Aggiungere il dropshipping a una Partita IVA già aperta: come fare
Aggiungere il dropshipping a una Partita IVA già aperta è possibile e, nella maggior parte dei casi, non richiede l’apertura di una seconda Partita IVA. Devi invece aggiungere o aggiornare l’attività svolta, scegliere il codice ATECO corretto in base a ciò che vendi e al ruolo che hai nella transazione, quindi verificare Registro Imprese, SCIA e inquadramento INPS.
Il punto decisivo è che il dropshipping descrive il modo in cui la merce viene spedita, non la natura fiscale dell’attività. Puoi essere il vero venditore oppure un semplice intermediario: prima di modificare la Partita IVA bisogna chiarire questa differenza.
Come aggiungere il dropshipping a una Partita IVA già aperta
Se sei già titolare di Partita IVA come professionista, consulente, web designer, sviluppatore o per un’altra attività, puoi aggiungere il dropshipping alla stessa posizione. Non devi normalmente aprire un secondo numero di Partita IVA: si effettua una variazione dell’attività e, se necessario, si aggiungono uno o più codici ATECO.
La variazione può però avere conseguenze più ampie del semplice aggiornamento del codice. Se passi da un’attività esclusivamente professionale a una situazione in cui svolgi anche commercio, possono diventare necessari l’iscrizione al Registro Imprese, gli adempimenti tramite ComUnica, la SCIA al SUAP e una nuova verifica previdenziale.
Per il funzionamento generale delle attività multiple puoi approfondire la guida su quanti codici ATECO si possono aggiungere alla Partita IVA.
Prima verifica: nel dropshipping sei venditore o intermediario?
Prima di scegliere l’ATECO devi capire chi vende davvero al cliente finale. Il fatto che il prodotto non passi fisicamente dal tuo magazzino non significa automaticamente che tu sia un intermediario.
- Sei venditore se il cliente compra da te, tu incassi il prezzo, stabilisci le condizioni di vendita e il fornitore si limita a spedire direttamente la merce.
- Sei intermediario se metti in contatto venditore e acquirente, non assumi la proprietà del bene e ricevi un compenso o una commissione per facilitare la transazione.
Questa distinzione cambia sia la classificazione ATECO sia gli obblighi amministrativi. Nel primo caso stai svolgendo un’attività commerciale vera e propria; nel secondo può essere più corretto un codice di intermediazione.
Dropshipping e ATECO 2025: non esiste un codice unico per vendere online
Con ATECO 2025 non esiste più un codice universale da utilizzare semplicemente perché la vendita avviene via Internet. Per chi vende in nome proprio, il codice va individuato soprattutto in base alla tipologia dei beni commercializzati.
È quindi sbagliato scegliere il codice partendo solo dalla parola “e-commerce” o “dropshipping”. Se vendi abbigliamento, cosmetici, prodotti informatici, articoli per la casa o altri beni, la classificazione può cambiare proprio in funzione della categoria merceologica.
Il riferimento ufficiale resta la classificazione ATECO 2025 dell’ISTAT. Sul sito trovi anche l’approfondimento dedicato al codice ATECO per e-commerce.
Perché il 47.91.10 non è il codice automatico del dropshipping
Il vecchio automatismo “e-commerce uguale 47.91.10” non è più valido. In ATECO 2025 il codice 47.91.10 riguarda servizi di intermediazione per il commercio al dettaglio non specializzato di articoli di seconda mano. Non è quindi il codice generico dell’e-commerce.
Quali pratiche servono per aggiungere il dropshipping
Una volta individuato il corretto inquadramento, la nuova attività deve essere comunicata agli enti competenti. Le pratiche effettive dipendono dalla situazione di partenza e da cosa vendi, ma normalmente bisogna verificare questi passaggi:
- variazione dei dati della Partita IVA con il nuovo codice ATECO;
- iscrizione o variazione al Registro Imprese se l’attività è commerciale;
- adempimenti tramite ComUnica quando previsti;
- eventuale SCIA per il commercio elettronico da presentare al SUAP competente;
- corretto inquadramento previdenziale INPS;
- ulteriori autorizzazioni quando i prodotti appartengono a settori regolamentati.
Se la nuova attività è e-commerce, è utile controllare anche quando è necessaria la SCIA per e-commerce. La SCIA non dipende dal fatto che tu abbia o meno un magazzino: conta la natura dell’attività commerciale esercitata.
Aggiungere dropshipping a una Partita IVA professionale: cosa cambia con l’INPS
Uno dei casi più delicati è quello del professionista che aggiunge il commercio. Per esempio, un web designer già iscritto alla Gestione Separata può decidere di aprire anche un negozio in dropshipping. In questo caso non è corretto presumere che la nuova attività commerciale assorba automaticamente quella professionale.
La posizione deve essere valutata distinguendo le attività effettivamente svolte. L’attività professionale può continuare ad avere il proprio inquadramento previdenziale, mentre quella commerciale può far nascere gli obblighi della Gestione Commercianti se ricorrono i relativi presupposti. Per questo non si deve decidere la previdenza guardando solo il codice indicato come “principale”.
