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Regime Forfettario

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Partita IVA bar: come aprire, requisiti, ATECO, costi e INPS

Aprire un bar con Partita IVA significa avviare una vera attività d’impresa. Non basta scegliere il codice ATECO: prima dell’apertura vanno coordinati requisiti professionali, locale, SCIA al SUAP, adempimenti sanitari, Registro delle Imprese, INPS, regime fiscale e gestione dei corrispettivi. Nel 2026 il codice ATECO tipico del bar e della caffetteria è 56.30.01.

Partita IVA bar: dati principali

  • Codice ATECO tipico: 56.30.01 – Attività di somministrazione di bevande in bar e caffetterie.
  • Coefficiente di redditività nel forfettario: 40%.
  • Inquadramento: impresa commerciale.
  • Camera di Commercio: iscrizione al Registro delle Imprese.
  • Previdenza: Gestione INPS Commercianti.
  • Avvio locale: SCIA tramite SUAP e adempimenti sanitari previsti.
  • Requisiti professionali: quelli previsti dall’articolo 71 del D.Lgs. 59/2010 per la somministrazione di alimenti e bevande.

Cosa serve per aprire un bar nel 2026

L’apertura di un bar coinvolge più amministrazioni. La guida aggiornata di Cliclavoro indica tra i passaggi centrali l’iscrizione al Registro delle Imprese, l’iscrizione all’INPS e la presentazione della SCIA allo sportello SUAP del Comune competente. A questi si aggiungono gli adempimenti igienico-sanitari, la formazione richiesta e le verifiche sul locale.

La sequenza pratica è quindi: definire il progetto e il locale, verificare i requisiti personali e professionali, scegliere il corretto ATECO, aprire la Partita IVA e l’impresa, presentare le pratiche al SUAP e completare gli adempimenti sanitari e previdenziali prima dell’avvio effettivo.

Requisiti professionali: il corso SAB non è l’unica possibilità

Per la somministrazione di alimenti e bevande occorre possedere uno dei requisiti professionali previsti dall’articolo 71 del D.Lgs. 59/2010. Il corso professionale comunemente chiamato SAB è una delle modalità, ma non l’unica.

  • frequenza con esito positivo di un corso professionale riconosciuto dalla Regione o Provincia autonoma;
  • almeno due anni, anche non continuativi, nel quinquennio precedente di esperienza qualificata nel settore alimentare o della somministrazione, nelle forme previste dalla norma;
  • possesso di un diploma o titolo di studio idoneo nel cui percorso siano presenti materie attinenti al commercio, alla preparazione o alla somministrazione degli alimenti.

In un’impresa individuale il requisito deve essere posseduto dal titolare oppure dall’eventuale preposto. Prima di iscriversi a un corso è quindi utile verificare se esperienza o titolo di studio già posseduti soddisfano la norma.

Requisiti morali

Lo stesso articolo 71 disciplina i requisiti morali per l’esercizio delle attività commerciali e di somministrazione. La verifica riguarda determinate condanne e situazioni incompatibili previste dalla legge. In presenza di società i requisiti devono essere controllati sui soggetti individuati dalla normativa; nell’impresa individuale riguardano il titolare e l’eventuale preposto.

HACCP e formazione alimentare

Chi manipola o somministra alimenti e bevande deve rispettare la normativa igienico-sanitaria e le regole di autocontrollo alimentare. Formazione, modalità e aggiornamenti possono essere disciplinati anche a livello regionale. Per questo l’adempimento HACCP va verificato in base alla Regione, al ruolo ricoperto e alle mansioni svolte nel locale.

Non va confuso il requisito professionale per esercitare la somministrazione con la formazione igienico-sanitaria: sono verifiche diverse e possono essere entrambe necessarie.

Locale: cosa controllare prima di firmare il contratto

Uno degli errori più costosi è prendere in affitto o acquistare un locale prima di verificarne l’idoneità. Destinazione d’uso, conformità edilizia e impiantistica, requisiti igienico-sanitari, accessibilità, servizi, eventuale canna fumaria, impatto acustico, dehors e vincoli comunali devono essere controllati sul caso concreto.

Regioni e Comuni possono inoltre dettare criteri urbanistico-commerciali, orari, regole per occupazione di suolo pubblico e ulteriori condizioni locali. Se il progetto prevede musica, eventi, cucina o particolari impianti, le verifiche aumentano.

SCIA al SUAP e adempimenti sanitari

Per avviare la somministrazione si presenta normalmente la SCIA al SUAP del Comune competente, utilizzando la procedura telematica prevista. Alla pratica amministrativa si affianca la notifica sanitaria e la documentazione richiesta per il locale e l’attività.

