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Regime Forfettario
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CONSULENZE FORFETTARIO

Digital marketer forfettario: quante tasse paghi su 40.000 euro?

Con 40.000 euro di ricavi, un digital marketer in regime forfettario con coefficiente di redditività del 78% parte da un reddito forfettario di 31.200 euro. Se esercita come libero professionista senza altra previdenza obbligatoria, nel 2026 la Gestione Separata INPS applica il 26,07%; i contributi obbligatori effettivamente versati si deducono poi prima di calcolare l’imposta sostitutiva al 15% o, se spettante, al 5%.

Questa pagina risponde a un dubbio preciso: quanto resta davvero al digital marketer forfettario dopo contributi e imposta. Non scegliamo qui il codice ATECO in base alla convenienza previdenziale: per distinguere consulenza strategica, ideazione pubblicitaria e gestione operativa delle campagne trovi la guida dedicata al codice ATECO del consulente marketing.

Come si calcolano tasse e contributi di un digital marketer forfettario

Nel regime forfettario non si sottraggono uno per uno i costi reali di software, advertising, computer, coworking o formazione. Il reddito viene determinato applicando ai ricavi incassati il coefficiente di redditività previsto per l’attività. Per i codici normalmente rilevanti nell’area consulenza marketing e servizi pubblicitari il coefficiente è del 78%.

  1. Parti dai ricavi o compensi incassati nell’anno.
  2. Applica il coefficiente di redditività del 78%.
  3. Calcola i contributi previdenziali secondo la gestione effettivamente applicabile.
  4. Deduci dal reddito forfettario i contributi previdenziali obbligatori effettivamente versati nel periodo d’imposta.
  5. Sulla base imponibile residua applica l’imposta sostitutiva del 15% oppure del 5% se possiedi tutti i requisiti della nuova attività.

Esempio con 40.000 euro di ricavi

Prendiamo il caso più comune di un professionista del digital marketing che lavora personalmente per i clienti, non ha una Cassa professionale autonoma e non è assicurato presso un’altra forma di previdenza obbligatoria. Utilizziamo l’aliquota Gestione Separata INPS del 26,07% prevista per il 2026.

  • Ricavi incassati: 40.000 euro.
  • Reddito forfettario: 40.000 × 78% = 31.200 euro.
  • Contributi INPS: 31.200 × 26,07% = circa 8.133,84 euro.
  • Base per l’imposta sostitutiva: 31.200 − 8.133,84 = circa 23.066,16 euro, nell’ipotesi semplificata che i contributi indicati siano quelli effettivamente deducibili nel periodo considerato.

Il passaggio importante è l’ultimo: l’imposta sostitutiva non si calcola semplicemente su 31.200 euro ignorando i contributi deducibili. È questo uno degli errori più frequenti nelle simulazioni troppo rapide del forfettario.

Quanto paghi con imposta sostitutiva al 15%

Nell’esempio precedente, applicando il 15% a una base imponibile fiscale di circa 23.066,16 euro, l’imposta sostitutiva è di circa 3.459,92 euro.

  • Contributi INPS indicativi: 8.133,84 euro.
  • Imposta sostitutiva indicativa: 3.459,92 euro.
  • Totale contributi + imposta: circa 11.593,76 euro.
  • 40.000 − 11.593,76 = circa 28.406,24 euro prima dei costi reali sostenuti per lavorare.

Quel 28.406,24 euro non è quindi il “guadagno netto in tasca” definitivo: un digital marketer può avere abbonamenti software, hardware, formazione, collaboratori, coworking, assicurazioni e altre spese che nel forfettario non vengono dedotte analiticamente. Il calcolo serve a isolare il peso di previdenza e imposta.

Quanto paghi se hai diritto al 5%

Se sono rispettate tutte le condizioni previste per l’aliquota start-up, sulla stessa base di 23.066,16 euro l’imposta sostitutiva al 5% è di circa 1.153,31 euro.

  • Contributi INPS indicativi: 8.133,84 euro.
  • Imposta sostitutiva al 5%: circa 1.153,31 euro.
  • Totale contributi + imposta: circa 9.287,15 euro.
  • Residuo dopo contributi e imposta: circa 30.712,85 euro, sempre prima dei costi reali dell’attività.

Il 5% non spetta semplicemente perché la Partita IVA è nuova. Vanno rispettate le condizioni della legge, compreso il controllo sulla mera prosecuzione di un’attività già svolta. Puoi approfondire nella guida su forfettario al 5% o al 15%.

Perché il netto non si calcola facendo semplicemente 40.000 meno il 15%

Il 15% del forfettario non si applica direttamente al fatturato. Prima interviene il coefficiente di redditività e poi, nei limiti previsti dalla disciplina, la deduzione dei contributi previdenziali obbligatori versati. Dire “su 40.000 euro paghi il 15%” porta quindi a un risultato sbagliato.

Allo stesso modo, il 22% riconosciuto implicitamente dal coefficiente del 78% non è una deduzione delle tue spese effettive: resta forfettario anche se hai speso molto meno o molto di più. Per questo la convenienza del regime va valutata anche in base ai costi reali del tuo modello di lavoro.

Quale codice ATECO incide sul calcolo

ATECO 2025 distingue attività che nel linguaggio comune vengono tutte chiamate “digital marketing”. Il 70.20.09 riguarda la consulenza imprenditoriale e gestionale; il 73.11.01 l’ideazione di campagne pubblicitarie; il 73.11.02 la conduzione di campagne di marketing e altri servizi pubblicitari.

