Costi del regime ordinario semplificato: come fare il budget
I costi del regime ordinario semplificato comprendono gestione contabile, contributi previdenziali, IRPEF e addizionali, oltre alle spese della tua attività. Non esiste un totale fisso valido per tutti: per sapere quanto denaro serve devi separare il costo economico dall’IVA da versare e dagli acconti fiscali.
Il caso di partenza è quello di chi vuole aprire un e-commerce ma non può accedere al forfettario. La domanda utile diventa: quali importi devo prevedere nel primo anno e quali pagamenti arriveranno dopo? Il metodo seguente serve a costruire quel budget, senza confondere il fatturato con il guadagno disponibile.
Cosa significa “ordinario semplificato” quando chiedi un preventivo
Nel linguaggio corrente indica la tassazione ordinaria con una contabilità semplificata. Per un’impresa individuale questo comporta gestione dell’IVA e determinazione analitica del reddito; non è un forfait annuale di imposte.
Le condizioni per applicare la semplificata sono un controllo preliminare: trovi soggetti ammessi e soglie nella guida ai requisiti della contabilità semplificata. Qui consideriamo una ditta individuale commerciale, senza dipendenti. Un professionista, una società o un’attività con regimi IVA speciali richiedono conteggi differenti.
Le voci da mettere nel budget
| Voce | Come stimarla | Cosa evitare |
|---|---|---|
| Pratiche iniziali | Preventivo e diritti degli enti | Ripeterle ogni anno |
| Contabilità e servizi | Canone annuo ed extra previsti | Confrontare prezzi con inclusioni diverse |
| INPS | Minimo e quota sul reddito eccedente | Calcolarlo sul fatturato |
| IRPEF e addizionali | Simulazione del reddito personale | Applicare un’aliquota unica agli incassi |
| IVA | Liquidazioni e detrazione spettante | Contarla due volte nei costi |
| Merci e gestione negozio | Acquisti, commissioni, logistica, pubblicità | Confondere saldo del conto e utile |
A ogni riga aggiungi una colonna con il mese di pagamento. Un’attività può essere sostenibile su base annua e avere comunque bisogno di liquidità quando scadono contemporaneamente imposte, contributi e forniture.
Esempio: il budget di un piccolo e-commerce
Supponiamo di prevedere 40.000 euro di ricavi, al netto dell’IVA. Ipotizziamo 18.000 euro di merci e 6.000 euro di altri costi operativi, comprendenti già contabilità, piattaforma, spedizioni e commissioni. Questi importi sono ipotesi di lavoro, non tariffe di mercato.
Il margine prima di contributi e imposte è 40.000 − 18.000 − 6.000 = 16.000 euro. Se il reddito previdenziale coincide con tale importo e il titolare è iscritto per tutto il 2026 alla Gestione Commercianti, senza riduzioni, il contributo minimo è 4.611,64 euro. Restano 11.388,36 euro prima dell’IRPEF e delle addizionali.
Non è ancora il netto spendibile. Bisogna verificare reddito fiscale, contributi effettivamente versati e deducibili, altri redditi personali, detrazioni e calendario dei versamenti. Per semplicità abbiamo escluso investimenti, finanziamenti, variazioni del magazzino e differenze temporali fra acquisti, vendite e pagamenti.
La prova con vendite inferiori al previsto
Se i ricavi scendono a 32.000 euro e le merci incidono ancora per il 45%, il relativo costo diventa 14.400 euro. Mantenendo gli altri costi a 6.000 euro, il margine scende a 11.600 euro; dopo il medesimo minimo INPS restano 6.988,36 euro prima delle imposte. Il confronto mostra quanto conta verificare i costi che non diminuiscono insieme alle vendite.
Quanto pesano contributi e diritto camerale
La circolare INPS 14/2026 fissa per i commercianti un minimo annuo ordinario di 4.611,64 euro, riferito a un minimale di reddito di 18.808 euro. Sulla quota eccedente si applica il 24,48% fino a 56.224 euro, poi l’aliquota aumenta di un punto, entro il massimale applicabile.
Il minimo può quindi essere dovuto anche quando il reddito è basso. Per periodi inferiori all’anno e situazioni agevolate il calcolo va adattato. Non trasferire automaticamente al semplificato la riduzione del 35% prevista per il regime previdenziale agevolato collegato al forfettario.
Anche il diritto camerale va verificato. La Camera di Commercio di Genova, per il 2026, indica 52,80 euro per la sede dell’impresa individuale in sezione speciale, con arrotondamento finale, e 120 euro per quella in sezione ordinaria. Non basta dunque scrivere “53 euro per tutti”: contano iscrizione, Camera competente e unità locali.