Nel 2026 l’INPS indica per gli iscritti alla Gestione Commercianti un’aliquota pensionistica del 24%, cui si aggiunge lo 0,48% destinato all’indennizzo per cessazione dell’attività commerciale, oltre al contributo maternità. Gli importi effettivi dipendono dalla posizione e dal reddito. Il riferimento istituzionale è la pagina INPS sui contributi artigiani e commercianti 2026.
Puoi restare nel regime forfettario con due attività?
Sì. Avere più attività associate alla stessa Partita IVA non esclude automaticamente il regime forfettario. Devi però continuare a rispettarne tutti i requisiti e gestire correttamente i ricavi delle diverse attività.
Se le attività hanno coefficienti di redditività diversi, gli incassi devono essere attribuiti alla relativa attività e il reddito forfettario va calcolato applicando a ciascuna parte il proprio coefficiente. Non è corretto sommare tutto e applicare il coefficiente più favorevole.
Per il calcolo fiscale puoi approfondire la guida su tasse, ATECO e INPS nel dropshipping in regime forfettario.
Esempio: web designer che aggiunge un e-commerce in dropshipping
Immagina un web designer che ha già una Partita IVA per servizi professionali e decide di vendere accessori per ufficio tramite un proprio sito. Il cliente ordina dal suo e-commerce, paga direttamente lui e il fornitore spedisce il prodotto al cliente finale.
In questo caso il professionista non diventa un semplice intermediario soltanto perché non possiede un magazzino. Se vende in nome proprio, deve considerare la nuova attività come commercio: scegliere il codice ATECO coerente con i beni venduti, effettuare la variazione della Partita IVA, verificare Registro Imprese, SCIA e Gestione Commercianti.
La precedente attività di web design, però, non scompare. I compensi professionali e i ricavi commerciali devono restare distinguibili perché possono avere coefficienti di redditività e trattamento previdenziale differenti.
Come capire se la struttura è corretta prima di partire
Prima di inviare una variazione conviene ricostruire il flusso reale della vendita: chi emette il documento al cliente, chi stabilisce il prezzo, chi incassa, chi gestisce resi e garanzie e chi assume il rischio commerciale. Queste informazioni aiutano a capire se sei venditore o intermediario e permettono di scegliere l’ATECO sulla base dell’attività effettiva.
È utile fare questo controllo anche quando il fornitore è estero o la piattaforma automatizza ordini e pagamenti. Il software utilizzato non cambia da solo la natura del rapporto con il cliente.
Errori da evitare quando aggiungi il dropshipping
- Aprire una seconda Partita IVA: normalmente la persona fisica mantiene lo stesso numero e aggiunge la nuova attività.
- Usare automaticamente 47.91.10: con ATECO 2025 non è il codice generico dell’e-commerce.
- Confondere dropshipping e intermediazione: la spedizione diretta del fornitore non determina da sola il tuo ruolo.
- Ignorare Registro Imprese e SCIA: aggiungere un codice non sostituisce gli adempimenti amministrativi del commercio.
- Applicare un unico coefficiente: se le attività appartengono a gruppi diversi, i ricavi devono essere distinti correttamente.
Prodotti regolamentati: il dropshipping non elimina gli altri obblighi
Il modello dropshipping riguarda la logistica, non rende libera la vendita di qualsiasi prodotto. Se commercializzi alimenti, cosmetici, integratori, dispositivi o altre merci regolamentate, devi verificare anche le norme specifiche su autorizzazioni, etichettatura, sicurezza e responsabilità del venditore.
Domande frequenti
Posso aggiungere il dropshipping alla mia Partita IVA da professionista?
Sì. Puoi mantenere la stessa Partita IVA e aggiungere l’attività commerciale, facendo però le variazioni fiscali, camerali, previdenziali e amministrative necessarie.
Qual è il codice ATECO del dropshipping?
Non esiste un codice unico valido per tutti. Con ATECO 2025 bisogna distinguere tra vendita in nome proprio e intermediazione; nel commercio conta soprattutto la tipologia dei prodotti venduti.
Serve una seconda Partita IVA per il dropshipping?
Di regola no. Si aggiunge l’attività alla Partita IVA già esistente. Possono invece nascere nuove iscrizioni o comunicazioni verso Registro Imprese, SUAP e INPS.
Il codice 47.91.10 è ancora quello dell’e-commerce?
No. In ATECO 2025 il 47.91.10 riguarda una specifica attività di intermediazione relativa ad articoli di seconda mano e non va utilizzato automaticamente per ogni e-commerce o dropshipping.
In sintesi
Aggiungere il dropshipping a una Partita IVA già aperta significa integrare correttamente una nuova attività nella posizione esistente, non aprire automaticamente una seconda Partita IVA. Prima si stabilisce se sei venditore o intermediario e cosa vendi; poi si individua l’ATECO 2025 corretto e si verificano variazione fiscale, Registro Imprese, SCIA, INPS e gestione separata dei ricavi delle diverse attività.
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