Non esiste un unico elenco identico per ogni Comune: prima dell’avvio vanno quindi consultati il portale SUAP territorialmente competente e le indicazioni sanitarie della Regione o ASL di riferimento.

Come aprire la Partita IVA per un bar

Il bar gestito da una persona fisica viene normalmente avviato come ditta individuale, salvo che il progetto richieda una diversa forma societaria. L’apertura viene coordinata con Registro delle Imprese, INPS e altri enti attraverso gli strumenti telematici previsti per le imprese.

  • scelta della forma giuridica;
  • apertura della Partita IVA;
  • iscrizione al Registro delle Imprese;
  • iscrizione INPS Commercianti;
  • eventuale posizione INAIL quando richiesta;
  • PEC e firma digitale per gli adempimenti d’impresa;
  • SCIA e pratiche SUAP;
  • adempimenti sanitari e formazione.

Per il quadro fiscale generale puoi consultare la guida su come aprire la Partita IVA in regime forfettario.

Codice ATECO bar: 56.30.01

Con ATECO 2025 il codice tipico per un bar o una caffetteria che svolge prevalentemente somministrazione di bevande è 56.30.01 – Attività di somministrazione di bevande in bar e caffetterie.

Il codice cambia quando il modello di attività cambia. Un locale con vera cucina attrezzata e ristorazione con servizio al tavolo può dover verificare il 56.11.11; altre forme di somministrazione possono ricadere in codici diversi. Le differenze sono approfondite nella guida al codice ATECO del bar.

Il bar può aderire al regime forfettario?

Sì, l’attività di bar non è esclusa in automatico dal regime forfettario. L’impresa deve però rispettare i requisiti generali e non ricadere in una causa ostativa. Il limite ordinario di ricavi è 85.000 €; se i ricavi superano 100.000 €, l’uscita dal regime produce effetti immediati secondo la disciplina vigente.

Vanno controllati anche spese per personale, partecipazioni societarie e gli altri requisiti applicabili. La verifica completa è nella guida ai requisiti e alle cause di esclusione dal regime forfettario.

Coefficiente di redditività del bar: 40%

Per le attività di alloggio e ristorazione comprese nel relativo gruppo del forfettario il coefficiente di redditività è 40%. Con 50.000 euro di ricavi, il reddito forfettario prima della deduzione dei contributi previdenziali è quindi 20.000 euro.

Il restante 60% rappresenta la quota di costi riconosciuta forfettariamente. Le spese reali del locale non vengono dedotte una per una.

Imposta sostitutiva al 5% o al 15%

Sul reddito forfettario, dopo la deduzione dei contributi previdenziali obbligatori ammessi, si applica l’imposta sostitutiva del 15%. L’aliquota ridotta del 5% può spettare per il periodo agevolato solo quando sono rispettate tutte le condizioni richieste per una nuova attività.

Non basta quindi aprire un nuovo bar per ottenere automaticamente il 5%. Le condizioni sono spiegate nella guida sull’imposta sostitutiva al 5% o al 15%.

Contributi INPS Commercianti 2026

Il titolare di un bar individuale è normalmente iscritto alla Gestione INPS Commercianti. La circolare INPS n. 14/2026 fissa per il 2026 un reddito minimale di 18.808 euro.

Dato INPS 2026Commercianti
Reddito minimale18.808 €
Contributo minimo annuo titolare/coadiuvante4.611,64 €
Aliquota fino a 56.224 €24,48%
Aliquota sulla quota oltre 56.224 €25,48%

Il contributo sul minimale è dovuto anche quando il reddito d’impresa è molto basso. Sulla parte di reddito che supera il minimale si aggiunge la contribuzione percentuale. Per il quadro completo puoi consultare la guida ai contributi INPS di artigiani e commercianti.

Riduzione INPS del 35%

Chi applica il regime forfettario ed è iscritto alla Gestione Commercianti può richiedere, quando ne ricorrono le condizioni, il regime contributivo agevolato con riduzione del 35%. L’agevolazione non è automatica e incide sulla contribuzione utile ai fini previdenziali.

Quanto costa aprire un bar

Non esiste un costo unico valido per ogni bar. Prima dell’apertura occorre costruire un budget separando almeno quattro gruppi di spesa.

  • locale: cauzione, canone o acquisto, lavori di adeguamento, impianti, arredi e insegna;
  • attrezzature: banco, frigoriferi, lavastoviglie, macchina da caffè, sistemi di conservazione e altre dotazioni;
  • avvio amministrativo: pratiche, diritti camerali, consulenze, corsi e adempimenti richiesti;
  • capitale circolante: prime forniture, utenze, assicurazioni, personale, marketing e liquidità per i primi mesi.

