Due professionisti possono fare una sola fattura al cliente?
Due professionisti indipendenti non possono comparire come due cedenti/prestatori nella stessa fattura elettronica. Però il cliente può ricevere una sola fattura se uno dei due professionisti assume l’incarico complessivo, fattura l’intero progetto al cliente e riceve dal collega una fattura separata per la parte di lavoro affidata.
Quindi due Partite IVA possono lavorare insieme, ma bisogna decidere prima quale rapporto economico esiste davvero: ciascun professionista ha un incarico diretto con il cliente oppure uno è il referente principale e l’altro lavora come collaboratore o subfornitore. La fatturazione deve seguire questa struttura reale, non essere costruita soltanto per dividere il carico fiscale.
Perché non si mettono due Partite IVA come fornitori nella stessa fattura
Il tracciato della fattura elettronica identifica il soggetto che emette il documento nel blocco CedentePrestatore e il cliente nel blocco CessionarioCommittente. La fattura documenta quindi l’operazione tra un cedente/prestatore e il relativo cliente: non è prevista una fattura ordinaria con due professionisti indipendenti indicati contemporaneamente come due emittenti dello stesso documento.
Questo non significa, però, che due freelance debbano costituire una società ogni volta che collaborano. Significa soltanto che va stabilito chi vende cosa al cliente e chi, di conseguenza, deve emettere la fattura.
Soluzione 1: ciascun professionista fattura direttamente al cliente
Se il cliente affida una parte dell’incarico al professionista A e una parte al professionista B, ciascuno può fatturare direttamente la propria prestazione. In questo schema esistono due rapporti professionali distinti e il cliente riceve due fatture.
Esempio: progetto complessivo da 3.000 euro, con 1.500 euro di attività svolta da A e 1.500 euro svolta da B. Se entrambi hanno un rapporto diretto con il cliente, A emette fattura da 1.500 euro e B emette fattura da 1.500 euro. Ciascuno rileva i propri 1.500 euro secondo il proprio regime fiscale e previdenziale.
Questo modello è particolarmente chiaro quando le prestazioni sono separabili: per esempio grafica e copywriting, sviluppo web e fotografia, consulenza fiscale e consulenza legale. Contratto, preventivo e fatture devono però rendere comprensibile che il cliente sta acquistando due prestazioni autonome.
Soluzione 2: un professionista fattura tutto e il collega fattura a lui
Se invece il cliente affida l’intero progetto al professionista A, può essere A a fatturare tutto il compenso. Il professionista B svolge una parte dell’attività per A e gli emette la propria fattura. Il cliente riceve così una sola fattura, ma non perché due Partite IVA siano state unite nello stesso documento: semplicemente il rapporto contrattuale principale è con A.
Questo schema è normale quando esiste un referente unico che organizza il progetto, risponde al cliente del risultato complessivo e acquista all’esterno una prestazione specialistica. Non crea automaticamente una società tra A e B: sono due soggetti autonomi legati da un rapporto professionale separato.
Esempio corretto: progetto da 3.000 euro con collaboratore da 1.500 euro
Il cliente affida ad A un progetto da 3.000 euro. A incarica B di una parte del lavoro concordando un compenso di 1.500 euro.
- A emette al cliente una fattura da 3.000 euro;
- B emette ad A una fattura da 1.500 euro;
- A incassa 3.000 euro dal cliente e paga 1.500 euro a B;
- B rileva i propri 1.500 euro come compenso della propria attività.
Nel regime forfettario A non può semplicemente sottrarre i 1.500 euro del collega dai 3.000 euro incassati per ottenere 1.500 euro di fatturato fiscale. Il costo del collega è reale dal punto di vista economico, ma il reddito forfettario viene determinato applicando il coefficiente di redditività ai ricavi o compensi rilevanti, senza deduzione analitica ordinaria della fattura del collaboratore.
Per approfondire proprio questo effetto economico, senza duplicarlo qui, trovi la guida collega freelance nel forfettario: chi fattura e cosa entra nel fatturato.
Una sola fattura al cliente non significa dividere fiscalmente lo stesso incasso
Se A fattura 3.000 euro al cliente, non può trattare una parte di quell’incasso come se fosse automaticamente ricavo di B solo perché poi gli trasferisce 1.500 euro. La fattura di A documenta il suo rapporto con il cliente; la fattura di B documenta il rapporto tra B e A.
Il vecchio esempio che sommava gli imponibili dei due professionisti per parlare di un “totale imponibile complessivo” era fuorviante. A e B sono contribuenti distinti: ognuno determina il proprio reddito secondo il proprio regime. Il punto rilevante per A, se è forfettario, è che il costo ricevuto da B non riduce analiticamente i suoi ricavi.
Quando convengono due fatture separate
Due fatture dirette al cliente sono spesso più lineari quando ciascun professionista ha una prestazione autonoma, un proprio compenso e una propria responsabilità verso il cliente. In questo modo ognuno incassa direttamente la propria quota e non c’è un professionista che deve anticipare o girare il compenso dell’altro.
Non va però scelto questo schema soltanto per ridurre il fatturato del professionista principale. Se il cliente ha in realtà affidato tutto ad A e B è un subfornitore di A, far apparire B come prestatore diretto del cliente senza che esista un rapporto reale può rendere incoerenti contratto, responsabilità e fatturazione.
