite ComUnica e completare gli adempimenti camerali e artigiani.
- Verificare SUAP, locali, sicurezza, INAIL e altri obblighi collegati al laboratorio.
- Definire correttamente l’inquadramento INPS.
- Se si opera in cantiere, verificare patente a crediti e adempimenti di sicurezza.
- Impostare fatturazione elettronica, preventivi e controllo dei margini.
Errori da evitare
- Usare 25.12.10 solo perché “sembra il codice del fabbro”, senza controllare cosa si produce davvero.
- Confondere fabbricazione di cancelli con carpenteria strutturale.
- Confondere fabbro e serramentista quando l’attività prevalente è solo posa di infissi acquistati.
- Inserire pronto intervento serrature, casseforti e duplicazione chiavi nello stesso codice senza verifica.
- Valutare il forfettario solo dall’aliquota del 5% o 15%, ignorando il peso di ferro, acciaio e investimenti.
- Dimenticare INAIL, sicurezza e patente a crediti quando si opera in cantiere.
Fonti ufficiali
- ISTAT – ATECO 2025, struttura e note esplicative
- INPS – Circolare 14/2026, contribuzione Artigiani e Commercianti
- INPS – Aliquote e contributi artigiani
- Ispettorato Nazionale del Lavoro – D.Lgs. 81/2008 aggiornato gennaio 2026
Domande frequenti
Per il fabbro che fabbrica porte, finestre, telai, imposte e cancelli in metallo il riferimento frequente è 25.12.10. Se l’attività prevalente è carpenteria strutturale può essere più appropriato 25.11.00; per altri manufatti o riparazioni vanno verificati codici specifici.
Per i codici 25.12.10, 25.11.00 e 25.99.90 il motore fiscale RF associa un coefficiente del 67%. Il codice corretto deve però essere scelto in base all’attività realmente svolta.
Se è inquadrato nella Gestione Artigiani INPS, la contribuzione comprende una quota calcolata sul minimale e una quota sul reddito eccedente. Nel 2026 l’aliquota pensionistica degli artigiani è del 24%.
Sì, se rispetta tutti i requisiti e non ricade nelle cause di esclusione. La convenienza va però confrontata con i costi reali del laboratorio, perché nel forfettario le spese non sono dedotte analiticamente.
Può essere necessaria se l’impresa o il lavoratore autonomo opera fisicamente in cantieri temporanei o mobili. Le mere forniture sono escluse; la situazione va verificata in base a come viene svolta la commessa.
Per approfondire le regole comuni puoi consultare la guida su come aprire la Partita IVA nel regime forfettario e tornare all’hub Professioni e attività.
Raccontaci la tua situazione. Ti aiutiamo a capire come procedere e quale soluzione è più adatta alla tua attività.
