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Regime Forfettario
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CONSULENZE FORFETTARIO

Dipendente con e-commerce: forfettario e importazioni dalla Cina

Se sei dipendente puoi aprire una Partita IVA forfettaria per vendere prodotti online, ma devi controllare separatamente lavoro dipendente, e-commerce, INPS e importazioni dalla Cina. Nel 2026 il limite dei redditi da lavoro dipendente che può impedire l’accesso al forfettario è 35.000 euro, mentre l’acquisto di merce extra-UE comporta adempimenti doganali, IVA all’importazione, codice EORI e responsabilità sulla conformità dei prodotti.

Il caso è quindi diverso da una normale attività professionale svolta nel tempo libero. Con l’e-commerce stai esercitando un’attività d’impresa commerciale e, se importi direttamente prodotti dalla Cina per rivenderli in Italia, diventi anche operatore della catena di importazione nell’Unione europea.

Dipendente ed e-commerce possono convivere

Essere dipendente di un’azienda privata non impedisce di per sé di aprire una Partita IVA per il commercio elettronico. Devi però verificare il contratto di lavoro, eventuali clausole di esclusiva o di non concorrenza e l’assenza di un conflitto concreto con l’attività del datore.

Dal punto di vista fiscale, il lavoro subordinato e l’attività d’impresa possono coesistere. L’accesso al forfettario dipende invece dai requisiti previsti dalla legge e dalle specifiche cause ostative.

Nel 2026 controlla la soglia di 35.000 euro da lavoro dipendente

Per il 2026 la soglia dei redditi da lavoro dipendente e assimilati dell’anno precedente è stata confermata a 35.000 euro. Se superi questo importo, il regime forfettario è in generale precluso, salvo le specifiche ipotesi in cui il rapporto di lavoro sia cessato e il controllo della soglia diventi irrilevante.

Quindi non devi guardare il tuo stipendio mensile o il netto in busta paga: il dato da verificare è il reddito di lavoro dipendente fiscalmente rilevante dell’anno precedente.

Per gli altri requisiti puoi consultare la guida RF su requisiti e cause di esclusione del regime forfettario.

Vendere online è attività d’impresa, non una semplice prestazione occasionale

Se acquisti prodotti con l’obiettivo di rivenderli in modo organizzato e continuativo online, l’attività ha natura commerciale. Non è corretto trattarla come una prestazione occasionale solo perché viene svolta dopo l’orario di lavoro o produce inizialmente pochi ricavi.

L’avvio richiede normalmente Partita IVA, iscrizione al Registro Imprese, posizione previdenziale da valutare, Comunicazione Unica e gli adempimenti amministrativi collegati all’e-commerce. La guida RF su come aprire Partita IVA per e-commerce in forfettario tratta il percorso generale.

Il codice ATECO non è più “quello dell’e-commerce”

Con ATECO 2025 il commercio non viene più classificato principalmente in base al canale fisico oppure online. Il codice dipende soprattutto dalla tipologia di beni venduti.

Se vendi, per esempio, accessori per la casa, elettronica, abbigliamento o articoli sportivi, il codice va individuato nella categoria merceologica pertinente. Il fatto che la vendita avvenga tramite Shopify, Amazon, eBay o un sito proprietario non crea da solo un codice ATECO separato.

Dipendente full time: l’INPS Commercianti non va dato per scontato

Per un e-commerce la posizione previdenziale da verificare è normalmente quella collegata all’attività commerciale. Tuttavia il fatto di essere già dipendente, anche full time, non deve essere trasformato in una regola automatica del tipo “non paghi mai INPS sulla Partita IVA”.

La Gestione Commercianti richiede una valutazione della partecipazione personale al lavoro aziendale e dei requisiti di abitualità e prevalenza. Il rapporto di lavoro subordinato è un elemento importante, ma il corretto inquadramento dipende dalla situazione concreta e va verificato al momento dell’iscrizione.

Se compri prodotti dalla Cina stai effettuando un’importazione

Quando la tua impresa italiana acquista merce dalla Cina e la fa entrare nel territorio doganale dell’Unione europea, non stai facendo un normale acquisto interno. Stai importando beni da un Paese extra-UE.

La dogana deve conoscere natura, origine, valore e classificazione tariffaria delle merci. Da questi elementi dipendono eventuali dazi, IVA all’importazione, restrizioni e controlli.

Per importare ti serve il codice EORI

Il numero EORI identifica gli operatori economici nelle operazioni doganali ed è obbligatorio per lo sdoganamento di importazioni, esportazioni e transiti nell’Unione europea.

La Commissione europea chiarisce che ogni operatore economico stabilito nell’UE che effettua operazioni doganali deve essere identificato tramite EORI. Prima del primo ordine commerciale dalla Cina conviene quindi verificare che la posizione sia correttamente registrata.

IVA all’importazione: nel forfettario diventa un costo reale

Il regime forfettario semplifica l’IVA sulle normali operazioni interne, ma non elimina l’IVA dovuta in dogana sulle importazioni.

Quando importi la merce, l’IVA all’importazione viene determinata secondo le regole doganali. Poiché nel forfettario non detrai normalmente l’IVA sugli acquisti, l’importo pagato in dogana incide economicamente sul margine dell’attività.

Questo è uno dei motivi per cui un e-commerce con forti costi di acquisto, trasporto, dazi e pubblicità deve valutare la convenienza del forfettario sui numeri reali e non soltanto sull’aliquota del 15%.