Le note ISTAT includono nel 73.11.01 pianificazione e organizzazione delle campagne, comprese campagne di social media marketing, mentre nel 73.11.02 rientrano gestione dell’andamento delle campagne, promozione e consulenza di marketing. La scelta va fatta guardando al servizio venduto al cliente, non al codice che sembra fiscalmente più conveniente.

Per apertura, requisiti, fatture e inquadramento complessivo resta separata la guida sulla Partita IVA del consulente marketing.

Gestione Separata o Gestione Commercianti: non si sceglie quella che costa meno

Il vecchio contenuto confrontava Gestione Separata e Gestione Commercianti come se il digital marketer potesse scegliere liberamente la gestione più conveniente. Non è così. L’inquadramento previdenziale segue la natura concreta dell’attività.

Il libero professionista senza una Cassa previdenziale autonoma è normalmente iscritto alla Gestione Separata. Se invece l’attività viene esercitata come vera impresa commerciale o agenzia organizzata, possono entrare in gioco Registro Imprese e diversa previdenza. Non è corretto trasformare artificialmente una consulenza professionale in impresa soltanto per ottenere un diverso costo contributivo.

INPS 2026: 26,07% oppure 24% in alcuni casi

La circolare INPS n. 8 del 3 febbraio 2026 conferma per i professionisti della Gestione Separata non assicurati presso altre forme di previdenza obbligatoria l’aliquota complessiva del 26,07%. Per i soggetti già assicurati presso altra previdenza obbligatoria o titolari di pensione l’aliquota previdenziale è normalmente del 24%, ferma restando la verifica della posizione concreta.

Quindi non tutti i digital marketer con 40.000 euro di ricavi avranno lo stesso risultato. L’esempio principale usa il 26,07% perché rappresenta il caso del libero professionista senza altra copertura. Per aliquote e regole correnti puoi controllare la guida alla Gestione Separata INPS.

Primo anno: attenzione a saldo e acconti

Un altro errore è confondere il carico economico maturato con il denaro che materialmente esce dal conto nello stesso anno. Imposta e contributi vengono versati secondo le rispettive scadenze e, nella fase successiva, possono sommarsi saldo e acconti. Per questo il primo anno può sembrare meno oneroso di quanto sia realmente.

L’esempio dei 40.000 euro è quindi una simulazione economica “a regime”: serve a capire l’ordine di grandezza del carico fiscale e previdenziale, non a ricostruire il calendario F24 del primo anno. Per gestire la liquidità conviene accantonare una quota degli incassi fin dai primi mesi.

Quanto mettere da parte su ogni incasso

Nell’esempio con aliquota al 15%, contributi e imposta rappresentano circa il 29% dei 40.000 euro di ricavi. Con aliquota al 5% il peso scende a circa il 23%. Queste percentuali sono però solo un riferimento per questo esempio: cambiano con previdenza, contributi effettivamente deducibili, aliquota d’imposta e andamento dei ricavi.

Se i tuoi costi reali sono elevati, devi inoltre accantonare separatamente ciò che serve a pagare software, advertising anticipato per il cliente, collaboratori e altri servizi. Il forfettario non rende quei costi inesistenti: semplicemente non li usa uno per uno per determinare il reddito fiscale.

Errori da evitare nel calcolo

  • applicare il 15% direttamente ai 40.000 euro di fatturato;
  • calcolare il 15% sul reddito forfettario senza considerare i contributi obbligatori deducibili;
  • considerare il coefficiente del 78% come una stima delle spese realmente sostenute;
  • scegliere Gestione Commercianti solo perché in una simulazione appare più conveniente;
  • usare un codice ATECO pubblicitario per qualsiasi attività di consulenza digitale;
  • dare per automatico il 5% nei primi cinque anni;
  • confondere il carico annuale con le date effettive di pagamento di saldo e acconti.

Fonti ufficiali

Domande frequenti

Con 40.000 euro di ricavi quanto paga un digital marketer forfettario?
Nell’esempio di un professionista in Gestione Separata al 26,07%, con coefficiente 78% e imposta al 15%, il carico indicativo di contributi e imposta è circa 11.594 euro. Con imposta al 5% scende a circa 9.287 euro. Il risultato reale dipende dai contributi effettivamente versati e deducibili e dalla posizione previdenziale.

Il coefficiente di redditività del digital marketing è sempre 78%?
Per i principali codici dell’area consulenza marketing e servizi pubblicitari considerati in questa guida è normalmente 78%. Il codice deve comunque essere scelto in base all’attività effettiva.

Un digital marketer deve pagare per forza il 26,07% di INPS?
No. Il 26,07% è l’aliquota 2026 del professionista in Gestione Separata senza altra previdenza obbligatoria. In presenza di pensione o altra copertura obbligatoria può applicarsi il 24%; inoltre un’attività realmente esercitata come impresa richiede un’analisi diversa.

Il 5% è automatico se apro oggi?
No. L’aliquota ridotta richiede le condizioni previste per una nuova attività e non spetta per il solo fatto di avere appena aperto la Partita IVA.

Posso scegliere Gestione Commercianti perché costa meno?
No. La gestione previdenziale non si sceglie confrontando soltanto gli importi: dipende dalla natura professionale o imprenditoriale dell’attività realmente svolta.

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