Il business plan serve a stimare questi costi prima di assumere impegni. Un locale già idoneo e attrezzato ha un fabbisogno molto diverso da uno spazio da ristrutturare completamente.

Forfettario o ordinario per un bar?

Il coefficiente del 40% riconosce forfettariamente costi pari al 60% dei ricavi. Questo può rendere il forfettario interessante, ma il confronto deve essere fatto sui numeri reali. Affitto, personale, materie prime, energia, manutenzione, attrezzature e commissioni possono incidere molto.

Nel forfettario non si deducono analiticamente questi costi e non si detrae l’IVA sugli acquisti. Un bar con investimenti iniziali elevati o molti costi soggetti a IVA dovrebbe quindi confrontare il risultato con il regime ordinario prima di scegliere.

Esempio con 50.000 euro di ricavi

Con 50.000 euro di ricavi e coefficiente del 40%, il reddito forfettario è pari a 20.000 euro. Da questo reddito si deducono i contributi previdenziali obbligatori versati secondo le regole applicabili; sulla base residua si calcola l’imposta sostitutiva del 5% o del 15%.

Per simulazioni con altri ricavi puoi usare il nostro calcolatore delle tasse nel regime forfettario.

Corrispettivi, fatture e pagamenti

Il bar effettua normalmente operazioni verso consumatori finali e deve gestire correttamente la memorizzazione e trasmissione telematica dei corrispettivi secondo la disciplina vigente. Quando viene emessa una fattura, anche il contribuente forfettario utilizza la fatturazione elettronica tramite Sistema di Interscambio.

Il regime forfettario non elimina gli obblighi propri dell’esercizio commerciale. Per le regole generali sulla fattura puoi consultare la guida alla fatturazione elettronica nel regime forfettario.

Bar con dipendenti

Se il bar assume personale entrano in gioco gli adempimenti del datore di lavoro: assunzioni, sicurezza sul lavoro, formazione, assicurazione INAIL, gestione paghe e contributi. Il DVR e gli obblighi antincendio o di formazione vanno verificati in base alla struttura, ai lavoratori presenti e al livello di rischio applicabile.

Checklist prima dell’apertura

  • Preparare un business plan realistico.
  • Verificare il locale prima di firmare un contratto definitivo.
  • Controllare requisiti morali e professionali ex art. 71.
  • Verificare SAB, HACCP e formazione richiesta nel territorio.
  • Scegliere il codice ATECO sulla base dell’attività effettiva.
  • Aprire Partita IVA e impresa.
  • Iscriversi a Registro Imprese e INPS.
  • Presentare SCIA e adempimenti sanitari al SUAP.
  • Impostare corrispettivi telematici e fatturazione.
  • Verificare sicurezza e obblighi del personale se presenti.

Errori da evitare

  • Firmare l’affitto prima di verificare l’idoneità del locale.
  • Pensare che il corso SAB sia sempre obbligatorio anche quando si possiede un requisito alternativo previsto dalla legge.
  • Scegliere 56.30.01 solo perché il locale viene chiamato “bar”, senza verificare cucina e attività effettiva.
  • Confondere apertura della Partita IVA con autorizzazione a iniziare la somministrazione.
  • Dimenticare i contributi minimi INPS Commercianti.
  • Valutare il forfettario guardando soltanto l’aliquota fiscale e non investimenti, costi reali e IVA.

Domande frequenti

Qual è il codice ATECO di un bar nel 2026?

Per un bar o una caffetteria dedicati prevalentemente alla somministrazione di bevande il riferimento ATECO 2025 è 56.30.01. Se il locale svolge vera ristorazione con cucina attrezzata va verificato un codice differente.

Il corso SAB è sempre obbligatorio per aprire un bar?

No. L’articolo 71 del D.Lgs. 59/2010 prevede requisiti professionali alternativi: corso riconosciuto, esperienza qualificata nel settore oppure determinati titoli di studio con materie attinenti.

Un bar può aderire al regime forfettario?

Sì, se l’impresa rispetta i requisiti generali del regime e non ricade in una causa di esclusione. Per il settore il coefficiente di redditività è del 40%.

Quanto paga di INPS il titolare di un bar?

Nel 2026 la Gestione Commercianti prevede un minimale di reddito di 18.808 euro e un contributo minimo annuo di 4.611,64 euro per titolari e coadiuvanti, oltre alla contribuzione percentuale sull’eventuale reddito eccedente.

Basta aprire la Partita IVA per iniziare a servire clienti?

No. La Partita IVA è solo uno degli adempimenti: servono anche le pratiche d’impresa, la SCIA al SUAP e gli adempimenti sanitari e locali applicabili.

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