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Regime Forfettario
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CONSULENZE FORFETTARIO

Social media marketer dipendente: quante tasse su 20.000 euro?

Se sei un social media marketer dipendente e incassi 20.000 euro con la Partita IVA, nel regime forfettario le imposte e i contributi dipendono soprattutto da tre elementi: coefficiente di redditività, aliquota del 5% o del 15% e corretto inquadramento INPS. Se l’attività è professionale e sei già assicurato come lavoratore dipendente, nel 2026 la Gestione Separata non è pari a zero: l’aliquota per chi ha un’altra tutela pensionistica obbligatoria è del 24%.

Con 20.000 euro di incassi e coefficiente del 78%, il reddito forfettario di partenza è 15.600 euro. Da qui si calcolano contributi e imposta sostitutiva, tenendo conto che i contributi previdenziali obbligatori effettivamente versati sono deducibili secondo le regole del regime.

Social media marketer dipendente: puoi usare il regime forfettario?

Sì, lavoro dipendente e Partita IVA possono convivere. Per applicare il forfettario, però, devi rispettare tutte le condizioni previste dalla legge, non soltanto il limite generale dei ricavi della Partita IVA.

Per gli anni 2025 e 2026, chi ha percepito nell’anno precedente redditi di lavoro dipendente e assimilati superiori a 35.000 euro è, in linea generale, escluso dal forfettario. La verifica di questa soglia è irrilevante se il rapporto di lavoro è cessato. La regola è contenuta nella Legge 207/2024.

Restano poi da controllare le altre cause ostative, comprese partecipazioni societarie incompatibili e prevalenza dell’attività verso il datore di lavoro. Per il quadro completo puoi consultare i requisiti del regime forfettario.

Se fatturi al datore di lavoro devi fare un controllo in più

Il fatto di essere dipendente non impedisce di lavorare come social media marketer per altri clienti. Diventa invece delicato il caso in cui la maggior parte dei compensi della Partita IVA provenga dal datore di lavoro attuale o da un datore dei due periodi d’imposta precedenti, perché può entrare in gioco la specifica causa ostativa prevista per il forfettario.

Inoltre devi verificare il contratto di lavoro: esclusiva, non concorrenza, riservatezza e conflitto di interessi sono aspetti distinti dalla fiscalità. Una Partita IVA fiscalmente possibile può comunque creare un problema contrattuale se l’attività autonoma compete direttamente con quella del datore.

Quale codice ATECO usa un social media marketer?

Con ATECO 2025 non esiste un codice chiamato semplicemente “social media manager”. La scelta deve seguire ciò che fai davvero. Per molte attività di marketing e pubblicità sono rilevanti i codici della classe 73.11, ma la distinzione tra ideazione e conduzione delle campagne è importante.

73.11.01: ideazione e pianificazione delle campagne

Il codice 73.11.01 comprende, tra le altre attività, consulenza e servizi creativi, pianificazione e organizzazione di campagne pubblicitarie e di marketing e pianificazione di campagne di social media marketing. Può quindi essere coerente con chi costruisce strategia, concept, piano di comunicazione e struttura delle campagne per i clienti.

73.11.02: conduzione di campagne e altri servizi pubblicitari

Il 73.11.02 riguarda invece la gestione dell’andamento e la conduzione di campagne di marketing e altri servizi pubblicitari. Può essere più coerente quando il lavoro è prevalentemente operativo sulla gestione e promozione delle campagne.

Le descrizioni ufficiali sono nelle note ATECO 2025 dell’ISTAT. Sul sito trovi anche la guida specifica alla Partita IVA del Social Media Manager.

Il coefficiente di redditività è del 78%

Per le attività professionali del gruppo rilevante, il coefficiente utilizzato nel forfettario è normalmente del 78%. Questo significa che il fisco considera imponibile il 78% degli incassi e riconosce forfettariamente il restante 22% come quota di costi, senza chiederti di dimostrare le spese reali.

Con 20.000 euro di incassi, il primo passaggio è quindi:

  • incassi: 20.000 euro;
  • coefficiente di redditività: 78%;
  • reddito forfettario prima dei contributi: 15.600 euro.

