Aprire la Partita IVA da tuttofare nel 2026 richiede prima di tutto di chiarire quali lavori vengono svolti realmente. “Tuttofare” non identifica un’unica attività ATECO: piccole manutenzioni domestiche, riparazione di beni, lavori edili, giardinaggio, impianti elettrici e idraulici appartengono a categorie diverse e possono avere requisiti differenti.
Per questo non è corretto attribuire automaticamente a ogni tuttofare il codice 43.21.01 degli impianti elettrici. Il codice principale deve descrivere l’attività prevalente; se svolgi stabilmente più attività, possono essere necessari codici secondari.
Partita IVA tuttofare: quadro rapido
- ATECO: non esiste un codice universale “tuttofare”.
- Attività prevalente: determina il codice principale.
- Più servizi: possono servire codici secondari.
- Previdenza: per attività manuale organizzata come impresa, normalmente Gestione Artigiani INPS.
- INAIL: da verificare in base alla lavorazione e all’inquadramento.
- Impianti: elettricità, idraulica, gas e altri impianti regolati richiedono la verifica dei requisiti tecnico-professionali.
- Forfettario: il coefficiente dipende dal codice ATECO effettivo, non dalla parola “tuttofare”.
Come scegliere il codice ATECO
La classificazione ATECO 2025 dell’ISTAT descrive attività economiche specifiche. Devi quindi partire da un elenco concreto dei servizi che offrirai e individuare quello che genera la parte prevalente dei ricavi.
Un tuttofare che esegue prevalentemente piccoli lavori edili va inquadrato nell’area delle costruzioni; chi cura il verde segue la classificazione dei servizi di manutenzione del paesaggio; chi ripara beni personali o domestici deve scegliere il codice della specifica riparazione. ATECO 2025 distingue, per esempio, biciclette, articoli sportivi, abbigliamento e altri beni per uso personale e per la casa.
Due esempi per capire l’attività prevalente
Esempio 1. Luca lavora soprattutto nei condomini: monta mensole e accessori, sostituisce serrature semplici, esegue piccole riparazioni non impiantistiche e interviene su arredi e parti non strutturali. Non dovrebbe scegliere il codice dell’elettricista solo perché occasionalmente sostituisce una lampadina. Deve classificare il nucleo economico reale dei servizi che vende e verificare se le singole lavorazioni rientrano in codici diversi.
Esempio 2. Marco svolge prevalentemente lavori elettrici su impianti e pubblicizza installazione e manutenzione elettrica come servizio principale. In questo caso la classificazione dell’impiantistica può essere pertinente, ma insieme al codice vanno verificati i requisiti tecnico-professionali. L’etichetta “tuttofare” non riduce gli obblighi della vera attività esercitata.
Elettricità e idraulica: attenzione alle attività regolamentate
La vecchia idea secondo cui un “tuttofare” possa usare sempre il codice dell’elettricista è rischiosa. Il DM 37/2008 disciplina gli impianti elettrici, elettronici, termici, idrici, gas e antincendio e prevede requisiti specifici per le imprese che svolgono attività soggette alla disciplina.
La norma definisce anche la manutenzione ordinaria e semplifica alcuni adempimenti, ma questo non significa che sia possibile utilizzare una classificazione impiantistica per coprire indiscriminatamente lavori svolti senza i requisiti necessari. Se vuoi offrire stabilmente interventi elettrici o idraulici, verifica prima l’abilitazione richiesta. Puoi approfondire nelle guide alla Partita IVA elettricista e alla Partita IVA idraulico.
Quando servono più codici ATECO
Se svolgi stabilmente attività differenti puoi indicare un codice principale e uno o più codici secondari. Il principale rappresenta l’attività prevalente. Non serve invece aggiungere un codice per ogni intervento occasionale e marginale.
La distinzione incide anche sul regime forfettario: attività appartenenti a gruppi diversi possono avere coefficienti di redditività differenti. I ricavi devono quindi essere attribuiti correttamente e non è possibile applicare a tutto il fatturato il coefficiente più favorevole.
Come aprire l’attività
- definisci i lavori che offrirai;
- individua attività prevalente e ATECO principale;
- verifica eventuali codici secondari;
- controlla requisiti e abilitazioni delle attività regolamentate;
- apri Partita IVA e posizione al Registro Imprese quando l’attività è d’impresa;
- apri la posizione INPS e, quando dovuta, INAIL;
- verifica eventuali adempimenti SUAP del Comune.
Quando la Partita IVA diventa necessaria
Se offri lavori con continuità, pubblicizzi il servizio, hai clienti ricorrenti, emetti preventivi e organizzi stabilmente mezzi e attrezzature, l’attività ha carattere abituale. Non esiste una soglia generale di 5.000 euro che consenta di svolgere abitualmente il lavoro da tuttofare senza Partita IVA. La soglia dei 5.000 euro riguarda specifici profili contributivi del lavoro autonomo occasionale e non sostituisce il criterio fiscale dell’abitualità.
