
Nel 2026 la fattura nel regime forfettario è, come regola generale, elettronica e deve essere trasmessa tramite Sistema di Interscambio (SdI). Dal 1° gennaio 2024 è terminato l’esonero collegato alla soglia di 25.000 euro: il forfettario che emette una normale fattura per beni o servizi deve quindi utilizzare la fatturazione elettronica, salvo le specifiche eccezioni previste dalla legge.
La fattura del forfettario si distingue soprattutto perché non espone l’IVA, utilizza il regime fiscale RF19, indica normalmente la natura operazione N2.2 e, per i professionisti, non applica la ritenuta d’acconto sui compensi soggetti all’imposta sostitutiva. In questa guida vediamo come compilarla con un esempio pratico aggiornato.
Per il quadro generale su requisiti, limiti, imposta e contributi consulta la guida completa al regime forfettario 2026. Per obbligo, tempi di trasmissione, SdI ed errori tecnici consulta invece la guida specifica sulla fatturazione elettronica dei forfettari.
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Indice dei contenuti
Come fare una fattura nel regime forfettario nel 2026
La fattura deve contenere i dati ordinariamente richiesti per identificare operazione, fornitore e cliente. Nel software di fatturazione elettronica dovrai quindi inserire almeno:
- numero progressivo e data della fattura;
- nome, cognome o denominazione, indirizzo, Partita IVA e dati fiscali del fornitore;
- dati del cliente, compresi codice fiscale o Partita IVA quando richiesti;
- descrizione del bene ceduto o del servizio prestato;
- importo del corrispettivo;
- regime fiscale RF19 – Forfettario;
- natura dell’operazione N2.2 – Operazioni non soggette, altri casi, per le operazioni interne del forfettario non assoggettate a IVA;
- eventuale bollo virtuale da 2 euro quando ne ricorrono i presupposti;
- eventuale rivalsa previdenziale o contributo integrativo previsto dalla propria gestione o Cassa.
Il fatto che il forfettario non addebiti IVA non significa che la fattura sia senza regole: il documento deve essere correttamente compilato e, nei casi ordinari, trasmesso allo SdI. La corretta classificazione fiscale nel file XML è importante tanto quanto la dicitura leggibile nella copia di cortesia.
Dicitura regime forfettario: cosa scrivere in fattura
Una formula chiara e normalmente utilizzata è:
“Operazione effettuata ai sensi dell’art. 1, commi da 54 a 89, della Legge 23 dicembre 2014 n. 190 – Regime forfettario.”
Per i professionisti può essere aggiunta anche la precisazione relativa alla ritenuta:
“Compenso non assoggettato a ritenuta d’acconto ai sensi dell’art. 1, comma 67, della Legge n. 190/2014.”
Il comma 67 stabilisce infatti che i ricavi e compensi relativi al reddito soggetto al regime forfettario non sono assoggettati a ritenuta d’acconto da parte del sostituto d’imposta.
RF19 e N2.2: cosa significano
| Campo | Codice | A cosa serve |
|---|---|---|
| Regime fiscale | RF19 | Identifica il cedente o prestatore come contribuente in regime forfettario. |
| Natura operazione | N2.2 | Indica l’operazione non soggetta a IVA per gli altri casi previsti dal tracciato. |
Non bisogna quindi inserire un’aliquota IVA ordinaria del 22% per poi azzerarla: la fattura del forfettario deve rappresentare correttamente la natura dell’operazione.
Esempio di fattura forfettaria da 1.000 euro
Prendiamo un libero professionista in regime forfettario che fattura una consulenza di 1.000 euro e non applica rivalsa INPS.
| Voce | Importo o indicazione |
|---|---|
| Compenso professionale | 1.000,00 € |
| IVA | Non applicata |
| Ritenuta d’acconto | Non applicata |
| Regime fiscale | RF19 |
| Natura | N2.2 |
| Bollo | 2,00 € se dovuto |
Nel documento vanno poi riportati descrizione della prestazione, dati delle parti e diciture fiscali. Se il bollo viene posto a carico del prestatore, il cliente paga 1.000 euro; se viene contrattualmente riaddebitato al cliente, il totale da corrispondere può diventare 1.002 euro.
Esempio con rivalsa INPS del 4%
Il professionista iscritto alla Gestione Separata può applicare facoltativamente la rivalsa previdenziale del 4%. Con compenso di 1.000 euro:
| Voce | Importo |
|---|---|
| Compenso | 1.000,00 € |
| Rivalsa INPS 4% | 40,00 € |
| Totale prima dell’eventuale bollo | 1.040,00 € |
La rivalsa del 4% non sostituisce i contributi dovuti alla Gestione Separata e non è obbligatoria: è una maggiorazione che il professionista può addebitare al cliente. Per aliquote e calcolo previdenziale consulta la guida sulla Gestione Separata INPS nel regime forfettario.
Bollo da 2 euro: quando si applica
Le fatture senza IVA di importo superiore a 77,47 euro sono normalmente soggette all’imposta di bollo da 2 euro, salvo specifiche esclusioni. Nella fattura elettronica non si applica una marca fisica: si valorizza il campo relativo al bollo virtuale.