Computer, smartphone, software, abbonamenti, coworking, advertising e corsi non vengono sottratti analiticamente da questi 20.000 euro. Il 22% non imponibile rappresenta proprio la quota forfettaria di costi riconosciuta dal regime.

Dipendente full time: i contributi INPS sono davvero zero?

No, non se l’attività da social media marketer è inquadrata come libera professione in Gestione Separata. Il precedente assunto “dipendente full time = contributi zero” confonde le regole che possono valere in alcuni inquadramenti d’impresa con quelle della Gestione Separata.

Per il 2026 l’INPS prevede per i liberi professionisti già titolari di pensione o provvisti di altra tutela pensionistica obbligatoria un’aliquota del 24%. Un lavoratore dipendente già assicurato rientra normalmente in questa logica se l’attività autonoma richiede la Gestione Separata. L’INPS ha pubblicato le aliquote nella circolare sulle aliquote Gestione Separata 2026.

Su un reddito forfettario di 15.600 euro, un’aliquota del 24% produce quindi, in una simulazione semplificata, contributi per circa 3.744 euro. Non esiste un contributo fisso minimo da versare indipendentemente dal reddito come nelle Gestioni Artigiani e Commercianti.

Per il funzionamento generale puoi approfondire la Gestione Separata INPS nel regime forfettario.

Calcolo su 20.000 euro con imposta al 5%

Se hai realmente diritto all’aliquota agevolata del 5%, la simulazione parte dai 15.600 euro di reddito forfettario. Prima di considerare la deduzione dei contributi previdenziali pagati, l’imposta sostitutiva teorica è:

  • 20.000 × 78% = 15.600 euro;
  • 15.600 × 5% = 780 euro di imposta sostitutiva lorda;
  • 15.600 × 24% = circa 3.744 euro di contributi Gestione Separata nella simulazione.

I contributi previdenziali obbligatori effettivamente versati sono deducibili dal reddito forfettario. Per questo il calcolo definitivo dell’imposta non coincide sempre con il semplice 5% di 15.600 euro: conta anche quando i contributi vengono materialmente pagati, perché saldo, acconti e deduzione seguono la relativa dichiarazione.

Calcolo su 20.000 euro con imposta al 15%

Se non possiedi i requisiti per il 5%, il meccanismo resta uguale ma l’imposta sostitutiva passa al 15%:

  • reddito forfettario prima dei contributi: 15.600 euro;
  • imposta sostitutiva lorda prima della deduzione dei contributi: 2.340 euro;
  • contributi Gestione Separata della simulazione al 24%: circa 3.744 euro.

Anche qui l’imposta effettiva può essere più bassa quando nel periodo risultano contributi previdenziali obbligatori deducibili. La differenza tra 5% e 15% resta comunque significativa e va verificata prima di costruire il budget del primo anno.

Il 5% non è automatico se non hai mai avuto Partita IVA

Non basta dichiarare che l’attività di social media marketing è nuova. Per applicare il 5% devi rispettare le condizioni previste per la nuova attività, tra cui il controllo sulla mera prosecuzione di un lavoro precedente.

Se sei dipendente in un settore completamente diverso e inizi da zero a offrire servizi di social media marketing a clienti autonomi, la situazione può essere compatibile con l’aliquota ridotta. Se invece il tuo lavoro subordinato consiste già nelle stesse mansioni e apri la Partita IVA per continuare sostanzialmente la medesima attività, serve un’analisi più prudente.

Trovi il controllo completo nella guida su forfettario al 5% o al 15%.

Professionista o impresa: perché cambia anche l’INPS

Un social media marketer che vende principalmente la propria competenza, strategia, pianificazione e gestione per i clienti può essere inquadrato come libero professionista. Se invece l’attività diventa una struttura imprenditoriale organizzata, per esempio una vera agenzia con mezzi, collaboratori, rivendita di servizi o altre componenti commerciali, l’inquadramento può cambiare.