Quando è più coerente avere un professionista capofila
Il modello con un unico professionista capofila è coerente quando il cliente vuole un solo referente e acquista un risultato unitario: per esempio un sito completo, una campagna, una produzione fotografica o un progetto di consulenza che richiede più competenze.
In questi casi il professionista principale dovrebbe calcolare il prezzo considerando il costo dei collaboratori e il proprio margine reale. Nel forfettario questo controllo è particolarmente importante perché i costi esterni non vengono dedotti analiticamente come avverrebbe in un regime basato sui costi effettivi.
Contratto e preventivo devono chiarire chi fattura
Prima di iniziare il lavoro è utile definire nel preventivo o nel contratto se il cliente avrà un solo fornitore oppure rapporti separati con più professionisti. La scelta incide su fatture, pagamenti, responsabilità e gestione delle modifiche al progetto.
- chi assume l’incarico verso il cliente;
- quali attività svolge ciascun professionista;
- chi risponde del risultato finale;
- chi incassa il corrispettivo;
- chi emette fattura al cliente;
- se è consentito affidare parti dell’incarico a terzi;
- come vengono gestiti ritardi, revisioni, riservatezza e privacy.
Per impostare correttamente il rapporto principale puoi usare anche la guida al contratto con il cliente nel regime forfettario.
Il compenso del collega non è automaticamente un rimborso spese
Non è corretto trasformare la fattura del collega in un semplice “rimborso” per farla uscire dai ricavi del professionista principale. Le anticipazioni escluse dalla base imponibile ai sensi dell’articolo 15 del DPR 633/1972 hanno requisiti specifici e riguardano spese sostenute in nome e per conto del cliente, regolarmente documentate.
Un freelance che svolge una parte del progetto e fattura al professionista capofila è normalmente un fornitore del capofila, non una spesa anticipata in nome e per conto del cliente. I due casi non vanno confusi.
Due Partite IVA che collaborano diventano una società?
No, non automaticamente. Due professionisti possono collaborare mantenendo le rispettive Partite IVA. La presenza di progetti comuni o di rapporti continuativi non crea da sola una società. Conta però come è organizzato concretamente il rapporto e se, nel tempo, emerge una struttura comune diversa da una semplice collaborazione tra autonomi.
Se la collaborazione diventa stabile, con marchio comune, organizzazione condivisa, personale, ripartizione strutturata di costi e ricavi o responsabilità comune verso i clienti, può essere opportuno valutare una forma organizzativa specifica. È un problema diverso dalla semplice emissione di una fattura per un singolo progetto.
Serve un conto corrente dedicato?
Per un libero professionista individuale il conto corrente dedicato non è ciò che determina la correttezza della collaborazione o delle fatture. Un conto separato può però rendere più semplice distinguere incassi dei clienti, pagamenti ai collaboratori, imposte e spese dell’attività.
Se A incassa l’intero progetto e deve pagare B, una gestione bancaria ordinata aiuta anche a riconciliare fattura del cliente, fattura del collaboratore e relativi bonifici. È una scelta organizzativa utile, non un modo per cambiare la natura fiscale dell’operazione.
Errori frequenti da evitare
- inserire due Partite IVA come due emittenti nella stessa fattura elettronica ordinaria;
- pensare che lavorare insieme obblighi automaticamente a costituire una società;
- far fatturare tutto a un professionista e poi sottrarre dal suo fatturato la parcella del collega;
- far fatturare il collega direttamente al cliente quando, nella realtà, è un subfornitore del professionista principale;
- trattare la parcella del collega come rimborso articolo 15 senza i relativi requisiti;
- decidere lo schema di fatturazione soltanto dopo aver terminato il progetto.
Fonti ufficiali
- Agenzia delle Entrate – guida alla compilazione della fattura elettronica.
- DPR 633/1972 – disciplina IVA e fatturazione.
- Legge 190/2014 – regime forfettario.
Domande frequenti
Due professionisti possono mettere entrambe le Partite IVA nella stessa fattura?
Non come due cedenti/prestatori indipendenti nella normale fattura elettronica. Va individuato chi emette la fattura oppure ciascun professionista deve emettere il proprio documento al cliente.
Il cliente può ricevere una sola fattura anche se lavoriamo in due?
Sì, se uno dei professionisti assume l’incarico complessivo e fattura il cliente. Il secondo professionista fattura invece la propria prestazione al professionista principale.
Se il collega mi fattura 1.500 euro posso sottrarli dai 3.000 fatturati al cliente?
Nel forfettario no come deduzione analitica ordinaria. I 3.000 euro restano il tuo incasso rilevante e il reddito viene determinato con il coefficiente di redditività, salvo le specifiche regole previste dalla disciplina.
Collaborare spesso significa diventare soci?
No. La collaborazione tra autonomi non crea automaticamente una società; va però rivalutata la struttura se l’attività diventa stabilmente comune e organizzata in modo unitario.
È obbligatorio un conto corrente separato?
Non è il conto dedicato a determinare la correttezza fiscale della collaborazione. Può però essere utile per tenere distinti incassi, pagamenti ai collaboratori, imposte e spese professionali.
Raccontaci la tua situazione. Ti aiutiamo a capire come procedere e quale soluzione è più adatta alla tua attività.