L’Agenzia delle Entrate elabora trimestralmente le fatture transitate dallo SdI e mette a disposizione, nel portale Fatture e Corrispettivi, gli elenchi utili a verificare il bollo dovuto. Il pagamento può essere gestito attraverso i servizi dell’Agenzia o con le modalità previste per l’imposta di bollo sulle fatture elettroniche.
La vecchia procedura basata sull’autorizzazione preventiva per il bollo virtuale delle fatture cartacee non descrive più la gestione ordinaria della fattura elettronica del forfettario.
Professionista con Cassa: la fattura può cambiare
Avvocati, commercialisti, ingegneri, architetti, psicologi, medici e altri professionisti iscritti a una Cassa previdenziale possono avere regole proprie sul contributo integrativo o su altre voci da esporre. Non bisogna applicare automaticamente la rivalsa INPS del 4% prevista per i professionisti iscritti alla Gestione Separata.
Per questo il fac simile deve essere adattato alla professione. Sul sito trovi, ad esempio, l’esempio di fattura per agente di commercio forfettario e l’esempio di fattura per psicologo in regime forfettario.
Artigiani e commercianti: niente rivalsa INPS del 4%
Artigiani e commercianti iscritti alle rispettive Gestioni INPS non utilizzano la rivalsa del 4% della Gestione Separata. La fattura deve quindi riportare il corrispettivo dell’operazione, le indicazioni del regime forfettario e l’eventuale bollo, mentre i contributi previdenziali vengono gestiti separatamente secondo le regole della gestione di appartenenza.
Fattura elettronica obbligatoria: l’eccezione sanitaria
Dal 1° gennaio 2024 la fatturazione elettronica tramite SdI è diventata la regola anche per i contribuenti forfettari che in precedenza erano rimasti sotto la soglia di 25.000 euro.
Esiste però un’importante eccezione: per le prestazioni sanitarie rese a persone fisiche il divieto di emissione della fattura elettronica tramite SdI è diventato permanente con il decreto legislativo n. 81/2025. In questi casi il professionista sanitario deve seguire le regole specifiche previste per le prestazioni sanitarie e, quando tenuto, gli obblighi verso il Sistema Tessera Sanitaria.
Per tutte le altre casistiche, comprese fatture a imprese, professionisti, Pubbliche Amministrazioni ed eventuali operazioni estere, occorre verificare le regole tecniche specifiche nella guida sulla fatturazione elettronica in regime forfettario.
Errori frequenti nella fattura del forfettario
- applicare IVA ordinaria su una normale operazione interna che rientra nel regime forfettario;
- dimenticare RF19 o utilizzare una natura IVA errata;
- applicare la ritenuta d’acconto come in regime ordinario;
- dimenticare il bollo quando ricorrono i presupposti;
- utilizzare la rivalsa INPS del 4% anche quando si è iscritti a una Cassa o a una gestione diversa;
- continuare a emettere fatture cartacee richiamando il vecchio esonero sotto 25.000 euro;
- confondere il fac simile della fattura con il calcolo delle imposte da pagare sul reddito annuale.
Se vuoi capire quante tasse e contributi attribuire indicativamente a un singolo incasso, consulta la guida su quanto si paga di tasse su una fattura nel regime forfettario.
Domande frequenti
Il forfettario deve fare fattura elettronica nel 2026?
Sì, come regola generale dal 1° gennaio 2024 i contribuenti forfettari emettono fattura elettronica tramite SdI. Restano specifiche eccezioni, tra cui le prestazioni sanitarie rese a persone fisiche, per le quali il divieto via SdI è diventato permanente.
Quale codice regime fiscale usa il forfettario?
Nel file XML della fattura elettronica il regime fiscale del contribuente forfettario è indicato con il codice RF19.
Quale natura IVA si usa nel regime forfettario?
Per le normali operazioni interne non soggette a IVA del forfettario viene normalmente utilizzato il codice natura N2.2. La corretta natura va comunque verificata quando l’operazione ha caratteristiche particolari.
Quando si mette il bollo da 2 euro?
In via generale il bollo è dovuto sulle fatture senza IVA di importo superiore a 77,47 euro, salvo specifiche esclusioni. Nella fattura elettronica si indica il bollo virtuale.
Il professionista forfettario applica la ritenuta d’acconto?
No, sui ricavi e compensi soggetti al regime forfettario non si applica la ritenuta d’acconto prevista per il professionista in regime ordinario, secondo l’articolo 1, comma 67, della Legge 190/2014.
Fonti ufficiali
- Legge 190/2014 – regime forfettario.
- Agenzia delle Entrate – fatturazione elettronica.
- Agenzia delle Entrate – imposta di bollo sulle fatture elettroniche.
- D.Lgs. 81/2025 – prestazioni sanitarie verso consumatori finali.
In sintesi
Nel 2026 la fattura del forfettario è normalmente elettronica: RF19, N2.2, niente IVA, niente ritenuta d’acconto sui compensi forfettari e bollo da 2 euro quando dovuto. Rivalsa INPS e contributi di Cassa vanno invece gestiti in base alla posizione previdenziale del contribuente. Un fac simile corretto deve quindi partire dal tipo di attività e non da un modello cartaceo generico degli anni precedenti.
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