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Regime Forfettario
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CONSULENZE FORFETTARIO

Commercialista per artigiano forfettario: cosa deve controllare nel 2026

Un commercialista che segue un artigiano in regime forfettario non dovrebbe limitarsi alla dichiarazione dei redditi. Se l’incarico comprende la gestione annuale, i controlli più importanti riguardano INPS Artigiani, riduzione contributiva del 35%, ricavi e soglie del forfettario, ATECO e coefficiente di redditività, fatture elettroniche, bollo, F24 e permanenza nel regime.

Cosa deve controllare davvero il commercialista di un artigiano forfettario?

La gestione di un artigiano forfettario è più semplice rispetto alla contabilità ordinaria, ma non è automatica. Il professionista deve distinguere ciò che riguarda il regime fiscale da ciò che riguarda la posizione previdenziale e amministrativa dell’impresa. Il punto è evitare che un problema emerga soltanto quando arriva la dichiarazione o un F24 inatteso.

Per questo è utile concordare fin dall’inizio quali controlli sono compresi nel servizio e con quale frequenza vengono effettuati.

1. INPS Artigiani: contributi fissi, eccedenza e F24

Per un artigiano il primo controllo è la posizione nella Gestione Artigiani INPS. Vanno verificati i contributi dovuti sul minimale, le eventuali somme calcolate sul reddito eccedente e gli F24 disponibili nel Cassetto previdenziale.

Il commercialista dovrebbe quindi riconciliare quanto risulta dovuto con quanto è stato effettivamente pagato, evitando rate dimenticate o doppie. Per importi e scadenze aggiornati puoi consultare la guida sui contributi INPS artigiani e commercianti 2026.

2. Riduzione INPS del 35%: va verificata, non data per scontata

Gli artigiani che applicano il regime forfettario possono, nei casi previsti, aderire al regime previdenziale agevolato che riduce del 35% la contribuzione dovuta. È una misura facoltativa e richiede il rispetto delle condizioni previste.

Per il 2026 l’INPS conferma la riduzione contributiva del 35% e le regole di adesione e permanenza. Il commercialista deve controllare se l’agevolazione risulta effettivamente attiva e se ci sono eventi che ne modificano l’applicazione.

3. Ricavi: controllare 85.000 e 100.000 euro durante l’anno

Il controllo dei ricavi non dovrebbe essere rimandato a fine anno. Nel 2026 la soglia ordinaria del regime forfettario resta 85.000 euro; il superamento di 100.000 euro durante l’anno produce invece conseguenze immediate sul regime.

Se l’attività cresce rapidamente, è utile fare verifiche periodiche e non limitarsi al totale delle fatture emesse. Per il quadro completo dei requisiti puoi consultare la guida al regime forfettario 2026.

4. ATECO e coefficiente di redditività devono restare coerenti con l’attività reale

Un artigiano può iniziare con una determinata attività e poi ampliare servizi, vendita o lavorazioni. Il commercialista dovrebbe verificare se il codice ATECO continua a rappresentare ciò che viene realmente svolto e se il coefficiente di redditività applicato è corretto.

Questo controllo è importante perché un ATECO errato può incidere non soltanto sul calcolo del reddito forfettario, ma anche sull’inquadramento previdenziale e su eventuali adempimenti amministrativi.

5. Fatture elettroniche: diciture, operazioni particolari e conservazione

Il commercialista dovrebbe verificare almeno a campione che le fatture siano emesse correttamente: dati del cliente, descrizione dell’operazione, natura IVA quando necessaria, eventuale bollo e corretta gestione di clienti esteri o operazioni non ordinarie.

Se l’artigiano utilizza un software in autonomia, il controllo periodico serve soprattutto a intercettare errori ripetuti prima che coinvolgano decine di documenti.

6. Bollo sulle fatture: verificare importi e versamenti

Nel forfettario l’imposta di bollo sulle fatture elettroniche è un controllo separato dalla semplice emissione della fattura. Il professionista dovrebbe verificare che il bollo sia applicato quando dovuto e che gli importi risultanti dal portale dell’Agenzia delle Entrate vengano gestiti nelle relative scadenze.

Per la procedura completa trovi l’approfondimento sul bollo sulle fatture elettroniche nel forfettario.

7. F24: non basta prepararli, bisogna controllare che siano stati pagati

Un F24 predisposto non equivale a un F24 pagato. Durante l’anno il commercialista dovrebbe tenere separati modelli preparati, inviati, addebitati e quietanzati. Questo vale per imposta sostitutiva, contributi INPS, eventuali rateizzazioni e altri versamenti.

Prima della dichiarazione è utile avere un elenco delle quietanze effettivamente disponibili, così da evitare che un versamento mancante venga scoperto mesi dopo.

8. A fine anno vanno ricontrollati requisiti e cause di esclusione

La permanenza nel forfettario non dipende soltanto dal fatturato. A fine anno il professionista deve verificare anche le cause di esclusione applicabili alla situazione concreta: altri redditi, partecipazioni societarie, rapporti con ex datori di lavoro e altri elementi previsti dalla disciplina vigente.

Questo controllo deve essere aggiornato alle regole dell’anno corrente: non ha senso continuare a usare vecchie soglie o requisiti non più vigenti.

9. Prima della dichiarazione: riconciliare fatture, incassi, contributi e F24

La dichiarazione dei redditi dovrebbe essere l’ultimo passaggio di un controllo già iniziato durante l’anno. Prima dell’invio vanno ricostruiti ricavi rilevanti, contributi previdenziali deducibili, F24 pagati, eventuali crediti e dati necessari al quadro LM e al quadro RR.

Se invece vuoi affidare al professionista soltanto questa fase, abbiamo spiegato cosa cambia nella guida sul commercialista solo per la dichiarazione dei redditi.

Checklist pratica dei controlli da chiedere

  • posizione INPS Artigiani aggiornata;
  • riduzione contributiva del 35% verificata se richiesta;
  • F24 INPS e fiscali riconciliati con le quietanze;
  • ricavi monitorati rispetto alle soglie del forfettario;
  • ATECO e coefficiente coerenti con l’attività reale;
  • fatture elettroniche controllate;
  • bollo e-fatture verificato;
  • cause di esclusione ricontrollate a fine anno;
  • contributi deducibili e dati dichiarativi ricostruiti prima dell’invio.

Il punto non è che il commercialista debba fare ogni controllo ogni mese, ma che l’incarico annuale preveda un metodo chiaro e non si riduca alla sola produzione degli F24.

Domande frequenti

Un artigiano forfettario deve pagare contributi INPS anche con reddito basso?

In linea generale l’iscrizione alla Gestione Artigiani comporta contributi sul minimale, oltre all’eventuale contribuzione sul reddito eccedente. Importi e casi particolari vanno verificati sulla posizione INPS concreta.

Il commercialista deve controllare la riduzione INPS del 35%?

Se l’incarico comprende la gestione previdenziale, sì: deve verificare se l’agevolazione è stata richiesta, se risulta attiva e se permangono le condizioni previste.

Ogni quanto va controllato il fatturato nel forfettario?

Non esiste una frequenza unica valida per tutti. Se i ricavi sono lontani dalle soglie può bastare un controllo periodico; se l’attività cresce rapidamente è prudente monitorarli più spesso durante l’anno.

Un commercialista può seguire solo la dichiarazione di un artigiano forfettario?

È possibile concordare un incarico limitato, ma in quel caso fatture, bollo, scadenze, INPS e altri adempimenti non compresi restano da gestire separatamente.

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