Dal 1° luglio 2026 sono cambiate anche le regole sui piccoli pacchi

Dal 1° luglio 2026 l’Unione europea ha eliminato la precedente esenzione dai dazi per le spedizioni e-commerce di valore inferiore a 150 euro e ha introdotto, in via transitoria, un dazio fisso di 3 euro per articolo nei casi previsti per le vendite a distanza di beni importati.

La Commissione europea indica che la misura transitoria resterà in vigore fino al 1° luglio 2028. Non va però confusa con una normale importazione di stock in quantità nel tuo magazzino: per le importazioni commerciali ordinarie continuano a contare classificazione TARIC, valore, origine e regole doganali applicabili alla merce.

Importare dalla Cina significa anche essere responsabile della conformità

Il problema non finisce con dazi e IVA. Se immetti sul mercato UE prodotti provenienti da un produttore extra-UE, puoi assumere il ruolo di importatore ai fini della sicurezza e della conformità del prodotto.

Devi quindi verificare che il prodotto rispetti le norme europee applicabili, che esistano documentazione e marcature richieste, che le informazioni di sicurezza siano corrette e che il produttore sia identificabile.

Il Regolamento UE sulla sicurezza generale dei prodotti prevede obblighi specifici per gli importatori, inclusa la verifica della sicurezza, la presenza delle informazioni necessarie e la cooperazione con le autorità di vigilanza.

Marchio CE: non basta che il fornitore scriva “CE” sul prodotto

Per le categorie soggette a marcatura CE, come molti prodotti elettrici, elettronici, giocattoli e altri beni regolamentati, l’importatore deve verificare che il produttore abbia svolto gli adempimenti previsti e che la documentazione di conformità sia disponibile.

Una semplice foto del marchio CE sulla scheda Alibaba o sulla confezione non è sufficiente a dimostrare che il prodotto sia conforme. Prima di ordinare grandi quantità conviene ottenere e controllare la documentazione tecnica pertinente alla categoria merceologica.

Esempio: dipendente full time che importa accessori dalla Cina

Fabio è dipendente full time e nel 2025 ha avuto 28.000 euro di reddito da lavoro subordinato. Nel 2026 vuole aprire un sito per vendere accessori acquistati da un produttore cinese.

  • Il reddito da lavoro dipendente è sotto la soglia 2026 di 35.000 euro.
  • Deve verificare gli altri requisiti del regime forfettario.
  • Deve aprire l’attività commerciale e individuare il codice ATECO in base ai beni venduti.
  • La posizione INPS va verificata sulla sua situazione lavorativa concreta.
  • Per importare deve gestire la posizione EORI e le formalità doganali.
  • IVA all’importazione e dazi incidono sul margine economico.
  • Come importatore deve controllare sicurezza, etichettatura e conformità dei prodotti.

Esempio: il fornitore cinese spedisce direttamente al cliente

Se invece non compri stock ma fai spedire ogni ordine dalla Cina direttamente al consumatore italiano, il flusso è diverso. Entrano in gioco le regole delle vendite a distanza di beni importati, l’eventuale utilizzo dell’IOSS, la disciplina dei piccoli pacchi e l’identificazione del soggetto che assume gli obblighi doganali.

Questo modello non va trattato come se fosse identico all’e-commerce con merce acquistata, importata nel tuo magazzino e poi rivenduta dall’Italia. Prima di scegliere il dropshipping internazionale è necessario mappare chi vende, chi importa, chi versa l’IVA e chi risponde della conformità del prodotto.

Il forfettario è sempre conveniente per chi importa merce?

No. Nel forfettario il reddito imponibile viene determinato applicando il coefficiente di redditività ai ricavi, non sottraendo analiticamente tutte le spese sostenute.

Per un e-commerce che importa dalla Cina possono pesare molto costo dei prodotti, trasporto internazionale, sdoganamento, IVA non detraibile, dazi, resi, commissioni dei marketplace e pubblicità. Se questi costi sono elevati rispetto al prezzo di vendita, il vantaggio fiscale teorico del forfettario può ridursi.

Checklist prima di aprire l’e-commerce

  • Controlla il reddito da lavoro dipendente dell’anno precedente.
  • Verifica contratto, esclusiva e concorrenza con il datore.
  • Definisci esattamente quali prodotti venderai.
  • Scegli il codice ATECO 2025 in base alla categoria merceologica.
  • Predisponi apertura dell’impresa e adempimenti e-commerce.
  • Verifica la posizione INPS Commercianti senza presumere un esonero automatico.
  • Attiva o verifica il codice EORI prima delle importazioni.
  • Calcola IVA, dazi, trasporto e costi di sdoganamento.
  • Controlla conformità UE, marcature, etichette e documentazione.
  • Confronta il margine reale con il reddito fiscale forfettario.

In sintesi

Un dipendente può aprire un e-commerce in regime forfettario, ma importare prodotti dalla Cina rende l’attività più complessa di una semplice seconda Partita IVA. Nel 2026 devi verificare la soglia di 35.000 euro del lavoro dipendente, gli altri requisiti fiscali, l’inquadramento previdenziale e gli adempimenti dell’impresa commerciale.

Se importi direttamente la merce, devi inoltre gestire EORI, dogana, IVA all’importazione, dazi e conformità dei prodotti alle norme UE. Prima di ordinare stock dalla Cina, conviene quindi calcolare il costo completo di ogni prodotto e verificare la documentazione tecnica: nel forfettario questi costi non vengono dedotti uno per uno dal reddito imponibile.

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