INPS Artigiani nel 2026
Per chi svolge personalmente attività manuali organizzate come impresa artigiana, il riferimento è normalmente la Gestione Artigiani INPS. La circolare INPS n. 14/2026 fissa l’aliquota al 24%, il minimale di reddito a 18.808 euro e il contributo minimo annuo del titolare a 4.521,36 euro.
Il contribuente forfettario che ne possiede i requisiti può valutare la riduzione contributiva INPS del 35%. La scelta va però valutata anche per l’effetto sull’accredito previdenziale.
Il coefficiente non è sempre 67%
Non esiste un coefficiente di redditività unico del tuttofare. Il valore dipende dal codice ATECO scelto. Per esempio, le attività comprese nel gruppo delle costruzioni 41-43 utilizzano normalmente il coefficiente previsto per quel settore, mentre altre riparazioni e servizi possono seguire coefficienti diversi.
L’ordine di calcolo resta sempre lo stesso: ricavi attribuiti alla singola attività → coefficiente di redditività → reddito forfettario → deduzione dei contributi previdenziali obbligatori versati → base fiscale → imposta sostitutiva del 5% o del 15%.
Materiali, ricambi e preventivi
Nel lavoro da tuttofare è normale acquistare tasselli, minuteria, serrature, ferramenta, piccoli ricambi e altri materiali. Se questi beni sono impiegati come parte della prestazione, il preventivo deve distinguere in modo chiaro ciò che il cliente sta acquistando. Se invece inizi a vendere abitualmente materiali o prodotti con un’attività commerciale autonoma rispetto alla manodopera, può essere necessario un ulteriore inquadramento ATECO.
Nel forfettario il costo dei materiali non viene dedotto analiticamente. Questo rende importante conoscere il margine reale: un lavoro da 300 euro che richiede 180 euro di materiali ha una redditività economica molto diversa da uno con la stessa fattura e soli 20 euro di materiali.
Lavorare per condomini, aziende e privati
Il tipo di cliente non determina da solo il codice ATECO. Puoi lavorare per privati, amministratori di condominio, negozi e imprese mantenendo lo stesso codice quando la natura del servizio non cambia. Cambia invece l’inquadramento se passi da semplici manutenzioni a vere attività edili, impiantistiche, di giardinaggio o di riparazione specializzata.
Per evitare contestazioni, descrivi in fattura la prestazione in modo coerente con l’attività effettivamente esercitata e con il codice ATECO adottato, senza utilizzare formule che facciano apparire abilitazioni professionali che non possiedi.
Quando il forfettario può essere poco conveniente
Furgone, carburante, utensili, materiali, dispositivi di protezione, assicurazione e ricambi possono incidere molto. Nel forfettario questi costi non vengono dedotti analiticamente: la convenienza va confrontata con la quota di costi già riconosciuta dal coefficiente della tua attività.
Se i materiali e i costi di trasferta assorbono una parte elevata dei ricavi, il regime ordinario può diventare più competitivo. La scelta non va quindi basata soltanto sull’aliquota sostitutiva del 5% o del 15%.
Errori da evitare
- cercare un unico codice ATECO valido per qualunque lavoro;
- usare 43.21.01 come codice generico del tuttofare;
- svolgere attività impiantistiche regolamentate senza verificare i requisiti;
- attribuire automaticamente un coefficiente del 67%;
- confondere riparazione di beni, edilizia, impiantistica e giardinaggio;
- pensare che sotto 5.000 euro la Partita IVA non serva mai;
- dimenticare INPS, INAIL e adempimenti camerali dell’impresa;
- calcolare l’imposta prima della deduzione dei contributi obbligatori.
Prima dell’apertura verifica anche i requisiti e le cause di esclusione del regime forfettario.
Domande frequenti
Non esiste un unico codice ATECO: dipende dai lavori realmente svolti e dall’attività prevalente. Se eserciti stabilmente più attività possono servire codici secondari.
Deve verificare se gli interventi rientrano nelle attività regolamentate dal DM 37/2008 e se possiede i requisiti richiesti. La definizione commerciale di tuttofare non sostituisce le abilitazioni.
Normalmente sì quando esercita personalmente attività manuali organizzate come impresa artigiana. L’inquadramento definitivo dipende comunque dalla natura dell’attività.
No. Il coefficiente dipende dal codice ATECO effettivamente utilizzato e può cambiare tra edilizia, riparazioni e altri servizi.
Raccontaci la tua situazione. Ti aiutiamo a capire come procedere e quale soluzione è più adatta alla tua attività.