IRPEF: perché non puoi stimarla sul solo fatturato
Nel semplificato il reddito d’impresa tiene conto dei costi fiscalmente deducibili. Il chiarimento delle Entrate sul regime di cassa spiega che la rilevanza di incassi e pagamenti convive con regole specifiche, ad esempio per gli ammortamenti. Perciò un’uscita dal conto non è automaticamente un costo integralmente deducibile nell’anno.
Per il periodo d’imposta 2026 l’IRPEF prevede il 23% fino a 28.000 euro, il 33% oltre 28.000 e fino a 50.000 euro e il 43% oltre 50.000 euro. Il Ministero del Lavoro riepiloga la riduzione della seconda aliquota al 33%. Le aliquote si applicano progressivamente alle rispettive porzioni di reddito imponibile.
Nel preventivo fiscale devono entrare anche altri redditi soggetti a IRPEF, oneri deducibili, detrazioni e addizionali. Se hai già uno stipendio, non puoi assumere che tutto il reddito aggiuntivo dell’e-commerce ricada nel primo scaglione. Chiedi una simulazione personale, distinta dalla semplice previsione dei ricavi del negozio.
L’IVA è un’uscita di cassa, ma non sempre un costo
L’IVA detraibile sugli acquisti va distinta dal costo della merce. La detrazione richiede i presupposti fiscali: le Entrate richiamano, fra questi, l’inerenza dell’acquisto all’attività. L’eventuale IVA indetraibile deve invece essere considerata nel relativo trattamento economico e fiscale.
Un esempio per non contarla due volte
In una liquidazione semplificata ipotizziamo 1.220 euro incassati dai clienti, di cui 220 di IVA, e 610 euro pagati ai fornitori, di cui 110 di IVA interamente detraibile nel periodo. Senza altri movimenti o crediti, l’IVA da versare è 110 euro. Il margine, prima degli altri costi, è 1.000 − 500 = 500 euro; la cassa dopo acquisti e versamento è 1.220 − 610 − 110 = 500 euro.
Sottrarre ancora 110 euro dal margine di 500 significherebbe conteggiare due volte l’imposta. L’esempio presume operazioni al 22% e importi fiscalmente rilevanti nello stesso periodo: aliquote, esigibilità e detraibilità reali vanno controllate. Un credito IVA, inoltre, non equivale automaticamente a denaro subito rimborsato.
Saldo e acconti: prepara anche il secondo anno
Il costo fiscale attribuito a un anno e i pagamenti effettuati durante quell’anno possono essere diversi. L’Agenzia delle Entrate, nelle istruzioni del quadro RN, distingue imposta, detrazioni, crediti, ritenute e acconti già versati.
Se, per esempio, il prospetto del consulente indica 2.000 euro di saldo e 2.000 euro di acconti per l’anno successivo, il fabbisogno è 4.000 euro alle rispettive scadenze. Non significa che il costo fiscale del primo anno sia raddoppiato: una parte anticipa il periodo seguente.
Chiedi quindi due prospetti: reddito e carico fiscale dell’esercizio; pagamenti previsti mese per mese, estesi almeno all’anno successivo. Verifica separatamente IVA, INPS e addizionali. Non sommare gli acconti a una stima dell’imposta annuale senza sottrarli poi dal saldo corrispondente.
Come ottenere un preventivo utilizzabile
Prepara ricavi attesi al netto dell’IVA, acquisti, investimenti, canali di vendita, Paesi serviti e numero indicativo di documenti. Specifica eventuale lavoro dipendente e data di avvio. Il consulente potrà così valutare sia adempimenti sia posizione personale.
Nel compenso verifica registrazioni, dichiarazioni, liquidazioni IVA, F24, software e assistenza. Chiedi quali pratiche e operazioni estere siano escluse. Per valutare le competenze necessarie consulta la guida al commercialista per e-commerce; per le sole spese di avvio trovi i costi della Partita IVA per vendere online.
Domande frequenti sul budget del semplificato
Posso dividere tutto per dodici?
Puoi farlo per una media gestionale, ma conserva anche il calendario effettivo. Un accantonamento mensile costante non basta se una scadenza arriva prima che la riserva sia stata accumulata.
La spesa per la contabilità riduce le imposte dello stesso importo?
No. Un costo deducibile riduce il reddito imponibile secondo le regole applicabili: non viene restituito integralmente dal Fisco. Va comunque finanziato con la liquidità dell’attività.
Se il budget è alto devo scegliere il forfettario?
Prima devi poter accedere al regime. Se entrambi sono disponibili, usa il confronto su forfettario o semplificato, includendo IVA e situazione personale. Il budget serve invece a capire se puoi sostenere i pagamenti del regime concretamente applicabile.
Raccontaci la tua situazione. Ti aiutiamo a capire come procedere e quale soluzione è più adatta alla tua attività.