Per questo non bisogna scegliere Gestione Separata o Gestione Commercianti in base al nome “social media marketer”, ma in base a come l’attività è realmente organizzata. Questa URL prende come riferimento il caso più tipico del dipendente che svolge anche attività professionale autonoma, che è distinto dalla guida generale sulla professione.

Quanto accantonare davvero?

Un errore comune è accantonare soltanto il 5% o il 15% degli incassi. Il carico reale comprende anche i contributi previdenziali e, dal secondo ciclo di versamenti, saldo e acconti possono rendere il flusso di cassa più pesante del semplice calcolo annuale.

Con 20.000 euro di incassi da attività professionale e Gestione Separata al 24%, la sola contribuzione della simulazione è già vicina a 3.744 euro. A questa va aggiunta l’imposta sostitutiva effettivamente dovuta. È quindi più prudente costruire un fondo fiscale e previdenziale progressivamente, anziché attendere le scadenze della dichiarazione.

Quando il forfettario potrebbe non convenire

Il coefficiente del 78% presume costi pari al 22% degli incassi. Se per lavorare sostieni spese reali molto alte — advertising anticipato per conto dei clienti, collaboratori, software costosi, attrezzatura, ufficio o subappalti — il forfettario può perdere parte del suo vantaggio perché queste spese non vengono dedotte analiticamente.

Se invece lavori soprattutto con il tuo tempo e le tue competenze e hai costi contenuti, il regime può risultare più interessante. Il confronto va fatto sul margine reale, non soltanto sull’aliquota nominale del 5% o del 15%.

Errori da evitare nel calcolo

  • Mettere INPS a zero solo perché sei dipendente: se sei professionista in Gestione Separata, nel 2026 l’altra copertura previdenziale porta normalmente all’aliquota del 24%.
  • Dare per scontato il 5%: deve essere verificata la nuova attività e l’eventuale mera prosecuzione.
  • Usare 73.11.02 senza verificare le mansioni: ideazione e pianificazione possono ricadere nel 73.11.01.
  • Confondere incassi e reddito imponibile: nel forfettario il coefficiente del 78% si applica agli incassi rilevanti.
  • Ignorare la soglia da lavoro dipendente: nel 2026 il controllo è sui 35.000 euro dell’anno precedente, salvo cessazione del rapporto.

Domande frequenti

Un social media marketer dipendente paga due volte l’INPS?

Può versare contributi sia sul lavoro dipendente sia sull’attività autonoma. Se l’attività professionale richiede Gestione Separata, la copertura previdenziale da dipendente non elimina automaticamente il secondo obbligo ma comporta l’aliquota prevista per chi è già assicurato altrove.

Su 20.000 euro pago solo 780 euro se ho il 5%?

No. I 780 euro rappresentano l’imposta sostitutiva lorda calcolata sul reddito forfettario di 15.600 euro prima della deduzione dei contributi. Devi aggiungere i contributi previdenziali e considerare la loro deducibilità e la tempistica dei versamenti.

Il codice 73.11.02 è sempre corretto per il social media manager?

No. ATECO 2025 distingue l’ideazione e pianificazione delle campagne nel 73.11.01 dalla conduzione e da altri servizi pubblicitari nel 73.11.02. Il codice va scelto sulle prestazioni effettivamente offerte.

Posso restare dipendente full time e avere clienti miei?

Sì, fiscalmente le due attività possono convivere se rispetti i requisiti del forfettario. Devi però verificare anche gli obblighi del contratto di lavoro e l’eventuale causa ostativa se fatturi prevalentemente al datore di lavoro.

In sintesi

Un social media marketer dipendente con 20.000 euro di incassi non deve calcolare soltanto il 5% o il 15% di imposta. Nel caso professionale tipico il coefficiente è del 78% e, se il lavoratore è già coperto dalla previdenza obbligatoria da dipendente, la Gestione Separata nel 2026 applica il 24%. Prima del calcolo vanno inoltre verificati il codice ATECO effettivo, la soglia di 35.000 euro da lavoro dipendente e i requisiti reali per l’aliquota al 5%.

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